Storia dei nomi dei vini_ sedicesimo episodio

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CAUDA VULPIUM - Coda di Volpe. 

"Minus tamen, caudas vulpinum imitata, alopecia". La prima citazione del Coda di Volpe si deve a Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, quando indica i vitigni adatti ad essere coltivati a pergola.

Militare, storico e scienziato che perse la vita proprio intorno a Pompei durante l'eruzione del 79 d.C., verso il Coda di Volpe Plinio esprime un apprezzamento particolare: "Il terreno e l'ambiente, non solo l'uva, fanno la differenza, e giova a questo vino l'invecchiamento."

L'origine del nome Cauda Vulpium deriva dalla forma del suo grappolo: curvo e lungo, che fa pensare alla coda di una volpe. 

La varietà prodotta alle falde del Vesuvio prende anche il nome di Caprettone o Crapettone.

 

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Storia dei nomi dei vini - tredicesimo episodio.

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MAURIS SALTUS - Meursault.

Uno degli Chardonnay oggi più celebrati al mondo prende il nome di Meursault, un piccolo borgo distante poche miglia da Beune, vicino a Puligny - Montrachet e a Chassagne - Montrachet. Sono proprio questi tre villaggi a battezzare i famosi vins blancs de Bourgogne. Ma qual'è la fonte del nome Meursault?

I romani arrivarono in Borgogna intorno al 51 a.C., occupando la regione da Divio (Digione) ad Augustodunum (Autun). L'area di Mont Milan (o Mont Melian), sovrastante l'attuale borgo abitato, aveva una notevole importanza strategica rispetto a qualsiasi via di comunicazione. 

Le tracce di insediamento umano risalgono al Neolitico e i resti delle successive fortificazioni dimostrano un interesse all'area sia da parte dei galli nel 500 a.C. sia dei romani, obbligati a controllare ogni passaggio verso le odierne Auxey - Duresses, La Rochepot e Nolay, fino ad Autun. 

La posizione ottimale per una difesa da attacchi provenienti da est, dalla Saone. Il campo fortificato copriva circa 1,5 ettari, ed era difeso da un muro a forma di semicerchio e circondato da due fossati paralleli, tali da scoraggiare ogni attacco di un possibile invasore.

Saltare quel fosso sarebbe stato molto rischioso. Forse per questo l'area fu soprannominata Muris Saltus, il salto del topo. 

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Storia dei nomi dei vini - ottavo episodio.

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Anche questa settimana prosegue la nostra rubrica informativa sulla storia dei nomi dei vini, tratta dal libro "Roma Caput Vini" scritto da Giovanni Negri ed Elisabetta Petrini. Oggi vi facciamo conoscere l'origine del Porto e del Fiano d'Avellino. 

PORTUS CALE - PORTO

L'antica città alla foce del Douro che oggi prende il nome di Oporto si trovava nella provincia romana della Gallaecia. E' il console Decimo Giunio bruto a sottomettere l'odierno Portogallo e a battezzare Portus Cale, ricevendo dal Senato il titolo di Callaecus. 

Regione selvaggia, montagnosa e abitata da un popolo fiero, soltanto nel 20 a.C. la tenacia di Augusto e delle guerre cantabriche riusciranno a debellarne le ultime resistenze, consentendo il pieno controllo del paese.

L'occupazione romana si traduce in un florido impianto di viti (nel solo Douro sono presenti circa ottanta vitigni) e nella produzione di vini a elevata acidità ed effervescenti, veri antenati dell'attuale vinho verde.

Il vino portoghese più conosciuto al mondo è il Porto, che prende il suo nome proprio dalla città di Oporto, antica Portus Cale, mentre ai nostri giorni è Vila Nova de Gaia la città regina delle cantine, appena oltre il fiume Douro. 

VITIS APIANA - FIANO D'AVELLINO.

