La viticoltura bellunese si espande puntando sull'alta qualità delle produzioni vinicole.

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La Provincia di Belluno fino agli anni Sessanta del secolo scorso, è stata caratterizzata da un'economia agricola povera basata in prevalenza sull'alpeggio; la viticoltura, fiorente nei secoli precedenti in aree vocate come il Feltrino, era considerata per lo più un'attività marginale. 

Nell'ultimo decennio, si è verificata un'inversione di tendenza: il Bellunese ha riconquistato una forte vocazione vitivinicola recuperando la propria storia, rivelandosi presto un interessante territorio sperimentale in cui coesistono la conservazione dei vigneti autoctoni abbinati alla sperimentazione di varietà più resistenti; il tutto in una prospettiva di una viticoltura eroica di qualità e sostenibile. 

Rispetto alla superficie vitata della Regione Veneto, stimata in 90.000 ettari per il 2017, il Bellunese ne conta solo 147. Un piccolo numero che è aumentato di un terzo nell'ultimo triennio e che ha visto la nascita di nuove aziende agricole di dimensioni medio piccole, spesso gestite a livello familiare. Anche il biologico risulta un settore in forte crescita, con quattro aziende già certificate ed una decina in conversione.

L'area geografica del vitigno Bellunese.

Geograficamente, il vitigno bellunese si distribuisce in località ben definite e circoscritte come ad esempio la zona di Feltre, dove recentemente è nato il Consorzio Coste del Feltrino. 

La Conca dell'Alpago, dove stanno nascendo piccole aziende che hanno ripreso a coltivare la vite, in abbandono dal secondo dopoguerra in questi luoghi. Seren del Grappa, dove è in atto una vera e propria sperimentazione sulle varietà resistenti di Vitis Vinifera che s'inserisce in un progetto più ampio ed articolato di rivitalizzazione del territorio della Valle di Seren.

Infine, la Valbelluna - Sinistra Piave - dove poco più di 60 ettari di vigneto sono coltivati prevalentemente a Glera, assieme ad altre varietà atte alla produzione del noto Prosecco DOC

Il Consorzio Coste del Feltrino.

La vocazione storica della viticoltura feltrina risulta oggi molto documentata. Lo Statuto dei Vignaioli del Monte Aurin, approvato nel 1518, stabiliva norme precise per la conduzione dei vigneti per garantire, fin da allora, vini di alta qualità che avevano un mercato fiorente verso l'Agordino, la Valle di Primiero e i territori alpini di lingua tedesca.  I vigneti occupavano le rive esposte a sud nei comuni di Feltre, Fonzaso, Arsiè e Seren del Grappa, con una produzione di qualità derivante da varietà soprattutto locali.

Nel Settecento, l'arrivo di inverni sempre più rigidi misero a dura prova il territorio della Provincia di Belluno, poi tra l'Ottocento e il Novecento, la comparsa delle malattie della vite provocarono un primo impoverimento del patrimonio vinicolo, con conseguente introduzione delle viti americane. Inoltre, nel secondo dopoguerra, la crescita e lo sviluppo del settore manifatturiero e dell'occhialeria, favorirono un consistente abbandono delle terre agricole e la quasi scomparsa della viticoltura bellunese.

Ma da qualche anno, un gruppo di viticoltori ha ripreso con entusiasmo a coltivare la vite, andando a recuperare antiche varietà locali come la Bianchetta, la Pavana, la Turca e la Gata, anche sperimentando con notevole successo altre cultivar italiane ed internazionali come Merlot, Chardonnay, Pinot Nero e Teroldego

Nel marzo del 2015, questo gruppo di imprenditori agricoli ha dato vita al Consorzio Coste del Feltrino, al quale oggi aderiscono 11 aziende, con un totale di 20 ettari vitati. La sua mission principale è caratterizzare fortemente tutte le imprese del settore che operano in questa particolare area, proponendo un modello di viticoltura non intensiva legata alla tradizione, al paesaggio e altre attività agricole già esistenti. 

