PiWi: la nuova rivoluzione della viticoltura.

Pubblicato in Novità & Eventi

Per alcuni sono la prossima rivoluzione enologica, in grado di far fronte in maniera sostenibile alle avverse condizioni climatiche e produttive. Per molti sono ancora sconosciuti.

Per gli addetti ai lavori sono PiWi, ovvero vitigni resistenti ai funghi sempre più diffusi in Europa e, da qualche anno, anche in Italia. I vitigni resistenti alle crittogame sono incroci tra una varietà sensibile (come ad esempio Merlot, Sauvignon, Sangiovese, Glera) e una selezione che porta i caratteri di resistenza, che deriva da re - incroci su vite europea di ibridi fatti alla fine dell'Ottocento e nei primi decenni del Novecento, usando per lo più viti americane e/o asiatiche. 

Se in Italia il dibattito sulle PiWi si è sviluppato solo di recente, va ricordato che le prime ricerche sulle varietà resistenti risalgono a circa due secoli fa, quando l'importazione di viti dalle Americhe apre le porte non solo alla diffusione della fillossera che arriva in Francia nel 1863, ma anche ad altre malattie e parassiti, come l'oidio nel 1867 e la peronospora nel 1878.

Per quanto riguarda la fillossera, si adotta fin da subito il piede americano, mentre per le malattie fungine le strade percorribili erano due: da un lato tamponare con rame e zolfo, dall'altro attuare una forte azione preventiva attraverso lo sviluppo di nuove varietà resistenti, grazie anche alla tecnica dell'incrocio e della selezione.

I primi incroci (ibridi di prima generazione) risalgono al 1820, quando ibridazioni spontanee o artificiali da parte dei cloni americani danno origine al Clinton e al Noah, entrambi ottenuti da Vitis Lambrusca X Vitis Riparia.

Proprio l'incrocio fra la Vitis Vinifera con altre Vitis, è alla base dello sviluppo della seconda generazione, realizzata in Francia negli stessi anni, annoverando diverse varietà come l'Uva Fragola, Bacò e Seibel.

L'introduzione della Vitis Vinifera determina anche un notevole miglioramento organolettico, che rimane però sostanzialmente limitato vista la percentuale di genoma nobile circoscritto.

Resistenza alla fillossera, seppur non completa, e scadente qualità enologica ed organolettica, sentori fox e di fragola, oltre ad altri contenuti di metanolo, sono le principali caratteristiche di queste due prime generazioni.

Queste peculiarità non favorirono una cospicua diffusione, dato che nel 1950 ammontavano a 400.000 ettari in Francia, 150.000 nell'Ex Urss e 30.000 in Romania. Ma nel frattempo, attorno al 1920, i ricercatori dell'Ex Unione Sovietica riuscirono ad incrociare tra loro alcune varietà ibride franco - americane in grado di resistere a temperature fino a meno 40°C.

La resistenza all'oidio venne raggiunta definitivamente solo nel 1970, grazie agli incroci di Vitis Vinifera e Vitis Rotundifolia, mentre dagli anni Ottanta in poi la ricerca e le sperimentazioni si concentrarono per lo più nel far prevalere le proprietà della Vitis Vinifera rispetto alle altre tipologie di Vitis.

Con il passare del tempo l'intensa attività di incrocio ha permesso di ottenere 370 differenti varietà, prodotte in 25 Paesi da prestigiosi centri di ricerca che, rispetto alle precedenti, presentano una quota preponderante di genoma di Vitis Vinifera, mentre è del tutto minoritaria la percentuale appartenente ad altre Vitis portatrici di geni di resistenza.

Le caratteristiche ampelografiche e le performance agronomiche ed enologiche sono tali che, a tutti gli effetti, oggi si possano considerare delle varietà di Vitis Vinifera, eccezion fatta per l'Italia che continua a considerarle come "ibridi". 

 

 

Leggi tutto...

Vinitaly: gli italiani sognano di possedere una vigna e di diventare grandi produttori di vino.

Pubblicato in Novità & Eventi

Oggi uno dei sogni più ricorrenti degli italiani è quello di possedere un vigneto e di produrre il proprio vino così come stanno già facendo un numero crescente di Vip, che hanno scelto di investire in questo settore per restare a contatto con la natura, esprimere la loro creatività per confrontandosi con nuovi stimoli, e avere un miglior tenore di vita.

