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Vini "Pian delle Vette" doppio premio a Belgrado.

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Medaglia d'Oro per il Pinot Nero del 2012 e argento per il Gran Passo del 2010. I soci D'Incà e Lira: << Si può fare agricoltura di qualità rispettando il territorio. >>

Egidio D'Incà e Walter Lira non potevano sapere che dentro alle botti e alle bottiglie marcate "Pian delle Vette" si nascondesse un gioiello della produzione vitivinicola feltrina.

Hanno dovuto aspettare di partecipare al "BeoWine Fair" di Belgrado (la più grande fiera del settore del Sud Est Europa, che si è svolta dal 23 al 26 febbraio nella 39esima Fiera Internazionale del Turismo) assieme ad altri 150 espositori per vedersi consegnare una medaglia d'oro per il Pinot Nero 2012 e una d'argento per il Gran Passo del 2010.

Due risultati eccezionali che incoronano un'eredità degna del cambio di gestione. L'azienda ha concorso con altre due venete (otto le italiane in tutto) che sono state portate in Serbia dal Consorzio "Italia diVini & Sapori).

"BeoWine Competition è il consorzio di valutazione dei vini più importante che si svolge in Serbia ormai da oltre un decennio. Più di 200 vini provenienti da diversi Paesi dei Balcani e, quest'anno per la prima volta, anche dall'Italia. 

La competizione si è svolta a Belgrado il 18 e il 19 febbraio. I due imprenditori feltrini hanno acquisito l'azienda vincente l'8 giugno dello scorso anno dopo un periodo di crisi produttiva (era nata all'inizio del Duemila grazie a un finanziamento Interreg), e l'hanno rilanciata come produzione e marchio.

L'estensione dei terreni che si trovano a Vignui è pari a due ettari e mezzo su cui crescono le bacche rosse tipo Teroldego, Gamaret e Diolinoer, oltre al Pinot Nero, le bacche bianche Chardonnay, Muller Turgau e Traminer, più la Bianchetta che è l'unica varietà autoctona coltivata. Tutti vitigni che si prestano molto bene in montagna.

Quattro di queste varietà fanno parte dell'Igt Dolomiti (Pinot Nero, Teroldego Muller e Traminer), mentre dal 2013 il vino spumante è Doc Serenissima.

La produzione è di 45 quintali per ettaro, un valore medio buono perché meno produzione non significa meno qualità. L'intensivo è un termine bandito visto che i trattamenti fitosanitari annui sono una decina, poco meno:   << Ci accomuna la passione per il nostro territorio e la voglia di creare un modello esemplare >>, afferma D'Incà, già noto per altre operazioni lungimiranti come il lancio del marchio "Nocciola Mestega delle Dolomiti", << siamo convinti che si può fare agricoltura puntando di più sulla qualità, e di questo devono accorgersi anche i ristoratori bellunesi. >>

Fonte: Corriere delle Alpi - 09 marzo 2017 (Francesca Valente) 

 

 

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I Balcani: nuova frontiera per il vino.

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L'area del Sud - Est Europa (i Balcani) rappresenta una Regione con la quale la stessa Europa ma specialmente l'Italia intrattiene una relazione di "partenariato strategico" consolidatasi progressivamente nel corso degli anni.

Dopo i drammatici eventi conflittuali dell'ultimo decennio scorso, dove si sono resi necessari aiuti umanitari perfino per le cose più elementari della vita come viveri, carburanti, medicine e vestiario, questa Regione ha conosciuto una significativa stabilità politica, avviandosi decisamente sulla strada dell'integrazione sia "verticale" (con le principali Istituzioni Europee ed internazionali) sia "orizzontale" con la creazione di un'area di libero scambio regionale.

L'Italia è stata per molti aspetti artefice di tali dinamiche, con la costante azione dei soggetti pubblici nazionali e locali e delle imprese ed è oggi primo partner commerciale dell'Albania, della Croazia e della Serbia e sotto il profilo degli investimenti diretti risulta il primo investitore in Albania e in Montenegro, il settimo in Croazia e il nono in Bosnia.

