Storia della presenza umana nei territori del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi

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I territori che oggi rientrano nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi sono stati frequentati per millenni e conservano, ancora oggi, preziose testimonianze dell'antica presenza umana. Tra le più importanti ricordiamo molti siti archeologici preistorici: il Centro Minerario di Valle Imperina, che fornì alla Repubblica di Venezia il rame necessario per la zecca e per l'arsenale, la Certosa di Vedana, le numerose chiesette della fascia pedemontana, gli antichi ospizi medioevali della Val Cordevole, le strade e le opere militari, le malghe utilizzate per l'alpeggio estivo e, infine, tutti gli altri segni minori dell'antico vivere dell'uomo in montagna: dalle calchere (fornaci per la produzione della calce), ai recinti pastorali costruiti con muri a secco, vecchi di secoli.

La presenza umana nel territorio del Parco risale ad epoche molto antiche ed è oggi documentata dal ritrovamento di reperti di grande valore storico. Le prime tracce datano al paleolitico medio: circa 40.000 anni fa gli Uomini di Neanderthal giunsero sul Monte Avena per cacciare grandi mammiferi. 

Dopo 10.000 anni l'Homo Sapiens Sapiens comparve nella zona per  estrarre e lavorare la selce. Successive frequentazioni sono testimoniate dal ritrovamento in Val Cismon di alcuni ripari sottoroccia e di una sepoltura risalente a circa 12.000 anni fa.

Nel Neolitico, l'introduzione dell'agricoltura e dell'allevamento portò l'uomo verso la graduale sedentarietà e alla costruzione dei primi villaggi. L'età del Ferro fu caratterizzata dalla presenza di più popoli di diverse culture. Influssi celtici interessarono Belluno, il Cadore e l'Alpago, mentre a Mel e a Cavarzano vi sono state importanti testimonianze storiche della presenza dei Paleoveneti. In questo periodo il Feltrino fu soggetto a influenze retiche, come documentato dagli oggetti ritrovati in città, che fu fortificata già prima della dominazione romana.

Negli ultimi decenni del II secolo a.C., inizia la penetrazione e la colonizzazione romana. La più rilevante testimonianza dal punto di vista paesaggistico risalente all'età romana è la Via Claudia Augusta Altinate, la strada che dal Mare Adriatico, portava al Danubio. Questa arteria di transito, attraversava la pedemontana feltrina e, attraverso il Tesino, si dirigeva verso l'attuale città di Borgo Valsugana da dove proseguiva verso la valle dell'Adige.

I primi secoli del Medioevo sono caratterizzati dalla progressiva cristianizzazione della quale rimangono oggi numerose testimonianze. Soggetto alle dominazioni bizantina, longobarda e franca, nel corso dell'alto medioevo il nostro territorio fa parte di quella che nel X secolo fu chiamata Marca Veronese e, successivamente, Marca Veronese Trevigiana.

Il governo delle due città montane, anche dal punto di vista politico, è in mano ai vescovi che esercitano tutti i poteri tipici delle signorie territoriali.

Nella seconda metà dello stesso secolo, le due sedi vescovili sono oggetto delle mire espansionistiche del comune trevigiano che non riesce ad alternare la loro fisionomia.

Nel corso del duecento Belluno e Feltre subiscono gli effetti dell'espansione signorile di Ezzelino da Romano prima, dei Da Camino successivamente. Nel Trecento, sono contese da Scaligeri, Carraresi, grandi cascate Tedesche e Visconti.

Sotto il dominio della Serenissima (1420 - 1797) un evento particolarmente significativo e traumatico è la distruzione subita dalla Città di Feltre nel 1510 in seguito alla sconfitta veneziana di Agnadello ad opera della lega di Cambrai.

Di conseguenza, prende avvio una grandiosa opera di ricostruzione e sul preesistente impianto medioevale della città, sorgono gli edifici rinascimentali che ancora oggi ammiriamo.

La caduta della Repubblica di Venezia apre un ventennio tormentato in cui si susseguono occupazioni militari, mutamenti politici e amministrativi.

Ad una prima dominazione francese, segue quella austriaca. Dopo la pace di Presburgo, il Veneto entra a far parte del regno napoleonico.

Dopo la sconfitta di Napoleone il Congresso di Vienna, un nuovo cambiamento: nei domini dell'impero asburgico a Feltre e Belluno entrano a far parte del regno Lombardo Veneto.

Nel 1866, dopo la terza guerra di indipendenza, sono annesse al Regno Sabaudo. Le loro vicende storiche, politiche ed amministrative diventano quelle dell'Italia Unita. 

Il paesaggio del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi mostra ancora oggi diverse testimonianze dei passati eventi bellici. Ben riconoscibili sono ad esempio le strade militari che risalgono alla Prima Guerra Mondiale e che si sviluppano lungo i pendii con modesta e costante pendenza, spaziosi tornanti per le manovre dei pesanti pezzi di artiglieria e con imponenti muri di pietra. 

 

 

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Alla scoperta del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi

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Istituito nel 1988, il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi si impone fin da subito come uno dei parchi nazionali più importanti d'Italia, grazie alla sua superficie di oltre 15.000 ettari, interamente compresa nella Provincia di Belluno, tra i fiumi Cismon ad Ovest e Piave ad Est, esteso a nord verso il bacino del Maè e a sud nel basso Agordino. 

