Storia dei nomi dei vini_ sedicesimo episodio

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CAUDA VULPIUM - Coda di Volpe. 

"Minus tamen, caudas vulpinum imitata, alopecia". La prima citazione del Coda di Volpe si deve a Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, quando indica i vitigni adatti ad essere coltivati a pergola.

Militare, storico e scienziato che perse la vita proprio intorno a Pompei durante l'eruzione del 79 d.C., verso il Coda di Volpe Plinio esprime un apprezzamento particolare: "Il terreno e l'ambiente, non solo l'uva, fanno la differenza, e giova a questo vino l'invecchiamento."

L'origine del nome Cauda Vulpium deriva dalla forma del suo grappolo: curvo e lungo, che fa pensare alla coda di una volpe. 

La varietà prodotta alle falde del Vesuvio prende anche il nome di Caprettone o Crapettone.

 

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Come si conserva il vino in casa?

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Disporre nella propria abitazione di una cantina per la conservazione dei vini è il sogno di ogni buon intenditore ma, non sempre, si è nelle condizioni di poter disporre degli ambienti sotterranei migliori da dedicare a questo scopo. In tal caso ci si trova costretti a dover conservare le bottiglie di vino in una stanza che si presuma possa disporre delle stesse condizioni climatiche presenti in una tipica e moderna cantina ideali per l'invecchiamento del vino.

Con questo nostro articolo, vogliamo fornirvi alcuni preziosi ed utili consigli su come va tenuto e conservato il vino in casa. 

Il luogo di conservazione ideale.

Se la vostra abitazione dispone di un seminterrato, un ripostiglio, uno stanzino oppure una camera ancora inutilizzata partite già con un buon vantaggio nell'allestimento della vostra personale cantina domestica. Altrimenti, dovete per forza di cose cercare all'interno delle quattro mura domestiche un luogo ideale in cui non siano presenti grandi sbalzi termici mantenendo così un livello costante di umidità utile per impedire ai tappi di sughero delle vostre pregiate bottiglie di seccarsi causando danni irreparabili al loro contenuto.

La cantina ideale dovrebbe essere dislocata a nord, sotterranea o seminterrata, lontana da fonti di rumore e da vibrazioni, asciutta, ma non secca, bene areata, dotata di un impianto di illuminazione tenue e indiretto, a temperatura costante attorno ai 14°C e, comunque, oscillante fra i 12°C e i 16°C.

Per ottenere queste condizioni e garantire anche una certa escursione igrometrica, i muri migliori sono quelli in cotto e il pavimento dovrebbe presentare un sottofondo ghiaioso ricoperto di cotto o di terra pressata. Gli scaffali, per questioni di temperatura e di vibrazioni, dovrebbero essere in legno a maggior ragione se la cantina si trova in città, magari vicina a una strada molto trafficata dove è più facile che le bottiglie siano disturbate da rumori vari.

Altra importante precauzione da prendere per non rovinare il nettare di Bacco è tenerlo lontano dagli alimenti dagli odori forti e pungenti come quelli di salumi e formaggi, oppure vernici, solventi e detersivi impiegati per la pulizia e l'igiene domestica. I profumi intensi possono penetrare nella bottiglia attraverso la porosità del sughero, modificando ed alterando le qualità sensoriali del vino.

Proprio per questo motivo se si decide di utilizzare una stanza della propria casa come cantina è importante dedicarla solo ai vini e non utilizzarla anche come dispensa alimentare o ripostiglio. 

La corretta inclinazione  e disposizione delle bottiglie.

Ricordatevi che è sempre fondamentale conservare il vino in posizione orizzontale, questo perchè è bene che il loro contenuto sia sempre a contatto con il tappo tenendolo il più possibile umido. Per fare in modo che le bottiglie siano sempre nella loro posizione corretta è possibile utilizzare come piano d'appoggio una libreria in legno, oppure un mobile portabottiglie. Oggi in commercio si trovano anche delle pratiche e comode cantinette da vino di varie dimensioni e costi che possono essere usate anche in sala da pranzo oppure come complemento d'arred, dotate di termostati, umidificatori interni e sportelli con chiusura ermetica che permettono a tutti di conservare al meglio ogni tipo di vino.

Nella conservazione del vino, la scelta di questo materiale è fondamentale per attenuare il più possibile le vibrazioni dannose provocate, ad esempio, dal passaggio di treni, tram, metropolitane o altri mezzi di trasporto pesanti. E' inoltre importante posizionare in basso, quindi più vicino al pavimento, le bottiglie di vino più sensibili agli sbalzi di temperatura dato che il calore tende a salire verso l'alto e, quindi, i ripiani più bassi saranno sempre i più freschi.

