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Storia dei nomi dei vini - parte quarta.

Pubblicato in Novità & Eventi

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta dell'origine dei nomi dei vini, con un nuovo appuntamento della nostra rubrica informativa. Questa settimana vi racconteremo la storia di altri due pregiati vini: lo Chardonnay e il Valpolicella.

CARDONNACUM - CHARDONNAY.

Ritenuto fino a dieci anni fa un vitigno di scontata origine francese, lo Chardonnay si è trasformato con il tempo nel più diffuso vitigno internazionale a bacca bianca, capace di adattarsi a ogni latitudine e microclima.

La rivoluzione rappresentata dall'analisi genetica ha recentemente dimostrato come anche la sua culla storica - la Borgogna - altro non fosse che uno dei luoghi nei quali il pragmatico vitigno era riuscito ad accasarsi.

Oggi è scientificamente accertato che il vitigno ebbe i natali in un areale riconducibile alle terre della Pannonia romana (Croazia, Moravia e Ungheria). 

Il suo nome storico deriva da un luogo di coltivazione tradizionale, dal villaggio intorno al quale le sue uve furono storicamente prodotte e conosciute.

Chardonnay con i suoi 162 abitanti, è adagiato nel dipartimento di Saone - et Loire, esteso su 637 ettari, a un'altitudine di 233 metri.

I romani giunsero nella regione nel I secolo a.C.; alla loro occupazione si deve lo sviluppo della produzione e del commercio dei vini, nonchè i nomi con i quali battezzarono località e villaggi. 

Fra questi Cardonnacum, ad indicare una zona che prima di essere piena di candida uva fu senz'altro << piena di cardi>>.

VALIS POLIS CELLAE - VALPOLICELLA.

Valis polis cellae, la valle delle molte cantine, è il nome con il quale i romani battezzarono la regione dopo aver avviato la produzione e la commercializzazione dei vini. 

La vitis vinifera giunge nell'area del Garda intorno al VII secolo a.C., portata dagli etruschi, e il vino retico conosce il suo massimo splendore nell'era di Augusto.

Secondo Svetonio lo stesso imperatore esige abitualmente quel vino sulla sua tavola, mentre Plinio ne esalta le qualità ma mette in guardia dal piantare la vite retica in altre terre perchè essa preferisce un clima mite.

Con il termine Raetia dapprima i romani indicavano un territorio compreso tra il veronese - trentino e il comasco - valtellinese. L'iniziale conquista romana, descritta da Cassio Dione, ben presto si trasformò in prolungate campagne militari che ampliarono verso nord i confini della Raetia. 

Augusto inviò nell'area Tiberio e Druso con un grande dispiegamento di mezzi, e ai tempi di Claudio la Raetia Vindelicia et Vallis Poenina comprende l'Alto Adige, la Baviera meridionale, parte dell'odierna Svizzera, parte dell'Austria occidentale e il territorio alpino italiano.

Il primo uso del termine "retico" lo troviamo proprio in riferimento al vino: è Catone il Censore a descriverlo come pregiato.

Le aree vitate collinari dell'epoca romana non sono sicuramente comparabili con quelle di oggi. Allora la superficie totale non superava i 5.000 ettari.

Le coltivazioni si estendevano soprattutto nella zona della Valpolicella e nella Valpantena. Si presume vi fossero coltivazioni anche intorno al Benaco e vicino a Lazise. Columella descrive queste viti come bisognose di una grande quantità di lavoro umano e si ipotizza che le dimensioni di una singola azienda non superassero i cinque ettari. 

Verona conserva un bassorilievo di grappolo d'uva proprio dell'epoca di Augusto, oltre a numerose raffigurazioni riguardanti il consumo del vino. Notevoli depositi di anfore sono stati ritrovati in zona a testimoniare l'intenso scambio commerciale vinicolo che avrebbe avuto luogo tra le varie città.

Dall'uva retica si otteneva un vino possente, considerato da Virgilio secondo solo al celebre Falerno. Un ultimo dettaglio può far incuriosire gli appassionati dell'Amarone: l'uso di appassire l'uva nella Valpolicella è di origine antica, come testimoniato dai ritrovamenti negli scavi di una villa romana del II - IV secolo d.C. 

Se non era Amarone, era comunque considerato un vino meritevole di procedure di vinificazione particolari. 

