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I Vini Pian delle Vette presenti alla terza edizione del Vinissage Bassano 2018.

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Vinissage Bassano 2018 è un'esclusiva mostra mercato dedicata alle eccellenze vitivinicole del Triveneto allestita dal 16 al 18 giugno in una location unica a pochi minuti dal centro storico di Bassano del Grappa, ovvero la Villa Angaran San Giuseppe edificio storico di alto pregio architettonico e culturale. 

Il suo corpo centrale risale al 1590 ed ha subito nel corso degli anni numerose trasformazioni e restauri prima di diventare, nel 1924 una residenza religiosa finalizzata allo svolgimento di esercizi spirituali. 

La Villa Angaran è iscritta all'Istituto Regionale delle Ville Venete e, a quanto pare, è l'unica struttura storica destinata ad attività di sviluppo e di accoglienza sociale aperte al pubblico. Un luogo elegante e molto raffinato che consta di quattro piani e un seminterrato, di alcune costruzioni adiacenti (tra cui il Salone Lungobrenta) e di quattro ettari di parco coltivabile, oltre ad una quarantina di camere da letto singole e/o doppie.

A questa terza edizione dell'evento parteciperanno venti prestigiose aziende agricole e cantine venete che faranno conoscere ed assaggiare al pubblico cento diverse tipologie di vini, con l'unico scopo di aumentare la consapevolezza del "buon bere" attraverso la presenza di numerosi sommelier, guide enologiche cartacee e multimediali e di specifici eventi dedicati all'approfondimento del mondo del vino italiano.

Una delle novità più importanti di quest'edizione è l'introduzione della giornata del lunedì interamente dedicata agli operatori della ristorazione e dell'ospitalità turistica.

A questa tre giorni dedicata al mondo dell'enologia veneta, sarà presente anche Pian delle Vette Cantina di Montagna con una selezione dei suoi pregiati vini IGT prodotti nel Comune di Feltre (BL) sede del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, che ricordano l'armonia del paesaggio, la quiete dei luoghi di montagna, il benessere dei vigneti e la ricca biodiversità naturale che li arricchisce di profumi e aromi garantendo unicità e tipicità.

Non mancate a questo evento, vi aspettiamo per farvi conoscere e degustare dal vivo i nostri pluripremiati prodotti di alta qualità

 

 

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L'enogastronomia una nuova forma di turismo culturale.

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In Italia il turismo enogastronomico rappresenta a tutti gli effetti una nuova forma di turismo culturale. Non a caso, proprio attraverso la tutela, la conservazione e la valorizzazione dei territori agricoli e vitivinicoli destinati a delineare la cornice naturale del nostro Paese, esso propone un nuovo modo di vivere la vacanza, abbinando alla degustazione di vini e prodotti tipici locali, interessanti proposte di visite guidate ad aziende agricole e agroalimentari

Grazie ad una partecipazione diretta agli usi e alle abitudini dei territori rurali visitati, il turista può entrare maggiormente in contatto con la realtà di un luogo, vivendo così un'esperienza che lo arricchisce ulteriormente sia a livello umano, sia a livello culturale.

Oggi, non a caso, il turismo enogastronomico assume la forma del turismo culturale: il turista è alla continua ricerca del cibo locale da poter abbinare alla cultura di una località e l'enogastronomia diventa una sotto categoria di scelta di una destinazione turistica poichè unisce la volontà di acquisire familiarità con nuove culture, alla partecipazione ad eventi, festival e sagre che rappresentano un ruolo fondamentale nella formazione e nel potenziamento sia del turismo culturale, sia di quello gastronomico, offrendo ai viaggiatori ulteriori motivi per scegliere di visitare una meta turistica, riuscendo così ad affiancare i valori sociali, locali e paesaggistici alla buona cucina tipica

Proprio per quanto concerne la scelta e la motivazione a svolgre un viaggio, una recente indagine condotta dall'Associazione Nazionale Città del Vino, ha messo in evidenza che il turista enogastronomico considera importante la bellezza del panorama, la cucina tipica locale, l'arte e la cultura, ma anche il vino, considerato non solo come prodotto in sè, ma come tutto il sistema che vi gravita attorno, come ad esempio le cantine, i musei, la storia e la degustazione.