Oltre ad un rigido Statuto, i soci del Consorzio sono tenuti al rispetto di una "Regola di Produzione", che stabilisce quali sono le varietà ammesse, escludendo quelle che non s'integrano perfettamente con il territorio montano delle Dolomiti Bellunesi.

Regole severe che privilegiano la conduzione biologica o integrata dei vigneti restringendo le norme già poste in essere dal Disciplinare dell'IGT Vigneti delle Dolomiti.

Tutto questo rappresenta un primo passo verso l'ottenimento di una denominazione d'origine specifica, a tutela di un patrimonio fatto di storia, qualità ed eccellenza. 

 

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I principali vitigni coltivati in Italia.

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La vite in Italia è coltivata fin dal secondo millennio avanti Cristo e non c'è regione italiana che non abbia i suoi vigneti. Da nord a sud, in collina, in pianura, in montagna, persino sulle isole più piccole, la vite cresce rigogliosa.

Grazie alla sua conformazione geografica ed alla sua storia, l'Italia è il paese al mondo con la maggiore varietà di vitigni.

Cosa s'intende per "vitigno"?

Il termine vitigno indica una determinata varietà di Vitis Vinifera, atta a produrre vino che generalmente viene associata ad un territorio in cui è originaria o in cui è arrivata ad esprimere risultati significativi. 

I vitigni si possono distinguere per differenti forme e colori dei chicchi di uva, del grappolo e delle foglie, oltre che per differenti periodi di maturazione e soprattutto per le diverse caratteristiche organolettiche dei vini da essi ottenuti. 

In funzione del colore dell'acino si distinguono i seguenti vitigni:

  • a bacca nera (anche se il termine più corretto, dal punto di vista ampelografico, è di bacca rossa);
  • a banca bianca;
  • a bacca grigia

Per identificare un dato vitigno è necessaria prima di tutto un'accurata analisi e descrizione della forma delle foglie e dei frutti (grappoli); di questo si occupa l'ampelografia, disciplina che studia, identifica e classifica le varietà dei vitigni attraverso particolari schede ampelografiche che descrivono le caratteristiche dei vari organi della pianta nel corso delle diverse fasi di crescita.

La terminologia e le modalità d'impiego sono stabilite a livello internazionale. Tale studio sistematico ebbe inizio con l'agronomo latino Columella e si sviluppò con Pier dei Crescenzi nel XIII secolo e soprattutto con il Conte Odart che scrisse nel XIX secolo l'Ampelografia universale.

Oggi, a queste accurate descrizioni morfologiche, standardizzate dall'Organisation Internazionale de la Vigne et du vin si sono aggiunte le più accurate analisi del DNA. 

Numerosi vini vengono attualmente prodotti utilizzando una miscela di uve, per l'ammostamento, composte da differenti vitigni (uvaggio) oppure da una miscela di vini diversi per provenienza, invecchiamento o tipologia (taglio).

In Italia i vitigni più diffusi sono tra i rossi il Nebbiolo, il Sangiovese, la Barbera, il Primitivo ed il Montepulciano; tra i bianchi il Trebbiano, il Vermentino, la Vernaccia, il Moscato e la Malvasia.

Queste però sono le varietà di sicura origine italiana: molto diffusi e tra i primi posti della classifica anche gli onnipresenti vitigni internazionali. 

Tra i più famosi e diffusi nel mondo sono fra i rossi il Cabernet sauvignon, il Cabernet franc, il Merlot, il Pinot nero, lo Zinfandel e la Syrah; tra i bianchi il Sauvignon, lo Chardonnay, il Muscat ed il Riesling

Come si classificano i vitigni?

Una delle principali classificazioni dei vitigni avviene in base alla territorialità e alla loro origine storica.

