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Castagne e vino: il connubio perfetto per l'autunno.

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Immaginate una tipica serata d'autunno. Vi sono venuti a trovare degli amici e state trascorrendo del tempo con loro, chiacchierando vicino al caminetto acceso. Ma cosa potete sgranocchiare nel frattempo? Sicuramente delle caldarroste appena cotte e sbucciate mentre sono ancora calde e, per accompagnarle anche qualcosa da bere. Ma quale bevanda si abbina meglio con le castagne? Ovvio, un buon bicchiere di vino rosso, che ti aiuta a pulire la bocca dalla pastosità tipica di questo frutto. 

Le castagne: un frutto dalla storia millenaria.

Le caldarroste sono uno degli alimenti più antichi della cucina italiana tant'è che, secondo alcuni studiosi, le prime tracce del castagno risalgono a circa 10 milioni di anni fa, mentre le prime testimonianze del particolare frutto che deriva da questa pianta, si possono ritrovare negli scritti di Ippocrate, Senofonte e Teofrasto: i primi due scrittori citano nelle loro opere letterarie le "noci piatte", mentre l'ultimo ne parla come "Ghiande di Giove", facendo riferimento all'importanza e alla grandezza della pianta del castagno.

Proprio nell'Antica Grecia, le castagne venivano consumate in abbondanza ed erano impiegate anche come medicinali per le loro proprietà nutritive e lassative. Anche ai tempi degli Antichi Romani il loro consumo era notevole tant'è che questo frutto veniva commercializzato e venduto nei mercati dell'Impero, oppure utilizzato come moneta di scambio ed offerto in dono dagli uomini alle donne amate, come speciale simbolo della loro unione.

Ma è a partire dal Medioevo che prende corpo l'introduzione di una particolare figura, ovvero quella dei Castagnatores (gli attuali caldarrostai), veri e propri esperti nella ricerca, selezione e raccolta delle castagne, che venivano successivamente arrostite e vendute nelle piazze del paese. 

Dopo averti svelato alcune curiosità sulle castagne, ti starai chiedendo perchè oggi è caldamente consigliato abbinare le caldarroste ad un buon bicchiere di vino? Ecco di seguito la risposta al quesito. Come certamente saprai, in passato il vino e le castagne costituivano la principale fonte di nutrimento abituale della gente comune, scelta attribuibile sia alla loro facile reperibilità, sia al loro alto potere energetico e calorico. Al giorno d'oggi, questo frutto è diventato ormai un alimento secondario, che risulta sicuramente più gustoso ed invitante se accompagnato da un ottimo vino Made in Italy

Ma quale etichetta scegliere per questo speciale abbinamento gastronomico? Certamente il vino da bere con le caldarroste è il nostro Selvarech 2013 Uvaggio Bacche Rosse, dal profumo intenso, giovane e fresco, in cui dominano i piccoli frutti rossi come lampone, ribes e fragola. Un vino di buona struttura con finale sapido ed asciutto, corposo e persistente. 

Se ti è venuta voglia di degustarlo, non perdere l'occasione di ordinare subito un cartone di questo pregiato vino delle Dolomiti Bellunesi direttamente dal nostro sito web, per riceverlo comodamente a casa tua nei prossimi giorni. 

 

 

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La storia del vino in Veneto.

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Non c'è al mondo un territorio dove il vino abbia radici tanto estese, identitarie, variegate e antiche come il Veneto. 

La vite e il vino sono parte integrante della storia, della cultura e del paesaggio di questa regione, della quale hanno caratterizzato nei secoli i modi di vita, l'economia, la fama e le tradizioni gastronomiche. 

La storia del vino in Veneto inizia molto prima dei tempi dei Greci a cui si riconosce l'introduzione della vite in Italia.

Si ritiene che la vite fosse presente in Veneto allo stato selvatico già a partire da molti secoli prima di Cristo e l'uva era utilizzata dalle popolazioni di quei tempi soprattutto come alimento.

Si dovrà attendere fino al VII secolo a.C. per poter trovare le prime testimonianze della produzione enologica in Veneto per opera delle popolazioni Etrusco - Retiche.

