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Selvarech Vin Pètillant da uve Teroldego IGT Vigneti delle Dolomiti

Published in I nostri Vini

Profumo intenso, giovane, erbaceo, fruttato, frutti rossi in particolare susina, rosa e una nota balsamica. Al palato elegante di buona struttura, leggermente tannico ritornano le note fruttate e speziate con finale sapido ed asciutto, persistente.

UVE: Teroldego.

COLORE DEL VINO: Rosso rubino intenso con riflessi vivaci

GRADO ALCOLICO: 12,5%.

TEMPERATURA DI SERVIZIO: 16-18°C. 

ABBINAMENTO: Ottimo con grigliate di carni bianche rosse e selvaggina. Con formaggi stagionati, affettati e con pasta e fagioli.

ZONA DI PRODUZIONE: Feltre, località Vignui (altitudine 580 m/slm). 

RESA PER ETTARO: 70 q/ha.

NUMERO BOTTIGLIE: 1.700 bottiglie prodotte. 

 

VENDEMMIA: Manuale in cassetta con selezione in vigna.

AFFINAMENTO: acciaio. 


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Le castagne tornano alla ribalta dopo il loro rischio di estinzione.

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Dopo aver rischiato di scomparire, le castagne italiane tornano alla ribalta con un raccolto stimato dalla Coldiretti superiore ai 30 milioni di chilogrammi, facendo registrare un significativo aumento dell'80% rispetto allo scorso quinquennio, quando era stato raggiunto il minimo storico di 18 milioni di Kg, a causa di un "insetto killer", il Cinipide Galligeno del Castagno, parassita originario della Cina che per diversi anni aveva infestato gran parte del patrimonio boschivo italiano, provocando nelle piante la comparsa di galle, ovvero deformazioni ed ingrossamenti di varie forme e dimensioni delle gemme che impedivano la formazione dei frutti e, di conseguenza, la loro raccolta. 

Contro questo potente insetto è stata avviata in tutto il Paese un'intensa lotta biologica diffondendo sui castagni infetti un insetto antagonista il "Torymis Sinesis", che ha contribuito a ridurre la popolazione di questo patogeno. 

Nonostante in alcune zone d'Italia abbia pesato negativamente l'andamento climatico eccessivamente piovoso, quest'anno tutto sommato per le castagne è stata una stagione positiva sia in quantità, che in qualità. Complessivamente si è registrata una netta ripresa dello stato di salute di quello che Giovanni Pascoli definiva "l'italico albero del pane", diventato negli anni il simbolo dell'autunno nei libri di scuola di molteplici generazioni di studenti.

Anche se siamo tuttavia lontani dai fasti del passato, con la ripresa della produzione nazionale sono calate le importazioni ma, nonostante questo, permane ancora il rischio di trovarsi nel piatto, senza saperlo, castagne di origine straniera provenienti dalla Turchia, dalla Spagna, dal Portogallo e dalla Grecia. Infatti, secondo recenti dati diffusi nei giorni scorsi sempre dalla Coldiretti, lo scorso anno il nostro Paese ha importato oltre 21 milioni di castagne, spacciate spesso per italiane, con forti ripercussioni sui prezzi corrisposti ai produttori.

Ma nonostante ciò, gli alberi di castagno continuano a rivestire un ruolo fondamentale non solo per la produzione di frutti e di ottima legna, ma anche per il presidio del territorio e per la salvaguardia dell'assetto ambientale e idrogeologico italiano. Non c'è ombra di dubbio che la bellezza dei boschi con presenza di castagni centenari, contribuisca a rendere maggiormente fruibili tali luoghi anche per scopi turistici e di puro divertimento. 

Castagne e vino: il connubio perfetto per le serate d'autunno.

Come vi abbiamo già precedentemente raccontato, all'inizio del secolo scorso le castagne venivano definite "il pane dei poveri" in quanto erano la fonte di sostentamento principale per migliaia di persone che non potevano permettersi il lusso di mangiare altro per riempire la loro pancia affamata. Oggi, per fortuna, la situazione è cambiata: le castagne sono diventate una vera e propria prelibatezza e, di conseguenza, il loro prezzo ha contribuito a consacrarle come tali sul mercato. 

Proprio per poterle gustare al meglio godendo appieno delle loro proprietà benefiche, vi siete mai chiesti con quale bevanda si abbinano meglio? Ovviamente la risposta è con un buon bicchiere di vino rosso che aiuta a ripulire la vostra cavità orale dalla pastosità tipica di questo frutto. 

Certamente nelle vostre tavole con le caldarroste non può proprio mancare una bottiglia del nostro Selvarech 2013 Uvaggio Bacche Rosse, un vino dal profumo intenso, giovane e fresco, in cui dominano piccoli frutti rossi come lampone, ribes e fragola. 

Se vi è già venuta voglia di degustarlo, vi ricordiamo che potete sempre ordinare in qualsiasi momento della giornata un cartone speciale di questo vino delle Dolomiti Bellunesi, acquistandolo direttamente nel nostro sito web, per riceverlo comodamente a casa vostra nel giro di pochi giorni. 

 

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Castagne e vino: il connubio perfetto per l'autunno.