Il turismo del vino in Italia.

L'enoturismo è una particolare forma di turismo che si è sviluppato in Italia nel 1993 e deve il proprio significato alla parola greca "Oinos" (vino) che indica quella tipologia di turismo il cui interesse è focalizzato verso la cultura del vino.

Dalle visite in cantina e ai vigneti, alle degustazioni guidate, l'enoturismo rappresenta oggi la piena valorizzazione delle risorse vinicole del luogo ma anche l'abbinamento di altri settori strategici quali l'enologia, la gastronomia e il turismo; un importante connubio teso sempre più alla rivalutazione del territorio e delle sue specificità.

Per la nascita, la diffusione ed il successo di questo specifico tipo di turismo hanno avuto un ruolo importante alcune associazioni quali "Città del Vino" e il "Movimento del Turismo del Vino".

Proprio da quest'ultima, nel corso degli anni, si sono sviluppate quelle che attualmente sono considerate tra le maggiori manifestazioni vinicole quali "Cantine Aperte", "Calici sotto le stelle" e "Benvenuta Vendemmia" che hanno rappresentato un importante trampolino di lancio per il settore del vino, consentendo alle persone di visitare cantine, stringere rapporti diretti con i produttori, gustare e toccare con mano pregiati vini di qualità.

Oggi è risaputo che attraverso il vino si esprime l'identità di un territorio. Grazie alla diffusione di Internet e all'avvento dei social network il vino si è trasformato in un efficace e potente strumento di marketing e di promozione culturale in grado di stimolare nuovi e maggiori introiti, fornendo un prezioso supporto al settore turistico nei periodi di bassa stagione. 

Un aiuto sempre più importante per destagionalizzare ed ottenere nuove forme di turismo soprattutto nelle zone montane e collinari oggi a rischio di spopolamento per la scarsa possibilità di occupazione giovanile.

In conclusione, è stato dimostrato che scegliere di investire risorse in cultura, cibo e vino, genera risultati molto soddisfacenti da parte delle aziende. I sacrifici e gli sforzi sono ampiamente ripagati sia in termini di soddisfazione personale, sia di risultati, tra i quali citiamo l'aumento di visibilità aziendale

Recentemente è stato dimostrato che le cantine che hanno intrapreso negli ultimi anni queste iniziative, hanno ottenuto una maggiore propensione ad aprirsi al turismo rispetto alla media, aumentando le vendite dei loro prodotti a nuovi consumatori finali

Questa particolare apertura al turismo enogastronomico comporta anche la nascita di nuove figure professionali e di posti di lavoro, come ad esempio il responsabile all'accoglienza e all'ospitalità dei turisti, figura sempre più diffusa nelle aziende vinicole italiane che richiede l'acquisizione di nuove competenze, come la conoscenza delle lingue straniere, la capacità di narrare storie e tradizioni locali attraverso un autentico ed emozionale storytelling, il conoscere le nuove dinamiche e trend del mercato turistico e dell'intermediazione.

Una visione ed un approccio completamente diverso da quello che fino ad oggi ha caratterizzato la classica vendita di una bottiglia di vino ad un proprio cliente. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il vino più antico d'Italia ha origini siciliane.

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Il vino più antico d'Italia e di tutto il Mediterraneo occidentale è stato prodotto in Sicilia quasi 6.000 anni fa. I suoi residui sono stati trovati in una giara risalente all'Età del Rame rinvenuta in una grotta del Monte Kronio, vicino alla città di Agrigento. 

A condurre le analisi è stato un gruppo internazionale di ricercatori coordinati dall'archeologo Davide Tanasi, a cui hanno collaborato anche il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l'Università di Catania e gli esperti della Soprintendenza ai Beni Culturali di Agrigento.

