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Il Metodo Martinotti - Charmat, che cos'è?

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Fino alla fine del 1800 il Metodo Classico era l'unico utilizzato per la produzione di vini spumanti. Fu Federico Martinotti (1860 - 1924), Direttore dell'Istituto Sperimentale per l'Enologia di Asti, a inventare e brevettare nel 1895 il metodo di rifermentazione in grandi recipienti, adottato poi intorno al 1910 dal francese Eugène Charmat, che ne costruì l'attrezzatura; da qui il doppio nome Martinotti - Charmat.

Questo metodo si basa sulla fermentazione del vino in autoclave, ovvero dei grandi contenitori pressurizzati molto simili a grandi silos di acciaio inox, a temperatura controllata, che mantengono intrappolata al loro interno l'anidride carbonica.

Da questo processo di vinificazione si ottengono vini freschi e profumati grazie anche ai vitigni utilizzati, prevalentemente aromatici, per consentire una forte estrazione di aromi e sapori in un lasso di tempo decisamente molto più contenuto rispetto al Metodo Classico; in particolare i vini spumanti dolci trovano proprio in questo metodo quello più adatto alla loro produzione.

Il Metodo Charmat non aspira più di tanto alla complessità, alla struttura e alla longevità del vino, quanto invece ad un'immediata freschezza, alla semplicità aromatica, alla prontezza di beva e ad un prezzo di vendita decisamente molto più contenuto. 

Sia per la relativa facilità produttiva rispetto al Metodo Champenoise sia per una maggiore fruibilità e immediatezza del prodotto finale, oggi è risaputo che sia in Italia sia all'estero, la maggior parte delle bottiglie di spumanti viene realizzata con il Metodo Martinotti Charmat.

Le uve utilizzate possono essere le stesse del Metodo Classico (ovvero le varietà "neutre") ma visto che con questo sistema di vinificazione si ottengono colori più tenui, paglierini, sapori freschi e meno strutturati e profumi meno intensi, le uve più apprezzate sono la Glera (da cui deriva il Prosecco), la Malvasia e la Ribolla Gialla.

Il processo di rifermentazione in autoclave.

Come per il Metodo Classico, la raccolta delle uve viene anticipata in modo tale che queste presentino acidità e freschezza adeguate. Queste due caratteristiche risultano essenziali per poter ottenere spumanti freschi e fruttati.

Una volta raccolta l'uva può non essere pigiata e in questo caso passa direttamente nelle presse pnueumatiche orizzontali che lavorano a 0,5 - 1 bar, permettendo di ottenere un soffice ammostamento. 

Il mosto viene separato dalle parti più solide intorbidanti tramite un processo di chiarificazione, filtrazione, flottazione o centrifugazione. A questo punto, il mosto fiore può essere indirizzato a diverse tipologie di lavorazione, a seconda che si desideri produrre spumanti secchi o più dolci.

Nel primo caso si procede alla normale fermentazione completa, avviando il vino ottenuto alla spumantizzazione. Nella seconda ipotesi occorre invece conservare i mosti come tali, fino al momento della presa di spuma, che può avvenire anche dopo che siano trascorsi diversi mesi.

Il vino base viene posto in autoclave, congiuntamente alla necessaria quantità di zuccheri, lieviti e sostanze azotate, dopodichè viene portato ad una temperatura di 20°C circa.

Non appena inizia il processo fermentativo si può scegliere di regolare la temperatura per ottenere un decorso più veloce oppure più lento, tenendo conto che in quest'ultimo caso le bollicine saranno più piccole e gradevoli sia alla vista, sia al palato. 

La miscela di vino e di lieviti resta all'interno dell'autoclave per un periodo compreso tra i trenta e i novanta giorni ma, nel caso in cui si desideri uno spumante caratterizzato da un aroma di lieviti più accentuato e un perlage fine, questo arco di tempo può essere prolungato a 12 mesi (Charmat Lungo).

Il vino divenuto ormai spumante, viene travasato in autoclave per mezzo di alcune bocchette collocate al di sopra delle fecce, eliminando i suoi residui di lievitazione, mantenendo costante la pressione data dall'anidride carbonica, che normalmente è di 5 - 6 bar, per conservarne almeno 4,5 in bottiglia.

Nel caso si desideri ottenere spumanti dolci, la fermentazione dovrà essere interrotta al momento desiderato raffreddando in modo brusco la massa per bloccare l'attività dei lieviti. Successivamente si dovrà completare la stabilizzazione e, dopo aver effettuato i vari controlli analitici e organolettici, lo spumante è pronto per l'imbottigliamento, che verrà effettuato a freddo, per perdere meno pressione possibile nel passaggio dalla riempitrice alla tappatrice. Come per il Metodo Classico, i tappi usati possono essere in sughero, oppure anche di plastica in quanto il prodotto finale sarà consumato in breve tempo.