I gruppi montuosi inclusi sono quelli delle Alpi Feltrine, i Monti del Sole, la Schiara, il Talvèna, il Prampèr e lo Spiz di Mezzodì. La bellezza di queste montagne hanno incantato lo scrittore, giornalista e pittore Dino Buzzati, che le ha definite "enigmatiche", intime, segrete, commoventi per le storie che raccontano, per l'aria d'altri secoli, per la solitudine paragonabile a quella dei deserti. 

Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi nasce per tutelare un territorio di straordinaria valenza storica, paesaggistica e naturalistica ed è in grado di accogliere turisti in ogni periodo dell'anno, ma è in estate la stagione in cui le Dolomiti Bellunesi riescono ad esprimere il meglio di sè. 

Per poter godere delle bellezze del Parco, vi sono diversi sentieri naturalistici: la Valle dell'Ardo, la Val Pramper, la Val del Grisol, la Caiada, la Val di Lamen e la Val di San Martino.

Per gli amanti delle camminate all'aria aperta, non c'è niente di meglio che percorrere i due sentieri naturalistici proposti. Il primo è quello della Val di Canzoi, da cui si può ammirare un paesaggio vegetale estremamente variegato, con la presenza di specie floreali anche molto rare.

Il secondo sentiero prevede, invece, un percorso ad anello nella Val Falcina, la zona del Parco in cui la natura offre la maggior rappresentazione floristica e faunistica.

Numerosi sono anche i percorsi tematici proposti all'interno del Parco, tra cui consigliamo quello delle chiesette pedemontane che racconta la storia della fascia pedemontana attraverso i luoghi di culto, anche con la visita ad affascinanti chiese di antica devozione.

Di particolare fascino e bellezza è anche il sentiero della montagna dimenticata, in cui vengono ripercorse le strade militari costruite per arrivare agli antichi siti minerari di Valle Imperina e Vallata.

Anche gli sportivi possono trascorrere una giornata indimenticabile nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Nella stagione invernale, diverse sono le infrastrutture che facilitano l'accesso alle piste innevate del Passo Croce d'Aune e dell'Alpe del Nevegal, mentre in estate è possibile percorrere in bicicletta le principali strade presenti nell'area protetta, mettendo a loro disposizione ben 13 differenti itinerari.

Numerosi sono anche i siti d'interesse da visitare, come ad esempio la Certosa di Vedana, la cui edificazione risale al 1456, oppure il Centro Minerario di Valle Imperina o ancora la Casera a Orza di Sovramonte, una stalla fienile recuperata nel 1999 dopo quasi 50 anni d'abbandono.

Ma ovviamente chi la fa da padrona nel Parco è la natura: molto numerosi sono i corsi d'acqua e la maggior parte di essi si inabissa in cavità che formano un complesso reticolo di valli che rende il paesaggio acquatico affascinante. 

Per quanto riguarda i laghi, ricordiamo quello della Stua e del Mis, molto importanti per la fauna acquatica che riesce così a riprodursi e a contribuire alla varietà del Parco.

Numerosa è anche la presenza di boschi, praterie, ambienti rocciosi e grotte che completano questo variegato habitat naturale all'interno delle Dolomiti Bellunesi, tutto da scoprire e da visitare. 

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A Pian delle Vette la coltivazione del vigneto è sostenibile.

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Prosegue a Pian delle Vette, Azienda Agricola situata ai piedi delle Vette Feltrine, nell'area del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesiil percorso verso una coltivazione più consapevole e sostenibile dei nostri vigneti con il consolidamento della salute delle viti. Dopo aver impostato la loro potatura secondo il metodo Simonit & Sirch, abbiamo interpellato l'agronomo Luca Conte per effettuare un'analisi esplorativa della fertilità del nostro suolo, che come vedremo più avanti risulta essere in buono stato di salute.

Il metodo di potatura Simonit & Sirch.

Sperimentato per la prima volta in Friuli Venezia Giulia nel 1988, questo metodo di potatura oggi è conosciuto a livello internazionale ed è applicato da oltre un centinaio di aziende europee distribuite tra Italia, Francia, Austria, Svizzera, Spagna, Germania e Portogallo.

Ad inventarlo sono stati Marco Simonith e Pierpaolo Sirch, due agronomi friulani i quali, partendo dalla constatazione che spesso le viti si ammalano e si infettano per una squilibrata impostazione delle potature, hanno studiato gli antichi vitigni italiani ed europei applicando il loro metodo alle esigenze della moderna viticoltura e ai sistemi di allevamento più intensivi, come la spalliera e il guyot.

La chiave di volta per risolvere le problematiche del deperimento dei vigneti e della riduzione della produttività, coincide proprio con un corretto metodo di potatura, che si può applicare a tutti i sistemi di allevamento della vite. Il segreto sta nell'effettuare con un approccio individuale, pianta per pianta, una potatura ramificata con piccoli tagli sul legno giovane, poco invasivi sul sistema di conduzione della vite ed orientati sempre allo stesso lato, per separare il legno vivo da quello secco che si forma dopo un taglio di potatura.

I suoi risultati hanno dimostrato che le piante dotate di un sistema linfatico integro, mostrano maggiore omogeneità di risposta vegeto - produttiva, si sviluppano in modo conforme risultando così più longeve e costanti nella qualità del prodotto finale.

Ecco un video su questo metodo di potatura che salvaguarda il flusso linfatico della vite.

  

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