Durante il Medioevo, lo sviluppo della vitivinicoltura Veneta fu determinato dalla potenza commerciale di Venezia, che consentì l'esportazione dei vini Veneti in altri paesi, oltre che l'introduzione di vini stranieri in Italia, in particolare quelli prodotti in Grecia e a Cipro.

I commercianti Veneziani introdussero inoltre anche nuove specie di viti, favorendone la loro diffusione nei territori vicini, come nel caso della Malvasia che da Venezia si diffuse nel Friuli Venezia Giulia e in Dalmazia.

Anche i vetrai di Murano contribuirono alla diffusione del vino e al suo migliore apprezzamento: le bottiglie e i bicchieri di vetro soffiato di Murano, si diffusero rapidamente nelle tavole dei nobili andando a sostituire progressivamente i contenitori di ceramica, argento e peltro.

I nuovi contenitori di vetro furono associati ai vini di qualità e in poco tempo arrivarono anche in forme più semplici e meno pregiate, nelle tavole della gente comune di tutta l'Europa. 

Con il decadimento della potenza commerciale di Venezia nell'area del Mediterraneo e nelle terre d'oriente, verso la metà del 1500, l'importazione dei vini Greci diminuì drasticamente offrendo una possibilità di sviluppo ai vini locali. Fu proprio in questo periodo che iniziò la fama dei vini della zona di Treviso, di Vicenza e della Valpolicella.

Durante il XVI secolo il destino del vino Veneto fu caratterizzato da periodi alterni di grande diffusione così come di decadimento, a causa delle devastazioni provocate dalle guerre e dall'epidemia di peste.

Nel 1709 si registrò un'incredibile stagione fredda che, a causa delle gelate, distrusse completamente la maggioranza dei vigneti sconvolgendo radicalmente la viticoltura Veneta.

In seguito a questo catastrofico evento, la viticoltura Veneta fu molto approssimativa e la produzione di vino seguì inevitabilmente la stessa sorte.  Fu solo nel 1800 che si tentò di fare rinascere l'enologia Veneta attraverso un approfondito studio delle caratteristiche del territorio e delle varietà che meglio si adattavano. 

Nonostante questi nuovi propositi, altre catastrofi erano in agguato, non solo in Veneto, ma in tutta Europa. Con la diffusione dell'oidio, nella prima metà del 1800, iniziò un'altra epoca buia per la viticoltura, seguito poi dalla peronospora e dalla fillossera. 

Questi eventi non condizionarono comunque l'impulso della rinascita dell'enologia Veneta che aveva ormai avviato il suo cammino. Nel 1876 fu fondata la celebre Scuola di Enologia di Conegliano e nel 1923 la Stazione Sperimentale di Viticoltura ed Enologia.

Grazie agli studi e all'impegno di questi due istituti, fu possibile rilanciare l'enologia Veneta verso la sfida degli anni '90.

Dopo il 1950, in Veneto come in altre regioni italiane, iniziò la ripresa dell'enologia e si cominciò a comprendere l'importanza strategica della qualità: un processo che si è sviluppato concretamente negli anni 1990 e che ancora oggi non mostra segni di cedimento.

Oggi i vini veneti sono uno straordinario biglietto da visita di questa regione: se ne producono circa 8 milioni di ettolitri l'anno, dei quali quasi 3,2 milioni a Denominazione.

Gli esportatori della regione vendono all'estero una quantità di vini equivalenti a circa il 60% della produzione regionale, per una quantità e un valore superiore al miliardo di euro, equivalente al 28% del totale dell'export italiano di vino.

Il vino Veneto DOC e DOCG è unico perché proviene per la gran parte da vitigni autoctoni e originari e anche da tecniche autoctone, come l'appassimento delle uve su graticci, per ottenere un vino maestoso come l'Amarone

In Veneto si è affermata una cultura enologica che interpreta una gloriosa tradizione: una delle peculiarità è di privilegiare quelle caratteristiche di unicità e tipicità che le varie zone di produzione vinicola hanno saputo determinare ed affinare nel tempo.

Produrre vino richiede un lavoro scrupoloso fatto di sperimentazioni e ricerche che spesso possono durare per intere generazioni. Quello su cui oggi si deve puntare riguarda soprattutto la qualità e la tipicità dei vini. 

 

 

 

 

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