In conclusione, rispetto al Metodo Champenoise, le principali differenze consistono nella maggiore rapidità di produzione (da un minimo di 30 giorni ad un massimo di 8 - 12 mesi), nell'abbattimento dei costi per le lavorazioni del vino, nel far avviare la presa di spuma in un'unica autoclave e nel fatto che tutte le fasi che seguono la rifermentazione, compreso l'imbottigliamento, avvengono in condizioni isobariche. 

Dopo avervi presentato nei dettagli il Metodo Classico e il Metodo Martinotti - Charmat, adesso dovrebbe esservi più chiaro quanto lavoro, passione e dedizione ci sia dietro alla produzione di un vino spumante di alta qualità.

Ora non vi resta che scegliere quale sarà la prossima bottiglia che stapperete per celebrare una ricorrenza o un'occasione particolare. Noi vi consigliamo di brindare puntando sulla qualità del nostro spumante bellunese  Mat'55 Millesimato 2010 - Sublimazione dell'Attesa, Metodo Classico con 72 mesi di maturazione sui lieviti ed altri 8 mesi minimo di maturazione in bottiglia dopo la sboccatura, oppure di provare a degustare la Croda Bianca - Annata 2016 o il Dumalis Rosè - Annata 2016, entrambi prodotti da Pian delle Vette Cantina di Montagna utilizzando il Metodo Ancestrale, che altro non è che un Metodo Classico senza la sboccatura, che permette di ottenere un vino caratterizzato da una stupenda complessità organolettica. 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

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Cibo, Vino, Arte e Cultura. Il connubio perfetto per lo sviluppo del turismo italiano.

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Oggi la promozione del cibo, del vino, dell'arte e della cultura italiana coinvolge sempre più anche le aziende agricole e le cantine vitivinicole italiane.

A confermarlo è il Secondo Rapporto "Wine + Food + Art - La Buona Italia 2017" elaborato dal Laboratorio Gaivi per il Consorzio di Tutela del Gaivi in collaborazione con il Dipartimento di Economia dell'Università dell'Insubria di Varese.

Secondo quanto emerge da questo studio, per la metà delle aziende italiane l'investimento in cibo, vino, arte cultura, lo scorso anno si è trasformato in nuove opportunità di business e di turismo, con un significativo aumento di fatturato.

Abbinare il turismo enogastronomico a quello culturale è una buona prassi adottata dal 50% delle aziende vinicole italiane che nell'88% dei casi sono riuscite a rafforzare il legame con il proprio territorio d'origine e, nella stessa percentuale, hanno contribuito ad incrementare la presenza turistica andando a potenziare la rete di servizi messa loro a disposizione.

Questo Secondo Rapporto ha mappato ben 300 realtà agroalimentari italiane che hanno scelto di incorporare nella loro strategia di marketing l'arte, la cultura, l'accoglienza turistica, il cibo e il vino, analizzandone 50 e la fotografia che ne è emersa è quella di una costante crescita del settore enoturistico che conferma dunque come oggi il connubio cibo & arte rappresenti ancora uno dei motori trainanti del sistema economico italiano.

Se nei vigneti è la biodiversità a rendere unico il nostro Paese per l'alta qualità delle sue produzioni vinicole, è altrettanto vero che i custodi di un patrimonio così vasto ed immenso sono ancora le piccole e medie aziende agricole quelle che, finalmente, hanno compreso l'importanza di sapersi proporre e rapportare in modo corretto con il mondo estero per far crescere sia il proprio fatturato, sia il valore sociale ed economico di tutto il territorio che rappresentano.

Anche questo aspetto è contenuto nel Rapporto del Laboratorio del Gaivi. Nei 46% dei casi le imprese analizzate sono di piccola o media dimensione, con un fatturato annuo che si aggira intorno a 1,5 milioni di Euro. Solo il 2% del campione è rappresentato da aziende con fatturati tra i 15 e i 50 milioni di Euro.

E tra le piccole medie imprese la prevalenza spetta a quelle del settore vitivinicolo italiano che rappresentano il 69% del totale. Piccole e medie realtà produttive che nel 76% dei casi hanno voluto intraprendere uno specifico percorso d'integrazione tra vino, cibo e arte. Nel 41% realizzando uno o più eventi culturali all'interno della propria azienda agricola, nel restante 35% facendone una strategia di promozione da integrare in modo permanente allo sviluppo del proprio marketing aziendale.

E le ragioni di questa scelta sono quanto più di nobile ci sia. E' proprio la passione di tanti imprenditori agricoli a far sì che il turismo culturale sia riuscito oggi a varcare con successo i portoni d'ingresso delle loro tenute. Una passione che riguarda anche la volontà di promuovere e valorizzare il proprio territorio d'origine portandolo alla ribalta sia  dei vari stakeholder, sia al servizio della stessa clientela.

Anche Pian delle Vette Cantina di Montagna ha scelto di continuare a sostenere l'arte e la cultura decidendo di accettare ben volentieri l'invito ad organizzare con Arte Officina di Giulia del Cappellano il laboratorio di pittura creativa Artista in Cantina che si svolgerà sabato 24 marzo 2018 alle ore 14:00 a Vignui di Feltre, e che sarà condotto da Elisa Rossi, artista figurativa di fama internazionale specializzata in pittura ad olio.