Questo è quanto emerge da un sondaggio online di Coldiretti effettuato in occasione della 52° edizione del Vinitaly di Verona che, per la prima volta nella sua storia, ha ospitato anche la rassegna delle bottiglie di vino prodotte dai Vip. 

Uno dei precursori nella produzione di vini di alta qualità è stato il cantante Sting che, proprio alla fine del secolo scorso, ha acquistato una tenuta di 300 ettari in Toscana, dando nuovo lustro all'Azienda Agricola "Il Palagio", che produce un ottimo Chianti Classico

I grandi vini rossi toscani costituiscono anche il tesoro vinicolo della Certosa di Belriguardo, rilevata dalla cantante Gianna Nannini. Sessantamila sono le bottiglie prodotte ogni anno con Sangiovese, Merlot, Syrah e Cabernet Sauvignon.

A Castelnuovo Magra in Lunigiana (La Spezia) nella Cantina Lunae di Diego Bosoni si trova il vino realizzato da Zucchero Fornaciari, ottenuto per lo più da vitigni autoctoni commercializzati in produzione limitata, con tre etichette: un rosso, un bianco e un rosè.

"Partirò, diventerò un cantante e quando tornerò, costruirò una cantina per dedicarla a te". Così disse Albano Carrisi al proprio padre, lasciando da giovane, il paese di Cellino San Marco. Oggi il cantautore salentino ha mantenuto la promessa con la nascita delle Tenute Al Bano Carrisi, che realizzano una linea di vini tra Primitivo, Negroamaro, Salice Salentino, Chardonnay e Aleatico, oltre ad una dedicata proprio in onore al padre Carmelo.

Anche Andrea Bocelli è un grande produttore di vini d'eccellenza nel cuore della Val d'Elsa, con ben sette IGT il cui vino top è un Sangiovese in purezza ricavato dalla vigna più vecchia. Sara di Vaira, la nota ballerina del Talent Show "Ballando con le Stelle" produce cinque tipologie di vini tra cui Bolgheri DOC e Vermentino Bolgheri DOC. 

Neppure tra gli imprenditori italiani mancano gli appassionati di vino. A tal proposito, una visita alla Cantina de "Il Borro" di Salvatore Ferragno, rappresenta un viaggio alla scoperta della tradizione vinicola toscana, mentre il forte legame che unisce Tommaso Cavalli alla sua terra, affonda le radici in una vera e propria passione autentica che ha dato origine alla Tenuta degli Dei.

Il Gruppo Illy S.p.A. oltre che al caffè si dedica anche alla viticoltura eroica. Riccardo Illy ha acquisito l'Azienda Agricola Mastrojanni di Montalcino, con l'obiettivo di crearvi un polo del gusto. L'Azienda Agricola di Oliviero Toscani produce un vino composto da Shirah, Cabernet Franc e Petit Verdot.

Non è certo il frutto di una moda recente la passione del giornalista Bruno Vespa per il vino; il sodalizio enologico con Riccardo Cotarella, ha convinto il popolare conduttore televisivo ad investire nella produzione di vini di grande qualità, tra cui un Primitivo di Manduria Dop e un Salento IGT.

E i politici? Il vino di qualità non manca nelle cantine della famiglia di Silvio Berlusconi, dove la nipote Alessia imbottiglia un Montenetto di Brescia IGT, un Capriano del Colle Doc e un rosso leggero ideale in pausa pranzo, oppure come aperitivo. E nelle colline di Montecchio a Terni, Massimo D'Alema imbottiglia i quattro vini dell'Azienda La Madeleine producendo annualmente quarantacinquemila bottiglie. 

 

 

Leggi tutto...

La storia dei nomi dei vini

Pubblicato in Novità & Eventi

Il nome è un grande specchio, chinatevi ad osservarlo. Trovate riflessi la vita, l'uomo, le verità e gli inganni. Saper leggere un nome, vi farà stare un grandino più in alto nella contemplazione di una storia. 

