Come Roma fu per il vino ciò che gli Usa furono per la Coca - Cola: tutto.

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La vita è un'altalena. Lo è per gli imperi e le civiltà, figuriamoci per gli scaltri osti del Foro e gli spregiudicati pubblicitari di Atlanta. Fortuna volle che la concorrenza incominciasse a scalfire i profitti dei rispettivi business. 

Nella Roma degli anni della nascita di Cristo il vino scorre a fiumi. Dal Palatino a Ostia le taverne si concentrano a centinaia. Cives e schiavi, matrone e fanciulle, aristocratici e plebei sono così sedotti dal figlio di Bacco che con i cocci delle anfore svuotate hanno persino costruito quella che sarà un'altura dell'Urbe: Monte Testaccio. 

Produttori assatanati, commercianti avidi, mediatori senza scrupoli si affacciano ogni giorno sui mercati della Città eterna, dove il vinum scorre quasi più del Tevere. E chi con il vino ha fatto un mucchio di sesterzi comincia a capire l'antifona: o si trovano nuovi mercati oppure ben presto sarà una lotta spietata, una contesa per disputarsi ogni taverna, ogni bordello, ogni villa patrizia. 

Anche in America, molti secoli dopo, il dramma è simile. Per quanto la ricetta della Coca - Cola sia custodita con ossessione, dal 1930 un temibile concorrente si affaccia alla ribalta. 

Pepsi Cola fattura dal 1934 al 1937 oltre 9,5 milioni di dollari. Nel 1938 raddoppia ancora i profitti, e l'anno dopo lancia attraverso la radio di tutta l'America uno strepitoso Jingle pubblicitario, ascoltato da 28 milioni di famiglie.

Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. In America sappiamo che fu D'Arcy a spremersi le meningi, mentre a Roma il nostro eroe è ancora anonimo.

Non conosceremo mai il nome di questo genio latino della commercializzazione e del capitalismo d'assalto, in compenso però sappiamo cosa fece. Fiutò l'aria: una brezza di grandi conquiste, di roboanti campagne militari.

La Gallia e la Pannonia, l'Iberia e la Dalmazia. Intere legioni al passo. Ogni legione circa 4 mila uomini. Ogni legionario una moglie forse conosciuta lontano e convertita ai propri costumi alimentari e di vita. Ogni coorte un manipolo di schiavi affamati e assetati al seguito.

Lui, il nostro eroe, ha capito che il vinum con il legionario sarà Vinum. E alla romanità, a Cesare, alla campagna di Gallia, alla Roma che sta facendosi impero che il nostro anonimo genio appende l'anfora del suo vino in vendita: magari facendo uno sconto sul prezzo delle forniture. Perchè il Vinum è SPQR. Il Vinum è Roma. E dove Roma avanza, avanza il Vinum. 

E' questo, in tutto e per tutto, l'identico ragionamento dell'agenzia pubblicitaria D'Arcy a partire dal 1938. Ben Oehlert, intuisce con largo anticipo le enormi potenzialità della guerra alle porte. Il brand Coca - Cola ha già addosso l'immagine di bibita nazionale e può giocarsi due carte fondamentali. Per un ufficiale la Coca - Cola è una bottiglia facilmente presentabile fra le mani anche davanti ai suoi uomini, ben più di qualsiasi altro alcolico. Quanto al soldato semplice del Kansas - interrogato dal sondaggista su ciò che più suscita la nostalgia dell'uomo in armi - è la mancanza delle piccole cose, non delle grandi cose che fa più male quando si è lontani da casa. Una canzone, l'estate, la tua ragazza che torna a casa, un bicchiere di Coca - Cola. 

Certo ci fu un momento nel quale, ben prima del fatidico Cesare sul Rubicone, un geniale mercante di vinum romano lo esclamò ad alta voce: "Il dado è tratto". Fu quando vide che le grandi navi in partenza alla volta di Massilia imbarcavano migliaia di anfore, quando, al seguito della X Hispanica o della V Claudia in armi, vide muovere carri stracolmi di otri, quando infine trionfante ascoltò un emissario del Senato spiegargli che occorreva concentrare ad Aquileia il deposito dei vini, perchè solo da lì e per via fluviale si potevano più facilmente raggiungere le legioni assetate, risparmiando sui costi dell'assai più lungo tragitto da Roma. 