A tal fine, in questo articolo si sentirà quindi parlare di:

  • Vitigni autoctoni: sono quelle uve che hanno un forte legame storico con il territorio dove vengono coltivate, il quale è molto limitato (una o due province al massimo). Ogni vitigno autoctono presenta una sua caratteristica e una distintiva forma e colore del grappolo, del chicco e delle foglie e conferisce al vino, da esso ottenuto, alcune caratteristiche organolettiche ben precise e tipiche.
  • Vitigni locali: sono vitigni diffusi in una zona più ampia della categoria precedente (più province e a volte anche un'intera regione) e che mantengono un forte legame storico con il territorio, ma magari si sono diffusi anche in zone diverse da quella originaria. 
  • Vitigni nazionali: sono uve originarie di una data regione che poi successivamente si sono diffuse in un'area molto più vasta del nostro Paese, fino talvolta a coinvolgere quasi tutta la Penisola fino a comprendere quasi tutto il territorio nazionale.
  • Vitigni internazionali: sono quei vitigni, spesso di origine francese, che si sono diffusi in tutto il mondo grazie alla loro versatilità e adattamento alle diverse condizioni ambientali. La loro fama e notorietà deriva dal fatto che il mercato mondiale del vino è stato inizialmente impostato dai produttori Francesi, anche se la realtà attuale è ben diversa fortunatamente. Questi vitigni danno origine a vini che, assieme alle caratteristiche varietali che li contraddistinguono, sommano delle caratteristiche tipiche del terroir nel quale vengono allevati. A loro volta queste possono derivare da fattori climatici o di composizione del terreno, oppure da fattori umani come la tradizione e le usanze in termini di coltivazione o processi enologici. 

I principali vitigni diffusi in Italia.

L'Italia è il paese europeo che offre la più ampia biodiversità viticola, quale risultato di antichi processi di domesticazione e di circolazione varietale. I vitigni che sono presenti nella nostra viticoltura, talvolta rappresentati solo da qualche esemplare, sono testimoni di una ricchezza che è in buona parte ancora sconosciuta dal punto di vista dell'utilizzazione viticola, che merita certamente di essere oggi valorizzata. 

Di seguito, riportiamo un elenco dei principali vitigni più diffusi e coltivati in Italia con una loro breve presentazione. 

ROSSI

Aleatico

E' un vitigno aromatico a bacca nera con un caratteristico colore blu - vermiglio. Predilige i terreni collinari, ben esposti e climi caldi e non ha un'abbondante produzione.

Il vitigno da vini di qualità sia secchi che dolci. Presenta un colore rubino, profumo intenso, fruttato e tendente alla confettura con la maturazione del vino nel corso degli anni. Al gusto è morbido, dolce e leggermente astringente. 

Cabernet Sauvignon

E' uno tra i vitigni più diffusi al mondo ed è particolarmente adatto per la produzione di vini di notevole qualità e grande longevità. La pianta manifesta capacità di adattamento alle più disparate condizioni climatiche e tecniche di vinificazione.

Da essa si producono vini ricchi di tannini e sostanze aromatiche che favoriscono un lungo invecchiamento; lunghe macerazioni e affinamento in legno che permettono di sviluppare nel tempo un bouquet complesso e affascinante. 

Il vitigno Cabernet Sauvignon predilige terreni poco fertili, maturazione tardiva e di produzione media ma costante.

Il vino è di colore rosso rubino intenso, tendente al violaceo, di corpo, alcolico, aromatico e con un lieve e caratteristico sapore erbaceo. Si affina notevolmente con l'invecchiamento, e vinificato con altri vitigni, quali il Merlot, ne migliora notevolmente le caratteristiche organolettiche. 

Merlot

E' un vitigno a bacca nera, il cui nome deriva dalla particolare predilezione che ha il merlo per le sue bacche.

La pianta ha robustezza notevole e produzione abbondante e costante, predilige i terreni collinari e freschi, con una buona umidità. L'uva Merlot produce un vino dal colore rosso rubino più o meno intenso, con aroma fruttato, e note di fiori rossi. Il sapore è abbastanza tannico, morbido e corposo.

Montepulciano.

E' un vitigno a bacca nera ed è di fatto l'emblema dei vitigni rossi del Centro - Italia, e a discapito del suo nome, non va collegato all'omonima località toscana.

Le migliori espressioni di questo vitigno si manifestano su terreni collinari argillosi con clima abbastanza caldo e asciutto, e spesso è utilizzato come uva da taglio per aumentare colore e corpo di altri vini.