Per esempio, l'origine del termine Legione, spiega come il Legere latino abbia un significato diverso dal Leggere in italiano. Raccogliere, adunare, arruolare: è questo il Legere della superpotenza che crea, arruola la Legione, strumento principe dell'espansione imperiale. Ed è proprio racchiuso nelle legioni romane il filo di questa nuova storia, che vi aiuta a scoprire come la civilizzazione di Roma Caput Vini non sia solo geneticamente scolpita nel DNA di un vitigno: da migliaia di anni questa epopea è immortalata anche nei nomi dei vini.

Come ormai ben sapete, nel 280 d.C. l'imperatore Marco Aurelio Probo cancella l'editto di Domiziano, sancisce la fine dei rifornimenti di vino con l'ingestibile trasporto di botti da Aquileia ai territori dove sono stanziate le legioni, fa selezionare un vitigno e lo affida alle legioni imponendo il suo impianto in sterminati territori sottoposti. 

Bandita da Domiziano, la coltivazione della vite è trasformata da Probo nello strumento per fissare i confini dell'impero e nell'attività operosa delle campagne in tempo di pace. Quando sale al potere Probo dispone di una massa d'urto di circa 450.000 uomini, divisi in 38 legioni. 

Sappiamo per certo che il nuovo imperatore di legioni ne creò almeno altre due. Sono almeno quaranta le legioni di Probo potenzialmente incaricate non solo di difendere l'impero e guerreggiare, ma anche di piantare e coltivare la vite. Un'opera immensa, della quale possiamo ricostruire le tracce precise anche attraverso i nomi di vini e vigneti

BURDIGALA E VITIS BITURCA

Bordeaux e Cabernet

Nel III secolo d.C. Burdigala è la capitale amministrativa dell'Aquitania romana: una delle tre parti nelle quali Giulio Cesare ha diviso la Gallia conquistata. In quest'epoca Decimo Magno Ausonio, uno degli uomini più colti dell'impero, descrive nell'Ordo urbium nobilium e in diverse altre opere le terre verdeggianti di vigne lungo il fiume, elogiando la città come un mirabile territorio di vino.

Gli impianti delle viti hanno a Burdigala un inizio molto complicato. L'area è infestata di paludi, ne il terreno ghiaioso inizialmente ispira i coloni romani, tutt'altro che convinti che in una regione più nordica e dal clima così ostile la vigna possa dare i suoi frutti migliori. Altrettanto complesso risulta il percorso militare e commerciale che i legionieri e le viti si aprono verso Burdigala: di fatto, il primo collegamento diretto fra il Mediterraneo e le spiagge dell'Atlantico.

Si deve a Roger Dion la descrizione dettagliata dell'itinerario denominato Seuil de Narouze, che mosse da Narbo (l'attuale Narbone, primo luogo di Francia dove i romani piantarono e coltivarono la vite) - per raggiungere Tolosa e quindi Agen, affacciandosi infine sull'impero orizzontale dell'Aquitania, allora popolata dai Galli originari dell'attuale regione di Bourges, denominati Bituriges Vivisques. 

E' questo il nome con il quale gli occupanti battezzarono la prima uva di Burdigala, che per secoli sarà Biturica e fonderà in un bimillenario matrimonio l'indissolubile rapporto tra Bordeaux - Burdigala e Cabernet Biturica. 

Quanto all'origine della vite di Burdigala, gli agronomi romani concordano nella descrizione di una vite importata, più robusta in quanto più adatta ai climi freddi. 

Per Columella, la Biturica proveniva dal porto di Durazzo; da li i romani avrebbero diffuso la Biturica in Aquitania e in Spagna, dove prese il nome di Cocolubis. Sull'ibrida culla insiste anche Plinio il Vecchio, che narra la Biturica come un incrocio tra una varietà importata dai romani e un vitigno selvaggio delle zone della penisola iberica.

Anche Columella, in tal senso, cita il vitigno denominato Balisca, coltivato in diverse province romane e in particolare nella zona della Rioja, molto vicino al Bordolese. 

SANGUIS IOVIS E MONS ILCINUS

Sangiovese e Montalcino. 

Per Giacomo Tachis, uno dei più autorevoli padri dell'enologia italiana, il Sangiovese sta all'Italia come il Cabernet sta alla Francia: sono vini che esprimono una forte identità viticola e vinicola di un Paese.

