Degustazione vini del Consorzio "Coste del Feltrino".

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Uniti per far rinascere l'antica tradizione della viticoltura feltrina è questo l'obiettivo del Consorzio "Coste del Feltrino", nato nel marzo del 2015 e che oggi conta 11 aziende agricole, tra cui Pian delle Vette Cantina di Montagna, impegnate nella viticoltura storica.

Le aziende aderenti sono di piccole - medie dimensioni e si estendono su una superficie complessiva di 20 ettari, con la speranza di arrivare a 30 già dal prossimo anno.

Il Consorzio nasce con l'idea di riunire i principali produttori di vino dell'area del Feltrino nell'ottica della piena valorizzazione e recupero delle varietà tipiche autoctone come la Pavana, la Bianchetta e la Gata, più adatte per ottenere prodotti d'eccellenza.

Obiettivi primari del Consorzio sono, da un lato promuovere una nuova concezione di viticoltura sana, non intensiva e pienamente sostenibile dal punto di vista paesaggistico e ambientale, che vieti l'utilizzo di prodotti fitosanitari tossici e gli interventi a calendario, limitando quanto più possibile il numero dei trattamenti, nel pieno rispetto del territorio delle Dolomiti Bellunesi e pienamente integrata con le altre attività agricole già esistenti. Dall'altro, offrire ad aziende agricole e privati un'opportunità di diversificazione e sviluppo delle proprie attività agricole, contribuendo così a evitare l'abbandono delle nostre campagne e la perdita di valenza turistica. 

Per realizzare tutto questo, nel corso degli anni è stato predisposto un disciplinare interno che ogni singolo associato deve rispettare per poter continuare a contraddistinguere le proprie bottiglie di vino con il marchio del neo nato Consorzio. Le principali regole di produzione prevedono che si possano coltivare solo alcune delle varietà ammesse per la Provincia di Belluno, insieme ad altre internazionali fortemente legate al nostro territorio montano che hanno prodotto nel tempo risultati enologici di eccellenza.

L'area del Consorzio "Coste del Feltrino" è limitata ai versanti con le migliori esposizioni, con l'esclusione dei fondovalle e delle zone umide, e coincide con un'area geografica che fino al secolo scorso era ampiamente vitata e che oggi comprende i comuni di Arsiè, Fonzaso, Feltre, Seren del Grappa, Pedavena, Sovramonte, Lamon, Cesiomaggiore, San Gregorio nelle Alpi e Santa Giustina. 

In questi ultimi anni il movimento enologico bellunese sta prendendo sempre più forma attraverso un crescendo della quantità, ma soprattutto della qualità del vino, che ha già permesso a tre cantine aderenti al Consorzio di essere presenti su Vinetia 2018, la più importante guida enologica del Veneto. 

Mercoledì 25 ottobre 2017 alle ore 20:00 al Ristorante Nogherazza di Belluno (BL) Enzo Guarnieri, attuale presidente del Consorzio, illustrerà ai presenti la sinergia che si è creata negli anni e che, tutt'oggi, si sta sviluppando tra le aziende vitivinicole bellunesi per continuare a realizzare vini che esprimano davvero le qualità delle nostre pregiate uve e del territorio di montagna.

Al termine della serata, seguirà una degustazione di vini delle Dolomiti Bellunesi prodotti da 5 aziende del Consorzio, tra cui il nostro MAT'55 Millesimo 2009 - Sublimazione dell'Attesa che è stato premiato come miglior spumante Metodo Classico alla 35^ edizione della Festa dell'Uva di Fonzaso (BL). 

 

 

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Gli italiani e il vino raccontati dal Censis.

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In Italia si beve di meno ma con un occhio di riguardo alla qualità del vino. Questa è la fotografia scattata recentemente dal Censis per Federvini nell'indagine sul rapporto tra gli italiani e il vino, che oggi rappresenta il prodotto principale dell'export italiano, nonostante sia ancora da colmare il gap di valore con la Francia.

Analizzando i dati di questa indagine emerge che il consumo di vino rimane invariato dal 1983 ad oggi (attualmente ne fa uso più del 50% della popolazione adulta), quello che invece è cambiato è il numero dei grandi bevitori: coloro che dichiarano di consumarne oltre mezzo litro al giorno sono passati dal 7,4% del 1983 ad appena il 2,3% del 2016. 

Questo primo dato conferma che oggi il popolo degli amanti del vino è diventato sempre più maturo ed attento alla qualità.

L'anno scorso consumavano vino 28 milioni di persone: il 51,6 % degli italiani con 65 anni d'età e oltre, il 58, 4% di quelli di età compresa tra 35 e 64 anni e il 18,6% dei giovani con età compresa tra i 18 e i 34 anni. Questa fascia di popolazione punta più decisamente sul bere vino di qualità, soprattutto in occasione di aperitivi e cene con amici facendosi interpreti di un modello virtuoso di "neo sobrietà" che si contrappone a quello del consumo sfrenato di bevande alcoliche dei loro coetanei del Nord Europa. 