La Croazia, con l'affermarsi di una ristorazione di alta qualità e il differenziarsi degli stili di vita, ha visto aumentare nel corso degli anni il consumo di vino a discapito di altri alcolici (ad esempio la birra). 

Per le aziende italiane rappresenta un mercato "fuori porta", quindi facilmente raggiungibile a costi ridotti, grazie alla sua vicinanza logistica. 

Il mercato emergente croato - come tutta l'area balcanica - è relativamente nuovo per il vino italiano ma in forte crescita.

Negli ultimi anni l'interscambio commerciale tra il nostro Paese e l'area dei Balcani è aumentato considerevolmente (nel 2008 è salito circa al 6% sul totale dell'export italiano, contro il 3,4% del 2001).

Tutto ciò che è enogastronomia, così come la moda, la creatività e il design Made in Italy, è amato, apprezzato e desiderato. 

Storia della viticoltura in Serbia.

Le prime tracce di viticoltura sono state trovate nella Pianura Pannoica e risalgono all'età del bronzo e a quella del ferro.

L'imperatore romano Domiziano aveva introdotto un regime di monopolio legale che è rimasto in vigore fino a Marco Aurelio Probo, nato proprio a Sirmium nel 232 d. C. (l'odierna Sremska Mitrovica) e che, piantando la vite sulle colline di Fruska Gora, ha collegato il suo nome all'inizio della vitivinicoltura in questo Paese.

La storia vinicola serba risale alla notte dei tempi, con un grande sviluppo nel VIII e IX secolo, ma soprattutto durante il dominio della dinastia Nemanjic tra il XI e il XIV secolo 

Nel 1349, fra le altre 200 leggi raccolte nel Codice Dusan dall'imperatore Stefano Uros IV Dusan Nemanjic, c'era anche quella in materia di vinificazione e di qualità del vino.

Quando le terre meridionali serbe furono occupate dai Turchi, i Serbi migrano a nord e il centro della vitivinicoltura diventò Krusevac.

Durante la dominazione turca fu distrutta gran parte dei vigneti, perché il consumo di alcol da parte dei mussulmani era proibito.

Le cose si ribaltarono dopo la liberazione dai Turchi, quando in Serbia iniziò uno sviluppo intensivo della vitivinicoltura, che diventò il settore economico più importante.

Nel 1848, durante il dominio asburgico, iniziò la produzione di vino su vasta scala con la cantina Navip e nel momento in cui la fillossera devastò i vigneti della Francia, la Serbia divenne un Paese produttore ed esportatore di vino.

All'inizio del ventesimo secolo, il re Pietro I di Serbia e suo figlio Alessandro I di Jugoslavija possedevano decine di ettari di vigneti e una cantina nella Serbia Centrale, da cui producevano vini di qualità.

La Krajina (termine serbo - croato che definiva la Serbia come zona di frontiera tra l'impero asburgico e i possedimenti ottomani) esportava vini di qualità fin dagli anni settanta del XIX secolo verso i mercati di Francia, Austria, Ungheria, Germania, Russia, Svizzera, Romania e altri paesi.

Allora era molto famoso il Bermet, un vino liquoroso prodotto soltanto in Serbia,  ancora oggi realizzato con la macerazione nel vino di venti erbe e spezie diverse.

Può essere fatto da uve rosse o bianche, anche se alcuni produttori lo fanno con un mix di uve sia rosse sia bianche. Alla base del rosso si dice che vi siano uve di Portugieser o di Merlot, mentre alla base del bianco c'è l'uva Zupljanka.

La sua ricetta originale è segreta e viene tramandata di generazione in generazione soltanto da una manciata di famiglie.

Il Bermet bianco era un vino molto popolare fra gli aristocratici dell'impero austro - ungarico ed era regolarmente esportato verso la corte di Vienna in grandi quantità.

Alcuni Bermet erano stati perfino inclusi nella carta dei vini del Titanic e circa 150 anni fa risultavano già esportati verso gli Usa.  