Entrambi affondano e confondono la propria storia con quella di Roma Caput Vini. Ai tempi dei romani i vini prodotti nelle zone della Romagna e della Toscana erano noti ed è latina l'origine del nome Sangiovese (da Sanguis Jovis), ovvero sangue di Giove, con tutta probabilità il vitigno che frutta nel cesenate il Curva Caesena citato da Plinio il Vecchio.

I romani giunsero nel territorio dell'attuale Romagna intorno al 250 a.C. Il console Emilio Lepido costruisce la via Emilia nel 187, possente fattore di sviluppo di scambi e commerci che influenza profondamente anche la viticoltura. 

Forum Livii oggi Forlì e Forum Popili poi Forlimpopoli saranno altrettante tappe del Sangiovese, insieme alla Cesena dei ricchi ritrovamenti di anfore e ad Ariminum, il porto di Rimini considerato allora la più importante base commerciale dell'Adriatico.

Meno prestigioso, almeno secondo quanto riferito da Marziale, il troppo abbondante vino liquidato dal poeta in due epigrammi: << A Ravenna preferirei possedere una cisterna piuttosto che una vigna: l'acqua la potrei vendere a un prezzo molto più alto>>.

Il percorso imboccato dal Sangiovese è diverso. Scavalcando l'Appenino, il vitigno trova in Toscana il suo territorio di eccellenza, poi scende ancora a sud per trasformarsi in uva simbolo della penisola con ben l'11% della superficie viticola nazionale.

Nel corso dei secoli il Sangiovese si è differenziato in numerosi cloni e diversi territori. In Toscana si distinguono due grandi famiglie: il Sangiovese grosso e il Sangiovese piccolo.

Espressione più alta del Sanguis Jovis. il nome del Brunello ritrova nella romanità un altro eco. I primi insediamenti fortificati dell'area di Montalcino risalgono all'epoca etrusca e ne sono ancora una testimonianza i resti dell'area archeologica di Poggio Civitella. 

Poi la romanitas battezzerà un monte coperto di verdi lecci in Mons Ilcinus. Così con il Sanguis Jovis di Mons Ilcinus, Roma Caput Vini genera uno dei più grandi vini d'Italia. 

 

 

 

Leggi tutto...

I principali vitigni coltivati in Italia.

Pubblicato in Novità & Eventi

La vite in Italia è coltivata fin dal secondo millennio avanti Cristo e non c'è regione italiana che non abbia i suoi vigneti. Da nord a sud, in collina, in pianura, in montagna, persino sulle isole più piccole, la vite cresce rigogliosa.

Grazie alla sua conformazione geografica ed alla sua storia, l'Italia è il paese al mondo con la maggiore varietà di vitigni.

Cosa s'intende per "vitigno"?

Il termine vitigno indica una determinata varietà di Vitis Vinifera, atta a produrre vino che generalmente viene associata ad un territorio in cui è originaria o in cui è arrivata ad esprimere risultati significativi. 

I vitigni si possono distinguere per differenti forme e colori dei chicchi di uva, del grappolo e delle foglie, oltre che per differenti periodi di maturazione e soprattutto per le diverse caratteristiche organolettiche dei vini da essi ottenuti. 

In funzione del colore dell'acino si distinguono i seguenti vitigni:

  • a bacca nera (anche se il termine più corretto, dal punto di vista ampelografico, è di bacca rossa);
  • a banca bianca;
  • a bacca grigia

Per identificare un dato vitigno è necessaria prima di tutto un'accurata analisi e descrizione della forma delle foglie e dei frutti (grappoli); di questo si occupa l'ampelografia, disciplina che studia, identifica e classifica le varietà dei vitigni attraverso particolari schede ampelografiche che descrivono le caratteristiche dei vari organi della pianta nel corso delle diverse fasi di crescita.

La terminologia e le modalità d'impiego sono stabilite a livello internazionale. Tale studio sistematico ebbe inizio con l'agronomo latino Columella e si sviluppò con Pier dei Crescenzi nel XIII secolo e soprattutto con il Conte Odart che scrisse nel XIX secolo l'Ampelografia universale.

Oggi, a queste accurate descrizioni morfologiche, standardizzate dall'Organisation Internazionale de la Vigne et du vin si sono aggiunte le più accurate analisi del DNA. 