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Immaginate una tipica serata d'autunno. Vi sono venuti a trovare degli amici e state trascorrendo del tempo con loro, chiacchierando vicino al caminetto acceso. Ma cosa potete sgranocchiare nel frattempo? Sicuramente delle caldarroste appena cotte e sbucciate mentre sono ancora calde e, per accompagnarle anche qualcosa da bere. Ma quale bevanda si abbina meglio con le castagne? Ovvio, un buon bicchiere di vino rosso, che ti aiuta a pulire la bocca dalla pastosità tipica di questo frutto. 

Le castagne: un frutto dalla storia millenaria.

Le caldarroste sono uno degli alimenti più antichi della cucina italiana tant'è che, secondo alcuni studiosi, le prime tracce del castagno risalgono a circa 10 milioni di anni fa, mentre le prime testimonianze del particolare frutto che deriva da questa pianta, si possono ritrovare negli scritti di Ippocrate, Senofonte e Teofrasto: i primi due scrittori citano nelle loro opere letterarie le "noci piatte", mentre l'ultimo ne parla come "Ghiande di Giove", facendo riferimento all'importanza e alla grandezza della pianta del castagno.

Proprio nell'Antica Grecia, le castagne venivano consumate in abbondanza ed erano impiegate anche come medicinali per le loro proprietà nutritive e lassative. Anche ai tempi degli Antichi Romani il loro consumo era notevole tant'è che questo frutto veniva commercializzato e venduto nei mercati dell'Impero, oppure utilizzato come moneta di scambio ed offerto in dono dagli uomini alle donne amate, come speciale simbolo della loro unione.

Ma è a partire dal Medioevo che prende corpo l'introduzione di una particolare figura, ovvero quella dei Castagnatores (gli attuali caldarrostai), veri e propri esperti nella ricerca, selezione e raccolta delle castagne, che venivano successivamente arrostite e vendute nelle piazze del paese. 

Dopo averti svelato alcune curiosità sulle castagne, ti starai chiedendo perchè oggi è caldamente consigliato abbinare le caldarroste ad un buon bicchiere di vino? Ecco di seguito la risposta al quesito. Come certamente saprai, in passato il vino e le castagne costituivano la principale fonte di nutrimento abituale della gente comune, scelta attribuibile sia alla loro facile reperibilità, sia al loro alto potere energetico e calorico. Al giorno d'oggi, questo frutto è diventato ormai un alimento secondario, che risulta sicuramente più gustoso ed invitante se accompagnato da un ottimo vino Made in Italy

Ma quale etichetta scegliere per questo speciale abbinamento gastronomico? Certamente il vino da bere con le caldarroste è il nostro Selvarech 2013 Uvaggio Bacche Rosse, dal profumo intenso, giovane e fresco, in cui dominano i piccoli frutti rossi come lampone, ribes e fragola. Un vino di buona struttura con finale sapido ed asciutto, corposo e persistente. 

Se ti è venuta voglia di degustarlo, non perdere l'occasione di ordinare subito un cartone di questo pregiato vino delle Dolomiti Bellunesi direttamente dal nostro sito web, per riceverlo comodamente a casa tua nei prossimi giorni. 

 

 

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Vinitaly: gli italiani sognano di possedere una vigna e di diventare grandi produttori di vino.

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Oggi uno dei sogni più ricorrenti degli italiani è quello di possedere un vigneto e di produrre il proprio vino così come stanno già facendo un numero crescente di Vip, che hanno scelto di investire in questo settore per restare a contatto con la natura, esprimere la loro creatività per confrontandosi con nuovi stimoli, e avere un miglior tenore di vita.

Questo è quanto emerge da un sondaggio online di Coldiretti effettuato in occasione della 52° edizione del Vinitaly di Verona che, per la prima volta nella sua storia, ha ospitato anche la rassegna delle bottiglie di vino prodotte dai Vip. 

Uno dei precursori nella produzione di vini di alta qualità è stato il cantante Sting che, proprio alla fine del secolo scorso, ha acquistato una tenuta di 300 ettari in Toscana, dando nuovo lustro all'Azienda Agricola "Il Palagio", che produce un ottimo Chianti Classico

I grandi vini rossi toscani costituiscono anche il tesoro vinicolo della Certosa di Belriguardo, rilevata dalla cantante Gianna Nannini. Sessantamila sono le bottiglie prodotte ogni anno con Sangiovese, Merlot, Syrah e Cabernet Sauvignon.

A Castelnuovo Magra in Lunigiana (La Spezia) nella Cantina Lunae di Diego Bosoni si trova il vino realizzato da Zucchero Fornaciari, ottenuto per lo più da vitigni autoctoni commercializzati in produzione limitata, con tre etichette: un rosso, un bianco e un rosè.

"Partirò, diventerò un cantante e quando tornerò, costruirò una cantina per dedicarla a te". Così disse Albano Carrisi al proprio padre, lasciando da giovane, il paese di Cellino San Marco. Oggi il cantautore salentino ha mantenuto la promessa con la nascita delle Tenute Al Bano Carrisi, che realizzano una linea di vini tra Primitivo, Negroamaro, Salice Salentino, Chardonnay e Aleatico, oltre ad una dedicata proprio in onore al padre Carmelo.