Il concetto di qualità nella scelta e acquisto di una bottiglia di vino vince anche sul prezzo per il 93,2% del campione. Se nel pieno della crisi economica la spesa per il vino ha subito un calo consistente del 21%, nel biennio 2013 - 2015 c'è stato un segnale di ripresa, con un aumento del 9%. 

In questi ultimi anni è cambiata anche la platea dei consumatori: si è sempre più ridotta la fascia di popolazione che possiede livelli bassi di scolarizzazione, mentre è aumentata la quota di individui diplomati e laureati consumatori abituali di questa bevanda.

Oggi i consumatori italiani di vino  declinano il termine qualità in tre specificazioni. La prima è italianità: per il 91,2% degli intervistati, infatti, il principale requisito nella scelta di un vino è che questo sia "Made in Italy".

La seconda importante connotazione riguarda la certificazione d'origine: l'85,9% della popolazione italiana sceglie di acquistare vini Dop (Denominazione di origine protetta) , mentre l'85,2% IGP (Indicazione geografica protetta).

Da questi interessanti dati si evince che oggi il vino è vissuto non solo come un prodotto alimentare, ma anche come un bene molto connotato simbolicamente, in quanto è espressione sia di cultura nazionale che delle singole tradizioni storiche locali. 

Infine il 70% dei consumatori indica nel marchio il fattore determinante, a dimostrazione dell'importanza e del ruolo che rivestono oggi alcuni brand italiani, molto conosciuti anche al di fuori dei confini nazionali.

Proprio gli ultimi dati sull'export indicano il buono stato di salute del nostro settore vitivinicolo italiano, che però non è riuscito ancora ad esprimere in pieno tutto il suo enorme potenziale.

Nonostante l'Italia sia il maggior produttore europeo di vino, la nostra qualità è ancora percepita come inferiore rispetto a quella francese e tedesca.

Questo paradosso è reso ancora più evidente dai numeri: il valore per ettolitro del vino italiano è pari a 191, 40 Euro , contro i 316,60 della Francia e i 207, 70 della Germania.

Un ultimo elemento, ovviamente da non trascurare, è l'indotto che ogni anno si sviluppa attorno alla filiera vitivinicola, a partire proprio dalle attività turistiche. 

I viaggi, le esperienze gastronomiche e gli eventi legati al settore food & beverage negli ultimi dieci anni sono diventati un fattore molto importante per lo sviluppo e l'occupazione di molte nostre regioni italiane, basti pensare che lo scorso anno ben 24 milioni di italiani hanno partecipato ad eventi correlati al cibo e al vino e, inoltre, hanno trascorso le loro vacanze estive in località molto celebri per l'enogastronomia. 

 

 

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"Vinum anni 2017" Medaglia d'oro al Teroldego, Cantina Pian delle Vette di Feltre.

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Sabato 22 luglio 2017 nella prestigiosa cornice del Museo Romano di Augsburg, si è svolta la prima edizione di "Vinum anni 2017" con la premiazione dei migliori vini della Via Claudia Augusta Altinate. 

L'antica strada romana collega oggi numerose ed interessanti regioni vitivinicole e luoghi d'incanto imperdibili per tutti gli appassionati del mondo del vino.

I migliori vini di ogni regione sono stati attentamente selezionati da una giuria internazionale di sommelier e premiati con medaglie d'oro e d'argento. 

Quattro sommelier, due provenienti dalle associazioni sommelier di Germania e Austria, e due da associazioni italiane, si sono riuniti nella torre del Museo Romano di Augsburg per poter degustare al meglio le diverse varietà di vini partecipanti a "Vinum anni 2017": Prosecco, vini bianchi, vini rosè, vini rossi leggeri e corposi e spumanti provenienti da cantine agricole grandi e di medie dimensioni.

Ed è proprio ad Augsburg (l'antica Augusta Vindelicorum) prestigiosa città fondata nel 15 a.C. in onore dell'imperatore Augusto, che questa giuria di esperti ha comunicato i nomi dei vincitori della medaglia d'oro, tra cui spicca il nostro GranPasso Uve Teroldego annata 2010 - carattere deciso. 

Le altre due medaglie d'oro sono state assegnate allo Spumante Extra Dry della Cantina Sorelle Bronca di Vidor (TV) e al Raboso della Cantina Castello di Roncade (TV). 

Il Granpasso Uve Teroldego annata 2010 - carattere deciso.

Il Granpasso Uve Teroldego annata 2010 è un vino di grande struttura e buona freschezza, dal profumo intenso, elegante, delicato, con piccoli frutti rossi e note speziate con vaniglia, cannella e caffè che gli conferiscono grande complessità.

In bocca è ricco, elegante, salato, morbido e sottile ed i tannini sono ben equilibrati. Il finale è sapido e persistente. 