Numerosi vini vengono attualmente prodotti utilizzando una miscela di uve, per l'ammostamento, composte da differenti vitigni (uvaggio) oppure da una miscela di vini diversi per provenienza, invecchiamento o tipologia (taglio).

In Italia i vitigni più diffusi sono tra i rossi il Nebbiolo, il Sangiovese, la Barbera, il Primitivo ed il Montepulciano; tra i bianchi il Trebbiano, il Vermentino, la Vernaccia, il Moscato e la Malvasia.

Queste però sono le varietà di sicura origine italiana: molto diffusi e tra i primi posti della classifica anche gli onnipresenti vitigni internazionali. 

Tra i più famosi e diffusi nel mondo sono fra i rossi il Cabernet sauvignon, il Cabernet franc, il Merlot, il Pinot nero, lo Zinfandel e la Syrah; tra i bianchi il Sauvignon, lo Chardonnay, il Muscat ed il Riesling

Come si classificano i vitigni?

Una delle principali classificazioni dei vitigni avviene in base alla territorialità e alla loro origine storica.

A tal fine, in questo articolo si sentirà quindi parlare di:

  • Vitigni autoctoni: sono quelle uve che hanno un forte legame storico con il territorio dove vengono coltivate, il quale è molto limitato (una o due province al massimo). Ogni vitigno autoctono presenta una sua caratteristica e una distintiva forma e colore del grappolo, del chicco e delle foglie e conferisce al vino, da esso ottenuto, alcune caratteristiche organolettiche ben precise e tipiche.
  • Vitigni locali: sono vitigni diffusi in una zona più ampia della categoria precedente (più province e a volte anche un'intera regione) e che mantengono un forte legame storico con il territorio, ma magari si sono diffusi anche in zone diverse da quella originaria. 
  • Vitigni nazionali: sono uve originarie di una data regione che poi successivamente si sono diffuse in un'area molto più vasta del nostro Paese, fino talvolta a coinvolgere quasi tutta la Penisola fino a comprendere quasi tutto il territorio nazionale.
  • Vitigni internazionali: sono quei vitigni, spesso di origine francese, che si sono diffusi in tutto il mondo grazie alla loro versatilità e adattamento alle diverse condizioni ambientali. La loro fama e notorietà deriva dal fatto che il mercato mondiale del vino è stato inizialmente impostato dai produttori Francesi, anche se la realtà attuale è ben diversa fortunatamente. Questi vitigni danno origine a vini che, assieme alle caratteristiche varietali che li contraddistinguono, sommano delle caratteristiche tipiche del terroir nel quale vengono allevati. A loro volta queste possono derivare da fattori climatici o di composizione del terreno, oppure da fattori umani come la tradizione e le usanze in termini di coltivazione o processi enologici. 

I principali vitigni diffusi in Italia.

L'Italia è il paese europeo che offre la più ampia biodiversità viticola, quale risultato di antichi processi di domesticazione e di circolazione varietale. I vitigni che sono presenti nella nostra viticoltura, talvolta rappresentati solo da qualche esemplare, sono testimoni di una ricchezza che è in buona parte ancora sconosciuta dal punto di vista dell'utilizzazione viticola, che merita certamente di essere oggi valorizzata. 

Di seguito, riportiamo un elenco dei principali vitigni più diffusi e coltivati in Italia con una loro breve presentazione. 

ROSSI

Aleatico

E' un vitigno aromatico a bacca nera con un caratteristico colore blu - vermiglio. Predilige i terreni collinari, ben esposti e climi caldi e non ha un'abbondante produzione.

Il vitigno da vini di qualità sia secchi che dolci. Presenta un colore rubino, profumo intenso, fruttato e tendente alla confettura con la maturazione del vino nel corso degli anni. Al gusto è morbido, dolce e leggermente astringente. 

Cabernet Sauvignon

E' uno tra i vitigni più diffusi al mondo ed è particolarmente adatto per la produzione di vini di notevole qualità e grande longevità. La pianta manifesta capacità di adattamento alle più disparate condizioni climatiche e tecniche di vinificazione.