E' importante infine sottolineare che le bottiglie vanno deposte con l'etichetta verso l'alto, in modo da conoscere sempre su quale lato possono essere depositati nel tempo gli eventuali sedimenti ed evitarne l'uscita quando si versa o si decanta il vino in caraffa. 

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Storia dei nomi dei vini_quindicesimo episodio

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PHALANX - Falanghina. 

Phalanx come falange greca, modello militare al quale si ispira la legione romana. Phalanx perchè il primo legionario impugna un'asta appuntita che da anche il nome al palo attorno al quale si arrampica la vite nel cocente sole campano.

Phalanx come il nome che fu dato al sorso dell'ultima ora: è il vino la disperata risorsa del miles condannato alla lotta, il cui cervello va inebriato per affrontare il duello dal quale uscirà vincitore o morto. Questa la cruda origine della poetica Falanghina, che tuttavia arricchisce la propria nobiltà etimologica con la qualifica, spesso utilizzata, di Falernina.

Ovvero Falerno bianco, vino pregiato apprezzato dai Romani e dai Sunniti, frutto del Falernus Ager, territorio dove la sua coltivazione era molto diffusa. Studiosi come Frojo e Fiorito vi individuano l'antenato del Falernum Gauranum, conosciuto come vino degli imperatori, acclamato da Plinio il Vecchio.

Attualmente i territori dai quali nasce la Falanghina nella sua migliore versione sono gli stessi della prima avanzata romana: Sennio Beneventano, Campi Flegrei, Casertano. 

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Storia dei nomi dei vini_ quattordicesimo episodio.

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MONS RACHISENSIS - Montrachet.

Una collina piccolissima per quello che è considerato uno dei più grandi vini bianchi del mondo. Stretta tra i villaggi di Pulignay - Montrachet più a nord e Chassagne - Montrachet a sud, la collinetta deve il suo nome al francese medievale Mont Rachat e ancora prima all'originario Mons Rachisensis. 

Insomma un monte calvo, pelato quasi privo di vegetazione e dal suolo così aspro, povero, roccioso, da non consentire neppure la crescita dei cespugli. 

Il miracolo del vino lo faranno nei secoli il sottosuolo calcareo e la perfetta esposizione a mezzogiorno, ma il vero miracolo del suo battesimo fu, come sempre, tutto romano.

Anche se le curiosità legate alla magica collina non finiscono qui: una parte del cru è infatti celebre come Chevalier Montrachet - come molti altri - trovò al ritorno dalla guerra santa non solo il legittimo erede, perciò cavaliere, ma anche un altro figlio. 

Bastardo sì, ma non per questo meno meritevole di essere accolto in famiglia e garantito da una parte del vigneto. 

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Storia dei nomi dei vini - tredicesimo episodio.

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MAURIS SALTUS - Meursault.

Uno degli Chardonnay oggi più celebrati al mondo prende il nome di Meursault, un piccolo borgo distante poche miglia da Beune, vicino a Puligny - Montrachet e a Chassagne - Montrachet. Sono proprio questi tre villaggi a battezzare i famosi vins blancs de Bourgogne. Ma qual'è la fonte del nome Meursault?

I romani arrivarono in Borgogna intorno al 51 a.C., occupando la regione da Divio (Digione) ad Augustodunum (Autun). L'area di Mont Milan (o Mont Melian), sovrastante l'attuale borgo abitato, aveva una notevole importanza strategica rispetto a qualsiasi via di comunicazione. 

Le tracce di insediamento umano risalgono al Neolitico e i resti delle successive fortificazioni dimostrano un interesse all'area sia da parte dei galli nel 500 a.C. sia dei romani, obbligati a controllare ogni passaggio verso le odierne Auxey - Duresses, La Rochepot e Nolay, fino ad Autun. 

La posizione ottimale per una difesa da attacchi provenienti da est, dalla Saone. Il campo fortificato copriva circa 1,5 ettari, ed era difeso da un muro a forma di semicerchio e circondato da due fossati paralleli, tali da scoraggiare ogni attacco di un possibile invasore.

Saltare quel fosso sarebbe stato molto rischioso. Forse per questo l'area fu soprannominata Muris Saltus, il salto del topo. 

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Storia dei nomi dei vini - dodicesimo episodio

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TUSCULUM - Frascati.

Nove secoli prima di Cristo la Lega Albana, potente alleanza militare dei popoli stanziali dell'area, fece dell'antica Tusculum la propria roccaforte, splendidamente arroccata sui monti dinnanzi ad una sterminata, fertile piana. 

