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Grande successo per il Granpasso all'Italian Wine Expo 2017.

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L'8 dicembre 2017, nella sede del prestigioso Das Hilton Kyiv Hotel, situato a pochi chilometri di distanza dalle principali attrazioni del centro di Kiev, si è svolta la seconda edizione dell'Italian Wine Expo 2017, rassegna B2B organizzata da Pilota Green Eventi, società di servizi con esperienza ventennale nella promozione delle eccellenze enogastronomiche italiane rivolta sia ai mercati interni (Paesi europei) sia ai Paesi Extra UE, in collaborazione con il Consolato Onorario d'Ucraina e la Camera di Commercio Nazionale Ucraina di Kiev. 

Questo evento si è rivelato un'importante occasione per far conoscere ed apprezzare ai principali operatori del settore vinicolo, agli importatori e ai distributori Ho.re.Ca, ai media, agli opinion leader e ai ristoratori locali, l'alta qualità dei nostri vini italiani anche con l'obiettivo di arrivare alla formazione di una gamma di carte dei vini da proporre nei migliori ristoranti di Kiev e in altre regioni del Paese.

Protagoniste della mostra di degustazione di Italian Wine Expo sono state 10 prestigiose aziende vinicole italiane come Vini Biagi (Colonella - Teramo), Seiterre (Bovolone - Verona), l'Azienda Agricola Reassi (Carbonara di Rovolon - Padova), Tenuta San Jacopo (Cavriglia - Arezzo), Azienda Pietro Cassina (Lessona - Biella), Azienda Agricola Vigna Petrussa (Albana - Udine), le Cantine PaoloLeo (San Donaci - Brescia), l'Enoteca Mirovino (Vecchiano - Pisa), giunte fin qui per promuovere i propri vini sul mercato ucraino, alla presenza delle più importanti realtà professionali di questo settore.

Anche Pian delle Vette, azienda agricola situata a Vignui di Feltre, piccolo borgo alle porte del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, ha partecipato a questa vetrina presentando al grande pubblico il suo Granpasso 2010, un vino che nel 2017 ha ottenuto numerosi riconoscimenti e premi ufficiali sia in Italia, sia all'estero, tra cui ricordiamo la medaglia d'oro al Concorso "Wine of the Year 2017" indetto dalle Associazioni "Via Claudia Augusta Altinate" di Germania, Italia e Austria, che ha riscosso un notevole successo per la sua grande struttura e per i profumi intensi, eleganti e delicati che garantiscono tipicità e unicità. 

Il mercato del vino in Ucraina.

Oggi nuovi mercati del vino crescono e anche Paesi che un tempo non si pensava potessero diventare piazze interessanti per prodotti di qualità e talvolta anche di alto prezzo, si sono affacciati sulla scena del wine business. Uno di questi è l'Ucraina, che oltre a contare su una produzione locale in crescita, è diventata un mercato dove sono sempre più presenti vini provenienti da tutto il mondo e, nel quale, operano ed agiscono una quindicina di importatori di vini europei ma anche del nuovo mondo.

Attualmente una delle principali wine componies è Dolmart Ukraine, azienda nata nel 1993 da Christina Xinias, che pur avendo avuto una primaria impostazione come importatrice di alcolici, è cresciuta siano a diventare una realtà che distribuisce grandi Maison de Champagne e prestigiose griffe di vino.

Il vino in Ucraina è una bevanda conosciuta e apprezzata sin dall'epoca zarista, inoltre durante il periodo sovietico, il Paese era la repubblica con la maggior produzione di vino dell'Urss.

Il popolo ucraino è un grande consumatore di bevande alcoliche, in particolare di vodka, cognac e brandy. La domanda di vino è in costante crescita, come quella nelle fasce alte di mercato, anche se nel 2014 la crisi economica ha inciso negativamente colpendo anche il mercato del vino.

Attualmente il consumo di vino è di circa 10 litri annui pro capite, dato che è destinato ad aumentare per il drastico calo del consumo di alcolici tradizionali, a vantaggio di quelli più leggeri. Negli ultimi dieci anni si è registrato anche un incremento delle importazioni di vino che hanno raggiunto una cifra di oltre 100 milioni di euro all'anno.

L'Italia è il primo esportatore di spumanti in Ucraina con una quota di mercato del 39%, seguita dalla Francia (20%), dalla Georgia (14%), dalla Germania (9%) e dalla Moldavia (5%). Per quanto concerne le altre tipologie di vini, il primo esportatore è la Georgia con un mercato del 28%, a seguire l'Italia (19%), la Francia (18%), il Cile e la Moldavia (8%). 

In Ucraina le importazioni di vino sono in mano a poche imprese, tant'è che per importare vino esiste un complicato e costoso sistema di licenze e di regolamentazioni burocratiche. Proprio per queste difficoltà, se si vuole esportare verso questo Paese, occorre stabilire un rapporto con un importatore di fiducia.

La produzione locale di vini è basata si basa su poco più di un centinaio di produttori che si avvalgono ancora dell'uso di tecnologie arretrate, ed è principalmente concentrata sugli spumanti, sui vini dolci e su quelli fortificati. In questi ultimi anni si stanno introducendo anche vitigni internazionali cominciando a produrre i primi vini fermi.

La qualità dei vini risulta ancora medio - bassa e vengono consumati prevalentemente sul mercato interno, anche se una parte viene esportata nei paesi limitrofi. L'export ha come destinazioni principali la confinante Russia, la Germania e la Georgia.

In conclusione, un elemento che potrebbe favorire lo sviluppo del mercato del vino ucraino, potrebbero essere gli accordi economici con l'Unione Europea, che porterebbero a ridurre le barriere tariffarie e non, soprattutto all'importazione di vini. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Storia dei nomi dei vini - undicesimo episodio.

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TREBULANUM - Trebbiano, Cognac

Il Trebbiano è oggi uno dei vitigni più diffusi in Italia, tanto che il suo uvaggio contribuisce alla produzione di decine di vini, bianchi e rossi. Non solo: le sue uve sono così adattabili da riscuotere un ampio successo anche oltre frontiera, trasformando questo vitigno in un fenomeno internazionale.

Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia ci parla del Trebulanum facendo riferimento al vino prodotto nella zona casertana tra Pontelatone, Formicola, Castel di Sasso e Liberi, dove si trova la cittadina di Treglia, di origine sannitica e poi romana, conosciuta all'epoca come Trebula Balinienis, culla del Trebulanum.

La città sannitica di Trebula nasce come centro strategico di difesa di uno dei valichi tra l'Agro Alifano e quello Campano, cruciale per i collegamenti stradali tra Lazio, Campania e Sannio. Nella seconda guerra punica Trebula strinse un'alleanza con Annibale, ma nel 215 a.C. venne riconquistata da Fabio Massimo e soggiogata.

In un'epigrafe il consiglio municipale di Trebula viene ricordato come "Senatus Populusque Trebulanus" e, in un'altra iscrizione, come "Ordo Populusque Trebulanorum". 

Si tratta di indizi utili per risalire alle origini del nostro vino, intorno al quale aleggia un'altra tesi, che ne vorrebbe far derivare il nome dal sostantivo trebula ovvero "fattoria o casale".  Il termine indicherebbe perciò un vino bianco che oggi definiremo paesano o casareccio, prodotto nelle fattorie di campagna per l'uso e consumo dei contadini stessi.

Incerto anche il successo del Trebulanum nell'antica Roma. Secondo alcune testimonianze non era considerato di gran pregio e veniva bollato come il vino dei soldati, visto il grande successo che aveva presso l'esercito. 

L'antico Trebulanum è stato comunque così prolifico, nell'adattarsi a terre e climi anche molto complessi, da originare veri e propri fenomeni. Uno per tutti: il Cognac.

Fin dal 1909 un rigoroso disciplinare di produzione indica con precisione quali zone della Charente e della Charente Marittime sono autorizzate alla coltivazione dell'uva, nonchè le materie prime, le procedure di invecchiamento e i metodi produttivi senza i quali il distillato non potrà fregiarsi del titolo di Cognac.

Questo disciplinare fu introdotto per evitare le imitazioni di un liquido già celebre al mondo e così diffuso da rendere abituale, pressochè in ogni osteria, un caffè corretto al Cognac.

Insomma un business di dimensioni planetarie, tanto redditizio quanto decisivo per la sopravvivenza di un intero territorio: basti pensare che le viti destinate alla produzione del vino bianco indispensabile per approdare al famoso distillato, si estendono su 80.000 ettari e occupano almeno 50.000 addetti. 

Ma qual'è la vera storia del Cognac, e dove incrocia il Trebulanum? Risaliamo alle origini del Brandy e tutto ci sarà più chiaro. I padri di questa geniale invenzione commerciale furono gli olandesi. 

Abituati a frequentare la Francia Meridionale per la loro avida ricerca di vini, cacciati da una Bordeaux ormai trasformata in cantina d'Inghilterra, i commercianti cinquecenteschi di Amsterdam e Rotterdam furono all'epoca i protagonisti di un'autentica rivoluzione enologica. 

Stufi di acquistare a infimo prezzo il vino scadente dello Charente dai terreni piovosi e calcarei, piantati con vitigni di nessun pregio, gli olandesi si inventarono la distillazione regalando al mondo il "Brandewijn" o vino bruciato, più comunemente passato alla storia come Brandy.

Liquoroso, alcolico, caldo, e potente, nella migliore versione sarà questo il Cognac, purchè prodotto secondo disciplinare. Ovvero, quanto a uve, almeno al 90% con grappoli di Ugny Blanc. Nobile nome francese che altro non indica che il nostro Trebbiano, duttile vitigno capace anche nella Charente di ben resistere alle malattie e di produrre grandi quantità di semplice vino, dalla giusta acidità. 

E' questa, forse, l'ultima sorpresa di Roma Caput Vini. Si scrive Cognac, si legge Trebulanum. 

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