E' altrettanto sicuro che ci furono momenti fatidici nei quali anche Robert W. Woodruff, nuovo presidente della Coca - Cola, si trovò a pensarlo: "Il dado è tratto". Quel dado il presidente lo lancia la prima volta quando un reportage dell'Associated Press da Londra racconta che "per gli ausiliari americani sarebbe più difficile aiutare gli alleati impegnati nella battaglia d'Inghilterra, senza la loro bottiglietta di Coca - Cola. Passano pochi mesi e i giapponesi attaccano Pearl Harbor, ma pochi giorni dopo il presidente - soldato Woodruff annuncia ufficialmente che ogni uomo in divisa riceverà una bottiglietta di Coca - Cola per cinque cents, ovunque si trovi e costi quel che costi.

Il colpo di genio del patriottismo liquido sarà risolutivo. Quando Woodruff si vede riconoscere dal Dipartimento della Guerra che effettivamente la Coca - Cola può rappresentare una spinta morale per l'esercito alleato, non perde un solo minuto. Prende in prestito dalle banche 5,5 milioni di dollari e organizza nelle retrovie, alle spalle delle linee alleate e man mano che avanzano, ben 64 linee di imbottigliamento. Un piccolo grande impianto industriale da campo che si schiera con le truppe e trasforma il sogno in realtà: dove i marine dello Zio Sam rischiano la pelle, al loro fianco c'è la Coca - Cola. Se gli alleati avanzano la bottiglietta fa progressi, se sono i rotta li conforta, se resistono è sempre accanto a loro, a ricordargli le gialle pianure centrali o gli slums di Chicago perchè la Coca - Cola è casa, è America.

L'investimento fu imponente, ma si trasformò ben presto in un rischio calcolato e in un colossale trionfo alla fine del conflitto mondiale. In patria la pubblicità della bevanda che vedeva due ragazze che scrutavano l'orizzonte al tramonto con in mano una Coca - Cola, viene sostituita con un paesaggio del tutto identico ma con due soldati al posto delle ragazze. La pausa serena della vita americana di ogni giorno diventa la pausa patriottica del militare americano che sta facendo il proprio dovere. 

In termini di visibilità, Woodruff incassa un patrimonio inestimabile: perchè ogni marine è già diventato a tutte le latitudini e in ogni continente un vero e proprio mito. 

Quel veterano, quel soldato è l'America, è la Coca - Cola. Un eroe da emulare e sognare, in tutto e per tutto simile al legionario che avanza ad Alesia, al soldato romano che edifica Augusta Treverorum e fortifica la Pannonia.

Quello della Seconda Guerra Mondiale è l'eroe del suo tempo che beve Coca - Cola. Quello del De Bello Gallico è l'eroe del suo tempo che beve vinum, il nettare dei Cesari. 

Ecco: adesso sì che le iniziali diventano maiuscole. Altro che pausa inebriante e status symbol della vita quotidiana. Vunum & Coke non sono soltanto entrati nella storia. Ora sono trasformati in mito. Agli occhi del mondo, la storia l'hanno fatta. 

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Come si degusta un buon bicchiere di vino.

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Degustare un vino significa saperlo valutare, quindi riconoscere i suoi pregi e difetti, nonchè individuare i caratteri di tipicità. Questa non è una cosa da poco, perchè presuppone, oltre ad un affinamento del gusto, anche una conoscenza enologica e un'esperienza continua fatta di ricerche e assaggi che devono rimanere a lungo impressi nel tempo.

Di seguito, troverete 10 semplici regole, rispettando le quali potrete anche voi amplificare le piacevoli sensazioni che si provano degustando un buon vino, seguite da qualche nostro prezioso consiglio per metterle in pratica correttamente.

L'abbinamento.

La scelta del vino giusto da servire in tavola è condizionata ovviamente dalle varie portate alle quali si accompagna. Il vino può anche essere degustato a se stante, senza quindi essere per forza di cose inserito in un particolare contesto gastronomico. E' però un'opinione molto diffusa che le vere qualità di un vino vengono rispecchiate meglio se sono accompagnate dalla presenza di alcune pietanze che ne possono esaltare entrambi i sapori, creando così un'esperienza enogastronomica più ricca e complessa.

