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L'Alpago: terra di viticoltura in rosa.

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Circondata dalle Prealpi Bellunesi, la Conca dell'Alpago è un susseguirsi di incantevoli prati e boschi, colline e pendii che dal lago di Santa Croce si innalzano nell'aspra e frastagliata corona rocciosa dei Monti Cavallo, Col Nando e Dolada. I numerosi paesi che la compongono conservano tutt'oggi un'antica struttura edilizia e una tradizione culinaria di alta qualità. 

In queste terre di montagna la viticoltura ha avuto una lunga storia legata all'autoconsumo delle famiglie che si dedicavano ai seminativi, ai pascoli e alla bachicoltura. Da diversi anni, i viticoltori dell'Alpago stanno puntando a trasformare le loro produzioni di vino da un ambito personale a quello più professionale. Una vocazione certamente non sconosciuta nella conca quella di coltivare le viti e che oggi grazie all'AVA, (Associazione Viticoltori Alpagoti), si appresta a diventare un settore in grado di creare nuove opportunità di business e di occupazione.

L'azienda Val De Pol di Katja Zanon, situata nel suggestivo borgo di Codenzano, è un primo esempio di questo processo di trasformazione. Oggi giorno la sua titolare affronta con grande determinazione ed impegno quest'avventura nel suo piccolo ettaro di vigneto dove coltiva, nella maniera più naturale possibile, la sua grande passione il Pinot Nero.

I suoi terreni sono di composizione calcareo argillosa ed esposti a pieno sud, sostenuti da antichi muretti a secco fatti ripristinare appositamente pochi anni fa dalla stessa proprietaria.Nella cantina di questa piccola azienda (la prima sorta in Alpago), il vino si affina in barriques prodotte in Francia da Lorenzo Zanon.

Artigianalità pura e conduzione in biodinamica per una produzione di 1.300 bottiglie di grande spessore e carattere (un vino base e due cru).

Un'altra azienda vitivinicola simbolo della Conca dell'Alpago è quella di Maddalena De Mola, che ha preso piede velocemente grazie al supporto della famiglia, riuscendo a produrre nei suoi due ettari di terreno il Pinot Grigio Altiores Uvae (ovvero uve più elevate), quasi una sorta di slogan per questa piccola realtà agricola che produce inoltre miele, fagioli e piccoli frutti che si possono acquistare assieme al vino, durante una sua degustazione in cantina. 

 

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Il Vino Bellunese grande protagonista al Vinitaly 2018.

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Sarà la neoeletta Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ad inaugurare domenica 15 aprile la 52° edizione del Vinitaly "Salone Internazionale del Vino e dei Distillati", la più importante fiera per il settore vinicolo italiano e una tra le più prestigiose al mondo, che si svolge alla Fiera di Verona nel periodo compreso tra la fine di marzo e la prima settimana del mese di aprile.

Il Salone riunisce ogni anno produttori, importatori, distributori, ristoratori, tecnici, giornalisti e opinion leader ospitando più di cinquanta degustazioni tematiche di imprenditori vinicoli italiani ed internazionali, proponendo un ricco calendario di convegni, workshop ed eventi dedicati all'approfondimento delle principali tematiche legate al settore del vino.

La scorsa edizione del Vinitaly ha registrato 128.000 presenze provenienti da 142 paesi, 32.000 buyer stranieri (+ 8% rispetto al 2016) e oltre 4.270 aziende, andando così a premiare la spinta verso una sempre più netta separazione tra il momento riservato al business in fiera e il fuori salone dedicato ai wine lover nella splendida ed incantevole Città di Verona.

Fra pochi giorni il vino bellunese farà il suo ingresso da vero protagonista al Vinitaly 2018. Martedì 17 aprile nello stand di Confagricoltura (Padiglione 9 Area D) si svolgerà un incontro pubblico per dare il giusto risalto e valore alla realtà vinicola della Provincia di Belluno, che nel solco di un'antica tradizione, sta riscoprendo il proprio potenziale enologico con la scelta di vitigni autoctoni e internazionali che ben si adattano al terroir di montagna e al clima rigido delle Dolomiti Bellunesi.

A introdurre la tavola rotonda sarà Enzo Guarnieri, presidente del Consorzio di Tutela Coste del Feltrino, seguito dagli interventi di Giampaolo Cet, presidente di Piwi Veneto e da Diego Donazzolo, attuale presidente di Confagricoltura Belluno.