Obiettivo di questo evento culturale al quale potranno partecipare - previo pagamento della quota d'iscrizione di € 80,00 - da un minimo di quattro ad un massimo di 12 persone, sarà imparare a selezionare, mettere a fuoco ed interpretare in modo corretto la bellezza del mondo che ogni giorno ci circonda, attraverso il disegno artistico e la pittura.

Dopo aver dato libero sfogo alla propria fantasia, ingegno e vena artistica, seguirà una degustazione di vini di alta qualità prodotti dall'azienda agricola Pian delle Vette con possibilità di abbinarli ad un entrèe di formaggi e salumi locali, oppure ad un piatto della cucina tipica bellunese.

Artista in Cantina è un laboratorio che nasce anche con lo scopo di far conoscere le tradizioni tipiche delle  Dolomiti Bellunesi, dove è ancora il suono delle campane a scandire il trascorrere del tempo.

Per maggiori informazioni e/o richieste di prenotazioni a questo primo laboratorio di pittura creativa a Feltre, si prega di inviare un'email a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

  

 

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Artista in Cantina. Laboratorio di Pittura Creativa a Pian delle Vette.

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L'arte non rappresenta soltanto un diversivo alla nostra quotidianità ma anche un efficace strumento di miglioramento e di sensibilizzazione alla portata di ognuno di noi, a patto che ci si avvicini con la dovuta sensibilità e disponibilità a mettere in discussione qualche nostra certezza o convinzione personale.

A conferma di questa nobile affermazione riguardo all'importanza che assume l'arte nella vita di tutti i giorni, il ricercatore americano Harold J Dupuy ha affermato che quando contempliamo un'opera d'arte rilasciamo dopamina, un neurotrasmettitore che regola l'umore.

Questo lo ha confermato anche una recente ricerca italiana condotta dall'Istituto Clinico Humanitas di Milano che ha messo in relazione la salute psicofisica di ogni essere umano con la cultura, in particolar modo con l'arte: "il bello" provoca emozioni, sensazioni e piacevoli ricordi capaci di agire sulla mente umana apportando benefici maggiori di quelli che si possono generalmente ottenere assumendo farmaci specifici.

Nella nostra vita, per vivere meglio, serve più arte. Perchè come sosteneva il grande artista Pablo Picasso "l'arte scuote dall'anima la polvere accumulata dalla vita di tutti i giorni". Persino Alain De Botton e Jhon Armstrong, che proprio attorno a questa idea hanno costruito la loro scuola e il loro movimento, hanno da sempre sostenuto che l'arte permette di risolvere i problemi della vita e trovare la felicità. 

Non è quindi una novità che l'arte rappresenti un potente mezzo per instaurare relazioni soddisfacenti e superare le proprie ansie e paure, ma oggi abbiamo senza dubbio delle ragioni fondate, per essere certi che da questa possiamo trarre davvero degli ottimi benefici per la nostra salute umana.

Sicuramente è proprio partendo dallo sviluppo di queste idee che Giulia del Cappellano ha voluto far nascere Arte Officina con lo scopo di rendere l'Arte fruibile in ogni settore lavorativo in modo da poter migliorare ulteriormente l'impatto di ogni attività attraverso la realizzazione di soluzioni creative attraenti ed estetiche.

Ciò che contribuisce a rendere l'arte unica al mondo è che può svilupparsi ovunque. Può confondersi tra le persone più comuni oppure dietro ad oggetti banali che circondano la vita di tutti i giorni, per poi riuscire a brillare di nuova luce davanti agli occhi di un essere umano che sia in grado davvero di riconoscerla ed apprezzarla.

Inoltre non è da considerarsi una novità anche il fatto che l'arte italiana abbia fatto il suo ingresso anche nelle cantine vinicole italiane. Non lo è nemmeno per l'Azienda Agricola Pian delle Vette che ha accettato ben volentieri di organizzare in collaborazione con Arte Officina di Giulia del Cappellano il laboratorio di pittura creativa Artista in Cantina, che si terrà sabato 24 marzo 2018 alle ore 14:00 e che sarà condotto da Elisa Rossi, artista figurativa di fama internazionale specializzata in pittura ad olio, che vanta un'esperienza pluriennale nell'insegnamento sia a privati che in ambito aziendale.

Obiettivo di questo evento creativo al quale possono partecipare - previo pagamento della relativa quota d'iscrizione di € 80,00 - da un minimo di quattro ad un massimo di dodici persone, è imparare a selezionare, mettere a fuoco e interpretare in modo corretto la bellezza della realtà che ci circonda, attraverso il disegno artistico e la pittura.

Ogni partecipante avrà a disposizione quattro ore per dare vita alla sua opera d'arte. Proprio dopo aver dato libero sfogo alla propria fantasia, ingegno e vena artistica, seguirà una degustazione di tre vini di alta qualità prodotti da Pian delle Vette Cantina di Montagna con possibilità di scelta di abbinarli ad un entrèe di formaggi e sopressa locale oppure ad un piatto tipico della cucina bellunese.