Per quanto riguarda il gusto, questo vino è dolce, ma non troppo, è molto denso ed è ricco di aromi di noci, castagne e confetture di frutta matura.

Oggi in Serbia ci sono circa 82.000 ettari di superficie vitata (per l'85% circa di proprietà privata) e si producono almeno altri 700 tipi di vino, sia di largo consumo che di qualità.

La maggior parte dei vigneti si trova lungo i bacini di grandi fiumi come ad esempio il Danubio e la Morava.

La diversità del microclima si riflette nei vari vini. Nel nord vengono meglio i vini bianchi, varietali, dalle tonalità brillanti tra il paglierino e il verdolino, di sapore in genere secco, leggeri e moderatamente alcolici.

Nella Serbia Centrale sono state ricreate moltissime vigne dopo la guerra, con una vasta gamma di uve bianche (in maggioranza Riesling Italico e Riesling Renano, Sauvignon, Chardonnay) e rosse (in maggioranza Pinot Nero, Gamay, Frankovka). 

Nel sud vengono meglio i vini rossi da Cabernet Sauvignon e Merlot. Il modo migliore per gustarli è affidarsi all'enoturismo.

Molte zone vitivinicole organizzano, soprattutto durante la vendemmia, feste, fiere e varie mostre dedicate al vino, abbinato alle numerose e variegate specialità della cucina serba.

Il Mercato del Vino nei Balcani.

Nei Balcani la coltivazione e la produzione di vino sono fortemente frammentate: ci sono tanti piccoli agricoltori che vendono la loro uva ai produttori di vino.

La qualità complessiva è di basso livello proprio perché le uve sono diverse e provengono da vigneti differenti.

Sul fronte del mercato del vino si registra una domanda crescente di prodotto di buona qualità, e per questo, c'è una grande attenzione in primis alla produzione italiana, seguita dalla Francia e dai Paesi confinanti.

L'andamento del mercato del vino in Albania nel 2010 ha registrato in termini di valore di vino importato, i 6,6 miliardi di lek, con una variazione positiva del 16% rispetto al 2009.

In questo paese l'Italia detiene la quota maggiore dell'import (con il 77%), seguita dalla Francia, dal Montenegro ( con il 6%), dalla Macedonia, dalla Spagna (4%) e dalla Grecia (2%).

Oggi i consumatori dei Paesi Balcanici sono diventati sempre più competenti e preparati, sanno apprezzare i nostri vini ma anche la cucina, l'arte, la moda e la nostra creatività. Il Made in Italy in generale gode di un'immagine di altissima qualità. 

Per coinvolgere il più alto numero di operatori della Serbia, del Montenegro e Paesi limitrofi, Italian Wine Expo promuove i vini italiani attraverso due importanti eventi che si tengono il primo a Belgrado Serbia, Fiera Internazionale del vino "Beo Wine" e il secondo a Podgorica Montenegro, Salone Internazionale del Vino "Monte Vino".

Il prodotto più importato continua ad essere il vino sempre più presente nel canale Ho. Re. Ca.

Bar, ristoranti, enoteche aprono nelle grandi città balcaniche in numero sempre crescente e, di pari passo con l'aumento di conoscenza e di apprezzamento della nostra cucina, rappresentano una ribalta ideale per la promozione dei prodotti italiani.

Da qui la prospettiva di sviluppo nell'area balcanica e specificatamente in Serbia e in Montenegro, paesi dove la cultura del vino è comunque diffusa e i consumi pro capite sono in continuo aumento. 

Prima di pensare di esportare il proprio vino, tutta l'area balcanica sta puntando a soddisfare la domanda interna. Il Governo albanese sta cercando di investire risorse per colmare il gap tecnologico esistente, dando agli agli agricoltori che impiantano nuovi vigneti consistenti incentivi economici; quest'area diventerà presto la nuova frontiera del mercato del vino, per se e anche per aprirsi verso l'immenso bacino russo, abbattendo oneri di costi doganali attraverso la Serbia. 

 

 

 

 

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The other days of the week we are in winery occasionally,
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