Frascati, Grottaferrata, Monteporzio Catone, Montecompatri, Rocca Priora: questi sono gli odierni nomi dell'antica terra dove secondo la tradizione Telegono fondò la città sconfitta da Roma al lago Regillo solo intorno al 500 a.C., quando al comando dei latini era il dittatore tuscolano Ottavio Mamilio, genero di Tarquinio il Superbo.

Tusculum, secondo Festo, è un nome relativo ai tusci, gli etruschi, culturalmente egemoni sino a quando i colli all'orizzonte di Roma cominciarono a destare l'interesse dei ceti più rappresentativi e delle famiglie più autorevoli del popolo romano. Allora molti patrizi costruirono nell'area lussuose ville, l'anfiteatro cittadino potè ospitare sino a trentamila persone e la sontuosa, principale residenza fu probabilmente di proprietà di Tiberio o di Cicerone, mentre i vigneti cominciarono a ricoprire ogni versante dei colli.

Altri ritrovamenti archeologici significativi riconducono alla vestigia della villa patrizia di Lucullo e poi alla dinastia imperiale dei Flavi. Nel 234 a.C. nacque a Tusculum Marco Porcio Catone, detto il Censore, l'uomo che esaltava la bontà del luogo ai fini della produzione vitivinicola, incitando a piantare la vite nei possedimenti tuscolani, in quanto "optima loco".

Il vino di Tusculum è diventato in breve tempo un mito dell'Urbe e del suo impero nascente. La mitologia fa il resto: Saturno che scacciato dall'Olimpo da Giove si rifugia proprio nella zona degli attuali Castelli Romani e qui insegna la coltivazione della vite a Giano (da cui il nome Enotrio) oppure Numa Pompilio, secondo re di Roma, che trova a Nemi la sacra pianta e la porta a Roma insieme a un ramo di olivo e a un albero di fico, trasformando le tre coltivazioni in altrettanti simboli sacri posti al centro del Foro.

Sarà un mito, un'epoca destinata a splendere e a perire insieme all'impero, sino al buio della decadenza. Nel 1191 il residuo insediamento di Tusculum viene completamente distrutto, i pochi abitanti in fuga trovano riparo in un sito di fortuna, collocato a pochi chilometri di distanza, sul quale edificano abitazioni provvisorie utilizzando legname leggero e semplici frasche. Cruciali per la ricostruzione, evidentemente furono proprio le frasche.

Nasce Frascati, e il vino che a pieno titolo oggi è l'erede del Tusculum.  

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"Vinum anni 2017" Medaglia d'oro al Teroldego, Cantina Pian delle Vette di Feltre.

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Sabato 22 luglio 2017 nella prestigiosa cornice del Museo Romano di Augsburg, si è svolta la prima edizione di "Vinum anni 2017" con la premiazione dei migliori vini della Via Claudia Augusta Altinate. 

L'antica strada romana collega oggi numerose ed interessanti regioni vitivinicole e luoghi d'incanto imperdibili per tutti gli appassionati del mondo del vino.

I migliori vini di ogni regione sono stati attentamente selezionati da una giuria internazionale di sommelier e premiati con medaglie d'oro e d'argento. 

Quattro sommelier, due provenienti dalle associazioni sommelier di Germania e Austria, e due da associazioni italiane, si sono riuniti nella torre del Museo Romano di Augsburg per poter degustare al meglio le diverse varietà di vini partecipanti a "Vinum anni 2017": Prosecco, vini bianchi, vini rosè, vini rossi leggeri e corposi e spumanti provenienti da cantine agricole grandi e di medie dimensioni.

Ed è proprio ad Augsburg (l'antica Augusta Vindelicorum) prestigiosa città fondata nel 15 a.C. in onore dell'imperatore Augusto, che questa giuria di esperti ha comunicato i nomi dei vincitori della medaglia d'oro, tra cui spicca il nostro GranPasso Uve Teroldego annata 2010 - carattere deciso. 

Le altre due medaglie d'oro sono state assegnate allo Spumante Extra Dry della Cantina Sorelle Bronca di Vidor (TV) e al Raboso della Cantina Castello di Roncade (TV). 

Il Granpasso Uve Teroldego annata 2010 - carattere deciso.

Il Granpasso Uve Teroldego annata 2010 è un vino di grande struttura e buona freschezza, dal profumo intenso, elegante, delicato, con piccoli frutti rossi e note speziate con vaniglia, cannella e caffè che gli conferiscono grande complessità.

In bocca è ricco, elegante, salato, morbido e sottile ed i tannini sono ben equilibrati. Il finale è sapido e persistente. 