La caratteristica principale di questo vino rosso sono i suoi profumi ampi ed intensi, eleganti e fruttati con note speziali, quali cannella, noce moscata e pepe nero.

Il colore è di un rubino profondo con riflessi violacei, tendente al granato dopo un lungo invecchiamento.

Al palato lo identificano la potenza, l'amarena, i frutti di bosco, ben accompagnata da un tannino, di trama fine ma ben strutturata, molto vigoroso e di lunga persistenza.

Nebbiolo.

E' il più antico vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte, uno tra i più nobili e preziosi d'Italia.

Il suo nome deriverebbe da "nebbia": secondo alcuni perchè i suoi acini danno l'impressione di essere annebbiati, ricoperti dalla pruina abbondante; secondo altri, invece, perché la maturazione tardiva dell'uva spinge la vendemmia al sorgere delle prime nebbie d'autunno. 

Conosciuto anche come "la regina delle uve nere", ha bisogno di cure attente e laboriose, per questo motivo la sua coltivazione ha vissuto periodi di splendore e di offuscamento, ma non è mai stata abbandonata dai vitigni locali, consapevoli del pregio altissimo dei vini che se ne ricavano. 

E' molto esigente in fatto di giacitura ed esposizione al terreno, lavorazioni e concimazioni. I suoli calcarei e tufacei sono l'ideale per questo vitigno che germoglia precocemente tra la metà e la fine del mese di aprile.

Abbastanza sensibile agli sbalzi improvvisi di temperatura si avvantaggia delle oscillazioni tra giorno e notte in fase di maturazione ma la ricchezza dei tannini della sua buccia richiede posizioni collinari ben esposte al sole, preferibilmente tra i 200 e i 450 metri sul livello del mare.

I due vini principe prodotti con il Nebbiolo sono ovviamente il Barolo e il Barbaresco. Sempre in Piemonte altre denominazioni che impegnano il nebbiolo sono il Gattinara, il Roero, il Langhe DOC, il Ghemme, il Nebbiolo d'Alba, in purezza o in blend con altri vitigni. 

In generale i vini prodotti col Nebbiolo sono dotati di grandissima austerità, spessore e carattere grazie al grande patrimonio di zuccheri, acidi e polifenoli contenuti negli acini. 

I tannini sono potenti, ma grazie alle moderne tecniche di affinamento e maturazione e all'uso del legno, questi vengono ammorbiditi rendendo i vini apprezzati in tutto il mondo. 

Sangiovese.

Il Sangiovese cambia notevolmente le sue caratteristiche al variare dei climi e dell'altitudine in cui è coltivato.

Di produttività regolare, è un vitigno vigoroso a bacca nera che predilige terreni collinari di media o scarsa fertilità e asciutti.

Il vitigno produce un vino dal colore rosso rubino intenso fino al granato e, dopo un lungo invecchiamento, potrà assumere sfumature di tonalità aranciate. Tra gli aromi fruttati si distinguono prevalentemente i frutti rossi e neri, tra cui l'amarena, la mora e la prugna e inoltre si accompagnano aromi più floreali, in cui la violetta è il più caratteristico seguito dall'aroma di rosa. 

Di gusto tannico, corposo, aromatico, con un gradevole retrogusto amarognolo e fruttato.

BIANCHI

Chardonnay

E' un vitigno internazionale, di origine Francese. L'incredibile varietà di sue componenti aromatiche emerge in diversi modi; a seconda dei terreni e dei climi dov'è coltivato, si originano prodotti di qualità e di struttura molto diversi tra loro. La naturale predisposizione di questo vitigno a dare vini adatti all'affinamento in legno rende ancora più ampio il suo panorama degustativo.

Rientra nell'uvaggio dei migliori spumanti metodo classico del mondo e si presta anche ad essere assemblato con altri vitigni internazionali, dando ai vini struttura e profumi intensi e fruttati. 

E' un vitigno a bacca bianca di vigoria elevata, con produttività regolare e abbondante. Predilige i climi caldi, i terreni collinari e ventilati. La vendemmia è abbastanza precoce, nella prima decade di settembre. 