La regola del pesce - vino bianco, carne - vino rosso rimane sempre valida, ma possiamo fornirvi qualche spunto riflessivo in più. Di solito i principali criteri che regolano gli abbinamenti sono due: equilibrio e tradizione.

Per tradizione s'intende un abbinamento gastronomico che accosti insieme piatti e vini tipici di una regione italiana, avvicinando così sapori ed elementi già accostati da lunga data, ancor prima che tali comportamenti venissero codificati.

Per equilibrio si intende un abbinamento che preveda o una concordanza di sapori, oppure una loro discordanza. Un esempio del primo caso, è quello del "dolce con il dolce", mentre la discordanza è il principio secondo il quale il risultato finale di un accostamento deve risultare il più possibile armonico, con la scelta di un vino che abbia caratteristiche in grado di andare a compensare gli squilibri gustativi del cibo. 

La corretta temperatura di servizio. 

Ogni vino deve essere degustato alla giusta temperatura. Generalmente per i vini bianchi questa è più bassa, mentre risulta più alta per i vini rossi.

Questa consente ad ogni bottiglia di vino di poter esprimere le proprietà organolettiche del vino che risulterebbero alterate nel caso in cui la temperatura di servizio non fosse quella adeguata. Quasi sempre la corretta temperatura di servizio è riportata nel retro dell'etichetta del vino. Per abbassarla oppure innalzarla rapidamente, vi consigliamo di immergere la vostra bottiglia in un cestello contenente ghiaccio (oppure acqua molto fredda), o con dell'acqua tiepida, fino al raggiungimento della temperatura di servizio ideale che, per i vini bianchi oscilla mediamente fra i 10° e i 12°C, mentre per i vini rossi si aggira intorno ai 16 - 18°C, arrivando a 20°C per i vini più invecchiati.

La decantazione del vino.

Una bottiglia di vino importante deve essere sempre aperta con il dovuto anticipo. Questo vale soprattutto per i vini rossi e per quelli più affinati e strutturati.

Se un vino è giovane questa procedura risulta del tutto inutile e superflua. Nel caso in cui avete di fronte a voi un vino di buona struttura e che ha riposato per diversi anni in cantina, vi consigliamo di aprire la bottiglia almeno alcune ore prima della sua degustazione. Ricordatevi sempre che più il vino è vecchio, maggiore sarà il tempo necessario per la sua ossigenazione, ovvero la fase in cui il vino, dopo un lungo periodo in cui è rimasto tappato in bottiglia, a contatto con l'ossigeno recupera pienamente tutte le sue principali qualità organolettiche.

La scelta del giusto bicchiere.

Ogni vino va bevuto con il giusto bicchiere in quanto questo influenza la vostra esperienza gustativa, aumentando o diminuendo l'intensità, a seconda che si faccia o meno la scelta giusta. La forma e la dimensione del bicchiere sono le caratteristiche principali che dovete prendere in considerazione.

Nel caso in cui dovete servire dello champagne oppure uno spumante secco,in questi ultimi anni si è passati dall'usare un calice stretto, lungo e affusolato tipo flute, ad un bicchiere con base più larga e con la bocca che si restringe per far convogliare maggiormente il sapore ed i profumi sprigionati dal vostro vino.

Un vino rosso, più strutturato e invecchiato, necessita di un bicchiere dall'ampia pancia, in modo tale che il vino possa adagiarsi sul suo fondo offrendo così una maggiore superficie all'ossigenazione, consentendovi di percepire fino in fondo la complessità dei suoi profumi.

L'esame visivo: anche l'occhio vuole la sua parte.

Durante una degustazione l'aspetto visivo presenta una sua importanza e rilevanza in quanto permette di acquisire alcune informazioni importanti sul vino.

Prima di tutto vi permette di stabilirne il suo colore; non solo se rosso o bianco, ma anche le sue sfumature che, nel caso di un vino rosso, possono tendere al violaceo nei vini più giovani, oppure al granato in quelli più affinati. Nel caso dei vini bianchi se tendono al giallo paglierino (oppure ad un giallo scarico), vuol dire che avete di fronte ai vostri occhi un vino molto giovane, fresco e poco strutturato, mentre se è di un giallo dorato può indicare una maggiore struttura, un passaggio in barrique o un maggiore grado alcolico.