Il suo abbinamento ideale è con carni rosse, cacciagione e selvaggina. Si sposa molto bene anche in accompagnamento a salumi tipici e formaggi stagionati

La sua temperatura di servizio è di 16 - 18°C.

 

 

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Vino Online? Lo comprano soprattutto i 50enni.

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Maschio, età media 48 anni, prezzo pagato a bottiglia pari a 13 euro, con preferenza verso i vini rossi: questo è l'identikit dell'acquirente di vino online in Italia, come evidenziato da un recente studio realizzato da Wine Monitor Nomisma in collaborazione con Vino75.com, l'enoteca specializzata nella vendita online nata a Firenze nel 2014 all'interno dell'acceleratore di startup Nana Bianca.

L'approfondimento ha messo in luce come l'identikit del "consumatore tipo" che acquista vino online riguardi una persona di sesso maschile (le donne rappresentano solamente il 15% degli acquirenti), di 48 anni d'età (il 61% degli acquirenti appartiene alla generazione X, di fascia d'età 36 - 56 anni), residente nelle regioni del Centro - Nord Italia e con una predilezione verso i vini rossi fermi e gli spumanti.

Mediamente, nel canale di vendita online, il prezzo medio di una bottiglia acquistata (da 0,75 ml, Iva inclusa) si aggira attorno ai 13 euro, ma può arrivare a superare i 14 nel caso dei rossi fermi e degli spumanti.

Facendo poi un confronto per fascia d'età degli acquirenti, si scopre che i Millenials italiani, la generazione nata tra i primi anni '80 e i primi anni Duemila, per quanto pesino ancora meno negli acquisti rispetto alla generazione X e ai baby - boomers (56 - 65 anni), sono più propensi ad acquistare bottiglie più costose; nel caso dei rossi fermi il prezzo medio di una bottiglia può aggirarsi attorno ai 16 euro, mentre supera questa cifra per gli spumanti.

Un altro dato interessante messo in luce da questa indagine è che nel nostro Paese le vendite online, sul volume generale di affari del vino, pesano solo per un 2% complessivo.

L'italiano, insomma, ama ancora andare in enoteca e, naturalmente, se può si reca direttamente in cantina dove può fare anche delle piacevoli degustazioni e magari spuntare prezzi migliori senza il ricarico finale del commerciante.

In Italia, il basso tasso di penetrazione nella vendita di vino attraverso la Rete è in parte spiegato dalle caratteristiche del mercato che presenta una vastissima capillarità di produttori nel territorio e la mancanza di un operatore di riferimento online.

Oggi la maggior parte delle aziende vitivinicole utilizza il canale digitale per dare informazioni sui propri prodotti, senza alcuna funzionalità di vendita integrata. Una grave carenza, se si tiene conto che, nonostante il calo dei consumi, l'Italia resta il terzo consumatore di vino al mondo (8% del consumo totale), preceduto da Francia (12&) e Stati Uniti (13%).

Fra le cause del nostro ritardo al momento si può annoverare anche la natura stessa del prodotto, in quanto poco adatto alla commercializzazione online soprattutto in termini di logistica, costi di spedizione e di esportazione.

Per contro, a far ben sperare, ci sono le analisi del volume di ricerche effettuato dagli utenti sul web che evidenziano come sempre più spesso gli italiani cerchino informazioni sul vino.

Circa il 40% di queste è correlato al vino in generale (es. acquisto di vino online, consigli sulla scelta del vino, etc.), mentre il 60% a specifiche tipologie di vino, delle quali la maggior parte sono riferite a vini toscani, piemontesi e veneti.

Sebbene in Italia l'e-commerce del vino pesi in maniera ancora marginale sulle vendite totali, è indubbio che il trend sia in crescita; basti guardare a cosa sta accadendo al di fuori dei confini nazionali dove in mercati come Francia o Regno Unito l'incidenza delle vendite online supera il 10& o addirittura il 20% nel caso della Cina.

Sul fatto che si tratti di un fenomeno in costante aumento, non ci sono dubbi: secondo l'analisi elaborata congiuntamente da Svinando Wine Club, 2i3T - Incubatore di Imprese per il Trasferimento Tecnologico dell'Università degli Studi di Torino, Club degli Investitori e Piuvino.it, Enoteca Online, è stato stimato che il mercato domestico del vino online arriverà ad esprimere un giro d'affari annuo intorno ai 200 milioni di euro, con un tasso di crescita annuale composto del 40% già entro i prossimi cinque anni.

Per i produttori, insomma, il futuro è più roseo per le vendite online e prossimamente ci saranno molte più opportunità per gli operatori che sapranno davvero sviluppare il potenziale ancora inesplorato del commercio elettronico del vino. Meglio investire oggi e attrezzarsi, per non restare indietro domani.