Artisti in Cantina è un laboratorio che nasce anche per promuovere e valorizzare la conoscenza delle antiche tradizioni dei nostri luoghi di montagna, dove tutt'oggi è ancora il suono delle campane a scandire il trascorrere del tempo.

Egidio D'Incà e Walter Lira, i due gestori della Società Agricola Pian delle Vette, sono convinti che il profumo del vino, protagonista ed ospite indiscusso di questo evento, sarà il pretesto e l'occasione per lo sviluppo di altri discorsi, storie e scambi culturali tra i diversi linguaggi dell'arte. 

Per prenotazioni e/o richieste di maggiori informazioni, si prega di inviare un'e-mail a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

    

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L'Indicazione Geografica Tipica "Vigneti delle Dolomiti".

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Le Dolomiti sono da sempre considerate le montagne più belle del mondo, uno straordinario arcipelago fossile che si estende su cinque province e tre regioni e che, grazie alla sua bellezza intrinseca e alle sue eccezionali caratteristiche ambientali e geografiche, è entrato ufficialmente nel 2009 a far parte del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO.

Ma il territorio delle Dolomiti è caratterizzato anche dalla presenza di incantevoli luoghi e mete turistiche ideali per coniugare l'amore per la montagna all'interesse per la gastronomia e il vino di queste speciali terre di montagna. Proprio per esaltare l'alta qualità dei vini tipici delle Dolomiti, nel 1996 nasce l'Indicazione Geografica Tipica Vigneti delle Dolomiti (o Weinberg Dolomiten IGP in lingua tedesca), una denominazione interregionale attribuita ai vini bianchi, rossi e rosati prodotti nei territori delle Province di Trento, Bolzano e Belluno, particolari zone geografiche che per clima e conformazione dei terreni, risultano molto vocate per una viticoltura improntata alla ricerca della massima qualità.

I vini Vigneti delle Dolomiti IGT possono essere ottenuti con uve provenienti da vitigni idonei alla coltivazione nelle Province di Bolzano e Trento nella Regione Trentino Alto Adige, e Belluno nella Regione Veneto, iscritti nell'apposito Registro Nazionale delle Varietà di Vite per Uva e Vino, ad esclusione del vitigno Moscato Giallo per i vini bianchi e del Moscato Rosa per i vini rossi e rosati.

La zona di produzione e la sua storia.

La coltivazione della vite e la produzione di vini di alta qualità rappresenta nelle Province di Trento, Bolzano e Belluno un elemento caratterizzante del paesaggio e, inoltre, un importante fonte di tutela del territorio da fenomeni di degrado ambientale e d'abbandono. Tutto questo è oggi dovuto anche grazie all'impegno di piccoli viticoltori locali che, per ragioni di affetto e di tradizioni storiche, più che per necessità economica, hanno ripreso a coltivare appezzamenti di modeste dimensioni, talvolta lavorabili solo manualmente.

Oltre a questa realtà, esistono ovviamente vere e proprie aziende agricole di più considerevoli grandezze ed estensioni che coltivano la maggior parte della superficie vitata, come ad esempio Pian delle Vette Cantina di Montagna in Provincia di Belluno.

Nell'arco di tempo in cui la coltivazione della vite e la storia dell'uomo si sono accompagnate ed intrecciate, si sono sviluppati forti legami che si trasmettono e si rafforzano ancor'oggi nella cultura locale di questi territori (tradizioni, cultura popolare, arte, antiche usanze, gastronomia).

Le più antiche testimonianze sulla coltivazione della vite nell'area interessata alla IGT "Vigneti delle Dolomiti" risalgono all'età del Bronzo Antico e del Ferro Finale e sono rappresentate da antichi vinaccioli rinvenuti nell'insediamento palafitticolo di Ledro e nei dintorni delle città di Bolzano e Merano attribuibili alla cultura Fritzens - Sanzeno. 

Un'innumerevole serie di altri ritrovamenti ci porta fino alla situla reto - estrusca rinvenuta a Cembra sulla quale è ancora riportata una delle più estese iscrizioni di epoca etrusca inneggianti al consumo simposiale del vino.

Un'ulteriore significativa testimonianza sulla produzione e il commercio di vini della regione è rappresentata dalla stele funeraria risalente al II - III secolo d.C. dedicata al commerciante di vini P. Tenatius Essimnus, rinvenuta in Germania. 

Risalgono al periodo medioevale invece le prime regole vendemmiali; nel XII secolo furono emanati gli "Statuti di Trento", ovvero delle norme protezionistiche della produzione locale mirate a prevenire e ad ostacolare l'introduzione di vini prodotti nelle zone confinanti.

Per quanto concerne la Provincia di Belluno, questa è stata caratterizzata fino agli anni '60 da un'economia povera e di sussistenza, basata sopratutto sull'alpeggio e con una forte vocazione agricola. In particolare, il Feltrino è stata per centinaia di anni un'area vocata per la viticoltura.