L'esame olfattivo.

L'esame olfattivo rappresenta il primo passo per comprendere dal punto di vista sensoriale la vera natura del vino che avete nel vostro bicchiere.

Partendo dal suo profumo sarete in grado di farvi un'idea precisa sulla qualità e sull'importanza del vino che state accingendovi a degustare. L'olfatto può informarvi sull'eventuale presenza di difetti presenti nel vino.

Se ad esempio dal suo bicchiere sentite provenire uno sgradevole odore di straccio bagnato, il suo contenuto è da buttare in quanto sono presenti nella sostanza muffe che ne hanno alterato il suo odore e sapore. In conclusione possiamo affermare che più un vino presenta un profumo intenso e un odore ampio e persistente che invade le vostre narici, più è un vino di struttura complessa. Da ciò ne deriva una diversificazione nei profumi. Per consentirvi un effluvio più consistente, procedete a ruotate leggermente il vostro bicchiere accostandolo al naso. 

La degustazione, il momento più importante.

Attraverso l'inserimento del vino nel cavo orale, grazie all'interazione avvenuta con l'olfatto, sarete in grado di portare a termine la vostra esperienza gustativa. Uno dei primi aspetti che dovete tenere in considerazione è la gradazione alcolica del vino. Più questa è elevata, maggiore sarà la sensazione di calore che avvertirete sul vostro corpo grazie ad un rossore generalizzato del viso e sulla punta delle vostre orecchie. Un'altra caratteristica immediatamente riconoscibile è la presenza dei tannini, presenti in abbondanza soprattutto nei grandi vini rossi. La loro maggiore concentrazione ed eventuale delicatezza o ruvidezza, viene rilevata soprattutto dalle vostre mucose e dalla mancanza di salivazione. Per un giudizio finale sul vino che avete appena degustato, altri elementi da tenere in considerazione sono la valutazione della sua intensità e persistenza gustativa, dei profumi e dei sapori sprigionati nel cavo orale dal vino. 

La corretta conservazione del vino.

Quando si possiedono delle bottiglie di vino è necessario creare sempre le giuste condizioni affinchè non perdano le proprietà organolettiche che le contraddistinguono, soprattutto se si tratta di vini importanti e costosi.

Prima cosa che dovete evitare è quella di conservarle in ambienti umidi che consentano la proliferazione di muffe. Il locale in cui dovete conservare le bottiglie di vino deve essere areato e presentare un tasso di umidità basso.

Le bottiglie vanno adagiate in posizione orizzontale, in modo che il suo contenuto bagni interamente il tappo, preservandolo così dal rischio di eventuali aggressioni da parte di muffe. Deve essere inoltre un ambiente che riceve poca illuminazione, in quanto un'elevata e continua esposizione alla luce solare potrebbe alterarne le sue proprietà. Un ultimo aspetto molto importante riguarda anche la durata della conservazione.

Ogni vino va idealmente bevuto quando ha raggiunto la sua maturità, ovvero quando non è ne troppo giovane, ne troppo vecchio. Non tutti i vini però possiedono le caratteristiche strutturali per invecchiare molti anni. Ricordatevi che aspettare a lungo il momento giusto per stappare un'ottima bottiglia di vino, alle volte può riservarvi spiacevoli e sgradite sorprese.

La degustazione va sempre fatta in compagnia e con la massima cautela.

Il miglior modo per degustare una pregiata bottiglia di vino è di farlo con la giusta compagnia di amici; una serata piacevole, passata in allegria è sempre il miglior contesto che si possa desiderare per degustare un bicchiere di vino. Conservare questo piacevole ricordo risulta anche fondamentale per le vostre prossime degustazioni. Incappare in episodi spiacevoli dovuti ad eccessi legati ad un eccessivo consumo di vino, non rappresenta certamente una buona base di partenza per diventare dei consumatori esperti e consapevoli. 

Va ovviamente ricordato che il consumo eccessivo e frequente di sostanze alcoliche danneggia gravemente la salute umana rendendo precario l' autocontrollo, la vigilanza e i vostri riflessi; per questi motivi vi invitiamo a non mettervi mai al volante se siete in stato di ebbrezza alcolica

 

 

 

 

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Come si serve il vino a tavola.