In quest'ottica, l'Azienda Agricola Pian Delle Vette ha voluto avviare nel 2016 una collaborazione con l'Agenzia di Comunicazione Zerokilled per realizzare un progetto di marketing e di comunicazione multimediale che ha permesso, in primis, di studiare i nuovi cambiamenti in atto nelle dinamiche dei consumi di vino per poter riuscire a soddisfare le esigenze dei propri clienti, ma anche di aumentare la propria presenza online allo scopo di incrementare la conoscenza del proprio marchio, dei propri vini di alta qualità e delle eccellenze tipiche bellunesi, aumentando, grazie all'uso del web, il grado di coinvolgimento diretto del cliente nel processo d'acquisto, migliorando la comparazione dei prezzi.

Inoltre, la scelta di realizzare un nuovo e moderno sito web e-commerce (www.piandellevette.it) ha consentito all'azienda di instaurare un rapporto più diretto e duraturo con il cliente finale che rappresenta oggi un elemento chiave non solo per vendere di più e meglio, ma anche per riuscire ad adattare su di loro una comunicazione più efficace e mirata.

Oggi il vino è diventato un prodotto "esperenziale" con un'elevata dose di emozionalità. Chiunque lo degusta ha un'opinione precisa e desidera commentare e condividere con altri la propria esperienza.

La capacità di intercettare questa propensione da parte di un'azienda agricola avviene attraverso la predisposizione di strumenti social che rappresentano una forma di comunicazione molto efficace per una serie di motivi:

  • il consumatore diventa soggetto produttore di contenuti invece che soltanto destinatario di notizie veicolate dall'azienda stessa; in altre parole, l'individuo si trasforma da consumatore a comunicatore attraverso l'utilizzo della sua opinione quale veicolo pubblicitario del brand.
  • le condivisioni e i commenti degli utenti hanno la stessa valenza comunicativa del tradizionale "passaparola" da sempre considerato un ottimo strumento di marketing. L'imparzialità del giudizio sottostante ad un commento di un consumatore ha un'efficacia comunicativa maggiore di qualunque altro strumento pubblicitario che l'azienda stessa possa predisporre.

Egidio D'incà e Walter Lira, hanno voluto investire anche nella realizzazione di una campagna di social media marketing annuale basata soprattutto sulla condivisione di contenuti non soltanto legati al mondo del vino, ma anche tesi a promuovere e valorizzare la conoscenza delle peculiarità del territorio bellunese e delle sue eccellenze enogastronomiche anche in chiave turistico - commerciale. 

 

 

 

 

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Che cos'è l'agricoltura biodinamica?

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Con il termine "agricoltura biodinamica" ci si riferisce al metodo di coltivazione basato sulla visione elaborata dal filosofo Rudolf Steiner, che riguarda sistemi sostenibili per la produzione agricola di vino biodinamico e di altri prodotti, nel totale rispetto dell'ecosistema terrestre. Alcune delle pratiche della biodinamica hanno radice scientifica, mentre altre non sono considerate attendibili dalla scienza artificiale. 

Gli obiettivi della biodinamica sono mantenere la terra fertile e in buona salute e garantire alimenti qualitativamente superiori attraverso l'uso di prodotti completamente naturali e la completa eliminazione di sostanze chimiche e/o tossiche.

Ogni azienda agricola biodinamica ideale ha anche un allevamento di bestiame dove il concime prodotto dagli animali va a fornire il fertilizzante, da usare dopo il compostaggio per incrementare la vitalità del terreno.

L'origine e la storia dell'agricoltura biodinamica.

La nascita dell'agricoltura biodinamica risale al 1924. In quest'epoca diversi agricoltori erano preoccupati per il degradarsi della qualità degli alimenti. L'allora recente evoluzione dell'agricoltura chimica, aveva comportato un certo miglioramento delle rese, ma anche iniziato a provocare un peggioramento a lungo termine dell'attività agricola. In particolare gli agricoltori notavano che il terreno stava perdendo la sua fertilità, che le sementi diminuivano la loro durata germinativa, che gli animali erano sempre meno riproduttivi e rimarcavano con molto clamore che le patate non avevano più il sapore di una volta.

Fecero così richiesta ad uno scienziato dell'epoca, per ottenere delle indicazioni pratiche su come intervenire: il Dottor Rudolf Steiner, un teosofo tedesco che si occupò di svariate tematiche, interpretandole mediante visioni proprie della teosofia, nelle quali erano presenti apporti di varie religioni, incluse il cristianesimo e il buddismo.

Poco prima di morire, nel 1924, pur essendo privo delle relative competenze, tenne una serie di otto lezioni sull'agricoltura intitolate "Impulsi scientifico - spirituali per il progresso dell'agricoltura", che riguardavo la fertilità del terreno e le forze cosmiche e spirituali che impregnano, secondo lui, il mondo. Da quel corso di agricoltura ebbe origine l'agricoltura biodinamica; una filosofia che crede nelle "energie vitali" infuse nella materia inanimata.

Dal punto di vista pratico, la biodinamica è prima di tutto un'agricoltura biologica con l'aggiunta di alcune pratiche esoteriche tra cui l'utilizzo di alcuni "preparati" oltre all'attenzione verso le fasi lunari e le posizioni dei pianeti nelle costellazioni dello zodiaco.