Oggi grazie a questa interessante scoperta possiamo avere la conferma che la viticoltura e la produzione di vino in Italia sono più antiche di quanto si possa comunemente pensare: entrambe non sarebbero cominciate nell'Età del Bronzo (come ipotizzato finora), ma bensì quasi 3.000 anni prima.

A conferma di questa tesi, precedenti ricerche avevano permesso di rinvenire in Sardegna alcuni semi di malvasia datati tra il 1.300 e il 1.100 a.C., ma questi reperti potevano solamente attestare la pratica della viticoltura. Questa ricerca, invece, identifica i residui della fermentazione, che implicano non solo l'esistenza della viticoltura, ma anche di una vera e propria produzione di vino.

Le tracce di acido tartarico e del suo sale di sodio rinvenute nella giara, non hanno permesso ai ricercatori di conoscere se quell'antichissimo vino fosse bianco oppure rosso.

Anche l'identikit dei suoi produttori non è ancora stato definito con precisione; quello che attualmente si può supporre è che questi territori erano abitati in passato da comunità di agricoltori e allevatori, in cui iniziava a svilupparsi le prime forme di produzione tessile, mentre il settore metallurgico non era ancora così evidente.

In questo contesto, la viticoltura rappresentava un'importante novità in quanto il vino era un bene prezioso che poteva diventare oggetto di scambio e commercio, così come la sua giara in cui era contenuto.

Quelle rinvenute nella grotta del Monte Kronio, scoperte nel 2010 in occasione di un'esplorazione speleologica, venivano probabilmente usate in un contesto sacro, per contenere cibi destinati per onorare la "divinità della montagna". 

Oltre a quella contenente vino, l'equipe di ricercatori ha provveduto ad analizzarne altre cinque, scoprendo che in alcune di esse erano presenti importanti residui di grassi animali e vegetali lasciati probabilmente dalla preparazione di stufati e zuppe.

In conclusione, questa analisi ha permesso di attestare ufficialmente che in Italia la produzione vitivinicola sia diventata fiorente durante l'Età del Bronzo medio, ma che le prime "sperimentazioni"sono indubbiamente  più antiche.

Sino ad oggi il primato del vino più antico d'Italia spettava a quello prodotto in Sardegna circa 3.000 anni fa dalla popolazione nuragica. Un vecchio torchio recuperato nel 1993 sul Monte Zara, nei pressi della città di Monastir in Provincia di Cagliari, custodiva evidenti residui organici di acido tartarico.

Inoltre, nel sito nuragico di Sa Osa furono rinvenuti semi appartenenti ad un antichissimo vitigno sempre risalente a 3.000 anni fa. 

Oggi secondo alcuni studiosi, le origini della moderna enologia andrebbero ricercate lontane dall'Italia, ovvero in Iran, Cina o Caucaso, dove i primi vini della storia potrebbero essere stati davvero prodotti, quasi per caso, attorno al 7.000 o 8.000 a.C. 

 

 

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La storia del vino in Veneto.

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Non c'è al mondo un territorio dove il vino abbia radici tanto estese, identitarie, variegate e antiche come il Veneto. 

La vite e il vino sono parte integrante della storia, della cultura e del paesaggio di questa regione, della quale hanno caratterizzato nei secoli i modi di vita, l'economia, la fama e le tradizioni gastronomiche. 

La storia del vino in Veneto inizia molto prima dei tempi dei Greci a cui si riconosce l'introduzione della vite in Italia.

Si ritiene che la vite fosse presente in Veneto allo stato selvatico già a partire da molti secoli prima di Cristo e l'uva era utilizzata dalle popolazioni di quei tempi soprattutto come alimento.

Si dovrà attendere fino al VII secolo a.C. per poter trovare le prime testimonianze della produzione enologica in Veneto per opera delle popolazioni Etrusco - Retiche.

Durante il Medioevo, lo sviluppo della vitivinicoltura Veneta fu determinato dalla potenza commerciale di Venezia, che consentì l'esportazione dei vini Veneti in altri paesi, oltre che l'introduzione di vini stranieri in Italia, in particolare quelli prodotti in Grecia e a Cipro.