Anche Andrea Bocelli è un grande produttore di vini d'eccellenza nel cuore della Val d'Elsa, con ben sette IGT il cui vino top è un Sangiovese in purezza ricavato dalla vigna più vecchia. Sara di Vaira, la nota ballerina del Talent Show "Ballando con le Stelle" produce cinque tipologie di vini tra cui Bolgheri DOC e Vermentino Bolgheri DOC. 

Neppure tra gli imprenditori italiani mancano gli appassionati di vino. A tal proposito, una visita alla Cantina de "Il Borro" di Salvatore Ferragno, rappresenta un viaggio alla scoperta della tradizione vinicola toscana, mentre il forte legame che unisce Tommaso Cavalli alla sua terra, affonda le radici in una vera e propria passione autentica che ha dato origine alla Tenuta degli Dei.

Il Gruppo Illy S.p.A. oltre che al caffè si dedica anche alla viticoltura eroica. Riccardo Illy ha acquisito l'Azienda Agricola Mastrojanni di Montalcino, con l'obiettivo di crearvi un polo del gusto. L'Azienda Agricola di Oliviero Toscani produce un vino composto da Shirah, Cabernet Franc e Petit Verdot.

Non è certo il frutto di una moda recente la passione del giornalista Bruno Vespa per il vino; il sodalizio enologico con Riccardo Cotarella, ha convinto il popolare conduttore televisivo ad investire nella produzione di vini di grande qualità, tra cui un Primitivo di Manduria Dop e un Salento IGT.

E i politici? Il vino di qualità non manca nelle cantine della famiglia di Silvio Berlusconi, dove la nipote Alessia imbottiglia un Montenetto di Brescia IGT, un Capriano del Colle Doc e un rosso leggero ideale in pausa pranzo, oppure come aperitivo. E nelle colline di Montecchio a Terni, Massimo D'Alema imbottiglia i quattro vini dell'Azienda La Madeleine producendo annualmente quarantacinquemila bottiglie. 

 

 

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Il Vino Bellunese grande protagonista al Vinitaly 2018.

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Sarà la neoeletta Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ad inaugurare domenica 15 aprile la 52° edizione del Vinitaly "Salone Internazionale del Vino e dei Distillati", la più importante fiera per il settore vinicolo italiano e una tra le più prestigiose al mondo, che si svolge alla Fiera di Verona nel periodo compreso tra la fine di marzo e la prima settimana del mese di aprile.

Il Salone riunisce ogni anno produttori, importatori, distributori, ristoratori, tecnici, giornalisti e opinion leader ospitando più di cinquanta degustazioni tematiche di imprenditori vinicoli italiani ed internazionali, proponendo un ricco calendario di convegni, workshop ed eventi dedicati all'approfondimento delle principali tematiche legate al settore del vino.

La scorsa edizione del Vinitaly ha registrato 128.000 presenze provenienti da 142 paesi, 32.000 buyer stranieri (+ 8% rispetto al 2016) e oltre 4.270 aziende, andando così a premiare la spinta verso una sempre più netta separazione tra il momento riservato al business in fiera e il fuori salone dedicato ai wine lover nella splendida ed incantevole Città di Verona.

Fra pochi giorni il vino bellunese farà il suo ingresso da vero protagonista al Vinitaly 2018. Martedì 17 aprile nello stand di Confagricoltura (Padiglione 9 Area D) si svolgerà un incontro pubblico per dare il giusto risalto e valore alla realtà vinicola della Provincia di Belluno, che nel solco di un'antica tradizione, sta riscoprendo il proprio potenziale enologico con la scelta di vitigni autoctoni e internazionali che ben si adattano al terroir di montagna e al clima rigido delle Dolomiti Bellunesi.

A introdurre la tavola rotonda sarà Enzo Guarnieri, presidente del Consorzio di Tutela Coste del Feltrino, seguito dagli interventi di Giampaolo Cet, presidente di Piwi Veneto e da Diego Donazzolo, attuale presidente di Confagricoltura Belluno.

Guarnieri si soffermerà sul ripercorrere le principali tappe che hanno contribuito alla rinascita della viticoltura a Belluno, una zona di grande produzione di vino fino alla prima metà del Novecento (soprattutto nel Feltrino) con una resa di 80.000 ettolitri all'anno. Un patrimonio che purtroppo è andato perduto a causa dello scoppio della Grande Guerra e della comparsa della fillosseraperonospora e dell'oidio, ma ora  risulta in costante crescita. 

Nel corso degli anni le aziende che sono riuscite a sopravvivere hanno ricominciato a coltivare varietà autoctone come la Bianchetta, la Pavana, la Gata e alcune varietà internazionali che stanno dando buoni risultati nel nostro territorio montano come Pinot, Chardonnay, Merlot, Traminer aromatico e Manzoni Bianco.

Oggi le undici aziende che hanno dato vita al Consorzio Coste del Feltrino coltivano venti ettari con una produzione di 1.200 ettolitri di vino all'anno. Il mercato sta rispondendo bene sia in Europa che oltreoceano e, proprio per questo, Enzo Guarnieri si farà promotore di chiedere nei prossimi mesi l'assegnazione di una Denominazione di Origine Controllata (DOC) per tutelare maggiormente i vini delle Dolomiti Bellunesi.