 

 

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Storia dei nomi dei vini - terza parte.

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Anche questa settimana, continua la nostra rubrica informativa dedicata alla storia dei nomi dei vini tratta dal libro Roma Caput Vini "la sorprendente scoperta che cambia il mondo del vino". 

In questo nuovo articolo vi parleremo dell'origine storica di due pregiati vini: Borgogna e Pinot Nero. 

PAGUS AREBRIGNUS - BORGOGNA.

Si deve allo storico francese Roger Dion la descrizione del percorso della vite romana nella sua avanzata verso nord. Un itinerario militare e commerciale attraverso il quale la pianta si fa letteralmente strada, approdando in alcune terre che saranno celebri per la loro produzione vitivinicola. 

Dion individua nel IV secolo d.C. il primo insediamento della vite in Borgogna, e lo fa citando un documento storico molto rilevante. Nel 312 d.C. gli abitanti di Augustodunum (Autun) e i viticoltori della Borgogna, allora battezzata Pagus Arebrignus, affidarono al retore Eumene una supplica - rivolta all'imperatore Costantino - con la quale chiedono esenzioni fiscali in ragione del pessimo stato dei loro vigneti malconci, se paragonati ai floridi impianti del bordolese: <<I vigneti del Pagus, >> attacca l'oratore, << pur essendo invidiati da tutti, sono in uno stato pietoso; sono stretti fra le cime rocciose delle colline e la pianura acquitrinosa dove la brina rovina i raccolti. In questa stretta fascia le viti sono tanto vecchie da essere esauste, ed è impossibile lavorare la terra per via dell'intrico di vecchie radici. >>

Questa rappresenta una pagina storica per l'enologia francese, che ci consente di provare come lungo la Còte d'Or (diminutivo di Còte d'Orient) i vigneti fossero già all'epoca collocati, grosso modo, nelle stesse posizioni di oggi. Quanto alla data esatta dell'insediamento della prima vite in Borgogna, non tutti i ricercatori concordano con quella indicata da Dion.

Secondo Rolande Gadille bisogna risalire ad alcuni secoli prima, come testimonierebbero alcuni ritrovamenti a Gevrey Chambertin, con reperti risalenti al 100 d.C. circa. Di più, la terra di Borgogna non ci dice.

ALLOBROGICA - PINOT NERO.

Per quanto concerne il Pinot Nero, è possibile risalire attraverso il suo nome sino al VI secolo, quando in Borgogna il vitigno è già noto, anche se non con il suo nome attuale. All'epoca i vigneti erano costituiti da piante molto vecchie sostenute da alberi, disposte senza ordine e moltiplicate per propaggine, con l'aspetto di una vegetazione inestricabile. E' la cosiddetta viticoltura per protezione.

Sappiamo, inoltre, che alle latitudini della Borgogna viene coltivato un vitigno molto robusto. E' Columella a narrare l'Allobrogica come una vite a foglie rotonde e che sopporta il freddo, il cui vino si conserva con l'invecchiamento e ama i terreni magri per la sua elevata fertilità.

La certezza che l'Allobrogica sia davvero l'antenata del Pinot Nero non l'abbiamo, anche se non sono pochi gli studiosi che attribuiscono alle parole di Columella il fatto di descrivere le foglie e il grappolo dell'odierno frutto di Borgogna.

Non mancano però teorie contrapposte: in verità il nome Pynos riferito al grappolo del Pinot Nero fa la sua comparsa solo nel XII secolo, quando si parla di Pinoz al plurale, come famiglia varietale.

Ecco l'Allobrogica reinterpretata non come un vitigno ma geneticamente come l'insieme delle uve e delle viti - selvatiche e non - coltivate in Savoia, nel Jura e poi nella Francia meridionale, oppure la tesi di Jacques Andrè e dell'ampelografo Louis Levadoux secondo i quali all'epoca romana l'Allebrogica era costituita da una popolazione di proto - Mondeuse, che avrebbe in seguito dato vita all'odierna Mondeuse e al Syrah.

In conclusione, ciò che è storicamente accertato è che la Borgogna vitivinicola nasce nel 50 a.C., fra le stesse basse colline oggi famose nel mondo e allora battezzate Pagus Arebrignus, grazie agli impianti che i romani vollero creare e sviluppare.   

 

 

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