Guarnieri si soffermerà sul ripercorrere le principali tappe che hanno contribuito alla rinascita della viticoltura a Belluno, una zona di grande produzione di vino fino alla prima metà del Novecento (soprattutto nel Feltrino) con una resa di 80.000 ettolitri all'anno. Un patrimonio che purtroppo è andato perduto a causa dello scoppio della Grande Guerra e della comparsa della fillosseraperonospora e dell'oidio, ma ora  risulta in costante crescita. 

Nel corso degli anni le aziende che sono riuscite a sopravvivere hanno ricominciato a coltivare varietà autoctone come la Bianchetta, la Pavana, la Gata e alcune varietà internazionali che stanno dando buoni risultati nel nostro territorio montano come Pinot, Chardonnay, Merlot, Traminer aromatico e Manzoni Bianco.

Oggi le undici aziende che hanno dato vita al Consorzio Coste del Feltrino coltivano venti ettari con una produzione di 1.200 ettolitri di vino all'anno. Il mercato sta rispondendo bene sia in Europa che oltreoceano e, proprio per questo, Enzo Guarnieri si farà promotore di chiedere nei prossimi mesi l'assegnazione di una Denominazione di Origine Controllata (DOC) per tutelare maggiormente i vini delle Dolomiti Bellunesi.

Al termine dell'incontro seguirà un brindisi per far conoscere e scoprire ai numerosi ospiti presenti l'alta qualità dei vini bellunesi abbinati al formaggio Piave DOP. A questo speciale connubio d'eccezione si potrà anche degustare il nostro pregiato vino rosso Granpasso Uve Teroldego annata 2010 - Carattere Deciso che, proprio l'anno scorso, ha ottenuto la medaglia d'oro al Concorso "Wine of The Year 2017" organizzato dalle Associazioni Via Claudia Augusta Altinate di Germania, Austria e Italia e, inoltre, anche altri premi e riconoscimenti ufficiali tra cui la medaglia d'argento al Concorso "BeoWine Fair" di Belgrado, la più importante fiera enologica del Sud Est Europa. 

 

 

 

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Cibo, Vino, Arte e Cultura. Il connubio perfetto per lo sviluppo del turismo italiano.

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Oggi la promozione del cibo, del vino, dell'arte e della cultura italiana coinvolge sempre più anche le aziende agricole e le cantine vitivinicole italiane.

A confermarlo è il Secondo Rapporto "Wine + Food + Art - La Buona Italia 2017" elaborato dal Laboratorio Gaivi per il Consorzio di Tutela del Gaivi in collaborazione con il Dipartimento di Economia dell'Università dell'Insubria di Varese.

Secondo quanto emerge da questo studio, per la metà delle aziende italiane l'investimento in cibo, vino, arte cultura, lo scorso anno si è trasformato in nuove opportunità di business e di turismo, con un significativo aumento di fatturato.

Abbinare il turismo enogastronomico a quello culturale è una buona prassi adottata dal 50% delle aziende vinicole italiane che nell'88% dei casi sono riuscite a rafforzare il legame con il proprio territorio d'origine e, nella stessa percentuale, hanno contribuito ad incrementare la presenza turistica andando a potenziare la rete di servizi messa loro a disposizione.

Questo Secondo Rapporto ha mappato ben 300 realtà agroalimentari italiane che hanno scelto di incorporare nella loro strategia di marketing l'arte, la cultura, l'accoglienza turistica, il cibo e il vino, analizzandone 50 e la fotografia che ne è emersa è quella di una costante crescita del settore enoturistico che conferma dunque come oggi il connubio cibo & arte rappresenti ancora uno dei motori trainanti del sistema economico italiano.

Se nei vigneti è la biodiversità a rendere unico il nostro Paese per l'alta qualità delle sue produzioni vinicole, è altrettanto vero che i custodi di un patrimonio così vasto ed immenso sono ancora le piccole e medie aziende agricole quelle che, finalmente, hanno compreso l'importanza di sapersi proporre e rapportare in modo corretto con il mondo estero per far crescere sia il proprio fatturato, sia il valore sociale ed economico di tutto il territorio che rappresentano.

Anche questo aspetto è contenuto nel Rapporto del Laboratorio del Gaivi. Nei 46% dei casi le imprese analizzate sono di piccola o media dimensione, con un fatturato annuo che si aggira intorno a 1,5 milioni di Euro. Solo il 2% del campione è rappresentato da aziende con fatturati tra i 15 e i 50 milioni di Euro.