Le origini storiche della coltivazione della vite nel distretto vitivinicolo Feltrino risalgono molto probabilmente ai primi secoli dopo il mille quando le più favorevoli condizioni climatiche dei terreni posti sulle pendici della conca e la particolare posizione geografica del distretto stesso, hanno portato presto alla vera e propria diffusione della viticoltura. 

L'esportazione di vino di buona qualità poteva indirizzarsi sia verso la vicina Valle di Primiero, ma anche verso le zone del Cadore o dell'Agordino, o ancora raggiungere i territori alpini di lingua tedesca. 

L'antichità e la complessità sociale raggiunta nel Feltrino dalla viticoltura è confermata dallo Statuto dei Vignaioli, approvato nel 1518 subito dopo l'incendio della Città di Feltre, dove sono riportate tutte le norme indispensabili per garantire sia la protezione delle vigne, sia la qualità finale del vino.

Questo particolare settore prospera sino agli inizi del Settecento quando cominciano a manifestarsi i primi segnali di difficoltà. Gli inverni presto si fanno sempre più rigidi, mettendo così a dura prova la resistenza degli impianti, colpiti sempre più da morie di gelo. Tra l'Ottocento e il Novecento sono invece le epidemie di peronospora e fillossera a mettere a serio rischio le coltivazioni con i vitigni tradizionali favorendo la diffusione, anche in Provincia di Belluno, delle viti americane molto più resistenti  alle malattie e caratterizzate da un'alta resa per ettaro. Il loro vino, più abbondante ma di scarsa qualità, ha finito per identificare la produzione locale sino ad oggi. 

Una produzione che fino agli anni Cinquanta del secolo scorso poteva vantare ancora centinaia di ettari, circa cinquecento nel solo Feltrino. Nell'immediato secondo dopoguerra il territorio bellunese è diventato protagonista dello sviluppo industriale del Paese; l'industria dell'occhiale e l'avvento del settore manifatturiero hanno portato all'abbandono progressivo della coltivazione dei campi decretando la quasi scomparsa della viticoltura a Belluno

Eppure nel corso di questi ultimi anni alcuni coraggiosi imprenditori agricoli bellunesi come Egidio D'Incà e Walter Lira, hanno voluto scommettere ed investire su varietà internazionali, riuscendo ad ottenere pregiati vini di alta qualità, che vengono sempre di più apprezzati, riconosciuti e premiati sia in Italia, sia all'estero.

Oggi, proprio alcune rinomate etichette prodotte dall'Azienda Agricola Pian delle Vette si fregiano dell'Indicazione Geografica Tipica Vigneti delle Dolomiti come, ad esempio, il Granpasso Uve Teroldego Annata 2010 - Carattere Deciso.

Il Granpasso Uve Teroldego Annata 2010 - Carattere Deciso.

Questo vino al naso presenta in modo decisivo un fruttato di prugna in confettura, una composizione di fiori appassiti, cioccolatino ripieno di liquore di marasca e note balsamiche.

Al gusto è avvolgente e strutturato, con tannino piacevolmente levigato. Persistente e intenso il finale che rimane a lungo sul palato ricordando le note di ciliegia matura.

Si consiglia il suo abbinamento con carni rosse, cacciagione e selvaggina. Si sposa molto bene anche con i piatti tipici della cucina di montagna come polenta e capriolo e con alcune tipologie di formaggi stagionati.

Proprio l'anno scorso questo speciale vino di montagna ha ottenuto la medaglia d'oro al Concorso "Wine of the Year 2017" indetto dalle Associazioni "Via Claudia Augusta Altinate" di Germania, Austria e Italia e, inoltre, altri numerosi riconoscimenti e premi ufficiali sia in Italia, sia all'estero, tra cui la medaglia d'argento al Concorso BeoWine Fair" di Belgrado, la più importante fiera enologica del Sud Est Europa.

 

 

 

 

  

 

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Il turismo enogastronomico conquista gli italiani.

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Il turismo enogastronomico sta vivendo un periodo sempre più aureo nel nostro Paese. Un italiano su tre dichiara di aver svolto almeno un viaggio all'insegna dell'enogastronomia nel corso degli ultimi tre anni. Un dato in forte crescita rispetto a quello registrato nel 2016 che si attestava al 21%. Ma ora i turisti enogastronomici salgono al 30%.

Questa importante rilevazione testimonia come l'enogastronomia oggi sia passata da un ruolo "accessorio" a vera e propria componente in grado di influenzare sempre di più la scelta di viaggio degli italiani, a tal punto che il 63% di questi valuta molto importante la presenza di un'offerta enogastronomica o tematica quando sceglie la meta dove trascorrere le proprie vacanze.

Elementi imprescindibili sono la qualità e la sostenibilità, mentre per quanto riguarda il tema green non è un driver di scelta solo per le produzioni agroalimentari, ma anche delle strutture ricettive e degli eventi. Tra le esperienze food più popolari e maggiormente preferite da gli italiani, dopo l'assaggiare piatti tipici locali  in un ristorante, seguono visitare un mercato con presenza di prodotti agricoli del territorio e acquistare cibo da un food truck. Forte risulta anche l'interesse verso il settore Beverage, con la scelta di degustare non solo vini di qualità ma anche proposte di birre locali.