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Servire il vino a tavola non è una pratica affatto scontata e banale e anzi, se affrontata da persone inesperte oppure con troppa sufficienza, può causare momenti di imbarazzo e brutte figure con i propri ospiti.

Oggi esiste un galateo di regole ben precise che sono state codificate nel corso di decenni di esperienza da parte di sommelier e professionisti del mondo del vino.

Che vi troviate a una cena conviviale con amici, a un pranzo in famiglia, oppure ad un incontro galante, ecco un breve vademecum di consigli per conoscere cosa dovete fare per servire correttamente il vino a tavola, evitando di incappare in errori e distrazioni.

Come si serve il vino a tavola.

Dopo aver scelto e prelevato la vostra bottiglia di vino dal frigorifero oppure direttamente dalla cantina, portatela in tavola tenendola in posizione verticale rendendo ben visibile a tutti la sua etichetta. Ai commensali dovete sempre far conoscere il nome del vino, il cru (ovvero il singolo vitigno da cui il vino è stato prodotto, se riportato), l'annata e il produttore.

Nel caso in cui voleste mostrare tutta la vostra competenza, potete anche sbizzarrirvi nel fornire ulteriori dettagli descrivendo le varietà impiegate, la vinificazione, l'affinamento oppure la sua gradazione alcolica

Il galateo del vino impone che la presentazione della bottiglia avvenga alla sinistra dei vostri commensali, per poi servirla nel bicchiere da destra, incominciando prima dalle donne e poi dagli uomini, in ordine di età oppure di importanza; l'ultima persona a ricevere il vino è sempre il padrone di casa. 

Come si apre una bottiglia di vino.

La corretta apertura di una bottiglia di vino inizia con l'incisione della capsula usando il coltellino del cavatappi.

Evitate di fare troppi tagli in modo disordinato, incidete solo tre volte il materiale con cui è fatta la capsula effettuando un primo taglio netto intorno al collo della bottiglia, in senso orario; procedete con un secondo taglio deciso in senso antiorario, per completare l'incisione; terminate questa operazione con un terzo taglio dall'alto verso il basso, dal tappo all'incisione fatta sul collo, cercando di eseguire dei tagli precisi e profondi, così risulterà molto più facile rimuovere definitivamente la capsula; vi basterà infilare la lama del cavatappi sotto il rivestimento del tappo e questo verrà via molto facilmente.

Ricordatevi che durante questa prima operazione è importante tenere ben ferma e salda la bottiglia, senza inclinarla troppo. 

Una volta rimossa la capsula, inserite la punta della spirale del cavatappi nel tappo. Anche questo passaggio è molto delicato in quanto dovete stare attenti a non fare uscire la punta dalla parte opposta del tappo per evitare che possano cadere dei frammenti di sughero nel vino. 

Giunti a questo punto, appoggiate la leva del cavatappi sul bordo della vostra bottiglia estraendo il tappo con delicatezza evitando il più possibile rotture e rumori.

Quando il tappo è quasi completamente fuori dal collo della bottiglia, concludete la sua estrazione con la mano e, successivamente, pulite con un tovagliolo il collo della bottiglia da eventuali residui e avvicinate il naso al tappo  per cercare eventuali difetti; terminata quest'analisi procedete a servire il vino evitando di far cadere gocce sulla tovaglia. 

Come si apre una bottiglia di spumante.

Le bottiglie di spumante si differenziano dal seguire la procedura vista sopra per la presenza del tappo a fungo. In occasione di feste di compleanno oppure cenoni di capodanno, l'usanza vuole che si "faccia il botto" lasciando che il tappo in sughero si liberi nell'aria. In alcuni contesti o situazioni particolari è meglio evitare di mettere in pratica questo comportamento in quanto il tappo potrebbe causare danni ai mobili o ai lampadari della vostra casa, oppure procurare ferite al volto a qualcuno dei vostri ospiti.

Dopo aver rimosso la capsula e la gabbietta, con il pollice tenete assicurato il fungo alla bottiglia. Successivamente tenete fermo il tappo con la mano sinistra e con l'altra mano inclinate la bottiglia di 45 gradi, per poi ruotarla dolcemente facendo uscire il tappo con la massima delicatezza. 

