Il Vino Bellunese grande protagonista al Vinitaly 2018.

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Sarà la neoeletta Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ad inaugurare domenica 15 aprile la 52° edizione del Vinitaly "Salone Internazionale del Vino e dei Distillati", la più importante fiera per il settore vinicolo italiano e una tra le più prestigiose al mondo, che si svolge alla Fiera di Verona nel periodo compreso tra la fine di marzo e la prima settimana del mese di aprile.

Il Salone riunisce ogni anno produttori, importatori, distributori, ristoratori, tecnici, giornalisti e opinion leader ospitando più di cinquanta degustazioni tematiche di imprenditori vinicoli italiani ed internazionali, proponendo un ricco calendario di convegni, workshop ed eventi dedicati all'approfondimento delle principali tematiche legate al settore del vino.

La scorsa edizione del Vinitaly ha registrato 128.000 presenze provenienti da 142 paesi, 32.000 buyer stranieri (+ 8% rispetto al 2016) e oltre 4.270 aziende, andando così a premiare la spinta verso una sempre più netta separazione tra il momento riservato al business in fiera e il fuori salone dedicato ai wine lover nella splendida ed incantevole Città di Verona.

Fra pochi giorni il vino bellunese farà il suo ingresso da vero protagonista al Vinitaly 2018. Martedì 17 aprile nello stand di Confagricoltura (Padiglione 9 Area D) si svolgerà un incontro pubblico per dare il giusto risalto e valore alla realtà vinicola della Provincia di Belluno, che nel solco di un'antica tradizione, sta riscoprendo il proprio potenziale enologico con la scelta di vitigni autoctoni e internazionali che ben si adattano al terroir di montagna e al clima rigido delle Dolomiti Bellunesi.

A introdurre la tavola rotonda sarà Enzo Guarnieri, presidente del Consorzio di Tutela Coste del Feltrino, seguito dagli interventi di Giampaolo Cet, presidente di Piwi Veneto e da Diego Donazzolo, attuale presidente di Confagricoltura Belluno.

Guarnieri si soffermerà sul ripercorrere le principali tappe che hanno contribuito alla rinascita della viticoltura a Belluno, una zona di grande produzione di vino fino alla prima metà del Novecento (soprattutto nel Feltrino) con una resa di 80.000 ettolitri all'anno. Un patrimonio che purtroppo è andato perduto a causa dello scoppio della Grande Guerra e della comparsa della fillosseraperonospora e dell'oidio, ma ora  risulta in costante crescita. 

Nel corso degli anni le aziende che sono riuscite a sopravvivere hanno ricominciato a coltivare varietà autoctone come la Bianchetta, la Pavana, la Gata e alcune varietà internazionali che stanno dando buoni risultati nel nostro territorio montano come Pinot, Chardonnay, Merlot, Traminer aromatico e Manzoni Bianco.

Oggi le undici aziende che hanno dato vita al Consorzio Coste del Feltrino coltivano venti ettari con una produzione di 1.200 ettolitri di vino all'anno. Il mercato sta rispondendo bene sia in Europa che oltreoceano e, proprio per questo, Enzo Guarnieri si farà promotore di chiedere nei prossimi mesi l'assegnazione di una Denominazione di Origine Controllata (DOC) per tutelare maggiormente i vini delle Dolomiti Bellunesi.

Al termine dell'incontro seguirà un brindisi per far conoscere e scoprire ai numerosi ospiti presenti l'alta qualità dei vini bellunesi abbinati al formaggio Piave DOP. A questo speciale connubio d'eccezione si potrà anche degustare il nostro pregiato vino rosso Granpasso Uve Teroldego annata 2010 - Carattere Deciso che, proprio l'anno scorso, ha ottenuto la medaglia d'oro al Concorso "Wine of The Year 2017" organizzato dalle Associazioni Via Claudia Augusta Altinate di Germania, Austria e Italia e, inoltre, anche altri premi e riconoscimenti ufficiali tra cui la medaglia d'argento al Concorso "BeoWine Fair" di Belgrado, la più importante fiera enologica del Sud Est Europa. 

 

 

 

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Grande successo per il Granpasso all'Italian Wine Expo 2017.

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L'8 dicembre 2017, nella sede del prestigioso Das Hilton Kyiv Hotel, situato a pochi chilometri di distanza dalle principali attrazioni del centro di Kiev, si è svolta la seconda edizione dell'Italian Wine Expo 2017, rassegna B2B organizzata da Pilota Green Eventi, società di servizi con esperienza ventennale nella promozione delle eccellenze enogastronomiche italiane rivolta sia ai mercati interni (Paesi europei) sia ai Paesi Extra UE, in collaborazione con il Consolato Onorario d'Ucraina e la Camera di Commercio Nazionale Ucraina di Kiev. 

Questo evento si è rivelato un'importante occasione per far conoscere ed apprezzare ai principali operatori del settore vinicolo, agli importatori e ai distributori Ho.re.Ca, ai media, agli opinion leader e ai ristoratori locali, l'alta qualità dei nostri vini italiani anche con l'obiettivo di arrivare alla formazione di una gamma di carte dei vini da proporre nei migliori ristoranti di Kiev e in altre regioni del Paese.

Protagoniste della mostra di degustazione di Italian Wine Expo sono state 10 prestigiose aziende vinicole italiane come Vini Biagi (Colonella - Teramo), Seiterre (Bovolone - Verona), l'Azienda Agricola Reassi (Carbonara di Rovolon - Padova), Tenuta San Jacopo (Cavriglia - Arezzo), Azienda Pietro Cassina (Lessona - Biella), Azienda Agricola Vigna Petrussa (Albana - Udine), le Cantine PaoloLeo (San Donaci - Brescia), l'Enoteca Mirovino (Vecchiano - Pisa), giunte fin qui per promuovere i propri vini sul mercato ucraino, alla presenza delle più importanti realtà professionali di questo settore.

Anche Pian delle Vette, azienda agricola situata a Vignui di Feltre, piccolo borgo alle porte del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, ha partecipato a questa vetrina presentando al grande pubblico il suo Granpasso 2010, un vino che nel 2017 ha ottenuto numerosi riconoscimenti e premi ufficiali sia in Italia, sia all'estero, tra cui ricordiamo la medaglia d'oro al Concorso "Wine of the Year 2017" indetto dalle Associazioni "Via Claudia Augusta Altinate" di Germania, Italia e Austria, che ha riscosso un notevole successo per la sua grande struttura e per i profumi intensi, eleganti e delicati che garantiscono tipicità e unicità. 