Al termine dell'incontro seguirà un brindisi per far conoscere e scoprire ai numerosi ospiti presenti l'alta qualità dei vini bellunesi abbinati al formaggio Piave DOP. A questo speciale connubio d'eccezione si potrà anche degustare il nostro pregiato vino rosso Granpasso Uve Teroldego annata 2010 - Carattere Deciso che, proprio l'anno scorso, ha ottenuto la medaglia d'oro al Concorso "Wine of The Year 2017" organizzato dalle Associazioni Via Claudia Augusta Altinate di Germania, Austria e Italia e, inoltre, anche altri premi e riconoscimenti ufficiali tra cui la medaglia d'argento al Concorso "BeoWine Fair" di Belgrado, la più importante fiera enologica del Sud Est Europa. 

 

 

 

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L'Indicazione Geografica Tipica "Vigneti delle Dolomiti".

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Le Dolomiti sono da sempre considerate le montagne più belle del mondo, uno straordinario arcipelago fossile che si estende su cinque province e tre regioni e che, grazie alla sua bellezza intrinseca e alle sue eccezionali caratteristiche ambientali e geografiche, è entrato ufficialmente nel 2009 a far parte del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO.

Ma il territorio delle Dolomiti è caratterizzato anche dalla presenza di incantevoli luoghi e mete turistiche ideali per coniugare l'amore per la montagna all'interesse per la gastronomia e il vino di queste speciali terre di montagna. Proprio per esaltare l'alta qualità dei vini tipici delle Dolomiti, nel 1996 nasce l'Indicazione Geografica Tipica Vigneti delle Dolomiti (o Weinberg Dolomiten IGP in lingua tedesca), una denominazione interregionale attribuita ai vini bianchi, rossi e rosati prodotti nei territori delle Province di Trento, Bolzano e Belluno, particolari zone geografiche che per clima e conformazione dei terreni, risultano molto vocate per una viticoltura improntata alla ricerca della massima qualità.

I vini Vigneti delle Dolomiti IGT possono essere ottenuti con uve provenienti da vitigni idonei alla coltivazione nelle Province di Bolzano e Trento nella Regione Trentino Alto Adige, e Belluno nella Regione Veneto, iscritti nell'apposito Registro Nazionale delle Varietà di Vite per Uva e Vino, ad esclusione del vitigno Moscato Giallo per i vini bianchi e del Moscato Rosa per i vini rossi e rosati.

La zona di produzione e la sua storia.

La coltivazione della vite e la produzione di vini di alta qualità rappresenta nelle Province di Trento, Bolzano e Belluno un elemento caratterizzante del paesaggio e, inoltre, un importante fonte di tutela del territorio da fenomeni di degrado ambientale e d'abbandono. Tutto questo è oggi dovuto anche grazie all'impegno di piccoli viticoltori locali che, per ragioni di affetto e di tradizioni storiche, più che per necessità economica, hanno ripreso a coltivare appezzamenti di modeste dimensioni, talvolta lavorabili solo manualmente.

Oltre a questa realtà, esistono ovviamente vere e proprie aziende agricole di più considerevoli grandezze ed estensioni che coltivano la maggior parte della superficie vitata, come ad esempio Pian delle Vette Cantina di Montagna in Provincia di Belluno.

Nell'arco di tempo in cui la coltivazione della vite e la storia dell'uomo si sono accompagnate ed intrecciate, si sono sviluppati forti legami che si trasmettono e si rafforzano ancor'oggi nella cultura locale di questi territori (tradizioni, cultura popolare, arte, antiche usanze, gastronomia).

Le più antiche testimonianze sulla coltivazione della vite nell'area interessata alla IGT "Vigneti delle Dolomiti" risalgono all'età del Bronzo Antico e del Ferro Finale e sono rappresentate da antichi vinaccioli rinvenuti nell'insediamento palafitticolo di Ledro e nei dintorni delle città di Bolzano e Merano attribuibili alla cultura Fritzens - Sanzeno. 

Un'innumerevole serie di altri ritrovamenti ci porta fino alla situla reto - estrusca rinvenuta a Cembra sulla quale è ancora riportata una delle più estese iscrizioni di epoca etrusca inneggianti al consumo simposiale del vino.

Un'ulteriore significativa testimonianza sulla produzione e il commercio di vini della regione è rappresentata dalla stele funeraria risalente al II - III secolo d.C. dedicata al commerciante di vini P. Tenatius Essimnus, rinvenuta in Germania. 

Risalgono al periodo medioevale invece le prime regole vendemmiali; nel XII secolo furono emanati gli "Statuti di Trento", ovvero delle norme protezionistiche della produzione locale mirate a prevenire e ad ostacolare l'introduzione di vini prodotti nelle zone confinanti.

Per quanto concerne la Provincia di Belluno, questa è stata caratterizzata fino agli anni '60 da un'economia povera e di sussistenza, basata sopratutto sull'alpeggio e con una forte vocazione agricola. In particolare, il Feltrino è stata per centinaia di anni un'area vocata per la viticoltura.