La Regione più ambita e desiderata dai turisti italiani per trascorrere un periodo di riposo, svago e relax è la Toscana, ma si riscontra anche un particolare interesse per le località del Sud, specialmente per la Sicilia e la Puglia. Quello che emerge dal Primo Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano, presentato qualche giorno fa a Milano, è che molte regioni presentano un potenziale turistico inespresso o ancora poco valorizzato e, quindi, non vengono percepite attualmente come mete enogastronomiche rilevanti, nonostante siano ricche di eccellenti prodotti tipici locali. 

Stando a quanto emerge dall'analisi dei dati di questo interessante studio, possiamo affermare che la Lombardia, il Piemonte e il Veneto, pur vantando un'offerta turistica ed enogastronomica degna di rispetto, si posizionano tutte immediatamente dietro la Toscana.

Anche Egidio D'Incà e Walter Lira, i due soci dell'Azienda Agricola Pian delle Vette, condividono pienamente il discorso dell'attuale ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Maurizio Martina, pronunciato in occasione della conferenza stampa di presentazione di questo Primo Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano: "Oggi c'è una crescente domanda di servizi per i turisti del cibo che va sempre di più soddisfatta. E' molto positiva la crescita dei viaggiatori che visitano i nostri territori alla scoperta delle ricchezze enogastronomiche. Serve ora aprirsi ancora di più, aggiungendo alla qualità e alla sostenibilità la parola multifunzionalità. La ricezione turistica, anche attraverso l'apertura delle strutture produttive ai visitatori, può diventare uno strumento essenziale per avvicinare e far incontrare produttori e consumatori, oltre che essere una voce di reddito aggiuntiva, Su questa strada dobbiamo fare di più a partire dalla formazione professionale. Abbiamo bisogno di professionisti del cibo, che sappiano interagire anche con i turisti e con i buyer stranieri."

Queste prezioso discorso rappresenta un'importante occasione per ricordare nuovamente ai nostri affezionati Clienti e lettori che Pian delle Vette Cantina di Monatagna è costantemente impegnata nella promozione delle eccellenze enogastronomiche bellunesi e della Regione Veneto sia in Italia, sia all'estero, partecipando attivamente alle più prestigiose manifestazioni e rassegne del settore Food & Beverage, che ci hanno permesso anche di portare a casa numerosi apprezzamenti, riconoscimenti e premi proprio per l'alta qualità dei nostri vini di montagna prodotti a Vignui di Feltre, piccolo borgo situato alle porte del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. 

Inoltre, all'interno della nostra Azienda Agricola è sempre possibile organizzare serate o eventi speciali per poter conoscere e degustare in piena tranquillità e in buona compagnia, le nostre etichette abbinate ad una selezione di prodotti della cucina tipica di montagna.

Proprio a conclusione di un 2017 ricco di grandi soddisfazioni e di nuovi importanti successi ottenuti con tanta dedizione, sacrifici e ore di lavoro sui vigneti, per Egidio D'Incà e Walter Lira è arrivata davvero una succulenta occasione; ovvero poter andare in onda sulla trasmissione televisiva Gustibus di La 7, in occasione di una puntata speciale dedicata alla promozione e valorizzazione delle eccellenze gastronomiche del Veneto, facendo conoscere alla platea televisiva la storia di Pian delle Vette e dei suoi pregiati vini di alta qualità. 

Per quanto concerne il profilo del turista enogastronomico italiano, Roberta Garibaldi, esperta di turismo e cultura e docente presso l'Università degli Studi di Bergamo, lo sintetizza così: "E' un turista acculturato, con maggiore capacità e propensione alla spesa, che cerca nell'enogastronomia un'opportunità di conoscenza e contatto con la cultura di un territorio. Organizza il suo viaggio affidandosi sempre più al web, sia per raccogliere informazioni, sia per prenotare le singole componenti del viaggio. Durante il suo soggiorno vuole sentirsi sempre più coinvolto ed è disposto a sperimentare l'enogastronomia a 360 gradi, affiancando spesso altre proposte attive, Preferisce percorsi misti, non monotematici: il turista del vino cerca anche ottime esperienze gastronomiche."

Se si considera l'offerta enogastronomica, i numeri del nostro Bel Paese sono di tutto rispetto, con 821 Indicazioni Geografiche Food & Wine, 586 ristoranti di eccellenza, 11.329 agristori, 18.632 agriturismi con alloggio, 169 Strade del Vino e dei Sapori, 12.446 agriturismi che offrono proposte turistiche quali maneggi, escursioni guidate a piedi o in mountain bike, fattorie didattiche etc. A ciò si aggiungono una molteplicità di altre esperienze food & beverage, quali Musei del Gusto, esperienze in cantina, eventi tematici e scuole di cucina.

