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Storia dei nomi dei vini - ottavo episodio.

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Anche questa settimana prosegue la nostra rubrica informativa sulla storia dei nomi dei vini, tratta dal libro "Roma Caput Vini" scritto da Giovanni Negri ed Elisabetta Petrini. Oggi vi facciamo conoscere l'origine del Porto e del Fiano d'Avellino. 

PORTUS CALE - PORTO

L'antica città alla foce del Douro che oggi prende il nome di Oporto si trovava nella provincia romana della Gallaecia. E' il console Decimo Giunio bruto a sottomettere l'odierno Portogallo e a battezzare Portus Cale, ricevendo dal Senato il titolo di Callaecus. 

Regione selvaggia, montagnosa e abitata da un popolo fiero, soltanto nel 20 a.C. la tenacia di Augusto e delle guerre cantabriche riusciranno a debellarne le ultime resistenze, consentendo il pieno controllo del paese.

L'occupazione romana si traduce in un florido impianto di viti (nel solo Douro sono presenti circa ottanta vitigni) e nella produzione di vini a elevata acidità ed effervescenti, veri antenati dell'attuale vinho verde.

Il vino portoghese più conosciuto al mondo è il Porto, che prende il suo nome proprio dalla città di Oporto, antica Portus Cale, mentre ai nostri giorni è Vila Nova de Gaia la città regina delle cantine, appena oltre il fiume Douro. 

VITIS APIANA - FIANO D'AVELLINO.

La zona di Avellino fu conquistata dai romani solo dopo tre guerre sanniche e notevoli resistenze. Grazie allo sviluppo della viticoltura i suoi vini furono celebri a Roma e in tutto l'impero, è questa la culla dei tre vitigni archeologici: Aglianico, Greco di Tufo e Fiano, quest'ultimo riconducibile alla vitis apiana, a frutto bianco. Due le scuole di pensiero intorno all'origine del nome, entrambe entro i confini della viticoltura romana.

Una prima ipotesi vuole l'Apiana derivare dai liguri apuani, prima sconfitti dai romani e quindi deportati in massa in Campania. Apuana, poi Apiano e Afiano, si approderebbe così all'odierno Fiano.

Uno dei più grandi studiosi dell'etimologia dei nomi dei vini e vitigni - il professor J. Andrè - afferma invece che il nome deriverebbe da apis perchè uva dalla gradevole dolcezza e perciò tanto amata dalle api.

Tale ipotesi è fondata su un'osservazione di Plinio, che nella Naturalis Historia parla di "uva apiana" tra le varietà aromatiche e scrive: le api dettero il nome di apiana, a causa della loro avidità a succhiare gli acini.

Grazie alla Sopraintendenza ai beni archeologici e culturali di Pompei è oggi operativo un programma di ricerca sui metodi di coltivazione in epoca antica alle falde del Vesuvio: sono stati reimpiantati i vitigni dell'epoca quali Fiano, Greco, Falanghina, Coda di Volpe a bacca bianca, Aglianico, Piedirosso e Olivella a bacca rossa.

Un vigneto destinato alla ricerca è stato anche reimpiantato presso la casa dell'oste Eusino - dalle tipiche celle vinarie interrate, necessarie alla conservazione del vino - all'interno delle mura della Pompei antica. 

 

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Storia dei nomi dei vini - sesta parte.

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Prosegue il nostro viaggio alla scoperta dei nomi dei vini con un nuovo appuntamento della nostra rubrica informativa. Questa settimana vi raccontiamo l'origine storica del vino Lambrusco. 

VITIS LABRUSCA - LAMBRUSCO.

Conosciuta sia dai romani sia dagli etruschi, la vitis labrusca era un vitigno selvatico che cresceva ai margini delle campagne, dove terminavano le aree coltivate.

E' questo vitigno a dare il nome al Lambrusco, che alcuni farebbero derivare dalle vites selvatiche delle foreste dell'Appennino. Il primo a citare la vitis labrusca è Virgilio nella Quinta Bucolica, i riferimenti successivi si trovano nel De Agricultura di Catone e nel De Rustica di Varrone, sino a Plinio il Vecchio che la menziona descrivendone le foglie di colore sanguigno prima di cadere. 

Sull'origine del nome si contrappongono due tesi. La prima sostiene che il nome deriverebbe da labrum (margine dei campi) e ruscam (pianta spontanea); la vitis labrusca perciò sarebbe quella che cresce ai margini dei campi, non coltivata. La seconda tesi fa derivare il nome dai termini labo (prendo) e ruscus (che punge il palato), a indicare un vino giovane dall'acidità contenuta e dal vivace tannino. 

Quella che oggi va sotto il nome scientifico di vitis labrusca è tutt'altra cosa dalla vite conosciuta in epoca romana, intendendosi infatti con questo termine un vitigno giunto in Europa dall'America nel periodo successivo alle devastazioni della fillossera, la devastante malattia che rischiò di far scomparire la vite in tutto il continente. 

In questa famiglia di viti la più conosciuta è l'uva Isabella, altrimenti detta uva fragola: un frutto dalle caratteristiche organolettiche molto specifiche e selvatiche, il cui vino è sotto il profilo della commercializzazione vietato.

Il legame fra l'odierno Lambrusco e l'antica vitis labrusca è dunque solo nel nome. 

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