Le origini storiche della coltivazione della vite nel distretto vitivinicolo Feltrino risalgono molto probabilmente ai primi secoli dopo il mille quando le più favorevoli condizioni climatiche dei terreni posti sulle pendici della conca e la particolare posizione geografica del distretto stesso, hanno portato presto alla vera e propria diffusione della viticoltura. 

L'esportazione di vino di buona qualità poteva indirizzarsi sia verso la vicina Valle di Primiero, ma anche verso le zone del Cadore o dell'Agordino, o ancora raggiungere i territori alpini di lingua tedesca. 

L'antichità e la complessità sociale raggiunta nel Feltrino dalla viticoltura è confermata dallo Statuto dei Vignaioli, approvato nel 1518 subito dopo l'incendio della Città di Feltre, dove sono riportate tutte le norme indispensabili per garantire sia la protezione delle vigne, sia la qualità finale del vino.

Questo particolare settore prospera sino agli inizi del Settecento quando cominciano a manifestarsi i primi segnali di difficoltà. Gli inverni presto si fanno sempre più rigidi, mettendo così a dura prova la resistenza degli impianti, colpiti sempre più da morie di gelo. Tra l'Ottocento e il Novecento sono invece le epidemie di peronospora e fillossera a mettere a serio rischio le coltivazioni con i vitigni tradizionali favorendo la diffusione, anche in Provincia di Belluno, delle viti americane molto più resistenti  alle malattie e caratterizzate da un'alta resa per ettaro. Il loro vino, più abbondante ma di scarsa qualità, ha finito per identificare la produzione locale sino ad oggi. 

Una produzione che fino agli anni Cinquanta del secolo scorso poteva vantare ancora centinaia di ettari, circa cinquecento nel solo Feltrino. Nell'immediato secondo dopoguerra il territorio bellunese è diventato protagonista dello sviluppo industriale del Paese; l'industria dell'occhiale e l'avvento del settore manifatturiero hanno portato all'abbandono progressivo della coltivazione dei campi decretando la quasi scomparsa della viticoltura a Belluno

Eppure nel corso di questi ultimi anni alcuni coraggiosi imprenditori agricoli bellunesi come Egidio D'Incà e Walter Lira, hanno voluto scommettere ed investire su varietà internazionali, riuscendo ad ottenere pregiati vini di alta qualità, che vengono sempre di più apprezzati, riconosciuti e premiati sia in Italia, sia all'estero.

Oggi, proprio alcune rinomate etichette prodotte dall'Azienda Agricola Pian delle Vette si fregiano dell'Indicazione Geografica Tipica Vigneti delle Dolomiti come, ad esempio, il Granpasso Uve Teroldego Annata 2010 - Carattere Deciso.

Il Granpasso Uve Teroldego Annata 2010 - Carattere Deciso.

Questo vino al naso presenta in modo decisivo un fruttato di prugna in confettura, una composizione di fiori appassiti, cioccolatino ripieno di liquore di marasca e note balsamiche.

Al gusto è avvolgente e strutturato, con tannino piacevolmente levigato. Persistente e intenso il finale che rimane a lungo sul palato ricordando le note di ciliegia matura.

Si consiglia il suo abbinamento con carni rosse, cacciagione e selvaggina. Si sposa molto bene anche con i piatti tipici della cucina di montagna come polenta e capriolo e con alcune tipologie di formaggi stagionati.

Proprio l'anno scorso questo speciale vino di montagna ha ottenuto la medaglia d'oro al Concorso "Wine of the Year 2017" indetto dalle Associazioni "Via Claudia Augusta Altinate" di Germania, Austria e Italia e, inoltre, altri numerosi riconoscimenti e premi ufficiali sia in Italia, sia all'estero, tra cui la medaglia d'argento al Concorso BeoWine Fair" di Belgrado, la più importante fiera enologica del Sud Est Europa.

 

 

 

 

  

 

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L'etichetta del vino: una storia millenaria.

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L'etichetta del vino ha una storia molto più lunga di quanto si possa credere comunemente. Per quanto riguarda l'antichità la prima forma di etichetta è stata ideata dagli antichi Egizi che l'apponevano sulle anfore contenenti vino dopo la loro sigillatura con fango e argilla.

Le anfore erano ristrette alla base e sulla chiusura venivano iscritti i dati relativi al loro contenuto, quali ad esempio, l'anno di produzione, la provenienza, il nome del produttore. Inoltre su alcune anfore era riportata  anche la dicitura "vino rosso delle migliori uve".

Secondo alcuni studi condotti sulle anfore ritrovate nel corredo funerario della tomba del faraone Tutankhamon, morto nel 1324 a.C. a soli diciannove anni, ritrovata dall'egittologo Howard Carter nel 1922, proviene il primo esempio di etichettatura del vino.

