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Alla scoperta della Viticoltura di Montagna.

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Molto spesso si sente parlare in televisione e sul web di viticoltura eroica, come sinonimo di viticoltura di montagna, oppure di coltivazione della vite in zone montane o collinari impervie, difficili e ad altitudini elevate.

Proprio per fare maggiore chiarezza al riguardo, il Cervim, Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura di Montagna, ha stabilito alcuni criteri di questa particolare coltivazione della vitis vinifera: pendenza del terreno superiore al 30%, altitudine superiore ai 500 metri sul livello del mare, vigne su terrazze e gradini, viticoltura delle piccole isole.

Proprio per la sua conformazione geografica, con l'arco alpino a nord e la catena appenninica che ne attraversa la dorsale, l'Italia presenta molte zone di viticoltura eroica.

Stiamo parlando di una coltivazione della vite e di una produzione di vino molto spesso legate ad un'economia agricola antica e tradizionale.

Si tratta per lo più di un lavoro faticoso che richiede tempo, energie, tanti sacrifici, investimenti economici ed impegno diretto dell'uomo, non sostituibile di certo con quello meccanizzato. 

Proprio per questi ed altri motivi, nel corso dei secoli questa forma di viticoltura è stata presto abbandonata, per lasciare spazio all'introduzione dei vigneti in zone di bassa collina o in pianura, coltivati con sistemi di meccanizzazione anche delle loro vendemmie. 

Lo sviluppo industriale dell'immediato dopoguerra ha inoltre favorito e accelerato la comparsa di questo processo. Il sogno ed il mito della modernità cittadina e del lavoro in fabbrica, hanno generato un profondo cambiamento socio - economico del nostro Paese, che proprio in nome dell'industrializzazione di massa e del primo progresso tecnologico, ha abbandonato le tradizioni rurali e agricole di un tempo

Tuttavia, praticare la viticoltura di montagna, oggi come in passato, vuol dire puntare sulla qualità dei prodotti che sfuggono, almeno in parte, alle logiche di abbattimento dei costi di produzione perseguiti con l'accanimento della viticoltura normale.

In passato la viticoltura eroica veniva descritta come una viticoltura molto importante per gli aspetti sociali e culturali che preservava, esaltando le capacità dei vignaioli di un tempo di aver saputo diligentemente utilizzare tecniche agronomiche particolari per rendere accessibili ai fini produttivi zone impervie caratterizzate dalla presenza di forti pendenze, dalla fragilità dei suoli caratterizzati da forti tendenze all'erosione e all'impossibilità di utilizzare qualsiasi sistema di meccanizzazione

Oggi questa viticoltura si presenta come un modello in grado di promuovere e valorizzare le risorse naturali in modo sostenibile, risultando così più autonoma rispetto alle zone viticole normali. Molto spesso i territori interessati alla viticoltura di montagna svolgono un importante ruolo di controllo dell'erosione e di mantenimento della biodiversità naturale, scongiurando così il pericolo di abbandono di queste terre.

Certamente in Provincia di Belluno l'Azienda Agricola Pian delle Vette, situata ai piedi delle Vette Feltrine, a 600 metri sul livello del mare, nell'area del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, è l'esempio di una Cantina di Montagna che ha saputo progettare il proprio lavoro facendo dell'impegno e della passione per il vino e per l'ambiente il vero motivo del proprio operare e credere.

Per rispettare questi principi, quest'azienda si è data una dimensione a misura d'uomo, tale da permettere una completa autonomia nella gestione operativa, affinchè tutte le operazioni colturali siano mirate alla salvaguardia della fragilità dell'ecosistema.

Consapevoli di operare in un ambiente difficile, ma appartenente a quelle realtà enologiche italiane di grande pregio storico, culturale e paesaggistico, ogni decisione è stata ed è dettata dal rispetto di precise regole.

Ad esempio, la scelta varietale ha fatto ricorso a quelle selezioni che più si adattano all'ambiente di montagna e che maggiormente possono farsi portavoce dei rigidi inverni, dei sensibili sbalzi termici notte / dì e delle ristrettezze nutritive dei suoli.

I vini prodotti a Pian delle Vette ricordano l'armonia del paesaggio, la quiete dei luoghi di montagna, il benessere dei vigneti e la ricca biodiversità che li arricchisce di profumi e aromi garantendo tipicità e unicità. 

Ogni vigneto rappresenta una piccola nicchia studiata per valorizzare l'interazione tra la vite e l'ambiente per ottenere così vini di alta qualità, che siano vera espressione del terroir di montagna,  lontani dal rispetto di mode e tendenze del momento. 