La zona di Avellino fu conquistata dai romani solo dopo tre guerre sanniche e notevoli resistenze. Grazie allo sviluppo della viticoltura i suoi vini furono celebri a Roma e in tutto l'impero, è questa la culla dei tre vitigni archeologici: Aglianico, Greco di Tufo e Fiano, quest'ultimo riconducibile alla vitis apiana, a frutto bianco. Due le scuole di pensiero intorno all'origine del nome, entrambe entro i confini della viticoltura romana.

Una prima ipotesi vuole l'Apiana derivare dai liguri apuani, prima sconfitti dai romani e quindi deportati in massa in Campania. Apuana, poi Apiano e Afiano, si approderebbe così all'odierno Fiano.

Uno dei più grandi studiosi dell'etimologia dei nomi dei vini e vitigni - il professor J. Andrè - afferma invece che il nome deriverebbe da apis perchè uva dalla gradevole dolcezza e perciò tanto amata dalle api.

Tale ipotesi è fondata su un'osservazione di Plinio, che nella Naturalis Historia parla di "uva apiana" tra le varietà aromatiche e scrive: le api dettero il nome di apiana, a causa della loro avidità a succhiare gli acini.

Grazie alla Sopraintendenza ai beni archeologici e culturali di Pompei è oggi operativo un programma di ricerca sui metodi di coltivazione in epoca antica alle falde del Vesuvio: sono stati reimpiantati i vitigni dell'epoca quali Fiano, Greco, Falanghina, Coda di Volpe a bacca bianca, Aglianico, Piedirosso e Olivella a bacca rossa.

Un vigneto destinato alla ricerca è stato anche reimpiantato presso la casa dell'oste Eusino - dalle tipiche celle vinarie interrate, necessarie alla conservazione del vino - all'interno delle mura della Pompei antica. 

 

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Storia dei nomi dei vini - settima parte.

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Anche questa settimana prosegue la nostra rubrica informativa sulla storia dei nomi dei vini, tratta dal libro "Roma Caput Vini". Oggi vi raccontiamo l'origine storica di altri due vini: il Taurasi e l'Aglianico. 

AGER TAURASINUS ED ELLENICUM - Taurasi e Aglianico. 

L'antica Taurasia fu distrutta dai Romani nel 268 a.C., con la definitiva occupazione di un territorio sino ad allora dominato da un popolo di stirpe sannitica.

Durante le guerre puniche i taurasini si erano schierati con Annibale, difendendosi in modo così virulento da indurre i romani ad annientarli quasi totalmente.

Da allora il territorio tra le provincie di Avellino e Benevento fu Ager Taurasinus (Campi taurasini). La viticoltura in zona fu divulgata dai greci che fondarono numerose colonie nell'Italia meridionale nei secoli VIII - VII a.C., tuttavia è grazie ai romani che essa si potenziò, anche a seguito della deportazione nell'area di migliaia di liguri apuani di stirpe celtica, impiegati nella coltivazione della vite.

Nel 42 a.C., dopo la battaglia di Filippi e durante il triumvirato di Augusto, la città divenne colonia militare e parte del territorio fu consegnato ai soldati romani veterani, mentre la restante parte venne data a Livia Drusilla, seconda moglie di Augusto.

In questo periodo la viticoltura conobbe una diffusione ancora maggiore. Tito Livio parla di "vigne optime" della Taurasia e il vitigno Ellenico (Aglianico) ne divenne il signore. La qualità dell'Aglianico furono allora esaltate da Orazio. 

Originario della città di Venosa, conquistata dai romani nel 291 a.C., Quinto Orazio Flacco può essere considerato il poeta del vino per eccellenza, in una Roma che ormai trasforma la via Appia in un formidabile tracciato commerciale capace di unire la capitale a Brindisi e all'Adriatico, attraversando i floridi territori dell'Aglianico.