La temperatura di servizio del vino.

Ogni vino deve essere servito e degustato alla temperatura più adatta proprio perchè quest'ultima può influenzare la capacità di distinguere ed apprezzare le diverse percezioni, aromi e sensazioni che quel vino emana. 

L'intervallo delle temperature di servizio è molto ampio e diversificato e va dai 6 - 8°C degli spumanti, ai 18 - 20°C dei vini rossi strutturati e maturi.

Le temperature basse tendono ad esaltare le sensazioni di durezza del vino, come ad esempio la sapidità, la tannicità e nei vini giovani la loro freschezza gustativa.

Di conseguenza la temperatura di servizio deve aumentare gradualmente nei vini bianchi più maturi, per i rosati e i vini rossi giovani.

Quando si arriva ad un vino rosso evoluto la temperatura deve essere più elevata per esaltarne al meglio la sua morbidezza, attenuare la tannicità permettendo la sua perfetta liberazione dei profumi che compongono l'ampio bouquet di quel particolare bicchiere. 

Un ulteriore fattore da tenere in considerazione è quello che in estate o in ambienti caldi, la temperatura del vino nel bicchiere tende ad aumentare rapidamente di un paio di gradi mentre quello nella bottiglia subisce un incremento di circa 4 - 5°C ogni ora. Proprio per questo motivo, nel momento in cui il vino è servito in tavola la temperatura deve essere un po' inferiore rispetto a quella ideale di degustazione. 

Sia i vini rossi che i bianchi vanno stappati qualche minuto prima per permettere al vino di ossigenarsi. Annusate il tappo, se il sughero è andato a male lo sentirete subito ed è un primo segnale importante per farvi comprendere che anche il vostro vino molto probabilmente saprà di tappo.

Procedete con l'assaggio del vino servendone due dita nel vostro bicchiere; se non presenta difetti, prima di servirlo potete "avvinare" i bicchieri dei vostri commensali. 

Per compiere questa operazione versate un dito di vino nel primo bicchiere, facendolo ruotare in modo da bagnare le sue pareti uniformemente, svuotate il contenuto nel secondo bicchiere mentre ruotate il bicchiere che state svuotando in modo da bagnare di vino anche tutto il suo bordo interno, e così via fino a quando avete bagnato l'ultimo bicchiere che andrà poi svuotato nel secchiello o nel vostro lavandino di casa.

Questo permette di rimuovere gli odori cattivi che possono essere rimasti sui bicchieri se non sono stati lavati bene, oppure se è da molto tempo che non li usate.

L'avvinamento non è sempre necessario, ma sicuramente vi permette di fare molta scena e di donare un tocco di allegria in più al vostro pranzo o cena in compagnia!

 

 

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Storia dei nomi dei vini_ diciassettesimo episodio.

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CAMPUS - Champagne. 

L'origine del nome Champagne, regione francese e insieme appellativo delle famose bollicine, non è riconducibile a nessuno dei tre vigneti - Pinot Nero, Chardonnay, Pinot Meunier - impiegati per produrre il celebre vino. Anche in questo caso è il luogo a prestare il proprio nome al vino e, nel nostro caso, è riconducibile ancora una volta alla romanità. 

L'antica Durocortorum oggi Reims, capoluogo dello Champagne, fu scelta nel 57 a.C. da Giulio Cesare come capitale di tutta la Gallia sottomessa e nel volgere di pochi anni i romani trasformarono il territorio popolato dai galli remi nell'epicentro di ben otto strade commerciali, strutture viarie portanti della terra appena conquistata.

La provincia romana si sviluppò rapidamente sino ad abbracciare gli attuali dipartimenti dell'Aisne, Marna, Mosa, Ardenne e sconfinando nei territori oggi compresi da Belgio e Lussemburgo. La fedeltà dei remi nei confronti di Roma rappresentò un potente fattore di sviluppo economico e commerciale della provincia Belgica sino a tutto il V secolo d.C., quando Durocortorum fu devastata dai barbari. Furono cinque secoli durante i quali la vite è piantata, coltivata e messa a frutto. 