I preparati biodinamici e il calendario delle semine.

Il metodo biodinamico considera ogni sostanza come un binomio di materia e forza vitale: per portare la forza vitale nel terreno agricolo, sono necessari dei preparati.

In questo modo si migliora la qualità del terreno, aumentandone la quantità di humus, e allo stesso tempo si migliora la qualità del raccolto.

Per ottenere i preparati si utilizzano delle sostanze di origine naturale appositamente trattate.

I preparati si dividono in: da spruzzo e da cumulo.

I preparati da cumulo vengono impiegati nel processo di trasformazione della sostanza organica in humus. Sono allestiti da piante che, prima di essere inserite nel cumulo di letame o altra sostanza da trasformare, hanno subito a loro volta un processo di compostaggio nel terreno, in combinazione con organi animali: la loro attività è simile ad uno starter che attiva particolari processi vitali - enzimatici, capaci di liberare sostanze utili per le piante del processo di trasformazione della sostanza organica e sono in tutto sei (502, 503, 504, 505, 506 e 507).

I preparati da spruzzo sono invece tre (500, 501 e il preparato "Fladen"); nei primi due casi le corna vengono svuotate e riempite con quarzo o letame, e sotterrate per sei mesi. 

Trascorso questo periodo, il preparato può essere conservato per diverso tempo. Il cornosilice viene spruzzato sulle piante e ne stimolerebbe la fruttificazione e i processi legati alla fotosintesi e alla luce.

Il cornoletame viene spruzzato sul suolo e ne aumenterebbe il contenuto in humus, agendo di conseguenza sullo sviluppo radicale e sulla nutrizione della pianta. 

Il Fladen si ottiene dinamizzando il letame fresco per un'ora con farina di roccia e gusci d'uovo, e lasciato maturare / trasformare sotto terra per un certo periodo: spruzzato nel terreno ha la funzione di migliorare la struttura e la fertilità del terreno.

L'agricoltura biodinamica dà molta importanza alla posizione degli astri, in particolare della Luna, e tutte le lavorazioni del terreno seguono un calendario astronomico appositamente realizzato.

Quando la luna transita nei segni di fuoco, si seminano piante che devono sviluppare frutti rigogliosi.

Quando la luna transita nei segni d'acqua, si seminano piante di cui si vogliono usare le foglie.

Quando la luna transita nei segni di terra, si seminano infine piante di cui si raccolgono radici e tuberi.

Le piante per cui si desidera una ricca fioritura si seminano invece quando la luna transita nei segni d'aria.

Il calendario delle semine è il risultato di venti anni di ricerche e di studi sull'influenza lunare in agricoltura, condotti dalla studiosa tedesca Maria Thun.

In generale i principi non proprio scientifici su cui si fonda l'agricoltura biodinamica, incontrano spesso lo scetticismo e l'incredulità del mondo accademico agricolo che tende a vedere, soprattutto nei preparati e nel calendario, un rimando alla magia e quindi alla sfera dell'irrazionale.

Nella pratica però, le aziende biodinamiche presenti in Europa sono pronte ad affermare l'assoluta efficacia dei metodi di coltivazione biodinamica e chiedono, da tempo, che possa essere fatta ricerca in merito.

La cosa certa resta che, per i principi che la ispirano, la diffusione dell'agricoltura biodinamica e dei suoi metodi di coltivazione innalzerebbe notevolmente sia la qualità della vita che la salvaguardia dell'ambiente.

La certificazione.

Anche l'agricoltura biodinamica è soggetta a regolamentazioni e certificazioni. Il prodotto finale è certificato in etichetta come proveniente da agricoltura biodinamica ed è reperibile in supermercati, negozi di alimentazione naturale o presso le aziende agricole che applicano il metodo.

Tutte le aziende biodinamiche europee sono anche soggette al controllo per la conformità per l'agricoltura biologica perché tutte le aziende sono anche biologiche.

Essendo però gli standard più restrittivi e specifici rispetto a quelli per il biologico, ogni azienda agricola ha un controllo aggiuntivo e una doppia certificazione: quella bio e quella Demeter International.

Il marchio è presente in tutti i continenti e controlla e certifica l'intera gamma dei prodotti biodinamici provenienti da tutto il mondo. 

Le associazioni che sono presenti nelle varie nazioni sono riunite in una Federazione Internazionale che coordina i vari disciplinari di coltivazione.

L'agricoltura biodinamica in Italia.

L'Italia è il secondo paese al mondo per superficie coltivata con metodi biodinamici: 11.524 ettari dietro alla Germania dove gli ettari coltivati sono più di 72.000.

Le aziende agricole che usano questa tecnica sono 390 e fatturano in tutto circa 450 milioni di Euro all'anno.

La biodinamica ha goduto negli ultimi anni di un'attenzione crescente nel nostro paese, con l'organizzazione di seminari, convegni, lezioni, articoli di giornale e servizi televisivi.