I commercianti Veneziani introdussero inoltre anche nuove specie di viti, favorendone la loro diffusione nei territori vicini, come nel caso della Malvasia che da Venezia si diffuse nel Friuli Venezia Giulia e in Dalmazia.

Anche i vetrai di Murano contribuirono alla diffusione del vino e al suo migliore apprezzamento: le bottiglie e i bicchieri di vetro soffiato di Murano, si diffusero rapidamente nelle tavole dei nobili andando a sostituire progressivamente i contenitori di ceramica, argento e peltro.

I nuovi contenitori di vetro furono associati ai vini di qualità e in poco tempo arrivarono anche in forme più semplici e meno pregiate, nelle tavole della gente comune di tutta l'Europa. 

Con il decadimento della potenza commerciale di Venezia nell'area del Mediterraneo e nelle terre d'oriente, verso la metà del 1500, l'importazione dei vini Greci diminuì drasticamente offrendo una possibilità di sviluppo ai vini locali. Fu proprio in questo periodo che iniziò la fama dei vini della zona di Treviso, di Vicenza e della Valpolicella.

Durante il XVI secolo il destino del vino Veneto fu caratterizzato da periodi alterni di grande diffusione così come di decadimento, a causa delle devastazioni provocate dalle guerre e dall'epidemia di peste.

Nel 1709 si registrò un'incredibile stagione fredda che, a causa delle gelate, distrusse completamente la maggioranza dei vigneti sconvolgendo radicalmente la viticoltura Veneta.

In seguito a questo catastrofico evento, la viticoltura Veneta fu molto approssimativa e la produzione di vino seguì inevitabilmente la stessa sorte.  Fu solo nel 1800 che si tentò di fare rinascere l'enologia Veneta attraverso un approfondito studio delle caratteristiche del territorio e delle varietà che meglio si adattavano. 

Nonostante questi nuovi propositi, altre catastrofi erano in agguato, non solo in Veneto, ma in tutta Europa. Con la diffusione dell'oidio, nella prima metà del 1800, iniziò un'altra epoca buia per la viticoltura, seguito poi dalla peronospora e dalla fillossera. 

Questi eventi non condizionarono comunque l'impulso della rinascita dell'enologia Veneta che aveva ormai avviato il suo cammino. Nel 1876 fu fondata la celebre Scuola di Enologia di Conegliano e nel 1923 la Stazione Sperimentale di Viticoltura ed Enologia.

Grazie agli studi e all'impegno di questi due istituti, fu possibile rilanciare l'enologia Veneta verso la sfida degli anni '90.

Dopo il 1950, in Veneto come in altre regioni italiane, iniziò la ripresa dell'enologia e si cominciò a comprendere l'importanza strategica della qualità: un processo che si è sviluppato concretamente negli anni 1990 e che ancora oggi non mostra segni di cedimento.

Oggi i vini veneti sono uno straordinario biglietto da visita di questa regione: se ne producono circa 8 milioni di ettolitri l'anno, dei quali quasi 3,2 milioni a Denominazione.

Gli esportatori della regione vendono all'estero una quantità di vini equivalenti a circa il 60% della produzione regionale, per una quantità e un valore superiore al miliardo di euro, equivalente al 28% del totale dell'export italiano di vino.

Il vino Veneto DOC e DOCG è unico perché proviene per la gran parte da vitigni autoctoni e originari e anche da tecniche autoctone, come l'appassimento delle uve su graticci, per ottenere un vino maestoso come l'Amarone

In Veneto si è affermata una cultura enologica che interpreta una gloriosa tradizione: una delle peculiarità è di privilegiare quelle caratteristiche di unicità e tipicità che le varie zone di produzione vinicola hanno saputo determinare ed affinare nel tempo.

Produrre vino richiede un lavoro scrupoloso fatto di sperimentazioni e ricerche che spesso possono durare per intere generazioni. Quello su cui oggi si deve puntare riguarda soprattutto la qualità e la tipicità dei vini. 

 

 

 

 

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The other days of the week we are in winery occasionally,
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