 

 

 

 

 

 

 

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I vini Pian delle Vette protagonisti su Gustibus in onda su La 7

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Domenica 24 dicembre, l'Azienda Agricola Pian delle Vette è stata protagonista nella trasmissione televisiva Gustibus in onda su La 7, dedicata alla scoperta del patrimonio enogastronomico del nostro Paese e alle professioni che per esso lavorano. Ogni domenica mattina il programma condotto da Roberta De Matthaeis racconta ai telespettatori territori italiani defilati e poco conosciuti che, però, custodiscono veri e propri tesori paesaggistici ed enogastronomici che meritano di essere conosciuti e valorizzati.

In ogni puntata lo storytelling dei luoghi si incrocia con quello delle produzioni agroalimentari gastronomiche tipiche, accuratamente selezionate in collaborazione con "La Tavola Italiana", associazione no - profit che certifica la qualità delle filiere alimentari, e l'eccellenza delle materie prime impiegate nelle tecniche di lavorazione.

Nella puntata andata in onda il giorno della vigilia di Natale, ampio spazio d'approfondimento è stato dedicato all'Azienda Agricola Pian delle Vette di Vignui di Feltre, nata nel 2000 grazie ad un finanziamento Interreg, ed oggi acquisita e gestita da Egidio D'Incà e Walter Lira, due noti imprenditori feltrini che l'hanno saputa rilanciare sia a livello di brand, sia a livello di produzione, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti ufficiali per l'alta qualità dei propri vini di montagna, riuscendo così a fare dell'impegno e della passione per il vino e per l'ambiente, il vero motivo del proprio operare e credere.

Per rispettare questi principi, i due soci hanno voluto dare alla propria azienda agricola una dimensione "a misura d'uomo" tale da permettere una completa autonomia nella sua gestione operativa, affinchè tutte le operazioni colturali siano mirate alla salvaguardia della fragilità dell'ecosistema. 

Consapevoli di operare in un ambiente difficile, ma appartenente a quelle realtà enologiche italiane di grande pregio paesaggistico, storico e culturale, ogni loro decisione è stata ed è tutt'oggi dettata dal rispetto di alcune regole. Ad esempio, la scelta varietale ha fatto ricorso a vitigni autoctoni locali e a quelle selezioni che più si adattano all'ambiente delle Dolomiti Bellunesi e che maggiormente possono farsi portavoce dei rigidi inverni, dei sensibili sbalzi termici notte / dì e delle ristrettezze nutritive dei suoli.

La gestione annuale dei vigneti privilegia l'esposizione dei grappoli e delle foglie al sole, tanto che i vini ricordano l'armonia del paesaggio, la quiete dei luoghi di montagna, il benessere dei vigneti e la ricca biodiversità che li arricchisce di profumi e aromi garantendo tipicità e unicità.

Pian delle Vette Cantina di Montagna ogni vigneto rappresenta una piccola nicchia studiata appositamente per promuovere e valorizzare l'interazione tra la vite e l'ambiente circostante per ottenere così vini unici, con un'autentica espressione del terroir di montagna lontano da mode e tendenze del momento.

Fondamentale resta il principio che ha ispirato l'impegno e il duro lavoro portato avanti negli anni dai due imprenditori vinicoli bellunesi che si basa sulla volontà d far avvicinare il consumatore finale al proprio prodotto, attraverso una particolare esperienza degustativa e una piena trasparenza d'informazioni, per spiegare la purezza e la qualità dei propri vini delle Dolomiti Bellunesi a chi sa davvero apprezzare i "silenzi" della vita.

L'estensione dei vigneti che si trovano a Vignui di Feltre, è di 2 ettari e mezzo su cui crescono le bacche rosse tipo Pinot Nero, Teroldego, Gamaret e Diolioner, le bacche bianche Chardonnay, Muller Turgau e Traminer Aromatico

Quattro di queste varietà fanno parte dell'IGT delle Dolomiti (Pinot Nero, Teroldego, Muller Turgau e Traminer) mentre dal 2013 il vino spumante è DOC Serenissima. 

Qualche giorno fa i due noti imprenditori agricoli bellunesi hanno avuto l'onore di accompagnare i reporter dell'emittente televisiva La 7 a visitare la loro Cantina di Montagna e i vigneti, dove è stata anche registrata un intervista ad Egidio D'Incà sulle eccellenze culinarie venete

Durante le riprese, non sono mancati gli aneddoti come quello legato alla scelta del nome dato allo spumante Metodo Classico Mat'55 - Millesimo 2009 - Sublimazione dell'Attesa.  Come hanno avuto modo di spiegare i due imprenditori vitivinicoli, questo particolare nome deriva dal fatto che entrambi i soci di Pian delle Vette sono nati nel 1955 e, nonostante i prestigiosi traguardi e riconoscimenti ufficiali ricevuti nel corso degli anni, oggi, c'è ancora chi sostiene che siano stati davvero matti a voler intraprendere questa loro avventura nel mondo del vino.

 

 

 

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L'enoteca St. Patrick punta sulla qualità dei vini Pian delle Vette.