Da essa si producono vini ricchi di tannini e sostanze aromatiche che favoriscono un lungo invecchiamento; lunghe macerazioni e affinamento in legno che permettono di sviluppare nel tempo un bouquet complesso e affascinante. 

Il vitigno Cabernet Sauvignon predilige terreni poco fertili, maturazione tardiva e di produzione media ma costante.

Il vino è di colore rosso rubino intenso, tendente al violaceo, di corpo, alcolico, aromatico e con un lieve e caratteristico sapore erbaceo. Si affina notevolmente con l'invecchiamento, e vinificato con altri vitigni, quali il Merlot, ne migliora notevolmente le caratteristiche organolettiche. 

Merlot

E' un vitigno a bacca nera, il cui nome deriva dalla particolare predilezione che ha il merlo per le sue bacche.

La pianta ha robustezza notevole e produzione abbondante e costante, predilige i terreni collinari e freschi, con una buona umidità. L'uva Merlot produce un vino dal colore rosso rubino più o meno intenso, con aroma fruttato, e note di fiori rossi. Il sapore è abbastanza tannico, morbido e corposo.

Montepulciano.

E' un vitigno a bacca nera ed è di fatto l'emblema dei vitigni rossi del Centro - Italia, e a discapito del suo nome, non va collegato all'omonima località toscana.

Le migliori espressioni di questo vitigno si manifestano su terreni collinari argillosi con clima abbastanza caldo e asciutto, e spesso è utilizzato come uva da taglio per aumentare colore e corpo di altri vini.

La caratteristica principale di questo vino rosso sono i suoi profumi ampi ed intensi, eleganti e fruttati con note speziali, quali cannella, noce moscata e pepe nero.

Il colore è di un rubino profondo con riflessi violacei, tendente al granato dopo un lungo invecchiamento.

Al palato lo identificano la potenza, l'amarena, i frutti di bosco, ben accompagnata da un tannino, di trama fine ma ben strutturata, molto vigoroso e di lunga persistenza.

Nebbiolo.

E' il più antico vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte, uno tra i più nobili e preziosi d'Italia.

Il suo nome deriverebbe da "nebbia": secondo alcuni perchè i suoi acini danno l'impressione di essere annebbiati, ricoperti dalla pruina abbondante; secondo altri, invece, perché la maturazione tardiva dell'uva spinge la vendemmia al sorgere delle prime nebbie d'autunno. 

Conosciuto anche come "la regina delle uve nere", ha bisogno di cure attente e laboriose, per questo motivo la sua coltivazione ha vissuto periodi di splendore e di offuscamento, ma non è mai stata abbandonata dai vitigni locali, consapevoli del pregio altissimo dei vini che se ne ricavano. 

E' molto esigente in fatto di giacitura ed esposizione al terreno, lavorazioni e concimazioni. I suoli calcarei e tufacei sono l'ideale per questo vitigno che germoglia precocemente tra la metà e la fine del mese di aprile.

Abbastanza sensibile agli sbalzi improvvisi di temperatura si avvantaggia delle oscillazioni tra giorno e notte in fase di maturazione ma la ricchezza dei tannini della sua buccia richiede posizioni collinari ben esposte al sole, preferibilmente tra i 200 e i 450 metri sul livello del mare.

I due vini principe prodotti con il Nebbiolo sono ovviamente il Barolo e il Barbaresco. Sempre in Piemonte altre denominazioni che impegnano il nebbiolo sono il Gattinara, il Roero, il Langhe DOC, il Ghemme, il Nebbiolo d'Alba, in purezza o in blend con altri vitigni. 

In generale i vini prodotti col Nebbiolo sono dotati di grandissima austerità, spessore e carattere grazie al grande patrimonio di zuccheri, acidi e polifenoli contenuti negli acini. 

I tannini sono potenti, ma grazie alle moderne tecniche di affinamento e maturazione e all'uso del legno, questi vengono ammorbiditi rendendo i vini apprezzati in tutto il mondo. 

Sangiovese.

Il Sangiovese cambia notevolmente le sue caratteristiche al variare dei climi e dell'altitudine in cui è coltivato.

Di produttività regolare, è un vitigno vigoroso a bacca nera che predilige terreni collinari di media o scarsa fertilità e asciutti.