Si tratta per lo più di iscrizioni compiute direttamente sui contenitori di terracotta in cui si conservava il vino, ma la cosa più sorprendente è senza ombra di dubbio il tipo di informazioni che queste iscrizioni contenevano. Si possono leggere frasi come "Anno 4 per la casa di Tutankhamon", oppure "Vino dei possedimenti di Tutankhamon", o ancora "Vino di buona qualità dei possedimenti di Aton"

Dopo gli antichi Egizi arriva il tempo dei Greci e dei Romani, e anche in questo caso le anfore venivano inscritte con il nome del vino o riportando il suo luogo di provenienza. La stessa operazione sarà compiuta più avanti anche sulle botti di legno, almeno fino al '600, quando inizia a diffondersi l'uso della bottiglia di vetro.

Il metodo dell'incisione venne utilizzato fino al 1600. Proprio in questo periodo in Inghilterra si incominciarono ad utilizzare delle pesanti bottiglie di vetro prodotte da sir Kenelm Digby che venivano chiuse ermeticamente con tappi di sughero per l'imbottigliamento di sparkling Champagne

La diffusione delle bottiglie di vetro insieme alla crescente varietà di vini prodotti, creò sempre più la necessità di un'agile, sicura e precisa identificazione dei vini stessi, sia sotto il profilo dell'origine, sia sotto quello della qualità. E' proprio in questo periodo che nasce e si diffonde quella che tutti noi oggi chiamiamo comunemente "etichetta"

La più antica è sicuramente quella scritta dal monaco benedettino Dom Pierre Pèrignon, il quale introdusse il metodo di vinificazione "Champenoise". Il monaco, proprio per non confondere le annate e le vigne di origine, etichettò le sue bottiglie con una particolare pergamena legata al collo della bottiglia con uno spago. 

Successivamente, verso la metà del Seicento, i nobili inglesi servivano il vino in caraffe ornate da una placca di peltro o di argento su cui veniva inciso il nome del suo contenuto.

Rivelandosi molto costosi, tali metodi di etichettatura vennero sostituiti da etichette di carta stampate con inchiostro nero; tra le più famose si ricorda quella di Claud Moèt, oggi conosciuto come Moèt & Chandon.

Sul finire del Settecento, l'etichetta subì una radicale trasformazione in seguito all'invenzione della litografia da parte del cecoslovacco Alois Senefelder.

Tale sistema permetteva la possibilità di stampare più copie della stessa etichetta, disegnando un bozzetto da riprodurre su pietra, facendo passare sopra quest'ultima un rullo inchiostrato. Tuttavia l'inventore dell'etichetta come noi oggi la intendiamo sembra sia lo svizzero Henri - Marc, proprietario della Maison De Venoge, che nel 1840 propose le proprie bottiglie di Champagne con etichette illustrate sul tipo di quelle oggi in commercio. 

Con il successivo sviluppo dell'industria del vetro e con l'incremento dei trasporti, aumentò a sua volta la richiesta di produrre nuove bottiglie di vino.

Divenne indispensabile l'impiego delle etichette: le prime erano per lo più generiche, stampate su rettangoli di carta che riportavano solamente la tipologia del vino, ma una volta perfezionatesi le nuove tecniche di stampa, le etichette assunsero una nuova veste grafica ed artistica ad opera di artigiani e pittori.

Nel nostro Paese, i primi utilizzatori di etichette furono i produttori di vino piemontesi (fornitori della Casa Savoia) e siciliani. Nell'archivio storico di Santa Vittoria ad Alba, ad esempio, sono oggi conservate alcune bottiglie di Vermouth etichettate dalla Cinzano, risalenti alla fine del 1700 e primi inizi del 1800.

Le etichette italiane del XIX secolo non risaltavano di certo la qualità del vino, ma concedevano ampio spazio all'immaginazione e alla fantasia riportando spesso immagini che traevano spunto dalla vita contadina o dall'araldica, riproducendo ad esempio stemmi, medaglie o targhe appartenenti alle famiglie produttrici. 

All'inizio del nostro secolo, le etichette venivano decorate con paesaggi o personaggi pittoreschi, tipici della ricchezza ornamentale della Belle Epoque. Questo fino al 1950, anno in cui la legge impose un'etichetta più didascalica e sempre più descrittiva del vino.

Con l'affermarsi della quadricromia, si incominciò ad utilizzare il clichè, in sostituzione della pietra nella litografia. Attraverso quattro o cinque impressioni tipografiche, si potevano ottenere impasti di colore che conferivano all'etichetta un aspetto molto più smagliante.

Le etichette di questo periodo storico si potevano riconoscere dalle piccole sbavature lasciate dai diversi inchiostri, ma anche dai leggeri rilievi prodotti dal taccheggio, un particolare rilievo cartaceo che l'artigiano creava per dare evidenza alle scritte presenti nel cartellino.

Con l'avvento della stampa offset, i colori assunsero un aspetto molto più opaco. L'etichetta divenne a tutti gli effetti più commerciale ma, da un punto di vista estetico, molto meno pregiata. Proprio per questo, molti produttori oggi richiedono una stampa diretta che comporta costi più elevati ma risultati molto più soddisfacenti.

Le grandi case produttrici di liquori preferiscono oggi riproporre immagini che comparivano sulle loro bottiglie agli inizi dell'attività produttiva, rivendicando in tal modo l'attribuzione di una caratteristica prestigiosa che deriva proprio dalla storia del prodotto stesso. La stampa più accurata e arricchita con l'aggiunta di rilievi in oro, conferisce ai loro distillati un aspetto ancora più superbo e avvincente.