Dalle uve di Chardonnay si possono ottenere vini fermi, frizzanti o spumanti, con gradazione alcolica alta e acidità piuttosto elevata. Il colore del vino è giallo paglierino non particolarmente carico, il profumo, caratteristico, è delicato e fruttato, il sapore elegante e armonioso. Se invecchiato, assume note di frutta secca.

Glera

Vitigno autoctono semiaromatico a bacca bianca del Veneto e Friuli Venezia Giulia, chiamato Prosecco fino al luglio 2009 (oggi identifica il vino prodotto), è stato sostituito con il nome di Glera. 

Questo vitigno predilige terreni collinari non troppo asciutti, la foglia è medio grande pentagonale, il grappolo medio grande piramidale allungato piuttosto spargolo con due ali e con acini di un bel giallo dorato.

Il vino chiamato Prosecco è prodotto per l'85% con uve del vitigno Glera e per la restante percentuale da uve di vitigni quali il Verdisio, Pinot bianco, Pinot grigio e Chardonnay. 

Il Prosecco è conosciuto in tutto il mondo per le sue bollicine ed è lo spumante italiano più esportato; la spumantizzazione avviene con il metodo Charmat che permette di ottenere spumanti molto freschi e fruttati e il processo produttivo è più rapido rispetto al metodo Classico. 

La lavorazione di questo vitigno da vita alle DOCG "Conegliano Valdobbiadene Prosecco", "Colli Asolani - Prosecco", "Colli di Conegliano - Torchiato di Fregona Passito"

Il vino ha colore giallo paglierino brillante con persistente perlage, al naso è fruttato, floreale e vegetale di mela, pera, agrumi, crosta di pane e lieviti, al palato è secco o amabile, sapido e fresco.

Maceratino

Il vitigno viene coltivato da secoli nelle Marche e, in particolare, nel Maceratese, da cui ne deriva il suo nome.

Uva a bacca bianca, offre rese elevate e costanti e una notevole facilità di coltivazione grazie ad una sua estrema adattabilità sia alla natura del terreno che alle diverse condizioni ambientali di clima e di esposizione. 

La pianta da un vitigno giallo paglierino piuttosto pallido. Al naso appare solo lievemente profumato, mentre al palato è neutro, sapido, asciutto, con poco corpo.

Malvasia.

Con il nome Malvasia vengono indicati molti vitigni, la maggior parte a bacca bianca, geograficamente distribuiti un po' in tutta Italia. Sebbene di origini diverse, tutti questi vitigni condividono alcune caratteristiche di base quali la fragranza piccante di muschio e di albicocca e residui zuccherini piuttosto alti. 

Queste caratteristiche rendono i vitigni del gruppo delle Malvasie particolarmente adatti alla produzione di spumanti e di passiti. Il vitigno Malvasia ha abbondante robustezza e maturazione medio - tardiva.

Il vino è di colore giallo paglierino, sapido, con una buona acidità e lievemente aromatico. E' utilizzato anche per la produzione di Vin Santo.

Moscato Bianco

Il vitigno Moscato Bianco ha una produzione costante e tollera bene la siccità estiva. L'uva, raggiunta la sua maturazione, ha una dolcezza molto marcata e per questo motivo è soggetta ad attirare le vespe ed altri insetti. 

Il vino del vitigno è di colore giallo paglierino, intensamente aromatico, fragrante e muschiato al naso. Si presta bene sia all'appassimento che alla spumantizzazione, ma anche all'utilizzo come base per vini liquorosi.

Meno diffuso in Italia rispetto al Moscato Bianco, il Moscato Giallo è utilizzato sia come uva da tavola sia per la vinificazione per vini dolci spumanti o passiti, talvolta in versione secca come vino fermo.

Questo vitigno ha elevata vigoria, una maturazione precoce e una produzione buona e regolare. Il vino del Moscato Giallo ha un colore che varia dal giallo al giallo oro, al naso risulta gradevolmente aromatico, con un profumo di uva moscato e un sapore marcatamente dolce. Spesso presenta sfumature di agrumi e mele al forno. 