E tra le piccole medie imprese la prevalenza spetta a quelle del settore vitivinicolo italiano che rappresentano il 69% del totale. Piccole e medie realtà produttive che nel 76% dei casi hanno voluto intraprendere uno specifico percorso d'integrazione tra vino, cibo e arte. Nel 41% realizzando uno o più eventi culturali all'interno della propria azienda agricola, nel restante 35% facendone una strategia di promozione da integrare in modo permanente allo sviluppo del proprio marketing aziendale.

E le ragioni di questa scelta sono quanto più di nobile ci sia. E' proprio la passione di tanti imprenditori agricoli a far sì che il turismo culturale sia riuscito oggi a varcare con successo i portoni d'ingresso delle loro tenute. Una passione che riguarda anche la volontà di promuovere e valorizzare il proprio territorio d'origine portandolo alla ribalta sia  dei vari stakeholder, sia al servizio della stessa clientela.

Anche Pian delle Vette Cantina di Montagna ha scelto di continuare a sostenere l'arte e la cultura decidendo di accettare ben volentieri l'invito ad organizzare con Arte Officina di Giulia del Cappellano il laboratorio di pittura creativa Artista in Cantina che si svolgerà sabato 24 marzo 2018 alle ore 14:00 a Vignui di Feltre, e che sarà condotto da Elisa Rossi, artista figurativa di fama internazionale specializzata in pittura ad olio.

Obiettivo di questo evento culturale al quale potranno partecipare - previo pagamento della quota d'iscrizione di € 80,00 - da un minimo di quattro ad un massimo di 12 persone, sarà imparare a selezionare, mettere a fuoco ed interpretare in modo corretto la bellezza del mondo che ogni giorno ci circonda, attraverso il disegno artistico e la pittura.

Dopo aver dato libero sfogo alla propria fantasia, ingegno e vena artistica, seguirà una degustazione di vini di alta qualità prodotti dall'azienda agricola Pian delle Vette con possibilità di abbinarli ad un entrèe di formaggi e salumi locali, oppure ad un piatto della cucina tipica bellunese.

Artista in Cantina è un laboratorio che nasce anche con lo scopo di far conoscere le tradizioni tipiche delle  Dolomiti Bellunesi, dove è ancora il suono delle campane a scandire il trascorrere del tempo.

Per maggiori informazioni e/o richieste di prenotazioni a questo primo laboratorio di pittura creativa a Feltre, si prega di inviare un'email a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

  

 

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Alla scoperta della Viticoltura di Montagna.

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Molto spesso si sente parlare in televisione e sul web di viticoltura eroica, come sinonimo di viticoltura di montagna, oppure di coltivazione della vite in zone montane o collinari impervie, difficili e ad altitudini elevate.

Proprio per fare maggiore chiarezza al riguardo, il Cervim, Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura di Montagna, ha stabilito alcuni criteri di questa particolare coltivazione della vitis vinifera: pendenza del terreno superiore al 30%, altitudine superiore ai 500 metri sul livello del mare, vigne su terrazze e gradini, viticoltura delle piccole isole.

Proprio per la sua conformazione geografica, con l'arco alpino a nord e la catena appenninica che ne attraversa la dorsale, l'Italia presenta molte zone di viticoltura eroica.

Stiamo parlando di una coltivazione della vite e di una produzione di vino molto spesso legate ad un'economia agricola antica e tradizionale.

Si tratta per lo più di un lavoro faticoso che richiede tempo, energie, tanti sacrifici, investimenti economici ed impegno diretto dell'uomo, non sostituibile di certo con quello meccanizzato. 

Proprio per questi ed altri motivi, nel corso dei secoli questa forma di viticoltura è stata presto abbandonata, per lasciare spazio all'introduzione dei vigneti in zone di bassa collina o in pianura, coltivati con sistemi di meccanizzazione anche delle loro vendemmie. 

Lo sviluppo industriale dell'immediato dopoguerra ha inoltre favorito e accelerato la comparsa di questo processo. Il sogno ed il mito della modernità cittadina e del lavoro in fabbrica, hanno generato un profondo cambiamento socio - economico del nostro Paese, che proprio in nome dell'industrializzazione di massa e del primo progresso tecnologico, ha abbandonato le tradizioni rurali e agricole di un tempo

Tuttavia, praticare la viticoltura di montagna, oggi come in passato, vuol dire puntare sulla qualità dei prodotti che sfuggono, almeno in parte, alle logiche di abbattimento dei costi di produzione perseguiti con l'accanimento della viticoltura normale.