Che cos'è il vino biodinamico.

Il vino biodinamico sta assumendo un ruolo di grande rilievo, sebbene nei disciplinari internazionali di Demeter non ci siano espliciti riferimenti alla viticoltura e alla vinificazione.

L'unico controllo effettuato è quello sulle uve, che devono essere prodotte secondo le tecniche dell'agricoltura biodinamica esposte sopra.

La dicitura ammessa è "uve provenienti da agricoltura biodinamica". L'aspetto caratteristico del vino biodinamico è dato dal legame con la terra, dalla ricostruzione della fertilità del terreno e, quindi, dalle tecniche di coltivazione. Queste ultime sono molto particolari e caratteristiche di questa specifica tecnica di produzione.

Gli stessi viticoltori biodinamici, però, sottolineano l'importanza della fase enologica quando parlano di "vino di terroir" che deve venire da un grande territorio e da un'azienda artigianale e non da un'industria.

Si propone un'enologia che utilizzi tecniche come il raffreddamento delle vasche, il controllo delle fermentazioni tramite la temperatura e che non stravolga il mosto.

Da queste brevi affermazioni, si comprende come esista un metodo biodinamico per fare il vino, anche se, a differenza della viticoltura, esso non si basa su tecniche particolari ma su una scelta oculata tra le comuni tecniche usate in enologia.

I vini ottenuti da uve di agricoltura biodinamica sono caratterizzati da vivacità e colore intenso, ma ogni annata è diversa in quanto fortemente connessa all'ambiente in cui è nata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il rilancio e lo sviluppo delle aree montane marginali: il caso di Seren del Grappa.

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La scarsa attenzione data in passato alla montagna o alla gestione di tipo assistenzialistico, stenta a lasciare il passo al nuovo paradigma che pone la montagna al centro di investimenti produttivi e iniziative di carattere innovativo che ne valorizzino le sue risorse, le specificità, le sue bellezze e il suo capitale sociale.

Questo, insieme ad altri fattori quali i mutamenti socio - economici degli ultimi sessant'anni e i cambiamenti negli stili di vita, hanno favorito la concentrazione della popolazione nelle aree urbane con il conseguente abbandono di molte aree montane marginali.

Ne sono conseguite problematiche di diverso tipo: un aumento del rischio idrogeologico, la perdita di biodiversità, il quasi totale abbandono delle pratiche economiche locali, la decadenza del patrimonio architettonico, paesaggistico e culturale.

Di fronte alla complessità delle sfide da affrontare, nel corso degli ultimi anni nelle Alpi si osservano nuove dinamiche che stanno contribuendo a un'inversione di tendenza: la montagna è diventata oggetto di interesse, tema di nuovi studi e di diverse forme di intervento, dal livello locale, a quello comunitario, finalizzati a promuovere e favorire modelli di sviluppo sostenibili.

I ricercatori dello Sviluppo Regionale dell'EURAC hanno avuto l'opportunità di osservare da vicino un processo di questo tipo, contribuendo a sostenerlo. 

Si tratta di Seren del Grappa, uno dei comuni del Feltrino al confine con la Provincia di Vicenza e Treviso, situato fra la piana di Feltre, il Massiccio del Monte Grappa e le Dolomiti Bellunesi.

Il suo territorio, esteso su una superficie di poco più di 62 chilometri quadrati, è caratterizzato da una montagna verticale, che parte dai 350 metri di quota della piana e arriva agli oltre 1.500 metri delle montagne.

Seren del Grappa rientra pertanto fra i piccoli comuni completamente montani, in cui appare pianeggiante solo la parte di fondovalle dove è concentrato il nucleo urbano.

La sua posizione, al di fuori dei flussi turistici che hanno investito le Dolomiti, e la lontananza dai principali assi viari, hanno determinato negli anni un forte spopolamento e il quasi totale abbandono delle pratiche economiche locali, insieme alla decadenza del patrimonio architettonico e culturale.

Per rivitalizzare la zona dal punto di vista socio - economico la Fondazione Val di Seren ha contattato gli esperti di sviluppo regionale di Eurac Reserch incaricandoli di elaborare una strategia ad hoc.

I risultati, frutto di una interazione virtuosa tra ricercatori e comunità locale e di una proficua cooperazione interregionale, sono stati presentati sabato 08 aprile 2017 a Seren del Grappa, alla presenza dell'Assessore all'Agricoltura della Regione del Veneto, Giuseppe Pan.

Con l'occasione è stato anche inaugurato il vigneto sperimentale di Col dei Bof, uno dei primi progetti che sono stati avviati durante questo lungo percorso.

La storia di questo progetto comincia quasi per caso, con un podologo bolzanino che compra una casa in una frazione di Seren del Grappa, e si conclude con un piano di sviluppo territoriale per l'intera Valle.