Passerina

Pianta autoctona del sud delle Marche, l'uva prodotta viene chiamata con vari nomi tra cui: "pagadebito, "campolese" o "uva passera".

L'uva passerina è resistente e produttiva, la sua maturazione è tardiva e i suoi acini, di colore bianco, si presentano di piccole dimensioni. Il vitigno da un vino di colore giallo paglierino con riflessi dorati. 

Al naso è fruttato con note di frutta tropicale e floreale con note di ginestra, pino ecc. E' provvisto di una buona acidità ed ha una polpa particolarmente gustosa. E' prodotta nelle versioni ferma, frizzante e passita.

Pecorino

Il vitigno è una pianta autoctona delle Marche, in particolare delle aree del Piceno. Predilige i climi freschi ed il suo nome deriva dal fatto che i luoghi in cui veniva coltivata erano collinari, gli stessi in cui era ampiamente diffusa la pastorizia. 

Vitigno a bacca bianca è di maturazione precoce. Dall'uva Pecorino si produce un vino dal colore giallo carico, con riflessi verdolini, con buona mineralità ed acidità, che vengono in parte nascoste dalla buona morbidezza. 

I profumi sono di pera William e anche al gusto abbiamo l'identico richiamo.

Pinot Grigio.

Appartiene al gruppo dei vitigni Internazionali, di origine francese ed ampiamente coltivati in Italia e in tutto il mondo. L'uva dà un vino di colore giallo paglierino con riflessi dorati se vinificato in bianco, diversamente se vinificato a contatto con le bucce assume il naturale tono aranciato. Al naso è lievemente profumato, fruttato, asciutto, alcolico, morbido, fresco, armonico ed equilibrato. 

Il gusto è gradevolmente morbido ma assume un sapore leggermente amarognolo se vinificato in ramato.

Non ha particolare predisposizione a lunghi affinamenti.

Trebbiano

E' una pianta caratterizzata più dalla produttività che dalla personalità, e anche grazie alla spiccata acidità che conferisce ai vini, si presta all'appassimento. 

Il vitigno Trebbiano ha una grande vigoria ed epoca di maturazione tardiva. La sua produttività è abbondante e regolare, predilige terreni non molto fertili e poco caldi, non siccitosi. 

L'uva da un vino giallo paglierino, non molto intenso al naso, non fortemente caratterizzato al palato, fresco per acidità, abbastanza caldo e di medio corpo.

Verdicchio.

E' un vitigno a bacca bianca coltivato quasi esclusivamente nelle Marche, sulle colline tra Jesi e Matelica.

La sua uva è utilizzata per produrre sia vini freschi, sia vini molto strutturati capaci di notevole longevità. 

Si presta particolarmente bene anche alla produzione di spumanti naturali e vini passiti. E' un vitigno piuttosto duttile, ha una maturazione medio - tardiva, una buona e costante produttività ed è adatto alle più diverse tecniche di allevamento e di vinificazione. 

Il vino prodotto è di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Al naso è fruttano, con note decise di mandorla amara. Al palato è fresco, sapido, di corpo, adatto anche a brevi invecchiamenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La storia del vino in Veneto.

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Non c'è al mondo un territorio dove il vino abbia radici tanto estese, identitarie, variegate e antiche come il Veneto. 

La vite e il vino sono parte integrante della storia, della cultura e del paesaggio di questa regione, della quale hanno caratterizzato nei secoli i modi di vita, l'economia, la fama e le tradizioni gastronomiche. 

La storia del vino in Veneto inizia molto prima dei tempi dei Greci a cui si riconosce l'introduzione della vite in Italia.

Si ritiene che la vite fosse presente in Veneto allo stato selvatico già a partire da molti secoli prima di Cristo e l'uva era utilizzata dalle popolazioni di quei tempi soprattutto come alimento.

Si dovrà attendere fino al VII secolo a.C. per poter trovare le prime testimonianze della produzione enologica in Veneto per opera delle popolazioni Etrusco - Retiche.

Durante il Medioevo, lo sviluppo della vitivinicoltura Veneta fu determinato dalla potenza commerciale di Venezia, che consentì l'esportazione dei vini Veneti in altri paesi, oltre che l'introduzione di vini stranieri in Italia, in particolare quelli prodotti in Grecia e a Cipro.