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A conferma degli importanti passi in avanti compiuti nel miglioramento della qualità dei propri vini, Egidio D'Incà e Walter Lira, i due soci dell'Azienda Agricola Pian delle Vette, hanno avuto l'occasione di far conoscere e degustare ai titolari dell'Enoteca St. Patrick di Terracina, i propri vini di alta qualità che ricordano l'armonia del paesaggio, la quiete dei luoghi delle Dolomiti Bellunesi, il benessere dei vigneti e la ricca biodiversità che li arricchisce di profumi ed aromi garantendo tipicità e unicità.

L'enoteca St. Patrick di Terracina.

Nata nel 1998 in "Casa Risoldi" l'Enoteca St. Patrick da antica cantina terracinese, si è trasformata oggi in un rinomato locale situato nel centro storico di Terracina, presente all'interno della Guida Slow Food e certificato da ben tre simboli (il Top) che incarnano al meglio i valori del glorioso passato romano e le innovative tecniche di ristorazione e accoglienza, "uniformando" il tutto in un mosaico suggestivo e dalle mille sfaccettature. 

Utilizzando e recuperando gli spazi di una vecchia Cantina degli anni Trenta (la Cantina San Marco, considerata una delle più importanti e frequentate dell'epoca), i due titolari hanno saputo ristrutturare il locale nel pieno rispetto del suo valore storico ed architettonico, ricavandone così tre moderne sale interne dislocate su livelli diversi, e una cantina, collocata in un'antica cisterna romana perfettamente conservata, dove sono custodite più di 2.000 bottiglie di ottimi vini provenienti da tutta Italia, compresi quelli di Pian delle Vette Cantina di Montagna.

Oggi il St. Patrick è un rinomato Wine - Bar dov'è possibile bere e degustare prestigiose etichette accuratamente selezionate tra i produttori e le aziende vinicole più importanti d'Italia e non solo. Ogni bottiglia di vino si presta all'abbinamento di prodotti tipici italiani, spaziando dai salumi, ai formaggi, fino ai dessert. Per i palati più esigenti è possibile ordinare uno speciale menù giornaliero alla carta che varia in base all'andamento stagionale.

Entrando all'interno di questo storico locale di Terracina, cittadina situata all'estremità sud - est della Pianura Pantina e ai piedi dei Monti Ausoni, composta da un nucleo medioevale sul pendio del colle e di una parte moderna distesa in piano sino al mare, si respira davvero tutta la professionalità e la passione di Massimo e Ivana, i due titolari, che si riversa nella cura di ogni singolo dettaglio. La sublime ricercatezza dei piatti proposti e la dedizione e la cura riservata agli ospiti, lasciano davvero un eccellente ricordo della propria esperienza enogastronomica.

A coronamento di un sogno partito dalle retrovie di una vecchia cantina nel 1998, Massimo e Ivana hanno avuto qualche anno fa l'occasione della loro vita partecipando, per volontà dello Chef Oscar Farinetti, all'EXPO 2015 di Milano, dove nei padiglioni dedicati alle regioni italiane hanno fatto degustare a milioni di visitatori lo spezzatino di bufala o il tagliere di formaggi. Marchi di fabbrica e segni distintivi che hanno contribuito a far diventare oggi il St. Patrick un portatore sano di "Terracinesità" in Italia e nel mondo.  

 

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I vini Pian delle Vette presenti alla prima edizione di "Bassano Wine Festival".

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Dall'8 al 10 dicembre si svolgerà presso la splendida cittadina di Bassano del Grappa la prima edizione di "Bassano Wine Festival", una mostra mercato dedicata alla promozione del territorio e alla valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche italiane.

Un lungo fine settimana attenderà tutti gli appassionati di vino e non solo; ricco e variegato è infatti il parterre di aziende e cantine che vi accompagneranno alla scoperta dei prodotti tipici del nostro Paese, per farvi vivere un'esperienza gastronomica unica e indimenticabile. 

Potrete così conoscere e degustare pregiate etichette di vini italiani grazie agli assaggi organizzati dalla Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori (FISAR) di Vicenza, che saranno abbinati a piatti tipici della Cucina Veneta e italiana.

A questa importante fiera enologica non poteva mancare anche la partecipazione dell'Azienda Agricola Pian delle Vette con una ricca selezione dei suoi pregiati vini di qualità prodotti a Vignui di Feltre (Belluno), un piccolo borgo rurale alle porte del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, che ricordano l'armonia del paesaggio, la quiete dei luoghi di montagna, il benessere dei vigneti e la ricca biodiversità che li arricchisce di profumi e aromi garantendo tipicità e unicità. 

Egidio D'Incà e Walter Lira sono davvero convinti che questa prima edizione di "Bassano Wine Festival" sarà  ricordata come una prestigiosa vetrina per la promozione e valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche italiane, in un confronto di sapori, tradizioni e gusti speciali, in grado di offrire al pubblico un percorso incentrato alla scoperta di prodotti agricoli territoriali ancora poco conosciuti e pubblicizzati adeguatamente.   

 

 

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