Il vitigno produce un vino dal colore rosso rubino intenso fino al granato e, dopo un lungo invecchiamento, potrà assumere sfumature di tonalità aranciate. Tra gli aromi fruttati si distinguono prevalentemente i frutti rossi e neri, tra cui l'amarena, la mora e la prugna e inoltre si accompagnano aromi più floreali, in cui la violetta è il più caratteristico seguito dall'aroma di rosa. 

Di gusto tannico, corposo, aromatico, con un gradevole retrogusto amarognolo e fruttato.

BIANCHI

Chardonnay

E' un vitigno internazionale, di origine Francese. L'incredibile varietà di sue componenti aromatiche emerge in diversi modi; a seconda dei terreni e dei climi dov'è coltivato, si originano prodotti di qualità e di struttura molto diversi tra loro. La naturale predisposizione di questo vitigno a dare vini adatti all'affinamento in legno rende ancora più ampio il suo panorama degustativo.

Rientra nell'uvaggio dei migliori spumanti metodo classico del mondo e si presta anche ad essere assemblato con altri vitigni internazionali, dando ai vini struttura e profumi intensi e fruttati. 

E' un vitigno a bacca bianca di vigoria elevata, con produttività regolare e abbondante. Predilige i climi caldi, i terreni collinari e ventilati. La vendemmia è abbastanza precoce, nella prima decade di settembre. 

Dalle uve di Chardonnay si possono ottenere vini fermi, frizzanti o spumanti, con gradazione alcolica alta e acidità piuttosto elevata. Il colore del vino è giallo paglierino non particolarmente carico, il profumo, caratteristico, è delicato e fruttato, il sapore elegante e armonioso. Se invecchiato, assume note di frutta secca.

Glera

Vitigno autoctono semiaromatico a bacca bianca del Veneto e Friuli Venezia Giulia, chiamato Prosecco fino al luglio 2009 (oggi identifica il vino prodotto), è stato sostituito con il nome di Glera. 

Questo vitigno predilige terreni collinari non troppo asciutti, la foglia è medio grande pentagonale, il grappolo medio grande piramidale allungato piuttosto spargolo con due ali e con acini di un bel giallo dorato.

Il vino chiamato Prosecco è prodotto per l'85% con uve del vitigno Glera e per la restante percentuale da uve di vitigni quali il Verdisio, Pinot bianco, Pinot grigio e Chardonnay. 

Il Prosecco è conosciuto in tutto il mondo per le sue bollicine ed è lo spumante italiano più esportato; la spumantizzazione avviene con il metodo Charmat che permette di ottenere spumanti molto freschi e fruttati e il processo produttivo è più rapido rispetto al metodo Classico. 

La lavorazione di questo vitigno da vita alle DOCG "Conegliano Valdobbiadene Prosecco", "Colli Asolani - Prosecco", "Colli di Conegliano - Torchiato di Fregona Passito"

Il vino ha colore giallo paglierino brillante con persistente perlage, al naso è fruttato, floreale e vegetale di mela, pera, agrumi, crosta di pane e lieviti, al palato è secco o amabile, sapido e fresco.

Maceratino

Il vitigno viene coltivato da secoli nelle Marche e, in particolare, nel Maceratese, da cui ne deriva il suo nome.

Uva a bacca bianca, offre rese elevate e costanti e una notevole facilità di coltivazione grazie ad una sua estrema adattabilità sia alla natura del terreno che alle diverse condizioni ambientali di clima e di esposizione. 

La pianta da un vitigno giallo paglierino piuttosto pallido. Al naso appare solo lievemente profumato, mentre al palato è neutro, sapido, asciutto, con poco corpo.

Malvasia.

Con il nome Malvasia vengono indicati molti vitigni, la maggior parte a bacca bianca, geograficamente distribuiti un po' in tutta Italia. Sebbene di origini diverse, tutti questi vitigni condividono alcune caratteristiche di base quali la fragranza piccante di muschio e di albicocca e residui zuccherini piuttosto alti. 

Queste caratteristiche rendono i vitigni del gruppo delle Malvasie particolarmente adatti alla produzione di spumanti e di passiti. Il vitigno Malvasia ha abbondante robustezza e maturazione medio - tardiva.

Il vino è di colore giallo paglierino, sapido, con una buona acidità e lievemente aromatico. E' utilizzato anche per la produzione di Vin Santo.