In passato la viticoltura eroica veniva descritta come una viticoltura molto importante per gli aspetti sociali e culturali che preservava, esaltando le capacità dei vignaioli di un tempo di aver saputo diligentemente utilizzare tecniche agronomiche particolari per rendere accessibili ai fini produttivi zone impervie caratterizzate dalla presenza di forti pendenze, dalla fragilità dei suoli caratterizzati da forti tendenze all'erosione e all'impossibilità di utilizzare qualsiasi sistema di meccanizzazione

Oggi questa viticoltura si presenta come un modello in grado di promuovere e valorizzare le risorse naturali in modo sostenibile, risultando così più autonoma rispetto alle zone viticole normali. Molto spesso i territori interessati alla viticoltura di montagna svolgono un importante ruolo di controllo dell'erosione e di mantenimento della biodiversità naturale, scongiurando così il pericolo di abbandono di queste terre.

Certamente in Provincia di Belluno l'Azienda Agricola Pian delle Vette, situata ai piedi delle Vette Feltrine, a 600 metri sul livello del mare, nell'area del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, è l'esempio di una Cantina di Montagna che ha saputo progettare il proprio lavoro facendo dell'impegno e della passione per il vino e per l'ambiente il vero motivo del proprio operare e credere.

Per rispettare questi principi, quest'azienda si è data una dimensione a misura d'uomo, tale da permettere una completa autonomia nella gestione operativa, affinchè tutte le operazioni colturali siano mirate alla salvaguardia della fragilità dell'ecosistema.

Consapevoli di operare in un ambiente difficile, ma appartenente a quelle realtà enologiche italiane di grande pregio storico, culturale e paesaggistico, ogni decisione è stata ed è dettata dal rispetto di precise regole.

Ad esempio, la scelta varietale ha fatto ricorso a quelle selezioni che più si adattano all'ambiente di montagna e che maggiormente possono farsi portavoce dei rigidi inverni, dei sensibili sbalzi termici notte / dì e delle ristrettezze nutritive dei suoli.

I vini prodotti a Pian delle Vette ricordano l'armonia del paesaggio, la quiete dei luoghi di montagna, il benessere dei vigneti e la ricca biodiversità che li arricchisce di profumi e aromi garantendo tipicità e unicità. 

Ogni vigneto rappresenta una piccola nicchia studiata per valorizzare l'interazione tra la vite e l'ambiente per ottenere così vini di alta qualità, che siano vera espressione del terroir di montagna,  lontani dal rispetto di mode e tendenze del momento. 

L'estensione dei vigneti, che privilegiano l'esposizione dei grappoli e delle foglie al sole, è di due ettari e mezzo su cui crescono le bacche rosse tipo Pinot Nero, Teroldego, Gamaret e Diolinoir, le bacche bianche Chardonnay, Muller Thurgau e Traminer Aromatico. Quattro di queste varietà fanno parte dell'IGT Vigneti delle Dolomiti (Pinot Nero, Teroldego, Muller Thurgau e Traminer) 

Oggi la Società Agricola Pian delle Vette è gestita da Egidio D'Incà e Walter Lira, due noti imprenditori feltrini che, dopo aver svolto varie esperienze professionali di successo in diversi settori economici, sono riusciti a coronare il loro sogno di dedicarsi al mondo della viticoltura, riuscendo a rilanciare in pochi anni la loro Cantina di Montagna sia a livello di brand, sia a livello di produzione, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti ufficiali per l'alta qualità dei vini

Fondamentale resta il principio che ispira  tutto il loro impegno e che si basa sulla volontà di avvicinare il consumatore finale al proprio prodotto attraverso una trasparenza di informazioni, per spiegare la purezza dei vini a chi sa apprezzare davvero i "silenzi" della vita. 

In conclusione, Pian delle Vette rappresenta sicuramente un modello di viticoltura di montagna che negli anni è riuscita a dimostrare come anche in queste zone impervie e di non facile coltivazione dei vigneti, si riesca a fare agricoltura di qualità, riuscendo a coniugare sapientemente tradizione e tecnologia, nel pieno rispetto della natura e delle antiche tradizioni locali.   

  

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