Attualmente le tecniche di stampa evolvono con grande velocità ed è proprio per questo che esistono una grande varietà di sistemi e di soluzioni innovative per la realizzazione delle etichette che si avvalgono sempre più dell'utilizzo di materiali diversi, fino ad arrivare a vere e proprie etichette che sembrano far parte integrante della bottiglia di vino

Se è vero che dalle etichette settecentesche ad oggi, tutto o quasi è cambiato, è però rimasta immutata la necessità di far conoscere al consumatore finale la propria bottiglia attraverso il ricorso ad un "segnale" forte, accattivante, e didascalico che resta tuttora ineliminabile: l'etichetta

 

 

  

 

 

 

 

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Come si degusta un buon bicchiere di vino.

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Degustare un vino significa saperlo valutare, quindi riconoscere i suoi pregi e difetti, nonchè individuare i caratteri di tipicità. Questa non è una cosa da poco, perchè presuppone, oltre ad un affinamento del gusto, anche una conoscenza enologica e un'esperienza continua fatta di ricerche e assaggi che devono rimanere a lungo impressi nel tempo.

Di seguito, troverete 10 semplici regole, rispettando le quali potrete anche voi amplificare le piacevoli sensazioni che si provano degustando un buon vino, seguite da qualche nostro prezioso consiglio per metterle in pratica correttamente.

L'abbinamento.

La scelta del vino giusto da servire in tavola è condizionata ovviamente dalle varie portate alle quali si accompagna. Il vino può anche essere degustato a se stante, senza quindi essere per forza di cose inserito in un particolare contesto gastronomico. E' però un'opinione molto diffusa che le vere qualità di un vino vengono rispecchiate meglio se sono accompagnate dalla presenza di alcune pietanze che ne possono esaltare entrambi i sapori, creando così un'esperienza enogastronomica più ricca e complessa.

La regola del pesce - vino bianco, carne - vino rosso rimane sempre valida, ma possiamo fornirvi qualche spunto riflessivo in più. Di solito i principali criteri che regolano gli abbinamenti sono due: equilibrio e tradizione.

Per tradizione s'intende un abbinamento gastronomico che accosti insieme piatti e vini tipici di una regione italiana, avvicinando così sapori ed elementi già accostati da lunga data, ancor prima che tali comportamenti venissero codificati.

Per equilibrio si intende un abbinamento che preveda o una concordanza di sapori, oppure una loro discordanza. Un esempio del primo caso, è quello del "dolce con il dolce", mentre la discordanza è il principio secondo il quale il risultato finale di un accostamento deve risultare il più possibile armonico, con la scelta di un vino che abbia caratteristiche in grado di andare a compensare gli squilibri gustativi del cibo. 

La corretta temperatura di servizio. 

Ogni vino deve essere degustato alla giusta temperatura. Generalmente per i vini bianchi questa è più bassa, mentre risulta più alta per i vini rossi.

Questa consente ad ogni bottiglia di vino di poter esprimere le proprietà organolettiche del vino che risulterebbero alterate nel caso in cui la temperatura di servizio non fosse quella adeguata. Quasi sempre la corretta temperatura di servizio è riportata nel retro dell'etichetta del vino. Per abbassarla oppure innalzarla rapidamente, vi consigliamo di immergere la vostra bottiglia in un cestello contenente ghiaccio (oppure acqua molto fredda), o con dell'acqua tiepida, fino al raggiungimento della temperatura di servizio ideale che, per i vini bianchi oscilla mediamente fra i 10° e i 12°C, mentre per i vini rossi si aggira intorno ai 16 - 18°C, arrivando a 20°C per i vini più invecchiati.

La decantazione del vino.

Una bottiglia di vino importante deve essere sempre aperta con il dovuto anticipo. Questo vale soprattutto per i vini rossi e per quelli più affinati e strutturati.

Se un vino è giovane questa procedura risulta del tutto inutile e superflua. Nel caso in cui avete di fronte a voi un vino di buona struttura e che ha riposato per diversi anni in cantina, vi consigliamo di aprire la bottiglia almeno alcune ore prima della sua degustazione. Ricordatevi sempre che più il vino è vecchio, maggiore sarà il tempo necessario per la sua ossigenazione, ovvero la fase in cui il vino, dopo un lungo periodo in cui è rimasto tappato in bottiglia, a contatto con l'ossigeno recupera pienamente tutte le sue principali qualità organolettiche.

La scelta del giusto bicchiere.

Ogni vino va bevuto con il giusto bicchiere in quanto questo influenza la vostra esperienza gustativa, aumentando o diminuendo l'intensità, a seconda che si faccia o meno la scelta giusta. La forma e la dimensione del bicchiere sono le caratteristiche principali che dovete prendere in considerazione.

Nel caso in cui dovete servire dello champagne oppure uno spumante secco,in questi ultimi anni si è passati dall'usare un calice stretto, lungo e affusolato tipo flute, ad un bicchiere con base più larga e con la bocca che si restringe per far convogliare maggiormente il sapore ed i profumi sprigionati dal vostro vino.