I glottologi francesi riconducono il nome Champagne alla medesima radice campus che origina il nome di un'altra regione, la Campania. Una generica definizione latina con la quale si indica una terra piatta e uniforme, buona per i scopi militari come nel caso del Campus Martins, i due chilometri quadrati odierni di Campo Marzio, dapprima ai confini dell'Urbe e poi impiegati da Augusto per acquartierare due delle sue legioni, la VII Via Lata e la IX Circus Flaminius. Ma anche un termine con il quale si indica un orizzonte ampio, coltivabile, una distesa di campi dove introdurre la coltura del frumento o della vite.

Secondo recenti ricerche la prima zona dello Champagne a essere coltivata a vite fu con ogni probabilità quella intorno a Merfy, un piccolo villaggio situato a sette chilometri a nordest del capoluogo, sul prolungamento della montagne di Reims noto come Massiccio di Saint Thierry. 

 

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Storia dei nomi dei vini_ sedicesimo episodio

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CAUDA VULPIUM - Coda di Volpe. 

"Minus tamen, caudas vulpinum imitata, alopecia". La prima citazione del Coda di Volpe si deve a Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, quando indica i vitigni adatti ad essere coltivati a pergola.

Militare, storico e scienziato che perse la vita proprio intorno a Pompei durante l'eruzione del 79 d.C., verso il Coda di Volpe Plinio esprime un apprezzamento particolare: "Il terreno e l'ambiente, non solo l'uva, fanno la differenza, e giova a questo vino l'invecchiamento."

L'origine del nome Cauda Vulpium deriva dalla forma del suo grappolo: curvo e lungo, che fa pensare alla coda di una volpe. 

La varietà prodotta alle falde del Vesuvio prende anche il nome di Caprettone o Crapettone.

 

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Come si conserva il vino in casa?

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Disporre nella propria abitazione di una cantina per la conservazione dei vini è il sogno di ogni buon intenditore ma, non sempre, si è nelle condizioni di poter disporre degli ambienti sotterranei migliori da dedicare a questo scopo. In tal caso ci si trova costretti a dover conservare le bottiglie di vino in una stanza che si presuma possa disporre delle stesse condizioni climatiche presenti in una tipica e moderna cantina ideali per l'invecchiamento del vino.

Con questo nostro articolo, vogliamo fornirvi alcuni preziosi ed utili consigli su come va tenuto e conservato il vino in casa. 

Il luogo di conservazione ideale.

Se la vostra abitazione dispone di un seminterrato, un ripostiglio, uno stanzino oppure una camera ancora inutilizzata partite già con un buon vantaggio nell'allestimento della vostra personale cantina domestica. Altrimenti, dovete per forza di cose cercare all'interno delle quattro mura domestiche un luogo ideale in cui non siano presenti grandi sbalzi termici mantenendo così un livello costante di umidità utile per impedire ai tappi di sughero delle vostre pregiate bottiglie di seccarsi causando danni irreparabili al loro contenuto.

La cantina ideale dovrebbe essere dislocata a nord, sotterranea o seminterrata, lontana da fonti di rumore e da vibrazioni, asciutta, ma non secca, bene areata, dotata di un impianto di illuminazione tenue e indiretto, a temperatura costante attorno ai 14°C e, comunque, oscillante fra i 12°C e i 16°C.

Per ottenere queste condizioni e garantire anche una certa escursione igrometrica, i muri migliori sono quelli in cotto e il pavimento dovrebbe presentare un sottofondo ghiaioso ricoperto di cotto o di terra pressata. Gli scaffali, per questioni di temperatura e di vibrazioni, dovrebbero essere in legno a maggior ragione se la cantina si trova in città, magari vicina a una strada molto trafficata dove è più facile che le bottiglie siano disturbate da rumori vari.

Altra importante precauzione da prendere per non rovinare il nettare di Bacco è tenerlo lontano dagli alimenti dagli odori forti e pungenti come quelli di salumi e formaggi, oppure vernici, solventi e detersivi impiegati per la pulizia e l'igiene domestica. I profumi intensi possono penetrare nella bottiglia attraverso la porosità del sughero, modificando ed alterando le qualità sensoriali del vino.

Proprio per questo motivo se si decide di utilizzare una stanza della propria casa come cantina è importante dedicarla solo ai vini e non utilizzarla anche come dispensa alimentare o ripostiglio. 

La corretta inclinazione  e disposizione delle bottiglie.

Ricordatevi che è sempre fondamentale conservare il vino in posizione orizzontale, questo perchè è bene che il loro contenuto sia sempre a contatto con il tappo tenendolo il più possibile umido. Per fare in modo che le bottiglie siano sempre nella loro posizione corretta è possibile utilizzare come piano d'appoggio una libreria in legno, oppure un mobile portabottiglie. Oggi in commercio si trovano anche delle pratiche e comode cantinette da vino di varie dimensioni e costi che possono essere usate anche in sala da pranzo oppure come complemento d'arred, dotate di termostati, umidificatori interni e sportelli con chiusura ermetica che permettono a tutti di conservare al meglio ogni tipo di vino.

Nella conservazione del vino, la scelta di questo materiale è fondamentale per attenuare il più possibile le vibrazioni dannose provocate, ad esempio, dal passaggio di treni, tram, metropolitane o altri mezzi di trasporto pesanti. E' inoltre importante posizionare in basso, quindi più vicino al pavimento, le bottiglie di vino più sensibili agli sbalzi di temperatura dato che il calore tende a salire verso l'alto e, quindi, i ripiani più bassi saranno sempre i più freschi.

E' importante infine sottolineare che le bottiglie vanno deposte con l'etichetta verso l'alto, in modo da conoscere sempre su quale lato possono essere depositati nel tempo gli eventuali sedimenti ed evitarne l'uscita quando si versa o si decanta il vino in caraffa. 

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Storia dei nomi dei vini_ quattordicesimo episodio.

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MONS RACHISENSIS - Montrachet.

Una collina piccolissima per quello che è considerato uno dei più grandi vini bianchi del mondo. Stretta tra i villaggi di Pulignay - Montrachet più a nord e Chassagne - Montrachet a sud, la collinetta deve il suo nome al francese medievale Mont Rachat e ancora prima all'originario Mons Rachisensis. 

Insomma un monte calvo, pelato quasi privo di vegetazione e dal suolo così aspro, povero, roccioso, da non consentire neppure la crescita dei cespugli. 

Il miracolo del vino lo faranno nei secoli il sottosuolo calcareo e la perfetta esposizione a mezzogiorno, ma il vero miracolo del suo battesimo fu, come sempre, tutto romano.

Anche se le curiosità legate alla magica collina non finiscono qui: una parte del cru è infatti celebre come Chevalier Montrachet - come molti altri - trovò al ritorno dalla guerra santa non solo il legittimo erede, perciò cavaliere, ma anche un altro figlio. 

Bastardo sì, ma non per questo meno meritevole di essere accolto in famiglia e garantito da una parte del vigneto. 

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Storia dei nomi dei vini - tredicesimo episodio.

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MAURIS SALTUS - Meursault.

Uno degli Chardonnay oggi più celebrati al mondo prende il nome di Meursault, un piccolo borgo distante poche miglia da Beune, vicino a Puligny - Montrachet e a Chassagne - Montrachet. Sono proprio questi tre villaggi a battezzare i famosi vins blancs de Bourgogne. Ma qual'è la fonte del nome Meursault?

I romani arrivarono in Borgogna intorno al 51 a.C., occupando la regione da Divio (Digione) ad Augustodunum (Autun). L'area di Mont Milan (o Mont Melian), sovrastante l'attuale borgo abitato, aveva una notevole importanza strategica rispetto a qualsiasi via di comunicazione. 

Le tracce di insediamento umano risalgono al Neolitico e i resti delle successive fortificazioni dimostrano un interesse all'area sia da parte dei galli nel 500 a.C. sia dei romani, obbligati a controllare ogni passaggio verso le odierne Auxey - Duresses, La Rochepot e Nolay, fino ad Autun. 

La posizione ottimale per una difesa da attacchi provenienti da est, dalla Saone. Il campo fortificato copriva circa 1,5 ettari, ed era difeso da un muro a forma di semicerchio e circondato da due fossati paralleli, tali da scoraggiare ogni attacco di un possibile invasore.

Saltare quel fosso sarebbe stato molto rischioso. Forse per questo l'area fu soprannominata Muris Saltus, il salto del topo. 

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