Anche la cittadina di Barile ci conferma come la produzione dell'Aglianico avesse origini antiche. Il borgo sorge su un monte di tufo, scavato da grotte, ricche di antichi reperti di anfore in terracotta utilizzate dai romani per il trasporto del vino.

Altrettanto antica la tradizione vitivinicola di Canosa, dove secondo Polibio il vittorioso Annibale portò i suoi soldati a riposarsi dopo la battaglia di Canne. Vasi e coppe vinarie ornate con scene di banchetti sono stati ritrovati nelle tombe risalenti al IV secolo a.C., appartenenti ad aristocratici e a persone comuni, mentre l'influenza del commercio dei vini è testimoniata da ritrovamenti di monete risalenti al periodo tra il V e il II secolo a.C., raffiguranti su un lato un grappolo d'uva. 

Lo storico Varrone narra di una particolare tecnica di coltivazione, tipica della zona di Canosa, in base alla quale la vigna veniva coltivata insieme all'albero del fico. 

 

 

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La storia dei nomi dei vini

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Il nome è un grande specchio, chinatevi ad osservarlo. Trovate riflessi la vita, l'uomo, le verità e gli inganni. Saper leggere un nome, vi farà stare un grandino più in alto nella contemplazione di una storia. 

Per esempio, l'origine del termine Legione, spiega come il Legere latino abbia un significato diverso dal Leggere in italiano. Raccogliere, adunare, arruolare: è questo il Legere della superpotenza che crea, arruola la Legione, strumento principe dell'espansione imperiale. Ed è proprio racchiuso nelle legioni romane il filo di questa nuova storia, che vi aiuta a scoprire come la civilizzazione di Roma Caput Vini non sia solo geneticamente scolpita nel DNA di un vitigno: da migliaia di anni questa epopea è immortalata anche nei nomi dei vini.

Come ormai ben sapete, nel 280 d.C. l'imperatore Marco Aurelio Probo cancella l'editto di Domiziano, sancisce la fine dei rifornimenti di vino con l'ingestibile trasporto di botti da Aquileia ai territori dove sono stanziate le legioni, fa selezionare un vitigno e lo affida alle legioni imponendo il suo impianto in sterminati territori sottoposti. 

Bandita da Domiziano, la coltivazione della vite è trasformata da Probo nello strumento per fissare i confini dell'impero e nell'attività operosa delle campagne in tempo di pace. Quando sale al potere Probo dispone di una massa d'urto di circa 450.000 uomini, divisi in 38 legioni. 

Sappiamo per certo che il nuovo imperatore di legioni ne creò almeno altre due. Sono almeno quaranta le legioni di Probo potenzialmente incaricate non solo di difendere l'impero e guerreggiare, ma anche di piantare e coltivare la vite. Un'opera immensa, della quale possiamo ricostruire le tracce precise anche attraverso i nomi di vini e vigneti

BURDIGALA E VITIS BITURCA

Bordeaux e Cabernet

Nel III secolo d.C. Burdigala è la capitale amministrativa dell'Aquitania romana: una delle tre parti nelle quali Giulio Cesare ha diviso la Gallia conquistata. In quest'epoca Decimo Magno Ausonio, uno degli uomini più colti dell'impero, descrive nell'Ordo urbium nobilium e in diverse altre opere le terre verdeggianti di vigne lungo il fiume, elogiando la città come un mirabile territorio di vino.

Gli impianti delle viti hanno a Burdigala un inizio molto complicato. L'area è infestata di paludi, ne il terreno ghiaioso inizialmente ispira i coloni romani, tutt'altro che convinti che in una regione più nordica e dal clima così ostile la vigna possa dare i suoi frutti migliori. Altrettanto complesso risulta il percorso militare e commerciale che i legionieri e le viti si aprono verso Burdigala: di fatto, il primo collegamento diretto fra il Mediterraneo e le spiagge dell'Atlantico.