Un vino rosso, più strutturato e invecchiato, necessita di un bicchiere dall'ampia pancia, in modo tale che il vino possa adagiarsi sul suo fondo offrendo così una maggiore superficie all'ossigenazione, consentendovi di percepire fino in fondo la complessità dei suoi profumi.

L'esame visivo: anche l'occhio vuole la sua parte.

Durante una degustazione l'aspetto visivo presenta una sua importanza e rilevanza in quanto permette di acquisire alcune informazioni importanti sul vino.

Prima di tutto vi permette di stabilirne il suo colore; non solo se rosso o bianco, ma anche le sue sfumature che, nel caso di un vino rosso, possono tendere al violaceo nei vini più giovani, oppure al granato in quelli più affinati. Nel caso dei vini bianchi se tendono al giallo paglierino (oppure ad un giallo scarico), vuol dire che avete di fronte ai vostri occhi un vino molto giovane, fresco e poco strutturato, mentre se è di un giallo dorato può indicare una maggiore struttura, un passaggio in barrique o un maggiore grado alcolico.

L'esame olfattivo.

L'esame olfattivo rappresenta il primo passo per comprendere dal punto di vista sensoriale la vera natura del vino che avete nel vostro bicchiere.

Partendo dal suo profumo sarete in grado di farvi un'idea precisa sulla qualità e sull'importanza del vino che state accingendovi a degustare. L'olfatto può informarvi sull'eventuale presenza di difetti presenti nel vino.

Se ad esempio dal suo bicchiere sentite provenire uno sgradevole odore di straccio bagnato, il suo contenuto è da buttare in quanto sono presenti nella sostanza muffe che ne hanno alterato il suo odore e sapore. In conclusione possiamo affermare che più un vino presenta un profumo intenso e un odore ampio e persistente che invade le vostre narici, più è un vino di struttura complessa. Da ciò ne deriva una diversificazione nei profumi. Per consentirvi un effluvio più consistente, procedete a ruotate leggermente il vostro bicchiere accostandolo al naso. 

La degustazione, il momento più importante.

Attraverso l'inserimento del vino nel cavo orale, grazie all'interazione avvenuta con l'olfatto, sarete in grado di portare a termine la vostra esperienza gustativa. Uno dei primi aspetti che dovete tenere in considerazione è la gradazione alcolica del vino. Più questa è elevata, maggiore sarà la sensazione di calore che avvertirete sul vostro corpo grazie ad un rossore generalizzato del viso e sulla punta delle vostre orecchie. Un'altra caratteristica immediatamente riconoscibile è la presenza dei tannini, presenti in abbondanza soprattutto nei grandi vini rossi. La loro maggiore concentrazione ed eventuale delicatezza o ruvidezza, viene rilevata soprattutto dalle vostre mucose e dalla mancanza di salivazione. Per un giudizio finale sul vino che avete appena degustato, altri elementi da tenere in considerazione sono la valutazione della sua intensità e persistenza gustativa, dei profumi e dei sapori sprigionati nel cavo orale dal vino. 

La corretta conservazione del vino.

Quando si possiedono delle bottiglie di vino è necessario creare sempre le giuste condizioni affinchè non perdano le proprietà organolettiche che le contraddistinguono, soprattutto se si tratta di vini importanti e costosi.

Prima cosa che dovete evitare è quella di conservarle in ambienti umidi che consentano la proliferazione di muffe. Il locale in cui dovete conservare le bottiglie di vino deve essere areato e presentare un tasso di umidità basso.

Le bottiglie vanno adagiate in posizione orizzontale, in modo che il suo contenuto bagni interamente il tappo, preservandolo così dal rischio di eventuali aggressioni da parte di muffe. Deve essere inoltre un ambiente che riceve poca illuminazione, in quanto un'elevata e continua esposizione alla luce solare potrebbe alterarne le sue proprietà. Un ultimo aspetto molto importante riguarda anche la durata della conservazione.

Ogni vino va idealmente bevuto quando ha raggiunto la sua maturità, ovvero quando non è ne troppo giovane, ne troppo vecchio. Non tutti i vini però possiedono le caratteristiche strutturali per invecchiare molti anni. Ricordatevi che aspettare a lungo il momento giusto per stappare un'ottima bottiglia di vino, alle volte può riservarvi spiacevoli e sgradite sorprese.

La degustazione va sempre fatta in compagnia e con la massima cautela.

Il miglior modo per degustare una pregiata bottiglia di vino è di farlo con la giusta compagnia di amici; una serata piacevole, passata in allegria è sempre il miglior contesto che si possa desiderare per degustare un bicchiere di vino. Conservare questo piacevole ricordo risulta anche fondamentale per le vostre prossime degustazioni. Incappare in episodi spiacevoli dovuti ad eccessi legati ad un eccessivo consumo di vino, non rappresenta certamente una buona base di partenza per diventare dei consumatori esperti e consapevoli. 

Va ovviamente ricordato che il consumo eccessivo e frequente di sostanze alcoliche danneggia gravemente la salute umana rendendo precario l' autocontrollo, la vigilanza e i vostri riflessi; per questi motivi vi invitiamo a non mettervi mai al volante se siete in stato di ebbrezza alcolica

 

 

 

 

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