Il suo abbinamento ideale è con carni rosse, cacciagione e selvaggina. Si sposa molto bene anche in accompagnamento a salumi tipici e formaggi stagionati

La sua temperatura di servizio è di 16 - 18°C.

 

 

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Storia dei nomi dei vini - undicesimo episodio.

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TREBULANUM - Trebbiano, Cognac

Il Trebbiano è oggi uno dei vitigni più diffusi in Italia, tanto che il suo uvaggio contribuisce alla produzione di decine di vini, bianchi e rossi. Non solo: le sue uve sono così adattabili da riscuotere un ampio successo anche oltre frontiera, trasformando questo vitigno in un fenomeno internazionale.

Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia ci parla del Trebulanum facendo riferimento al vino prodotto nella zona casertana tra Pontelatone, Formicola, Castel di Sasso e Liberi, dove si trova la cittadina di Treglia, di origine sannitica e poi romana, conosciuta all'epoca come Trebula Balinienis, culla del Trebulanum.

La città sannitica di Trebula nasce come centro strategico di difesa di uno dei valichi tra l'Agro Alifano e quello Campano, cruciale per i collegamenti stradali tra Lazio, Campania e Sannio. Nella seconda guerra punica Trebula strinse un'alleanza con Annibale, ma nel 215 a.C. venne riconquistata da Fabio Massimo e soggiogata.

In un'epigrafe il consiglio municipale di Trebula viene ricordato come "Senatus Populusque Trebulanus" e, in un'altra iscrizione, come "Ordo Populusque Trebulanorum". 

Si tratta di indizi utili per risalire alle origini del nostro vino, intorno al quale aleggia un'altra tesi, che ne vorrebbe far derivare il nome dal sostantivo trebula ovvero "fattoria o casale".  Il termine indicherebbe perciò un vino bianco che oggi definiremo paesano o casareccio, prodotto nelle fattorie di campagna per l'uso e consumo dei contadini stessi.

Incerto anche il successo del Trebulanum nell'antica Roma. Secondo alcune testimonianze non era considerato di gran pregio e veniva bollato come il vino dei soldati, visto il grande successo che aveva presso l'esercito. 

L'antico Trebulanum è stato comunque così prolifico, nell'adattarsi a terre e climi anche molto complessi, da originare veri e propri fenomeni. Uno per tutti: il Cognac.

Fin dal 1909 un rigoroso disciplinare di produzione indica con precisione quali zone della Charente e della Charente Marittime sono autorizzate alla coltivazione dell'uva, nonchè le materie prime, le procedure di invecchiamento e i metodi produttivi senza i quali il distillato non potrà fregiarsi del titolo di Cognac.

Questo disciplinare fu introdotto per evitare le imitazioni di un liquido già celebre al mondo e così diffuso da rendere abituale, pressochè in ogni osteria, un caffè corretto al Cognac.

Insomma un business di dimensioni planetarie, tanto redditizio quanto decisivo per la sopravvivenza di un intero territorio: basti pensare che le viti destinate alla produzione del vino bianco indispensabile per approdare al famoso distillato, si estendono su 80.000 ettari e occupano almeno 50.000 addetti. 

Ma qual'è la vera storia del Cognac, e dove incrocia il Trebulanum? Risaliamo alle origini del Brandy e tutto ci sarà più chiaro. I padri di questa geniale invenzione commerciale furono gli olandesi. 

Abituati a frequentare la Francia Meridionale per la loro avida ricerca di vini, cacciati da una Bordeaux ormai trasformata in cantina d'Inghilterra, i commercianti cinquecenteschi di Amsterdam e Rotterdam furono all'epoca i protagonisti di un'autentica rivoluzione enologica. 

Stufi di acquistare a infimo prezzo il vino scadente dello Charente dai terreni piovosi e calcarei, piantati con vitigni di nessun pregio, gli olandesi si inventarono la distillazione regalando al mondo il "Brandewijn" o vino bruciato, più comunemente passato alla storia come Brandy.

Liquoroso, alcolico, caldo, e potente, nella migliore versione sarà questo il Cognac, purchè prodotto secondo disciplinare. Ovvero, quanto a uve, almeno al 90% con grappoli di Ugny Blanc. Nobile nome francese che altro non indica che il nostro Trebbiano, duttile vitigno capace anche nella Charente di ben resistere alle malattie e di produrre grandi quantità di semplice vino, dalla giusta acidità. 

E' questa, forse, l'ultima sorpresa di Roma Caput Vini. Si scrive Cognac, si legge Trebulanum. 

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