L'estensione dei vigneti, che privilegiano l'esposizione dei grappoli e delle foglie al sole, è di due ettari e mezzo su cui crescono le bacche rosse tipo Pinot Nero, Teroldego, Gamaret e Diolinoir, le bacche bianche Chardonnay, Muller Thurgau e Traminer Aromatico. Quattro di queste varietà fanno parte dell'IGT Vigneti delle Dolomiti (Pinot Nero, Teroldego, Muller Thurgau e Traminer) 

Oggi la Società Agricola Pian delle Vette è gestita da Egidio D'Incà e Walter Lira, due noti imprenditori feltrini che, dopo aver svolto varie esperienze professionali di successo in diversi settori economici, sono riusciti a coronare il loro sogno di dedicarsi al mondo della viticoltura, riuscendo a rilanciare in pochi anni la loro Cantina di Montagna sia a livello di brand, sia a livello di produzione, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti ufficiali per l'alta qualità dei vini

Fondamentale resta il principio che ispira  tutto il loro impegno e che si basa sulla volontà di avvicinare il consumatore finale al proprio prodotto attraverso una trasparenza di informazioni, per spiegare la purezza dei vini a chi sa apprezzare davvero i "silenzi" della vita. 

In conclusione, Pian delle Vette rappresenta sicuramente un modello di viticoltura di montagna che negli anni è riuscita a dimostrare come anche in queste zone impervie e di non facile coltivazione dei vigneti, si riesca a fare agricoltura di qualità, riuscendo a coniugare sapientemente tradizione e tecnologia, nel pieno rispetto della natura e delle antiche tradizioni locali.   

  

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Con la Potatura Invernale a Pian delle Vette riprendono i lavori nei vigneti

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La vite è una pianta molto particolare che ama il sole ed è grazie all'energia e al caldo che dalla primavera fino al termine del periodo estivo si fa bella con una chioma verde rigogliosa, ornata di fiori e con grappoli grandi e succosi.

Con l'arrivo dei primi freddi autunnali e delle basse temperature invernali, la vite entra in uno stato di letargo vegetativo che dura tutto l'inverno, contrassegnato dalla graduale caduta delle foglie che, dapprima, si colorano di splendide tonalità autunnali e, successivamente, un po' alla volta si adagiano al suolo.

Proprio la perdita delle foglie indica il momento in cui la vite entra nella fase di riposo invernale, nell'attesa di riprendere l'attività produttiva nella primavera successiva. In questo periodo dell'anno i lavori che si rendono necessari nel vigneto sono diversi, ma quello a cui i viticoltori riservano maggiore attenzione è la potatura secca, o invernale, un'importantissima pratica agronomica in grado di fare la differenza nel breve e nel lungo periodo definendo i presupposti per la nuova produzione.

Che cos'è la potatura secca e a che cosa serve?

La potatura secca, o invernale, è una pratica di fondamentale importanza per la corretta gestione del vigneto, poichè consente di conseguire l'equilibrio tra l'attività vegetativa (ovvero lo sviluppo delle foglie) e l'attività produttiva della pianta, con ripercussioni dirette sia sulla resa che sulla qualità dell'uva; la potatura invernale persegue inoltre lo scopo di assicurare la longevità produttiva della pianta e di controllarne lo sviluppo nello spazio assegnatole, mantenendo la forma di allevamento impostata.

Prima di iniziare la potatura è necessario sapere che la vite produce prevalentemente sui tralci dell'anno che si sviluppano dalle gemme presenti sul legno dell'anno precedente; in secondo luogo la vite produce anche sui succhioni ( tralci dell'anno originatesi sul legno di più di due anni), nonchè sulle femminelle (germogli sorti da gemme pronte, vale a dire gemme che si sviluppano nello stesso anno dalla loro formazione) inserite sui tralci dell'anno.

Il "pianto" della vite.

Il pianto della vite è il segnale che indica la fine del periodo opportuno per effettuare la potatura invernale, ovvero quel particolare momento dal quale le porzioni della pianta non possono essere più tagliate in quanto questa ne risente e soffre, piangendo.

La fase del germogliamento è preceduta da un fenomeno tipico della vite chiamato per l'appunto "pianto", ossia l'emissione di liquido dai vasi xilematici a livello dei tagli di potatura: questo è dovuto da una parte alla riattivazione del metabolismo degli zuccheri e alla conseguente riattivazione della respirazione cellulare e dall'altra all'elevato livello di assorbimento che caratterizza le radici, che tocca il massimo proprio in questa fase.

Il Carico di Gemme.

Il carico di gemme lasciato per ciascuna pianta condiziona il numero di grappoli ottenibili, pertanto quest'ultimo deve essere scelto considerando la fertilità del suolo e la vigoria espressa dalla combinazione vitigno/portainnesto, in modo da poter raggiungere un equilibrio ottimale tra le foglie e i grappoli, fondamentale per l'ottenimento di uve di alta qualità.