Il mercato del vino in Ucraina.

Oggi nuovi mercati del vino crescono e anche Paesi che un tempo non si pensava potessero diventare piazze interessanti per prodotti di qualità e talvolta anche di alto prezzo, si sono affacciati sulla scena del wine business. Uno di questi è l'Ucraina, che oltre a contare su una produzione locale in crescita, è diventata un mercato dove sono sempre più presenti vini provenienti da tutto il mondo e, nel quale, operano ed agiscono una quindicina di importatori di vini europei ma anche del nuovo mondo.

Attualmente una delle principali wine componies è Dolmart Ukraine, azienda nata nel 1993 da Christina Xinias, che pur avendo avuto una primaria impostazione come importatrice di alcolici, è cresciuta siano a diventare una realtà che distribuisce grandi Maison de Champagne e prestigiose griffe di vino.

Il vino in Ucraina è una bevanda conosciuta e apprezzata sin dall'epoca zarista, inoltre durante il periodo sovietico, il Paese era la repubblica con la maggior produzione di vino dell'Urss.

Il popolo ucraino è un grande consumatore di bevande alcoliche, in particolare di vodka, cognac e brandy. La domanda di vino è in costante crescita, come quella nelle fasce alte di mercato, anche se nel 2014 la crisi economica ha inciso negativamente colpendo anche il mercato del vino.

Attualmente il consumo di vino è di circa 10 litri annui pro capite, dato che è destinato ad aumentare per il drastico calo del consumo di alcolici tradizionali, a vantaggio di quelli più leggeri. Negli ultimi dieci anni si è registrato anche un incremento delle importazioni di vino che hanno raggiunto una cifra di oltre 100 milioni di euro all'anno.

L'Italia è il primo esportatore di spumanti in Ucraina con una quota di mercato del 39%, seguita dalla Francia (20%), dalla Georgia (14%), dalla Germania (9%) e dalla Moldavia (5%). Per quanto concerne le altre tipologie di vini, il primo esportatore è la Georgia con un mercato del 28%, a seguire l'Italia (19%), la Francia (18%), il Cile e la Moldavia (8%). 

In Ucraina le importazioni di vino sono in mano a poche imprese, tant'è che per importare vino esiste un complicato e costoso sistema di licenze e di regolamentazioni burocratiche. Proprio per queste difficoltà, se si vuole esportare verso questo Paese, occorre stabilire un rapporto con un importatore di fiducia.

La produzione locale di vini è basata si basa su poco più di un centinaio di produttori che si avvalgono ancora dell'uso di tecnologie arretrate, ed è principalmente concentrata sugli spumanti, sui vini dolci e su quelli fortificati. In questi ultimi anni si stanno introducendo anche vitigni internazionali cominciando a produrre i primi vini fermi.

La qualità dei vini risulta ancora medio - bassa e vengono consumati prevalentemente sul mercato interno, anche se una parte viene esportata nei paesi limitrofi. L'export ha come destinazioni principali la confinante Russia, la Germania e la Georgia.

In conclusione, un elemento che potrebbe favorire lo sviluppo del mercato del vino ucraino, potrebbero essere gli accordi economici con l'Unione Europea, che porterebbero a ridurre le barriere tariffarie e non, soprattutto all'importazione di vini. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'enologia bellunese e il successo del Consorzio Coste del Feltrino.

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Il movimento enologico bellunese, in questi ultimi anni, sta prendendo sempre più forma e coscienza del proprio potenziale che può offrire ai tanti amanti e consumatori di vino locale. Oggi la Provincia di Belluno è un territorio vocato alla viticoltura. A confermarlo è l'Associazione Italiana Sommelier sempre più partecipe ed entusiasta nel riconoscere l'ottimo lavoro svolto dai viticoltori bellunesi, impegnati nel riprendere una tradizione vitivinicola dal passato glorioso, poi andata quasi perduta.

Proprio l'AIS di Belluno ha organizzato recentemente una serata dedicata alla presentazione delle Cantine Vitivinicole aderenti al Consorzio Coste del Feltrino confrontandosi con queste sull'ottimo lavoro che è stato svolto finora e sui prossimi obiettivi che questa neo-nata realtà vuole perseguire.

Durante l'evento, Enzo Guarnieri - attuale presidente del Consorzio - ha posto in evidenza come fin dall'ottocento il territorio della Provincia di Belluno era predisposto per la coltivazione della vite; poi la povertà, l'emigrazione, le guerre e l'avvento della fillossera hanno portato all'oblio la viticoltura bellunese

Le varietà autoctone della zona (Bianchetta, Pavana, Turca, Gata) hanno rischiato quasi di scomparire per lasciare spazio alla più resistente e facile coltivazione dell'uva americana.

Negli ultimi anni però la tendenza è cambiata soprattutto grazie al coraggio e alla caparbietà di alcuni viticoltori che hanno portato alla riscoperta alcuni vitigni autoctoni locali e, successivamente, dopo numerose sperimentazioni e prove in campo, hanno aggiunto al regolamento del Consorzio alcuni vitigni internazionali, che si sono adattati molto bene al terroir e la nostro clima dolomitico. 

Con questo regolamento, teso a restringere ancora di più l'attuale disciplinare dell'Indicazione Geografica Tipica IGT "Vigneti delle Dolomiti" che oggi caratterizza e regolamenta quest'area, i risultati ottenuti sono stati davvero sorprendenti sia per quanto riguarda la produzione, ma soprattutto la qualità del prodotto finale.

Se inizialmente il vino locale non incontrava appieno i gusti dei suoi consumatori, di anno in anno gli accorgimenti in vigna, una maggiore attenzione alle lavorazioni in cantina e nuove sperimentazioni, hanno contribuito al rilancio dell'enologia bellunese riuscendo ad incuriosire persino prestigiosi esperti del settore vitivinicolo e gastronomico.

Anche i numeri di questa escalation parlano chiaro: sono nove le aziende agricole bellunesi che sono state inserite sulla guida regionale Vinetia 2018 contro le tre del 2016 e, inoltre, c'è anche chi, come Pian delle Vette Cantina di Montagna quest'anno ha avuto l'onore di poter partecipare ad importanti eventi, concorsi e manifestazioni italiane e internazionali legate al mondo del vino, portando a casa numerosi premi e riconoscimenti ufficiali proprio per l'alta qualità dei propri vini prodotti a Vignui di Feltre, un piccolo borgo immerso nelle atmosfere incantate del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, dove il suono delle campane scandisce ancora il trascorrere del tempo arricchendo i nostri pregiati vini di note uniche che regalano emozioni e sensazioni indimenticabili. 