Il podologo è Oskar Unterfrauner, presidente della Fondazione Val di Seren Onlus che ha tra i suoi intenti quello di sperimentare nuove modalità per tornare ad abitare la montagna.

Per tradurre in pratica i propri obiettivi la Fondazione ha richiesto la consulenza degli esperti di sviluppo regionale di Eurac che hanno elaborato un piano coinvolgendo la popolazione locale.

Attraverso workshop, tavoli di lavoro progettuali, visite guidate, tavole rotonde e serate di informazione, i ricercatori hanno raccolto proposte ed esigenze della popolazione ed elaborato un piano di medio e lungo termine per lo sviluppo socio - economico e demografico della Valle.

Per strappare superficie al bosco a favore dell'agricoltura, è nata l'idea di realizzare un vigneto sperimentale composto da ibridi resistenti al freddo e alle malattie.

Oltre al vigneto, negli anni sono state realizzate anche altre iniziative concrete come il restauro della casa che ora ospita la sede della Fondazione, un corso di Web Marketing per operatori economici e un festival della montagna che ha richiamato in Valle sia esperti, sia persone che hanno fatto del ritorno in montagna una loro scelta di vita.

Il Vigneto Sperimentale a Col dei Bof.

Le sinergie nate all'interno del piano strategico di Seren del Grappa, hanno portato all'avvio nel 2013 di un progetto sperimentale di viticoltura realizzato in località Col dei Bof, uno dei più caratteristici borghi della Valle di Seren del Grappa. Il progetto consta di due momenti diversi di realizzazione.

In una prima fase, con il contributo della Regione del Veneto, il coordinamento di Veneto Agricoltura nei terreni di proprietà della Fondazione in località Col dei Bof, ha piantato un vigneto sperimentale con barbatelle resistenti alle malattie funginee e particolarmente adatte alla viticoltura in montagna. 

In una seconda fase, la coltivazione della vite sarà estesa ad altre aree di proprietà della Fondazione e di altri proprietari della Valle intervenendo nel recupero dei terreni in forte pendenza posti nelle aree più marginali.

La tipologia di impianto scelta è quella a ritocchino, con un sesto d'impianto di 2 X 0,8. Come forma di allevamento si è preferito puntare sul Guyot. 

Il vigneto è stato messo a dimora in parte nella primavera del 2014 e in quella successiva del 2015; oggi occupa una superficie totale di poco più di un ettaro e mezzo.

L'intento della sperimentazione è trovare varietà di vite resistenti alle malattie funginee; per ogni varietà sono state messe a dimora almeno 100 - 150 barbatelle.

Gli ibridi resistenti sono varietà di vite create attraverso processi di ibridazione per risultare così più resistenti a fitopatologie, siccità, malattie e a condizioni ambientali estreme come quelle delle aree montane.

Oggi il contrasto all'oidio, la peronospora e la fillossera, avviene prevalentemente per via chimica. L'introduzione di questi ibridi resistenti permette di ridurre a 2-3 i trattamenti in campo anziché i 15 - 20 anno.

Per preservare la naturale resistenza delle viti e la biodiversità dei luoghi si è scelto di non utilizzare prodotti di sintesi per il diserbo e, inoltre, le tradizionali fasi di intervento sono condotte manualmente o con l'impiego di limitati mezzi meccanici.

Il progetto sperimentale del vigneto ad ibridi resistenti rappresenta un'iniziativa di carattere fortemente innovativo sotto vari aspetti.

Innanzitutto si pone l'obiettivo della creazione di un primo catalogo europeo sugli ibridi resistenti in aree montane, favorendo la coltivazione in aree impervie.

Inoltre, tale iniziativa si inserisce in un più articolato percorso di sviluppo socio - economico di più ampio respiro, che ha come obiettivo quello di fornire la sopravvivenza economica e una fonte di benessere per la comunità locale.

Si tratta, infine, di un progetto di sviluppo regionale che potrebbe portare alla ricostruzione di un distretto vitivinicolo feltrino valorizzando quindi le peculiarità e le risorse endogene del territorio. 

 

 

 

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I "Vini Pian delle Vette" protagonisti al FuoriSalone di Milano.

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Grazie all'occhialeria Luxol, nata nel 1969 dalla passione di una famiglia nel cuore del Distretto Industriale dell'Occhiale a Lozzo di Cadore, Pian delle Vette sarà quest'anno presente al FuoriSalone 2017, manifestazione clou che si svolge ogni anno a Milano in concomitanza al Salone del Mobile, in scena nei padiglioni di RHO Fiera nel mese di aprile.

Il FuoriSalone nasce come iniziativa autonoma da parte delle aziende che operano nel settore dell'arredamento e del design industriale nei primi anni 80.

Con il passare del tempo, l'evento si è esteso a molti altri settori affini, tra cui l'auto motive, tecnologia, arte, moda e food.

Martedì 4 aprile è iniziata ufficialmente la Design Week, 6 giorni non stop di eventi che coinvolgeranno tutta la città.