Si deve a Roger Dion la descrizione dettagliata dell'itinerario denominato Seuil de Narouze, che mosse da Narbo (l'attuale Narbone, primo luogo di Francia dove i romani piantarono e coltivarono la vite) - per raggiungere Tolosa e quindi Agen, affacciandosi infine sull'impero orizzontale dell'Aquitania, allora popolata dai Galli originari dell'attuale regione di Bourges, denominati Bituriges Vivisques. 

E' questo il nome con il quale gli occupanti battezzarono la prima uva di Burdigala, che per secoli sarà Biturica e fonderà in un bimillenario matrimonio l'indissolubile rapporto tra Bordeaux - Burdigala e Cabernet Biturica. 

Quanto all'origine della vite di Burdigala, gli agronomi romani concordano nella descrizione di una vite importata, più robusta in quanto più adatta ai climi freddi. 

Per Columella, la Biturica proveniva dal porto di Durazzo; da li i romani avrebbero diffuso la Biturica in Aquitania e in Spagna, dove prese il nome di Cocolubis. Sull'ibrida culla insiste anche Plinio il Vecchio, che narra la Biturica come un incrocio tra una varietà importata dai romani e un vitigno selvaggio delle zone della penisola iberica.

Anche Columella, in tal senso, cita il vitigno denominato Balisca, coltivato in diverse province romane e in particolare nella zona della Rioja, molto vicino al Bordolese. 

SANGUIS IOVIS E MONS ILCINUS

Sangiovese e Montalcino. 

Per Giacomo Tachis, uno dei più autorevoli padri dell'enologia italiana, il Sangiovese sta all'Italia come il Cabernet sta alla Francia: sono vini che esprimono una forte identità viticola e vinicola di un Paese.

Entrambi affondano e confondono la propria storia con quella di Roma Caput Vini. Ai tempi dei romani i vini prodotti nelle zone della Romagna e della Toscana erano noti ed è latina l'origine del nome Sangiovese (da Sanguis Jovis), ovvero sangue di Giove, con tutta probabilità il vitigno che frutta nel cesenate il Curva Caesena citato da Plinio il Vecchio.

I romani giunsero nel territorio dell'attuale Romagna intorno al 250 a.C. Il console Emilio Lepido costruisce la via Emilia nel 187, possente fattore di sviluppo di scambi e commerci che influenza profondamente anche la viticoltura. 

Forum Livii oggi Forlì e Forum Popili poi Forlimpopoli saranno altrettante tappe del Sangiovese, insieme alla Cesena dei ricchi ritrovamenti di anfore e ad Ariminum, il porto di Rimini considerato allora la più importante base commerciale dell'Adriatico.

Meno prestigioso, almeno secondo quanto riferito da Marziale, il troppo abbondante vino liquidato dal poeta in due epigrammi: << A Ravenna preferirei possedere una cisterna piuttosto che una vigna: l'acqua la potrei vendere a un prezzo molto più alto>>.

Il percorso imboccato dal Sangiovese è diverso. Scavalcando l'Appenino, il vitigno trova in Toscana il suo territorio di eccellenza, poi scende ancora a sud per trasformarsi in uva simbolo della penisola con ben l'11% della superficie viticola nazionale.

Nel corso dei secoli il Sangiovese si è differenziato in numerosi cloni e diversi territori. In Toscana si distinguono due grandi famiglie: il Sangiovese grosso e il Sangiovese piccolo.

Espressione più alta del Sanguis Jovis. il nome del Brunello ritrova nella romanità un altro eco. I primi insediamenti fortificati dell'area di Montalcino risalgono all'epoca etrusca e ne sono ancora una testimonianza i resti dell'area archeologica di Poggio Civitella. 

Poi la romanitas battezzerà un monte coperto di verdi lecci in Mons Ilcinus. Così con il Sanguis Jovis di Mons Ilcinus, Roma Caput Vini genera uno dei più grandi vini d'Italia. 

 

 

 

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