Più in generale, si può ritenere che una pianta sia in equilibrio quando i germogli arrestano la loro crescita in concomitanza con l'invaiatura, che si manifesta con il cambiamento di colore degli acini e della loro consistenza, senza entrare così in concorrenza con la maturazione del grappolo

Un numero di grappoli eccessivamente elevato rispetto alle potenzialità della pianta contrasta con la possibilità di ottenere uva di qualità, in quanto non consente di poter raggiungere un adeguato livello di maturazione. Analogamente però anche un numero di grappoli eccessivamente basso può contrastare con la qualità, dato che può determinare una maturazione troppo rapida che non consente un'adeguata evoluzione e un necessario accumulo delle sostanze fenoliche, che sono alla base della struttura e del colore finale del vino. Inoltre, in condizioni di elevata fertilità del suolo e di buona disponibilità di acqua, un numero troppo scarso di grappoli può stimolare la pianta a continuare a vegetare anche dopo l'invaiatura, a scapito della maturazione dell'uva e della qualità del vino che se ne otterrà.

Per quanto concerne il numero di gemme (o nodi) lasciati per ciascuna vite, il carico si considera basso se inferiore a 10 gemme, medio se compreso tra 10 e 30 gemme e, infine, alto se superiore a trenta gemme.

Un errore da evitare assolutamente di compiere è quello di aumentare il carico di gemme per andare a controbilanciare un'eventuale minore produzione. In tutti questi casi è bene procedere a "scaricare" la pianta, lasciando un numero ridotto di gemme e procedere a ricercare all'interno della propria azienda vitivinicola le cause che possono aver determinato la riduzione di produzione.

Qual'è il periodo migliore per eseguire la potatura secca della vite?

La potatura secca deve essere eseguita nel corso dell'inverno, periodo in cui la pianta arresta la propria attività. Nelle zone più fredde dell'Italia settentrionale è preferibile iniziare a potare nella seconda metà dell'inverno (febbraio - marzo), quando è trascorso definitivamente il periodo più freddo dell'anno, perchè in questo modo si ha la possibilità di andare ad eliminare i tralci con gemme eventualmente danneggiate dalle basse temperature.

Nelle regioni meridionali invece è possibile anticipare la potatura di qualche settimana. Ad ogni modo, è buona norma terminare la potatura prima dell'inizio del pianto, che segnala il risveglio dell'apparato radicale della pianta.

L'intensità dell'intervento dovrà essere proporzionata alla vigorosità del vigneto. Di fronte ad un vigneto debole, l'intervento sarà misurato, come inferiore sarà il numero di gemme che verranno risparmiate. In ogni caso, bisognerà sempre assicurare ai tralci e quindi ai futuri grappoli una corretta esposizione, per luminosità e aerazione.

Alla potatura invernale si aggiunge la potatura estiva (o verde) che si effettua durante lo sviluppo vegetativo della pianta e contribuisce, come quella secca, a concentrare lo sviluppo vegetativo sugli organi che costituiscono la struttura produttiva della pianta, condizionando il microclima della chioma in modo da favorire la maturazione dei grappoli, assicurando condizioni meno favorevoli agli attacchi di patogeni

A Pian delle Vette si potano i vigneti utilizzando le tecniche indicate nel metodo Simonit & Sirch.

Sperimentato per la prima volta in Friuli Venezia Giulia nel 1988, questo metodo di potatura oggi è conosciuto a livello internazionale ed è applicato da oltre un centinaio di aziende agricole europee, tra cui anche Pian delle Vette Cantina di Montagna, situata a Vignui di Feltre, un piccolo borgo rurale immerso nella quiete dei luoghi delle Dolomiti Bellunesi.

Ad inventarlo sono stati Marco Simonith e Pierpaolo Sirch, due agronomi friulani, i quali partendo dalla constatazione che spesso le viti si ammalano e si infettano per una squilibrata impostazione delle potature, hanno studiato gli antichi vitigni italiani ed europei applicando il loro metodo alle esigenze della moderna viticoltura e ai sistemi di allevamento più intensivi, come la Spalliera e il Guyot.

La chiave di volta per risolvere le problematiche del deperimento dei vigneti e della riduzione della loro produttività, coincide proprio con un corretto metodo di potatura, che si può applicare a tutti i sistemi di allevamento della vite.

Il segreto sta nell'effettuare con un approccio individuale, pianta per pianta, una potatura ramificata con piccoli tagli sul legno giovane, poco invasivi sul sistema di conduzione della vite ed orientati sempre allo stesso lato, per separare il legno vivo da quello secco che si forma dopo un taglio di potatura.

I suoi risultati hanno dimostrato che le piante dotate di un sistema linfatico integrato, mostrano maggiore omogeneità di risposta vegeto - produttiva, si sviluppano in modo conforme risultando così molto più longevi e costanti nella qualità del prodotto finale. 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Soc. Agr. Pian delle Vette
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The other days of the week we are in winery occasionally,
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