Moscato Bianco

Il vitigno Moscato Bianco ha una produzione costante e tollera bene la siccità estiva. L'uva, raggiunta la sua maturazione, ha una dolcezza molto marcata e per questo motivo è soggetta ad attirare le vespe ed altri insetti. 

Il vino del vitigno è di colore giallo paglierino, intensamente aromatico, fragrante e muschiato al naso. Si presta bene sia all'appassimento che alla spumantizzazione, ma anche all'utilizzo come base per vini liquorosi.

Meno diffuso in Italia rispetto al Moscato Bianco, il Moscato Giallo è utilizzato sia come uva da tavola sia per la vinificazione per vini dolci spumanti o passiti, talvolta in versione secca come vino fermo.

Questo vitigno ha elevata vigoria, una maturazione precoce e una produzione buona e regolare. Il vino del Moscato Giallo ha un colore che varia dal giallo al giallo oro, al naso risulta gradevolmente aromatico, con un profumo di uva moscato e un sapore marcatamente dolce. Spesso presenta sfumature di agrumi e mele al forno. 

Passerina

Pianta autoctona del sud delle Marche, l'uva prodotta viene chiamata con vari nomi tra cui: "pagadebito, "campolese" o "uva passera".

L'uva passerina è resistente e produttiva, la sua maturazione è tardiva e i suoi acini, di colore bianco, si presentano di piccole dimensioni. Il vitigno da un vino di colore giallo paglierino con riflessi dorati. 

Al naso è fruttato con note di frutta tropicale e floreale con note di ginestra, pino ecc. E' provvisto di una buona acidità ed ha una polpa particolarmente gustosa. E' prodotta nelle versioni ferma, frizzante e passita.

Pecorino

Il vitigno è una pianta autoctona delle Marche, in particolare delle aree del Piceno. Predilige i climi freschi ed il suo nome deriva dal fatto che i luoghi in cui veniva coltivata erano collinari, gli stessi in cui era ampiamente diffusa la pastorizia. 

Vitigno a bacca bianca è di maturazione precoce. Dall'uva Pecorino si produce un vino dal colore giallo carico, con riflessi verdolini, con buona mineralità ed acidità, che vengono in parte nascoste dalla buona morbidezza. 

I profumi sono di pera William e anche al gusto abbiamo l'identico richiamo.

Pinot Grigio.

Appartiene al gruppo dei vitigni Internazionali, di origine francese ed ampiamente coltivati in Italia e in tutto il mondo. L'uva dà un vino di colore giallo paglierino con riflessi dorati se vinificato in bianco, diversamente se vinificato a contatto con le bucce assume il naturale tono aranciato. Al naso è lievemente profumato, fruttato, asciutto, alcolico, morbido, fresco, armonico ed equilibrato. 

Il gusto è gradevolmente morbido ma assume un sapore leggermente amarognolo se vinificato in ramato.

Non ha particolare predisposizione a lunghi affinamenti.

Trebbiano

E' una pianta caratterizzata più dalla produttività che dalla personalità, e anche grazie alla spiccata acidità che conferisce ai vini, si presta all'appassimento. 

Il vitigno Trebbiano ha una grande vigoria ed epoca di maturazione tardiva. La sua produttività è abbondante e regolare, predilige terreni non molto fertili e poco caldi, non siccitosi. 

L'uva da un vino giallo paglierino, non molto intenso al naso, non fortemente caratterizzato al palato, fresco per acidità, abbastanza caldo e di medio corpo.

Verdicchio.

E' un vitigno a bacca bianca coltivato quasi esclusivamente nelle Marche, sulle colline tra Jesi e Matelica.

La sua uva è utilizzata per produrre sia vini freschi, sia vini molto strutturati capaci di notevole longevità. 

Si presta particolarmente bene anche alla produzione di spumanti naturali e vini passiti. E' un vitigno piuttosto duttile, ha una maturazione medio - tardiva, una buona e costante produttività ed è adatto alle più diverse tecniche di allevamento e di vinificazione. 

Il vino prodotto è di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Al naso è fruttano, con note decise di mandorla amara. Al palato è fresco, sapido, di corpo, adatto anche a brevi invecchiamenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS