Categorie Vini

Il nostro grazie al Coordinamento feltrino di Protezione Civile

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Feltre, 11 dicembre 2020. Un Natale inedito, in cui riscoprirsi comunità sarà ancora più importante. Per questo motivo Walter Lira ed Egidio D’Incà, titolari della cantina Pian delle Vette hanno deciso di donare un frizzante omaggio al Coordinamento delle Associazioni di Volontariato di Protezione Civile della Comunità Montana Feltrina.

 

Da uomini che trascorrono gran parte del tempo in campagna - spiegano D’Incà e Lira - riflettavamo come il nostro territorio negli ultimi anni sia stato sferzato da notevoli e inconsueti eventi atmosferici, originando drammatiche emergenze, Vaia in primis. In tutte queste occasioni non hanno mai fatto mancare la loro presenza e il loro supporto i volontari di protezione civile. Allora abbiamo deciso, in questo strano Natale, di rendere onore e merito al loro prezioso e silenzioso servizio, che offrono con passione alla nostra comunità, spesso sottraendo tempo alle loro famiglie e a loro stessi. Vogliamo idealmente trascorrere con loro le prossime festività natalizie e trasmettere la nostra gratitudine con quello che ci riesce meglio: il nostro vino. Oggi consegniamo ‘Croda Bianca’, uno spumante rifermentato in bottiglia che parla del territorio feltrino. Infatti è prodotto anche con la bianchetta, vitigno autoctono le cui origini risalgono a più di un secolo fa, che caratterizza il vino per una spiccata acidità; un prodotto orgogliosamente dolomitico.”

 

Parole di ringraziamento da parte di Sergio Battistella, Presidente del Coordinamento: “sarà piacevole brindare il prossimo Natale con un prodotto del nostro territorio. È sempre un orgoglio ricevere questi attestati di stima, che confermano la bontà del nostro servizio e ci confortano a proseguire la nostra missione. Nell’ultimo anno abbiamo collaborato con le autorità nazionali e regionali per il contenimento della pandemia da Covid 19, promuovendo la prevenzione e la tutela dei cittadini anche nei pressi delle strutture sanitarie. Recentemente, i periodi di allerta rossa - dovuti a sempre peggiori condizioni meteo - hanno visto volontari e mezzi impegnati nel soccorso delle popolazioni colpite. Questo Coordinamento conta su undici associazioni che dispongono di diverse centinaia di volontari che possono intervenire anche con mansioni specialistiche e professionali come le squadre di anti incendio boschivo, dei cinofili, dei sommozzatori, del Soccorso Alpino, della Croce Rossa, dei tecnici dei radio apparati, delle squadre logistiche ed alpinistiche dell’A.N.A. A tutti loro va il mio personale ringraziamento per il lavoro fin qui svolto, con lo spirito che da sempre ci contraddistingue nei diversi scenari in cui operiamo.”

 

Presente alla cerimonia - tenutasi nel piazzale della caserma Zannettelli, sede della Protezione Civile - Dario Scopel, Assessore dell’Unione Montana Feltrina, che ha favorito l’iniziativa: “fa piacere essere qui oggi e assistere a questa consegna. A nome anche del collega Carlo Zanella, delegato alla Protezione Civile, desidero ringraziare Pian delle Vette per il gesto di attenzione e ribadire ancora una volta il supporto e la riconoscenza a tutto il Coordinamento che ha dimostrato, anche in questi ultimi giorni, quanto sia preziosa e imprescindibile la sua opera. Senza dimenticare l’impegno di tutte le altre componenti del volontariato bellunese che fanno grande la nostra comunità.”

 

 

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La sfida dei vitigni resistenti in Provincia di Belluno.

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Nel 2014 la Regione Veneto ha scelto di avviare proprio in Provincia di Belluno un progetto destinato alle aree pedemontane dislocate in forti pendenze caratterizzate da alta piovosità, al fine di testare il comportamento di alcune varietà resistenti.

Dopo un'attenta e scrupolosa analisi, è stata scelta la località Col dei Bof, posta a 700 metri d'altitudine, in Valle di Seren del Grappa. Qui sono state messe a dimora 3.000 barbatelle di una trentina di varietà PiWi, provenienti dalle cooperative di Friburgo e Rauscedo.

Il vigneto, di circa 0,7 ettari, è stato inaugurato il 7 aprile 2017, ed è attualmente gestito per lo più da volontari appartenenti alla Fondazione Val di Seren Onlus. La scelta di far crescere l'uva in questo posto situato proprio dietro ad una borgata di case abbarricate sulla collina si è rivelata una scelta vincente.

E pensare che questo vigneto era nato quasi per caso nel 2012, quando Oskar Unterfrauner arrivato a Col dei Bof in compagnia di un amico, era rimasto talmente affascinato e stupito dalla bellezza di questo luogo, a tal punto da voler avviare un progetto che nel corso degli anni ha coinvolto la Provincia di Bolzano, che aveva deciso già di studiare questo territorio dando vita ad un masterplan (piano di riassetto urbanistico) tutt'oggi in corso di sviluppo.

In Provincia di Belluno è in crescita anche il numero di piccoli produttori che stanno sperimentando in proprio le varietà PiWi già autorizzate. A San Gregorio nelle Alpi, Edda Bonifacio conduce con metodo biologico l'Azienda Agricola Sass de Mura che produce, oltre a dell'ottimo vino, anche fagioli e patate.

All'interno del suo vigneto, ha da poco reinnestato 3.500 metri con le varietà Bronner e Cabernet Cortis, ritenendo che i vigneti resistenti siano un'opportunità in più per la coltivazione biologica, anche per creare una nuova identità territoriale della viticoltura bellunese. Anche Filippo de Martin è dello stesso avviso e nel suo ettaro di terreno coltiva Solaris e Bronner, su altitudini che variano dai 300 ai 650 metri.

Il rilancio della viticoltura a Belluno passa anche dall'individuazione delle varietà di Vitis Vinifera più adatte alle terre di montagna alta, alle difficoltà climatiche perseguendo l'obiettivo della massima naturalità delle produzioni.

Non è certamente un caso che in Provincia di Belluno siano recentemente nate altre due realtà associative molto interessanti: l'AVA (Associazione Viticoltori Alpago) con i suoi 8 ettari di vigneto di varietà resistenti autorizzate e, inoltre, l'Associazione PiWi Veneto, che si propone di diffondere e far conoscere le varietà resistenti, come stanno già facendo le sezioni di PiWi International presenti in Svizzera, Germania, Austria, Repubblica Ceca e Trentino Alto Adige.

Attualmente c'è un gran fermento nel Bellunese e la sfida ai continui mutamenti climatici non spaventa più di tanto i viticoltori; fra tradizione e innovazione, la parola chiave è sostenibilità e c'è già qualcuno che sogna di far nascere un Bio Distretto dove la viticoltura, le attività agricole e produttive facciano sempre più rete per creare nuovi business e posti di lavoro. 

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La Locanda Solagna riapre puntando sulla riscoperta dei sapori tipici locali.

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Sabato 30 giugno la Locanda Solagna, presente a Quero - Vas dal 1956, ha riaperto le sue porte grazie al sogno portato avanti dal giovane imprenditore Andrea Riboni pronto ad accogliere l'eredità del noto locale del Basso Feltrino, proiettato verso la pianura ma con i piedi ben piantati tra le incantevoli montagne delle Dolomiti Bellunesi. 

Dopo un periodo di chiusura dovuto ai lavori di restyling di questa storica location, oggi la Locanda Solagna si presenta al pubblico con una nuova veste più moderna e rinnovata sia dal punto di vista architettonico, sia per quanto riguarda il menù della cucina.

La scelta dei nuovi materiali e dello stile dato agli spazi, richiamano a colpo d'occhio un forte attaccamento al nostro territorio dolomitico. Certamente la Valbelluna la si ritrova sui muri e nel pavimento, mentre nelle sale si può respirare l'aria di montagna camminando su pietre locali circondate dal legno delle foreste del Cansiglio.

I componenti d'arredo sono stati realizzati utilizzando legno di rovere, castagno e larice, mentre le pietre provengono dalle zone di Bassano del Grappa e di Castellavazzo. Anche il ferro non poteva mancare con un tributo speciale al maestro Carlo Rizzarda.

La nuova gestione punta a diffondere la cultura del buon cibo abbinato alla scelta di vini di alta qualità, facendo riscoprire i prodotti tipici della cucina locale e nazionale, oltre ai presidi Slow Food.

Anche nella scelta dei vini per il brindisi inaugurale, il nuovo gestore ha voluto puntare sulle eccellenze bellunesi, portando in degustazione il nostro Spumante Rosè Extra Brut Dumalis, ottenuto da uve di Pinot Nero vinificato in bianco con Metodo Ancestrale; un vino ottimo come aperitivo ma anche per accompagnare antipasti, creme di verdure, piatti e grigliate di pesce e carni bianche.

Non ci resta che ringraziare Andrea Riboni per aver fatto conoscere nuovamente ai suoi ospiti l'esistenza di Pian delle Vette Cantina di Montagna e per la sua determinazione nel continuare a "divulgare il verbo" che anche in Provincia di Belluno esistono vini meravigliosi che meritano di essere apprezzati e degustati. 

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Alla scoperta del Fiume Piave... in bicicletta.

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Turismo, paesaggio, identità, accoglienza, viaggio ed esperienza. In un'unica parola Piave, che è anche il nome del progetto che vede coinvolto come protagonista principale il Centro Consorzi di Sedico, nell'intento di far interagire il turista con gli aspetti più caratteristici e peculiari del territorio veneto, permettendogli di vivere un'esperienza di viaggio unica e personalizzabile alla scoperta del percorso ciclabile "La Piave" uno straordinario itinerario che si snoda per 220 chilometri, partendo dalle Sorgenti in Provincia di Belluno e giungendo fino al Mare Adriatico, proprio in prossimità della nota località balneare di Jesolo, dopo aver attraversato da Nord a Sud le provincie di Belluno, Treviso e Venezia, lungo un percorso che va dai 1.700 metri di quota al livello del mare.

Il percorso del Fiume Piave rappresenta un viaggio nella Storia, segnando il passaggio dal microclima artico a quello più mediterraneo. Il suo corso ha visto dialogare gli instancabili navigatori veneziani con gli orgogliosi popoli stanziali stabilitisi lungo il fiume, dando vita a nuove dinamiche culturali di notevole interesse, sviluppando anche vere e proprie economie che nel corso dei secoli hanno permesso di unire la biodiversità alpina e lagunare.

Non va inoltre dimenticato che il Piave, fiume Sacro alla Patria e corso d'acqua che ha fatto grande Venezia tra il '400 e il '500, è un importante filo conduttore che lega due siti della WHL Unesco: Le Dolomiti e Venezia e la sua Laguna, due ambiti morfologicamente lontani ma fortemente legati dalla stessa genesi geomorfologica. 

Infatti le Dolomiti derivano dalla profonda interazione tra il mare e la terra, proprio come la laguna, nata dai numerosi sedimenti provenienti dal bacino alpino, modellati nel tempo dalle correnti marine.

Questo stupendo itinerario può essere affrontato a piedi o in bicicletta, seguendo vari temi in base ai propri interessi personali: i Musei, il Piave e la Grande Guerra, Castelli, Torri e Abbazie, le Chiese Affrescate, i Grandi Capolavori del Piave, gli Opifici Storici, Le Ville, i Paesaggi del Piave. 

Il turista può sempre decidere in qualsiasi momento di personalizzare come meglio crede il suo viaggio, scegliendo di comprenderli tutti, oppure solo alcuni di essi, grazie anche all'ospitalità diffusa sviluppata in collaborazione con la DMO Belluno - Dolomiti, il Consorzio Turistico Dolomiti Prealpi e quello della Marca Trevigiana, il GAL (Gruppo Azione Locale) e la rete d'impresa Cycling in the Venice Garden, unendo così ambiti diversi che spaziano dallo storico all'artistico, dall'antropologico all'emozionale, dal paesaggistico all'architettonico, per una camminata o pedalata che vuole essere anche un'occasione in più per scoprire ed ammirare la Storia d'Italia.

 

 

 

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La viticoltura bellunese si espande puntando sull'alta qualità delle produzioni vinicole.

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La Provincia di Belluno fino agli anni Sessanta del secolo scorso, è stata caratterizzata da un'economia agricola povera basata in prevalenza sull'alpeggio; la viticoltura, fiorente nei secoli precedenti in aree vocate come il Feltrino, era considerata per lo più un'attività marginale. 

Nell'ultimo decennio, si è verificata un'inversione di tendenza: il Bellunese ha riconquistato una forte vocazione vitivinicola recuperando la propria storia, rivelandosi presto un interessante territorio sperimentale in cui coesistono la conservazione dei vigneti autoctoni abbinati alla sperimentazione di varietà più resistenti; il tutto in una prospettiva di una viticoltura eroica di qualità e sostenibile. 

Rispetto alla superficie vitata della Regione Veneto, stimata in 90.000 ettari per il 2017, il Bellunese ne conta solo 147. Un piccolo numero che è aumentato di un terzo nell'ultimo triennio e che ha visto la nascita di nuove aziende agricole di dimensioni medio piccole, spesso gestite a livello familiare. Anche il biologico risulta un settore in forte crescita, con quattro aziende già certificate ed una decina in conversione.

L'area geografica del vitigno Bellunese.

Geograficamente, il vitigno bellunese si distribuisce in località ben definite e circoscritte come ad esempio la zona di Feltre, dove recentemente è nato il Consorzio Coste del Feltrino. 

La Conca dell'Alpago, dove stanno nascendo piccole aziende che hanno ripreso a coltivare la vite, in abbandono dal secondo dopoguerra in questi luoghi. Seren del Grappa, dove è in atto una vera e propria sperimentazione sulle varietà resistenti di Vitis Vinifera che s'inserisce in un progetto più ampio ed articolato di rivitalizzazione del territorio della Valle di Seren.

Infine, la Valbelluna - Sinistra Piave - dove poco più di 60 ettari di vigneto sono coltivati prevalentemente a Glera, assieme ad altre varietà atte alla produzione del noto Prosecco DOC

Il Consorzio Coste del Feltrino.

La vocazione storica della viticoltura feltrina risulta oggi molto documentata. Lo Statuto dei Vignaioli del Monte Aurin, approvato nel 1518, stabiliva norme precise per la conduzione dei vigneti per garantire, fin da allora, vini di alta qualità che avevano un mercato fiorente verso l'Agordino, la Valle di Primiero e i territori alpini di lingua tedesca.  I vigneti occupavano le rive esposte a sud nei comuni di Feltre, Fonzaso, Arsiè e Seren del Grappa, con una produzione di qualità derivante da varietà soprattutto locali.

Nel Settecento, l'arrivo di inverni sempre più rigidi misero a dura prova il territorio della Provincia di Belluno, poi tra l'Ottocento e il Novecento, la comparsa delle malattie della vite provocarono un primo impoverimento del patrimonio vinicolo, con conseguente introduzione delle viti americane. Inoltre, nel secondo dopoguerra, la crescita e lo sviluppo del settore manifatturiero e dell'occhialeria, favorirono un consistente abbandono delle terre agricole e la quasi scomparsa della viticoltura bellunese.

Ma da qualche anno, un gruppo di viticoltori ha ripreso con entusiasmo a coltivare la vite, andando a recuperare antiche varietà locali come la Bianchetta, la Pavana, la Turca e la Gata, anche sperimentando con notevole successo altre cultivar italiane ed internazionali come Merlot, Chardonnay, Pinot Nero e Teroldego

Nel marzo del 2015, questo gruppo di imprenditori agricoli ha dato vita al Consorzio Coste del Feltrino, al quale oggi aderiscono 11 aziende, con un totale di 20 ettari vitati. La sua mission principale è caratterizzare fortemente tutte le imprese del settore che operano in questa particolare area, proponendo un modello di viticoltura non intensiva legata alla tradizione, al paesaggio e altre attività agricole già esistenti. 

Oltre ad un rigido Statuto, i soci del Consorzio sono tenuti al rispetto di una "Regola di Produzione", che stabilisce quali sono le varietà ammesse, escludendo quelle che non s'integrano perfettamente con il territorio montano delle Dolomiti Bellunesi.

Regole severe che privilegiano la conduzione biologica o integrata dei vigneti restringendo le norme già poste in essere dal Disciplinare dell'IGT Vigneti delle Dolomiti.

Tutto questo rappresenta un primo passo verso l'ottenimento di una denominazione d'origine specifica, a tutela di un patrimonio fatto di storia, qualità ed eccellenza. 

 

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Le Spade delle Dolomiti.

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In Provincia di Belluno, dal'400 alla prima metà del '600, si forgiavano lame di spada che armavano svariati eserciti - dalla Scozia al lontano Oriente, in particolare per le milizie della Serenissima, e i cui esemplari sono esposti nei più importanti musei del mondo, ma non ancora in quelli delle Dolomiti Bellunesi, dichiarate dal 2009 Patrimonio Unesco.

Proprio lungo il corso del torrente Ardo, a nord - est di Belluno, nelle località di Brusighel e Fisterre, venivano prodotte più di 25.000 spade all'anno, mentre attraverso un documento risalente al 1578 sappiamo con certezza che gli inglesi siglarono un contratto con gli armaioli di Belluno per la fornitura di 600 spade delle Dolomiti al mese per un periodo di 10 anni.

Riuscire a processare questo enorme quantitativo di armi fu possibile solo grazie all'alta qualità del ferro estratto dalle miniere delle Vallate dell'Agordino e dello Zoldano.

Molto importanti furono le miniere del Fursil il cui minerale ferroso, ricco di manganese, era particolarmente adatto alla fucinatura di lame che all'epoca venivano forgiate utilizzando la tecnica denominata "a stoffa", che consisteva nel martellare a caldo, lamine d'acciaio e di ferro finchè si saldavano per bollitura. Questo permetteva inoltre di ottenere anche tempra della lama dura nel fondere, ma non facile a scheggiarsi.

Certamente quello delle spade fu il periodo di massimo sviluppo dell'Alto Veneto. In quei secoli, la bravura degli artigiani bellunesi primeggiò a livello europeo. Celebri furono soprattutto i maestri spadari come Pietro da Formicano, Giandonato Ferara (fratello del più noto Andrea) e i fratelli Giorgiutti, dei quali si possono ammirare ancora oggi nella Sala d'Armi del Consiglio dei Dieci al Palazzo Ducale di Venezia, due splendidi spadoni a due mani. 

Le spade forgiate da questi abili maestri raggiunsero, in molti casi, livelli qualitativi così alti da essere ricercate dai sovrani più importanti di quei tempi, che le vollero per arricchire e dare maggiore lustro alle loro collezioni personali.

Sicuramente il più noto tra i maestri spadari bellunesi è stato Andrea Ferara, originario del Comune di Fonzaso e molto attivo nella seconda metà del Cinquecento a tal punto che le sue spade, con l'elegantissimo fornimento a "tre vie" fecero epoca e, proprio da questo fornimento, Ferara diede vita alla gabbia del primo tipo di Schiavona, la spada più nota della Repubblica Veneziana, essendo legata ai suoi ultimi due secoli di storia, terminando il suo servizio con l'occupazione napoleonica del territorio della Serenissima.

La Schiavona, sviluppata verso la fine del XV secolo, era una spada molto pesante con guardia a gabbia metallica pensata appositamente per proteggere la mano del soldato che la brandiva garantendogli la possibilità di colpire con il pugno il suo nemico se si fosse avvicinato troppo a lui.

Il cesto paramano era realizzato con una griglia di lamine metalliche, assicurata alla crociera e all'arco paramano invece che al pomello. Quest'ultimo con la sua forma a "testa di gatto", era un'altra caratteristica distintiva di quest'arma, che raggiunse la sua massima notorietà nel XVII secolo.

Proprio nel momento di massima produzione delle spade bellunesi, la Serenissima decise di nazionalizzare il Bosco del Cansiglio (allora importante riserva di carbone), per utilizzarlo come "bosco da remi". Alla fine del Cinquecento gli spadari bellunesi furono costretti ad andarsene. 

La produzione di armi bianche entrò in crisi nel XVII secolo abbandonando definitivamente le montagne bellunesi, a seguito dell'introduzione della polvere da sparo. Fu allora che Venezia spostò in Val Trompia la fabbricazione delle nuove e più potenti armi da combattimento. 

Nonostante questo, la nostra manodopera qualificata e specializzata non si perse d'animo contribuendo, poi, allo sviluppo del distretto delle coltelleria di Maniago, che  impiega più di 1.000 addetti nel solo ciclo produttivo degli articoli da taglio, comprendo gran parte del fabbisogno nazionale ed esportando verso i mercati europei e americani. 

 

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Un debutto in grande stile per il Dop Piave Vecchio e i vini bellunesi al Vinitaly 2018.

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Un debutto in grande stile, in un prestigioso palcoscenico come quello del Vinitaly di Verona, la più importante fiera del settore vinicolo italiano, ha visto protagonisti - martedì 17 aprile 2018 - cinque pregiati vini bellunesi, tra cui anche il nostro Granpasso Uve Teroldego annata 2010 - Carattere Deciso, detentore della medaglia d'oro al Concorso "Wine of The Year 2017" indetto dalle Associazioni Via Claudia Augusta Altinate di Germania, Austria e Italia, abbinati al formaggio Dop Piave Vecchio Selezione Oro, prodotto esclusivamente con latte bellunese, nel pieno rispetto delle antiche regole e tradizioni dell'arte casearia, dal sapore intenso e fruttato che lo rende inconfondibile nel colore, nella pasta e al palato. Un formaggio vincitore di numerosi premi e riconoscimenti ufficiali: dal trionfo agli Italian Cheese Adwards al Caseus Veneti.

Uno speciale ed inedito abbinamento fortemente voluto da Confagricoltura, nel cui stand si è svolta una presentazione - degustazione delle eccellenze gastronomiche delle Dolomiti Bellunesi, alla presenza di numerosi enologi, giornalisti e addetti del settore, per dare il giusto risalto alla viticoltura bellunese, che nel solco di un'antica tradizione sta riscoprendo sempre più il proprio potenziale enologico, con vitigni autoctoni e internazionali che ben si adattano al clima e al terroir di montagna.

Protagonisti di questo particolare ed inedito connubio sono stati cinque viticoltori bellunesi facenti parte del Consorzio di Tutela Coste del Feltrino, assieme ad alcuni componenti della Confraternita del Formaggio Dop Piave, introdotti dagli interventi del giornalista enogastronomico bellunese Alberto Marcomini, Enzo Guarnieri, Predidente del Consorzio Coste del Feltrino, Gianpaolo Cet, Presidente di Piwi Veneto (viti resistenti), Fabio Bona, Presidente della Confraternita Dop Piave e da Diego Donazzolo, Presidente di Confagricoltura Belluno.

Davvero molto interessante è stato il discorso di Enzo Guarnieri che ha riferito come la Provincia di Belluno sia stata fino alla prima metà del Novecento una zona di grande produzione vinicola (soprattutto nel Feltrino), riuscendo ad ottenere 80.000 ettolitri di vino all'anno. Un patrimonio che poi è andato disperso a causa dello scoppio della Grande Guerra e dell'avvento della fillossera, della peronospora e dell'oidio.

Oggi lungo i cinquanta chilometri che vanno dalla Conca dell'Alpago alla Città di Feltre, si è sviluppata una viticoltura eroica che presenta pendenze elevate e notevoli difficoltà di meccanizzazione, che ha permesso di recuperare varietà autoctone come Bianchetta, Pavana, Gata, Turca, e alcune varietà internazionali come Pinot, Chardonnay, Merlot, Traminer Aromatico e Manzoni Bianco. Attualmente le aziende vinicole del Consorzio Coste del Feltrino coltivano venti ettari di vite con una produzione di 1.200 ettolitri di vino annui. 

In conclusione, anche questa passerella del Vinitaly 2018 si è rivelata un'importante occasione per far comprendere al grande pubblico l'alta qualità dei vini bellunesi che ben si identificano con le peculiarità del territorio del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, sposando il rispetto delle antiche tradizioni all'uso smisurato della tecnologia. 

Una bella realtà montana che sta crescendo, ma che va fatta conoscere sempre di più in altri prestigiosi contesti nazionali ed internazionali. 

 

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Il Vino Bellunese grande protagonista al Vinitaly 2018.

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Sarà la neoeletta Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ad inaugurare domenica 15 aprile la 52° edizione del Vinitaly "Salone Internazionale del Vino e dei Distillati", la più importante fiera per il settore vinicolo italiano e una tra le più prestigiose al mondo, che si svolge alla Fiera di Verona nel periodo compreso tra la fine di marzo e la prima settimana del mese di aprile.

Il Salone riunisce ogni anno produttori, importatori, distributori, ristoratori, tecnici, giornalisti e opinion leader ospitando più di cinquanta degustazioni tematiche di imprenditori vinicoli italiani ed internazionali, proponendo un ricco calendario di convegni, workshop ed eventi dedicati all'approfondimento delle principali tematiche legate al settore del vino.

La scorsa edizione del Vinitaly ha registrato 128.000 presenze provenienti da 142 paesi, 32.000 buyer stranieri (+ 8% rispetto al 2016) e oltre 4.270 aziende, andando così a premiare la spinta verso una sempre più netta separazione tra il momento riservato al business in fiera e il fuori salone dedicato ai wine lover nella splendida ed incantevole Città di Verona.

Fra pochi giorni il vino bellunese farà il suo ingresso da vero protagonista al Vinitaly 2018. Martedì 17 aprile nello stand di Confagricoltura (Padiglione 9 Area D) si svolgerà un incontro pubblico per dare il giusto risalto e valore alla realtà vinicola della Provincia di Belluno, che nel solco di un'antica tradizione, sta riscoprendo il proprio potenziale enologico con la scelta di vitigni autoctoni e internazionali che ben si adattano al terroir di montagna e al clima rigido delle Dolomiti Bellunesi.

A introdurre la tavola rotonda sarà Enzo Guarnieri, presidente del Consorzio di Tutela Coste del Feltrino, seguito dagli interventi di Giampaolo Cet, presidente di Piwi Veneto e da Diego Donazzolo, attuale presidente di Confagricoltura Belluno.

Guarnieri si soffermerà sul ripercorrere le principali tappe che hanno contribuito alla rinascita della viticoltura a Belluno, una zona di grande produzione di vino fino alla prima metà del Novecento (soprattutto nel Feltrino) con una resa di 80.000 ettolitri all'anno. Un patrimonio che purtroppo è andato perduto a causa dello scoppio della Grande Guerra e della comparsa della fillosseraperonospora e dell'oidio, ma ora  risulta in costante crescita. 

Nel corso degli anni le aziende che sono riuscite a sopravvivere hanno ricominciato a coltivare varietà autoctone come la Bianchetta, la Pavana, la Gata e alcune varietà internazionali che stanno dando buoni risultati nel nostro territorio montano come Pinot, Chardonnay, Merlot, Traminer aromatico e Manzoni Bianco.

Oggi le undici aziende che hanno dato vita al Consorzio Coste del Feltrino coltivano venti ettari con una produzione di 1.200 ettolitri di vino all'anno. Il mercato sta rispondendo bene sia in Europa che oltreoceano e, proprio per questo, Enzo Guarnieri si farà promotore di chiedere nei prossimi mesi l'assegnazione di una Denominazione di Origine Controllata (DOC) per tutelare maggiormente i vini delle Dolomiti Bellunesi.

Al termine dell'incontro seguirà un brindisi per far conoscere e scoprire ai numerosi ospiti presenti l'alta qualità dei vini bellunesi abbinati al formaggio Piave DOP. A questo speciale connubio d'eccezione si potrà anche degustare il nostro pregiato vino rosso Granpasso Uve Teroldego annata 2010 - Carattere Deciso che, proprio l'anno scorso, ha ottenuto la medaglia d'oro al Concorso "Wine of The Year 2017" organizzato dalle Associazioni Via Claudia Augusta Altinate di Germania, Austria e Italia e, inoltre, anche altri premi e riconoscimenti ufficiali tra cui la medaglia d'argento al Concorso "BeoWine Fair" di Belgrado, la più importante fiera enologica del Sud Est Europa. 

 

 

 

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