I commercianti Veneziani introdussero inoltre anche nuove specie di viti, favorendone la loro diffusione nei territori vicini, come nel caso della Malvasia che da Venezia si diffuse nel Friuli Venezia Giulia e in Dalmazia.

Anche i vetrai di Murano contribuirono alla diffusione del vino e al suo migliore apprezzamento: le bottiglie e i bicchieri di vetro soffiato di Murano, si diffusero rapidamente nelle tavole dei nobili andando a sostituire progressivamente i contenitori di ceramica, argento e peltro.

I nuovi contenitori di vetro furono associati ai vini di qualità e in poco tempo arrivarono anche in forme più semplici e meno pregiate, nelle tavole della gente comune di tutta l'Europa. 

Con il decadimento della potenza commerciale di Venezia nell'area del Mediterraneo e nelle terre d'oriente, verso la metà del 1500, l'importazione dei vini Greci diminuì drasticamente offrendo una possibilità di sviluppo ai vini locali. Fu proprio in questo periodo che iniziò la fama dei vini della zona di Treviso, di Vicenza e della Valpolicella.

Durante il XVI secolo il destino del vino Veneto fu caratterizzato da periodi alterni di grande diffusione così come di decadimento, a causa delle devastazioni provocate dalle guerre e dall'epidemia di peste.

Nel 1709 si registrò un'incredibile stagione fredda che, a causa delle gelate, distrusse completamente la maggioranza dei vigneti sconvolgendo radicalmente la viticoltura Veneta.

In seguito a questo catastrofico evento, la viticoltura Veneta fu molto approssimativa e la produzione di vino seguì inevitabilmente la stessa sorte.  Fu solo nel 1800 che si tentò di fare rinascere l'enologia Veneta attraverso un approfondito studio delle caratteristiche del territorio e delle varietà che meglio si adattavano. 

Nonostante questi nuovi propositi, altre catastrofi erano in agguato, non solo in Veneto, ma in tutta Europa. Con la diffusione dell'oidio, nella prima metà del 1800, iniziò un'altra epoca buia per la viticoltura, seguito poi dalla peronospora e dalla fillossera. 

Questi eventi non condizionarono comunque l'impulso della rinascita dell'enologia Veneta che aveva ormai avviato il suo cammino. Nel 1876 fu fondata la celebre Scuola di Enologia di Conegliano e nel 1923 la Stazione Sperimentale di Viticoltura ed Enologia.

Grazie agli studi e all'impegno di questi due istituti, fu possibile rilanciare l'enologia Veneta verso la sfida degli anni '90.

Dopo il 1950, in Veneto come in altre regioni italiane, iniziò la ripresa dell'enologia e si cominciò a comprendere l'importanza strategica della qualità: un processo che si è sviluppato concretamente negli anni 1990 e che ancora oggi non mostra segni di cedimento.

Oggi i vini veneti sono uno straordinario biglietto da visita di questa regione: se ne producono circa 8 milioni di ettolitri l'anno, dei quali quasi 3,2 milioni a Denominazione.

Gli esportatori della regione vendono all'estero una quantità di vini equivalenti a circa il 60% della produzione regionale, per una quantità e un valore superiore al miliardo di euro, equivalente al 28% del totale dell'export italiano di vino.

Il vino Veneto DOC e DOCG è unico perché proviene per la gran parte da vitigni autoctoni e originari e anche da tecniche autoctone, come l'appassimento delle uve su graticci, per ottenere un vino maestoso come l'Amarone

In Veneto si è affermata una cultura enologica che interpreta una gloriosa tradizione: una delle peculiarità è di privilegiare quelle caratteristiche di unicità e tipicità che le varie zone di produzione vinicola hanno saputo determinare ed affinare nel tempo.

Produrre vino richiede un lavoro scrupoloso fatto di sperimentazioni e ricerche che spesso possono durare per intere generazioni. Quello su cui oggi si deve puntare riguarda soprattutto la qualità e la tipicità dei vini. 

 

 

 

 

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