In concomitanza con lo svolgimento del Salone del Mobile le vie del centro di Milano si stanno sempre più animando di mostre, presentazioni di nuovi brand e prodotti, installazioni e allestimenti vari, ma anche tanti party ed eventi.

Proprio in questi giorni l'occhialeria Luxol è impegnata nell'esposizione a Tortona, presso COOL HUNTER Italy Temporary Space, delle collezioni del suo neonato brand di occhiali da sole denominato T(eye)M.

Le nuove creazioni rappresentano una rivisitazione creativa e di design che accosta gli stili tipici degli anni passati a materiali sempre più all'avanguardia e di ultima generazione.

Nella giornata di domenica 9 aprile alle ore 17:30, presso lo spazio dedicato al brand T-eye - M, verrà organizzato "Icons Party", un esclusivo aperitivo che svelerà al pubblico le grandi icone del passato che hanno ispirato l'ideazione e lo sviluppo delle prime collezioni T (eye)M.

Per il brindisi di benvenuto al party, l'occhialeria Luxol ha scelto di affidarsi al vino MULLER THURGAU, Frizzante a rifermentazione in bottiglia come tradizione vuole, dal profumo intenso ed aromatico che ricorda la rosa, la pesca e l'albicocca, a cui seguono note leggere di pane e lievito, prodotto dall'Azienda Agricola Pian delle Vette di Feltre, eccellenza vinicola nelle Dolomiti Bellunesi.

L'Azienda, nata all'inizio del 2000 grazie ad un finanziamento Interreg, è stata acquisita l'8 giugno 2016 dai due imprenditori feltrini Egidio D'Incà e Walter Lira, che l'hanno saputa rilanciare come produzione e marchio.

Ciò che accomuna i due imprenditori è la passione per il proprio territorio e il desiderio di creare un modello esemplare di agricoltura, puntando sulla qualità rispettando l'ambiente

Il vigneto e la cantina si trovano a Vignui, su questi terroir crescono le bacche rosse tipo Teroldego, Gamaret e Diolioner, oltre al Pinot Nero, le bacche bianche Chardonnay, Muller Thurgau e Traminer.

Quattro di queste varietà fanno parte dell'Igt Dolomiti (Pinot Nero, Teroldego, Muller e Traminer); dal 2009 viene prodotto uno spumante metodo classico (Pinot Nero / Chardonnay 50/50) millesimato che rimane a riposo sui lieviti per 72 mesi.

Due prestigiosi risultati hanno recentemente incoronato un'eredità degna del nuovo cambio di gestione: in occasione della partecipazione al BeoWine Fair di Belgrado (la più grande fiera del settore vitivinicolo del Sud Est Europa), l'Azienda Agricola Pian delle Vette si è vista consegnare una medaglia d'oro per il Pinot Nero 2012 e una d'argento per il GranPasso del 2010. 

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I "Vini Pian delle Vette" protagonisti alla Sagra dei Fisciòt di Belluno.

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Belluno la celebrazione della festa della Madonna dell'Addolorata (o Sagra dei Fisciòt) nel periodo di Quaresima è un appuntamento consolidato che ha una tradizione secolare.

Dal 1716 la statua della Madonna dei Sette Dolori, fortemente voluta dalla cittadinanza bellunese per festeggiare la fine di una pestilenza, viene portata in processione dai fedeli lungo le vie del centro storico.

Questa statua, molto cara alla devozione dei Bellunesi, custodita in un monumentale altare barocco presso la Chiesa di Santo Stefano a Belluno, è vestita con un antico manto di velluto nero e ornata con i simboli della regalità e del dolore; le mani e il suo volto sono opera dell'artista Giambattista Alchini (1657) detto il "Gusella".

Viene tolta dalla sua artistica nicchia per la processione che si effettua lungo le vie del centro di Belluno in occasione della Quaresima due domeniche prima di Pasqua.

Negli anni questa processione si è intrecciata con la vita più laica e civile di Belluno, tanto che nel 1948 la statua fu portata in processione fasciata dalla bandiera tricolore, simbolo della ritrovata libertà.

La venerazione della Madonna è una tradizione antica per la città, tutt'oggi ancora molto sentita e partecipata.

Ogni anno al momento religioso si affianca quello ludico: collocati su tutta l'area del centro, quest'anno erano presenti più di 200 operatori con banchi di dolciumi, giocattoli, articoli in vetro e ceramica, legno, bigiotteria, quadri, manufatti di vario genere, essenze, erbe aromatiche, miele ed altri prodotti tipici locali.

Anche Pian delle Vette, insieme al Consorzio Dolomiti Prealpi, ha partecipato - domenica 02 aprile 2017 - con un proprio stand a questa prestigiosa manifestazione esponendo al pubblico alcune bottiglie dei nostri pregiati vini di qualità, che recentemente hanno ottenuto importanti riconoscimenti e premi in occasione della Fiera Internazionale del Vino "BeoWine" che si è svolta nel mese di febbraio a Belgrado. 

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