 

 

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I principali vitigni coltivati in Italia.

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La vite in Italia è coltivata fin dal secondo millennio avanti Cristo e non c'è regione italiana che non abbia i suoi vigneti. Da nord a sud, in collina, in pianura, in montagna, persino sulle isole più piccole, la vite cresce rigogliosa.

Grazie alla sua conformazione geografica ed alla sua storia, l'Italia è il paese al mondo con la maggiore varietà di vitigni.

Cosa s'intende per "vitigno"?

Il termine vitigno indica una determinata varietà di Vitis Vinifera, atta a produrre vino che generalmente viene associata ad un territorio in cui è originaria o in cui è arrivata ad esprimere risultati significativi. 

I vitigni si possono distinguere per differenti forme e colori dei chicchi di uva, del grappolo e delle foglie, oltre che per differenti periodi di maturazione e soprattutto per le diverse caratteristiche organolettiche dei vini da essi ottenuti. 

In funzione del colore dell'acino si distinguono i seguenti vitigni:

  • a bacca nera (anche se il termine più corretto, dal punto di vista ampelografico, è di bacca rossa);
  • a banca bianca;
  • a bacca grigia

Per identificare un dato vitigno è necessaria prima di tutto un'accurata analisi e descrizione della forma delle foglie e dei frutti (grappoli); di questo si occupa l'ampelografia, disciplina che studia, identifica e classifica le varietà dei vitigni attraverso particolari schede ampelografiche che descrivono le caratteristiche dei vari organi della pianta nel corso delle diverse fasi di crescita.

La terminologia e le modalità d'impiego sono stabilite a livello internazionale. Tale studio sistematico ebbe inizio con l'agronomo latino Columella e si sviluppò con Pier dei Crescenzi nel XIII secolo e soprattutto con il Conte Odart che scrisse nel XIX secolo l'Ampelografia universale.

Oggi, a queste accurate descrizioni morfologiche, standardizzate dall'Organisation Internazionale de la Vigne et du vin si sono aggiunte le più accurate analisi del DNA. 

Numerosi vini vengono attualmente prodotti utilizzando una miscela di uve, per l'ammostamento, composte da differenti vitigni (uvaggio) oppure da una miscela di vini diversi per provenienza, invecchiamento o tipologia (taglio).

In Italia i vitigni più diffusi sono tra i rossi il Nebbiolo, il Sangiovese, la Barbera, il Primitivo ed il Montepulciano; tra i bianchi il Trebbiano, il Vermentino, la Vernaccia, il Moscato e la Malvasia.

Queste però sono le varietà di sicura origine italiana: molto diffusi e tra i primi posti della classifica anche gli onnipresenti vitigni internazionali. 

Tra i più famosi e diffusi nel mondo sono fra i rossi il Cabernet sauvignon, il Cabernet franc, il Merlot, il Pinot nero, lo Zinfandel e la Syrah; tra i bianchi il Sauvignon, lo Chardonnay, il Muscat ed il Riesling

Come si classificano i vitigni?

Una delle principali classificazioni dei vitigni avviene in base alla territorialità e alla loro origine storica.

A tal fine, in questo articolo si sentirà quindi parlare di:

  • Vitigni autoctoni: sono quelle uve che hanno un forte legame storico con il territorio dove vengono coltivate, il quale è molto limitato (una o due province al massimo). Ogni vitigno autoctono presenta una sua caratteristica e una distintiva forma e colore del grappolo, del chicco e delle foglie e conferisce al vino, da esso ottenuto, alcune caratteristiche organolettiche ben precise e tipiche.
  • Vitigni locali: sono vitigni diffusi in una zona più ampia della categoria precedente (più province e a volte anche un'intera regione) e che mantengono un forte legame storico con il territorio, ma magari si sono diffusi anche in zone diverse da quella originaria. 
  • Vitigni nazionali: sono uve originarie di una data regione che poi successivamente si sono diffuse in un'area molto più vasta del nostro Paese, fino talvolta a coinvolgere quasi tutta la Penisola fino a comprendere quasi tutto il territorio nazionale.
  • Vitigni internazionali: sono quei vitigni, spesso di origine francese, che si sono diffusi in tutto il mondo grazie alla loro versatilità e adattamento alle diverse condizioni ambientali. La loro fama e notorietà deriva dal fatto che il mercato mondiale del vino è stato inizialmente impostato dai produttori Francesi, anche se la realtà attuale è ben diversa fortunatamente. Questi vitigni danno origine a vini che, assieme alle caratteristiche varietali che li contraddistinguono, sommano delle caratteristiche tipiche del terroir nel quale vengono allevati. A loro volta queste possono derivare da fattori climatici o di composizione del terreno, oppure da fattori umani come la tradizione e le usanze in termini di coltivazione o processi enologici. 

I principali vitigni diffusi in Italia.

L'Italia è il paese europeo che offre la più ampia biodiversità viticola, quale risultato di antichi processi di domesticazione e di circolazione varietale. I vitigni che sono presenti nella nostra viticoltura, talvolta rappresentati solo da qualche esemplare, sono testimoni di una ricchezza che è in buona parte ancora sconosciuta dal punto di vista dell'utilizzazione viticola, che merita certamente di essere oggi valorizzata. 

Di seguito, riportiamo un elenco dei principali vitigni più diffusi e coltivati in Italia con una loro breve presentazione. 

ROSSI

Aleatico

E' un vitigno aromatico a bacca nera con un caratteristico colore blu - vermiglio. Predilige i terreni collinari, ben esposti e climi caldi e non ha un'abbondante produzione.

Il vitigno da vini di qualità sia secchi che dolci. Presenta un colore rubino, profumo intenso, fruttato e tendente alla confettura con la maturazione del vino nel corso degli anni. Al gusto è morbido, dolce e leggermente astringente. 

Cabernet Sauvignon

E' uno tra i vitigni più diffusi al mondo ed è particolarmente adatto per la produzione di vini di notevole qualità e grande longevità. La pianta manifesta capacità di adattamento alle più disparate condizioni climatiche e tecniche di vinificazione.

Da essa si producono vini ricchi di tannini e sostanze aromatiche che favoriscono un lungo invecchiamento; lunghe macerazioni e affinamento in legno che permettono di sviluppare nel tempo un bouquet complesso e affascinante. 

Il vitigno Cabernet Sauvignon predilige terreni poco fertili, maturazione tardiva e di produzione media ma costante.

Il vino è di colore rosso rubino intenso, tendente al violaceo, di corpo, alcolico, aromatico e con un lieve e caratteristico sapore erbaceo. Si affina notevolmente con l'invecchiamento, e vinificato con altri vitigni, quali il Merlot, ne migliora notevolmente le caratteristiche organolettiche. 

Merlot

E' un vitigno a bacca nera, il cui nome deriva dalla particolare predilezione che ha il merlo per le sue bacche.

La pianta ha robustezza notevole e produzione abbondante e costante, predilige i terreni collinari e freschi, con una buona umidità. L'uva Merlot produce un vino dal colore rosso rubino più o meno intenso, con aroma fruttato, e note di fiori rossi. Il sapore è abbastanza tannico, morbido e corposo.

Montepulciano.

E' un vitigno a bacca nera ed è di fatto l'emblema dei vitigni rossi del Centro - Italia, e a discapito del suo nome, non va collegato all'omonima località toscana.

Le migliori espressioni di questo vitigno si manifestano su terreni collinari argillosi con clima abbastanza caldo e asciutto, e spesso è utilizzato come uva da taglio per aumentare colore e corpo di altri vini.

La caratteristica principale di questo vino rosso sono i suoi profumi ampi ed intensi, eleganti e fruttati con note speziali, quali cannella, noce moscata e pepe nero.

Il colore è di un rubino profondo con riflessi violacei, tendente al granato dopo un lungo invecchiamento.

Al palato lo identificano la potenza, l'amarena, i frutti di bosco, ben accompagnata da un tannino, di trama fine ma ben strutturata, molto vigoroso e di lunga persistenza.

Nebbiolo.

E' il più antico vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte, uno tra i più nobili e preziosi d'Italia.

Il suo nome deriverebbe da "nebbia": secondo alcuni perchè i suoi acini danno l'impressione di essere annebbiati, ricoperti dalla pruina abbondante; secondo altri, invece, perché la maturazione tardiva dell'uva spinge la vendemmia al sorgere delle prime nebbie d'autunno. 

Conosciuto anche come "la regina delle uve nere", ha bisogno di cure attente e laboriose, per questo motivo la sua coltivazione ha vissuto periodi di splendore e di offuscamento, ma non è mai stata abbandonata dai vitigni locali, consapevoli del pregio altissimo dei vini che se ne ricavano. 

E' molto esigente in fatto di giacitura ed esposizione al terreno, lavorazioni e concimazioni. I suoli calcarei e tufacei sono l'ideale per questo vitigno che germoglia precocemente tra la metà e la fine del mese di aprile.

Abbastanza sensibile agli sbalzi improvvisi di temperatura si avvantaggia delle oscillazioni tra giorno e notte in fase di maturazione ma la ricchezza dei tannini della sua buccia richiede posizioni collinari ben esposte al sole, preferibilmente tra i 200 e i 450 metri sul livello del mare.

I due vini principe prodotti con il Nebbiolo sono ovviamente il Barolo e il Barbaresco. Sempre in Piemonte altre denominazioni che impegnano il nebbiolo sono il Gattinara, il Roero, il Langhe DOC, il Ghemme, il Nebbiolo d'Alba, in purezza o in blend con altri vitigni. 

In generale i vini prodotti col Nebbiolo sono dotati di grandissima austerità, spessore e carattere grazie al grande patrimonio di zuccheri, acidi e polifenoli contenuti negli acini. 

I tannini sono potenti, ma grazie alle moderne tecniche di affinamento e maturazione e all'uso del legno, questi vengono ammorbiditi rendendo i vini apprezzati in tutto il mondo. 

Sangiovese.

Il Sangiovese cambia notevolmente le sue caratteristiche al variare dei climi e dell'altitudine in cui è coltivato.

Di produttività regolare, è un vitigno vigoroso a bacca nera che predilige terreni collinari di media o scarsa fertilità e asciutti.

Il vitigno produce un vino dal colore rosso rubino intenso fino al granato e, dopo un lungo invecchiamento, potrà assumere sfumature di tonalità aranciate. Tra gli aromi fruttati si distinguono prevalentemente i frutti rossi e neri, tra cui l'amarena, la mora e la prugna e inoltre si accompagnano aromi più floreali, in cui la violetta è il più caratteristico seguito dall'aroma di rosa. 

Di gusto tannico, corposo, aromatico, con un gradevole retrogusto amarognolo e fruttato.

BIANCHI

Chardonnay

E' un vitigno internazionale, di origine Francese. L'incredibile varietà di sue componenti aromatiche emerge in diversi modi; a seconda dei terreni e dei climi dov'è coltivato, si originano prodotti di qualità e di struttura molto diversi tra loro. La naturale predisposizione di questo vitigno a dare vini adatti all'affinamento in legno rende ancora più ampio il suo panorama degustativo.

Rientra nell'uvaggio dei migliori spumanti metodo classico del mondo e si presta anche ad essere assemblato con altri vitigni internazionali, dando ai vini struttura e profumi intensi e fruttati. 

E' un vitigno a bacca bianca di vigoria elevata, con produttività regolare e abbondante. Predilige i climi caldi, i terreni collinari e ventilati. La vendemmia è abbastanza precoce, nella prima decade di settembre. 

Dalle uve di Chardonnay si possono ottenere vini fermi, frizzanti o spumanti, con gradazione alcolica alta e acidità piuttosto elevata. Il colore del vino è giallo paglierino non particolarmente carico, il profumo, caratteristico, è delicato e fruttato, il sapore elegante e armonioso. Se invecchiato, assume note di frutta secca.

Glera

Vitigno autoctono semiaromatico a bacca bianca del Veneto e Friuli Venezia Giulia, chiamato Prosecco fino al luglio 2009 (oggi identifica il vino prodotto), è stato sostituito con il nome di Glera. 

Questo vitigno predilige terreni collinari non troppo asciutti, la foglia è medio grande pentagonale, il grappolo medio grande piramidale allungato piuttosto spargolo con due ali e con acini di un bel giallo dorato.

Il vino chiamato Prosecco è prodotto per l'85% con uve del vitigno Glera e per la restante percentuale da uve di vitigni quali il Verdisio, Pinot bianco, Pinot grigio e Chardonnay. 

Il Prosecco è conosciuto in tutto il mondo per le sue bollicine ed è lo spumante italiano più esportato; la spumantizzazione avviene con il metodo Charmat che permette di ottenere spumanti molto freschi e fruttati e il processo produttivo è più rapido rispetto al metodo Classico. 

La lavorazione di questo vitigno da vita alle DOCG "Conegliano Valdobbiadene Prosecco", "Colli Asolani - Prosecco", "Colli di Conegliano - Torchiato di Fregona Passito"

Il vino ha colore giallo paglierino brillante con persistente perlage, al naso è fruttato, floreale e vegetale di mela, pera, agrumi, crosta di pane e lieviti, al palato è secco o amabile, sapido e fresco.

Maceratino

Il vitigno viene coltivato da secoli nelle Marche e, in particolare, nel Maceratese, da cui ne deriva il suo nome.

Uva a bacca bianca, offre rese elevate e costanti e una notevole facilità di coltivazione grazie ad una sua estrema adattabilità sia alla natura del terreno che alle diverse condizioni ambientali di clima e di esposizione. 

La pianta da un vitigno giallo paglierino piuttosto pallido. Al naso appare solo lievemente profumato, mentre al palato è neutro, sapido, asciutto, con poco corpo.

Malvasia.

Con il nome Malvasia vengono indicati molti vitigni, la maggior parte a bacca bianca, geograficamente distribuiti un po' in tutta Italia. Sebbene di origini diverse, tutti questi vitigni condividono alcune caratteristiche di base quali la fragranza piccante di muschio e di albicocca e residui zuccherini piuttosto alti. 

Queste caratteristiche rendono i vitigni del gruppo delle Malvasie particolarmente adatti alla produzione di spumanti e di passiti. Il vitigno Malvasia ha abbondante robustezza e maturazione medio - tardiva.

Il vino è di colore giallo paglierino, sapido, con una buona acidità e lievemente aromatico. E' utilizzato anche per la produzione di Vin Santo.

Moscato Bianco

Il vitigno Moscato Bianco ha una produzione costante e tollera bene la siccità estiva. L'uva, raggiunta la sua maturazione, ha una dolcezza molto marcata e per questo motivo è soggetta ad attirare le vespe ed altri insetti. 

Il vino del vitigno è di colore giallo paglierino, intensamente aromatico, fragrante e muschiato al naso. Si presta bene sia all'appassimento che alla spumantizzazione, ma anche all'utilizzo come base per vini liquorosi.

Meno diffuso in Italia rispetto al Moscato Bianco, il Moscato Giallo è utilizzato sia come uva da tavola sia per la vinificazione per vini dolci spumanti o passiti, talvolta in versione secca come vino fermo.

Questo vitigno ha elevata vigoria, una maturazione precoce e una produzione buona e regolare. Il vino del Moscato Giallo ha un colore che varia dal giallo al giallo oro, al naso risulta gradevolmente aromatico, con un profumo di uva moscato e un sapore marcatamente dolce. Spesso presenta sfumature di agrumi e mele al forno. 

Passerina

Pianta autoctona del sud delle Marche, l'uva prodotta viene chiamata con vari nomi tra cui: "pagadebito, "campolese" o "uva passera".

L'uva passerina è resistente e produttiva, la sua maturazione è tardiva e i suoi acini, di colore bianco, si presentano di piccole dimensioni. Il vitigno da un vino di colore giallo paglierino con riflessi dorati. 

Al naso è fruttato con note di frutta tropicale e floreale con note di ginestra, pino ecc. E' provvisto di una buona acidità ed ha una polpa particolarmente gustosa. E' prodotta nelle versioni ferma, frizzante e passita.

Pecorino

Il vitigno è una pianta autoctona delle Marche, in particolare delle aree del Piceno. Predilige i climi freschi ed il suo nome deriva dal fatto che i luoghi in cui veniva coltivata erano collinari, gli stessi in cui era ampiamente diffusa la pastorizia. 

Vitigno a bacca bianca è di maturazione precoce. Dall'uva Pecorino si produce un vino dal colore giallo carico, con riflessi verdolini, con buona mineralità ed acidità, che vengono in parte nascoste dalla buona morbidezza. 

I profumi sono di pera William e anche al gusto abbiamo l'identico richiamo.

Pinot Grigio.

Appartiene al gruppo dei vitigni Internazionali, di origine francese ed ampiamente coltivati in Italia e in tutto il mondo. L'uva dà un vino di colore giallo paglierino con riflessi dorati se vinificato in bianco, diversamente se vinificato a contatto con le bucce assume il naturale tono aranciato. Al naso è lievemente profumato, fruttato, asciutto, alcolico, morbido, fresco, armonico ed equilibrato. 

Il gusto è gradevolmente morbido ma assume un sapore leggermente amarognolo se vinificato in ramato.

Non ha particolare predisposizione a lunghi affinamenti.

Trebbiano

E' una pianta caratterizzata più dalla produttività che dalla personalità, e anche grazie alla spiccata acidità che conferisce ai vini, si presta all'appassimento. 

Il vitigno Trebbiano ha una grande vigoria ed epoca di maturazione tardiva. La sua produttività è abbondante e regolare, predilige terreni non molto fertili e poco caldi, non siccitosi. 

L'uva da un vino giallo paglierino, non molto intenso al naso, non fortemente caratterizzato al palato, fresco per acidità, abbastanza caldo e di medio corpo.

Verdicchio.

E' un vitigno a bacca bianca coltivato quasi esclusivamente nelle Marche, sulle colline tra Jesi e Matelica.

La sua uva è utilizzata per produrre sia vini freschi, sia vini molto strutturati capaci di notevole longevità. 

Si presta particolarmente bene anche alla produzione di spumanti naturali e vini passiti. E' un vitigno piuttosto duttile, ha una maturazione medio - tardiva, una buona e costante produttività ed è adatto alle più diverse tecniche di allevamento e di vinificazione. 

Il vino prodotto è di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Al naso è fruttano, con note decise di mandorla amara. Al palato è fresco, sapido, di corpo, adatto anche a brevi invecchiamenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il recupero e la valorizzazione dei vitigni autoctoni Veneti.

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Il Veneto, essendo una regione viticola di antiche tradizioni, possiede un ricco patrimonio di varietà definite autoctone tipiche dei diversi areali, che rappresentano ancora la base per la produzione di famosi vini regionali.

In alcune zone si sono affermate anche varietà di "importazione" che hanno pian piano sostituito le varietà e i biotipi locali.

Questa ricchezza ampelografica ha determinato, inoltre, la presenza di varie sistemazioni fondiarie e l'applicazione delle più disparate tecniche agronomiche. 

In diverse epoche storiche, a partire dal 1200, vi sono accenni alla tipologia di vitigni coltivati in Veneto, ma bisognerà aspettare l'Unità d'Italia per avere un vero e proprio censimento dei vitigni presenti nel territorio regionale, grazie all'ottimo lavoro svolto dalle Commissioni Ampelografiche Provinciali.

La significativa rivoluzione delle tipologie di viti allevate in Regione avviene a partire dalla metà dell'800 con l'arrivo in Europa, dall'America delle ampelopatie che hanno cambiato per sempre la viticoltura europea.

Oidio, peronospora ed infine la fillossera hanno stravolto l'impostazione anche della viticoltura in Veneto.

Per ricostruire la viticoltura regionale, verso gli anni '20 la Scuola Enologica di Conegliano, iniziò a piantare una serie di vigneti sperimentali per verificare la validità di porta innesti e varietà alle condizioni venete.

I vitigni in prova erano quelli che davano i migliori risultati viticoli ed enologici nelle altre aree viticole italiane e straniere.

I risultati di questa sperimentazione hanno posto le basi per la piattaforma ampelografica che ha caratterizzato il Veneto fino a pochi anni fa, quando la crescente globalizzazione dei mercati ha portato ad un'ulteriore variazione dei vitigni coltivati, privilegiando i vitigni internazionali o i cloni delle varietà a più alto reddito.

Il recupero dei vecchi vitigni nel veneto.

Nel Veneto, un lavoro organico di ricerche bibliografiche e di recupero dei vecchi vitigni, ancora presenti nel territorio, iniziò nella seconda metà del 1970 ad opera dell'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano.

Questo importante progetto è diventato parte integrante di altre meritevoli iniziative che l'Istituto ha intrapreso con la collaborazione ed il supporto di appassionati e di alcuni tecnici degli Ispettorati Agrari.

Va inoltre ricordata la notevole opera di recupero dei vitigni padovani fatta, a partire dalla metà del 1960, dal Dr. Giuseppe Tocchetti, che ha poi fornito i materiali ritrovati all'Istituto Sperimentale per la Viticoltura.

Successivamente, il diffondersi della flavescenza dorata ha reso ancora più attuale il problema dell'erosione genetica e la necessita di intervenire recuperando quanto ancora possibile.

Di questo si è fatta carico la Regione del Veneto finanziando, sin dal 1997, un programma di intervento pluriennale per la moltiplicazione di materiale vegetativo non contaminato dal fitoplasma. 

Tra le attività previste dal programma rientra il "Recupero, la conservazione e la successiva moltiplicazione del patrimonio viticolo regionale, in particolare per le cultivar e i biotipi in via di estinzione", attività che è stata affidata a Veneto Agricoltura. 

Dalle descrizioni di viti riportate nei Registri Ampelografici di fine Ottocento, risultavano coltivate nelle varie province diverse centinaia di vitigni. 

Negli ultimi anni di lavoro sono stati reperiti e messi a dimora presso l'istituto Sperimentale per la Viticoltura e Veneto Agricoltura dei campi collezione, che al momento sono circa 140 che contengono viti di interesse locale o provinciale.

Principali vitigni autoctoni della Regione Veneto.

Il vitigno autoctono è una particolare varietà di vite utilizzata per la produzione di vino, coltivato e diffuso nella stessa zona storica di origine del vitigno stesso; trattasi quindi di un vitigno non trapiantato da altre aree.

Ogni vitigno autoctono presenta una sua caratteristica e una distintiva forma e colore del grappolo, del chicco e delle foglie e conferisce al vino, da esso ottenuto, alcune caratteristiche organolettiche ben precise e tipiche. La coltivazione, la riscoperta e la difesa di questi vitigni autoctoni quasi scomparsi dal panorama agricolo viene oggi intrapresa nell'ambito dello sviluppo dell'industria enologica verso la creazione di prodotti di qualità, a denominazione locale, in grado di combattere l'importazione di vini provenienti da altre regioni o aree del mondo ed anche a contrastare, se possibile, la commercializzazione di vini a basso costo e privi di specifiche proprietà organolettiche.

In Italia si contano circa 350 vitigni autoctoni registrati ufficialmente, e tutte le principali regioni agricole italiane, con produzione vinicola hanno un elenco di vitigni autoctoni locali.

Ecco una breve presentazione dei principali vitigni autoctoni della Regione del Veneto:

Bianchetta Trevigiana.

Vitigno di antichissima coltivazione nel Trevigiano, ma presente anche in altre aree viticole venete. Apprezzato già nel '600, ebbe notevole fortuna nel secolo successivo. 

Attualmente è ancora coltivato nel Trevigiano, nella zona dei Colli Asolani e nella zona di Fonzaso (BL).

Ceppi di Bianchetta, denominata in altri modi, sono stati trovati nel Vicentino e nel Padovano.

Viene usato spesso in abbinamento ad altri vitigni, quali ad esempio il Verdisio, per accompagnare la Glera nell'uvaggio del Prosecco.

Il Vitigno Boschera.

Questo vitigno è coltivato esclusivamente in Veneto, soprattutto nella provincia di Treviso nella zona di Vittorio Veneto, di cui è originario. 

Vitigno molto vigoroso, con produttività regolare. Poco sensibile alle principali ampelopatie e molto resistente alla botrite, tanto da adattarsi perfettamente all'appassimento. 

Si trova raramente in purezza ed entra nell'uvaggio del Torchiato di Fregona.

Il Vitigno Casetta.

Il vitigno Casetta è un autoctono della Vallagarina, situata tra le province di Trento e di Verona, e deriva sicuramente dall'addomesticazione di viti selvatiche.

Infatti uno dei suoi sinonimi è "Lambrusco a foglia tonda" che fa da contraltare all'"Enantio"o "Lambrusco a foglia frastagliata" diffuso nello stesso territorio.

Pare che il vitigno prenda il nome da una famiglia di Marani di Ala (TN), nota per coltivare questo vitigno nei suoi poderi. 

Il Casetta ha ceppi particolarmente longevi, e non è raro trovare piante produttive risalenti all'epoca immediatamente dopo la venuta della fillossera, ossia circa 70 anni fa.

Il Vitigno Cavrara.

Il vitigno Cavrara, o meglio le Cavrare sono riportate già all'inizio dell'800 nella zona dell'alto vicentino. All'inizio del secolo seguente le troviamo diffuse anche in Provincia di Padova e di Treviso. 

Dal secondo dopoguerra in poi la coltivazione di questi vitigni va via via scemando, soprattutto a causa della sua produttività incostante.

Oggi è in fase di estinzione, nonostante se ne ottengano vini con interessanti caratteristiche qualitative.

Il Vitigno Corbina.

Questo vitigno non va confuso con la Corvina, o meglio le "Corbine" non vanno confuse con le Corvine, per quanto sia in molti testi che online i due gruppi di vitigni vengono spesso accomunati.

Nel Registro Nazionale Varietà di Vite da Vino vengono citate la Corvina, il Corvinone e la Corbina come varietà a se stanti.

Nell'800 la Corbina (o Corbino) era diffusa in tutto il Veneto, e alla fine del secolo il Lampertico ne citava almeno nove varietà, suddivise in 3 gruppi.

Solo ai primi del '900 grazie al Marzotto, verrà fatta chiarezza tra Corbine e Corvine, ma la confusione oggi regna ancora sovrana.

Nel veronese all'epoca venivano coltivate ambedue le famiglie di vitigni, anche se le Corvine erano diffuse nei territori del Bardolino e della Valpolicella, mentre le Corbine si potevano trovare nella bassa veronese, nell'area di Legnago in particolare. Esse inoltre sono diffuse ancor oggi nelle province  di Vicenza, Padova e Treviso.

In seguito all'avvento della fillossera e alla conseguente distruzione dei vitigni del Veneto, il carattere ruvido e l'eccessiva colorazione delle Corbine ha fatto si che esse fossero escluse dalle varietà consigliate per i reimpianti, fatto che ha contribuito in maniera determinate al ridimensionamento nella coltivazione di questa varietà.  

Il Vitigno Corvina.

Questo vitigno ha origini poco chiare e si ritiene che sia originario della Valpolicella. Deve il suo nome con tutta probabilità all'intensa colorazione degli acini, molto scura, quasi nera.

La Corvina rientra nella composizione di uno dei più grandi vini italiani, l'Amarone della Valpolicella ed è diffusa in tutto il Veronese, ma è presente anche in Lombardia nella zona del Garda. 

Raramente è vinificato in purezza, ed entra in percentuali elevate nei vini della Valpolicella, Bardolino e Garda orientale.

Il Vitigno Corvinone.

In passato questo vitigno veniva erroneamente ritenuto un biotipo della Corvina, ma è solo nel 1993 che ha ottenuto una sua indipendenza rendendo ormai desueto il termine generalistico Corvine che veniva utilizzato per indicare questa famiglia di vini.

Il suo nome potrebbe provenire dal colore quasi nero che richiama il piumaggio del corvo, oppure da "corba", la cesta con cui veniva trasportata l'uva, appellativo che ritorna anche in vari sinonimi locali ("corbina").

Il Vitigno Dindarella.

E' un vitigno a bacca nera, presente nel Veronese, ma con diffusione molto limitata. Un'altro vitigno tipico della zona, la Pelara, è stato di recente classificato come biotipo del Dindarella

Presenta notevoli affinità con la Rondinella e un po' meno con la Corvina. Negli anni '70 l'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano effettuò un tentativo di recupero, a seguito del quale nel 1987 la Dindarella è stata ufficialmente iscritta al Registro Nazionale delle Varietà di Vite.

Il Vitigno Durella.

Il vitigno ha un'antica storia viticola: sembra che a Bolca, nel Veronese, siano state ritrovate alcune ampelidee fossili che si considerano antenate delle attuali viti. Il suo nome sembra che derivi dall'elevata durezza e resistenza dell'acino alle alterazioni. Nei primi decenni del '900 il vino "durello" si vinificava con macerazione delle parti solide e quindi si presentava acidulo, intensamente colorato e astringente, e si prestava quindi per aumentare il tenore acido di altri vini. Verso gli anni sessanta si passò alla vinificazione in bianco, ottenendo così un prodotto molto gradevole. Il suo palato caratteristico e l'elevata acidità lo rendono particolarmente adatto alla spumantizzazione. 

Il Vitigno Groppello Gentile.

Appartiene alla famiglia dei Groppelli, vitigni originari della zona che dal lago di Garda arriva fino alla Valle di Non in Trentino.

E'adatto alla preparazione di vini rosati e spesso le sottovarietà si trovano mescolate insieme.

Il suo nome deriva da groppo ("nodo" in dialetto veneto), in quanto gli acini di questa varietà sono strettamente stipati.

Il vitigno Groppello si trova prevalentemente in Veneto, in Trentino ed in Lombardia.

Il Vitigno Lagrein.

Vitigno autoctono dell'Alto Adige, è quasi certo che il suo nome derivi da Lagara, una colonia della Magna Grecia in cui si produceva un vino conosciuto come "Lagaritanos".

Fino al XVIII secolo con "Lagrein" di solito si indicava il Lagrein bianco, che è stato probabilmente fin dal Medioevo la più importante varietà nei dintorni di Bolzano.

Il Lagrein Rosso trova la prima citazione nel 1525. Di questo vitigno si conoscono due biotipi diversi per forma e dimensione del grappolo: Lagrein a grappolo corto e Lagrein a grappolo lungo.

Nel suo areale di coltivazione ci sono due tipologie di vino ottenuto da questo vitigno: rosato (Kretzer) e scuro (Dunkel). 

Il Vitigno Molinara.

Il vitigno Molinara è caratterizzato da un'abbondante presenza di pruina sugli acini.

E' a partire dal 1800 che questo vitigno viene coltivato nella Valpolicella e nella Valle d'Illasi ed in queste zone ha assunto diversi nomi come Rossara o Rossanella nella zona del Garda, o come Brepon in Valpantena e molte volte confusa con "Ua salà" (uva salata).

Il Vitigno Negrara.

Il vitigno Negrara identifica il gruppo verticale delle Negrare, diverse fra loro e coltivate nel Trentino Alto Adige e nel Veneto.

Il tipo più comune e caratteristico è la Negrara trentina

Esiste anche una Negrara o Negronza. che è diversa dalla cultivar trentina e risulta sia stata utilizzata in passato intorno a Verona.

Questi vitigni sono coltivati nella provincia di Verona, in particolare nella Valpolicella e lungo il lago di Garda, da cui si sono diffusi limitatamente in Lombardia e nel Trentino. 

Il Vitigno Oseleta.

E' diffuso nella zona della Valpolicella e dei Monti Lessini fin dai tempi antichi, e più recentemente rientrava nell'uvaggio del Recioto e dell'Amarone della Valpolicella.

E' un vitigno frutto di addomesticazione di uve selvatiche locali. Recuperato da un destino di abbandono sicuro, è stato via via riscoperto a partire dagli anni '70. 

Il suo nome deriva dal gradimento che gli uccelli mostrano verso le sue bacche.

Il Vitigno Pavana.

E' diffuso in molte località del Veneto e del Trentino. Il nome di questo vitigno deriva da una storpiatura di un riferimento alla sua origine, ossia "padovana".

Viene citato da alcuni autori, tra cui il Di Rovasenda, e il Molon e l'Acerbi a partire dalla fine dell'800.

Il Vitigno Pedevenda.

Le prime notizie sulla sua coltivazione risalgono al 1754, anno in cui Valerio Canati annovera "il grato Pedevenda" tra i vini famosi del territorio di Vicenza. 

Anche Acerbi nel 1825 e Zara nel 1901, parlano di questo vitigno citandolo il primo come Pexerenda e l'altro come Peverenda. 

Il suo utilizzo principale è per la produzione del famoso Torcolato, anche se in alcuni casi sono stati ottenuti vini secchi.

Il Vitigno Perera.

Conosciuto nella zona di Valdobbiadene anche come "Pevarise". Un tempo era molto presente in questa zona e particolarmente ricercato per la bontà delle sue bacche.

Il nome è dovuto probabilmente al gusto di pera della polpa dell'acino, oppure alla forma che richiama una pera rovesciata. 

Questo vitigno è stato particolarmente colpito dalla fillossera, tanto da essere praticamente scomparso. 

Riscoperto negli anni, è per lo più vinificato in uvaggio col Verdisio e la Glera nelle denominazioni DOC e DOCG di produzione del vino Prosecco.

Il Vitigno Pinella.

Questo vitigno presenta origini incerte. Sembra essere stato identificato per la prima volta in Friuli Venezia Giulia dove oggi è quasi scomparso. 

E' presente in Veneto, nel Padovano dove viene vinificato in genere in uvaggio con altre varietà locali per dare vini giovani, freschi e sapidi.

Il Vitigno Recantina.

Viene coltivato nella provincia di Treviso fin dall'antichità.

Più di recente, notizie di questo vitigno venivano riportate da diversi ampelografi, ma nell'epoca post - fillosserica se ne sono perse le tracce e oggi ne sopravvivono pochi filari nella zona del Montello, tanto che viene confuso con il Raboso.

Esistono due varietà di questo vitigno: la Recantina a pecolo (peduncolo) scuro e la Recantina a pecolo rosso.

Il Vitigno Rondinella.

Il vitigno è un autoctono veronese le cui origini rimangono oggi ancora sconosciute.

Riconosciuto dagli ampelografi soltanto alla fine dell'800 nell'area veronese, deve il suo nome al colore nero - bluastro dei suoi acini, che ricorda il piumaggio della rondine.

E' vinificato in uvaggio con le altre varietà della provincia di Verona, soprattutto in Valpolicella e nell'area di Bardolino.

Tali uvaggi sono alla base dei vini di Valpolicella e Bardolino, Amarone in primis.

Grazie alla sua capacità di accumulare zuccheri, il vitigno viene impiegato, oltre che nell'Amarone, anche nell'uvaggio del Recioto della Valpolicella

Il Vitigno Rossignola.

E' un vitigno autoctono della Provincia di Verona. Presente nelle zone del Bardolino e della Valpolicella, rientra nelle denominazioni principali presenti in quest'area. 

La sua presenza è stata riportata solo recentemente, all'inizio dell'800.

Il vitigno viene ritenuto adatto soprattutto alla produzione di rosati, essendo il suo vino di poco corpo, ragione per la quale la coltivazione è stata abbandonata.

Il Vitigno Turchetta.

E' autoctono del Veneto ed era un tempo molto diffuso sia nella provincia di Padova che nella zona del Polesano, cioè nella Provincia di Rovigo. 

Attualmente in via di estinzione, pochi produttori della bassa padovana e del Polesine stanno cercando di recuperarlo, anche grazie alle qualità viticole ed enologiche, che lo rendono interessante per la produzione di vini rossi di grande spessore.

Il Vitigno Verdisio.

Sembra essere originario della zona dei Colli Euganei, dove oggi non è più presente in modo significativo.

E' presente fin dall'inizio del '700 nella zona di Conegliano Valdobbiadene, dove a quei tempi venne preferito ad altre varietà grazie alla sua elevata produttività.

Oggi è ancora presente in zona e concorre agli uvaggi sia col Prosecco (Glera) che con altre varietà. 

La sua componente acida lo rende adatto all'appassimento, per questo viene utilizzato nella produzione dei Colli di Conegliano Torchiato di Fregona DOCG.

Il Vitigno Verduzzo Trevigiano.

Questo vitigno sembra sia stato introdotto in Veneto dalla Sardegna all'inizio del secolo scorso, anche se finora non si è riusciti a collegarlo ad alcuna delle varietà di vite dell'isola. 

Meno noto e meno diffuso del Verduzzo friulano, viene coltivato principalmente nelle province di Treviso e di Venezia. 

Questo vitigno si trova raramente vinificato in purezza.

Il Vitigno Vespaiola.

E' autoctono dell'area pedemontana dell'alto vicentino ed ha il suo riferimento nel paese di Breganze.

Le origini di questa varietà e l'epoca alla quale risalga la sua coltivazione rimangono molto incerte.

L'Acerbi segnala la sua presenza nella zona di Bassano e di Marostica nel 1825. Il suo nome è riferito alla predilezione delle vespe per le bacche mature e zuccherine nei periodi vicini alla vendemmia. 

In purezza questo vitigno è presente nelle DOC Breganze Vespaiolo e Torcolato. 

Il Vespaiolo è un vino secco e beverino, mentre il Torcolato è un passito di grande struttura ed intensità, per cui le uve vengono fatte appassire per qualche mese in grappoli appesi e annodati, da cui deriva il nome "torcolato" cioè ritorto. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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