Pian delle Vette, un'azienda agricola di nicchia alle porte del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.

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Per molti può sembrare una curiosa novità, ma di viticoltura a Belluno e, in particolar modo nel Feltrino, se ne parla già da diversi secoli. Infatti, proprio nell'archivio storico del Comune di Feltre si trovano numerosi riferimenti a particolari statuti che disciplinavano la coltura della vite sin dal lontano millecinquecento e, inoltre, nel '600 il Canonico della Cattedrale di Belluno Giovan Battista Barpo nei suoi libri "Le delizie e i frutti dell'agricoltura e della villa" dedica proprio un capitolo a "Delle uve, delle viti e dei recipienti per il vino" andando a descrivere minuziosamente le principali tipologie di uva locali fornendo preziosi consigli per la loro coltivazione.

Purtroppo la diffusione dell'oidio, della peronospora e della fillossera, lo scoppio della Grande Guerra, l'emigrazione dei primi del novecento e la massiccia industrializzazione avvenuta dopo il disastro del Vajont, portarono in breve tempo all'abbandono della coltivazione della vite a Belluno.

Nel corso di questi anni c'è stata però una rinnovata attenzione ed interesse verso la vite da parte di alcune aziende agricole bellunesi che hanno saputo recuperare i terreni vocati alla sua coltivazione, riprendendo così una produzione che, seppur limitata quantitativamente, riesce a riscuotere notevoli consensi, apprezzamenti e riconoscimenti in Italia, e all'estero, per l'alta qualità dei vini

Attualmente sono 147 gli ettari di vigneti presenti in Provincia di Belluno, una sessantina dei quali appartengono a produttori trevigiani che hanno scelto di espandersi a Belluno per proseguire il Metodo Tradizionale. Il vino biologico, invece, è un fenomeno in costante crescita: sono già quattro le aziende bellunesi in possesso della relativa certificazione. 

Uno degli aspetti più curiosi che riguarda il mercato del vino bellunese è l'incremento del numero di donne che si dedicano alla viticoltura in Provincia di Belluno in quanto sembra che questa attività rappresenti una valida opportunità per conciliare la vita familiare con il proprio lavoro. 

Un secondo aspetto molto interessante riguarda i piccoli produttori che hanno ripreso la coltivazione della vite in zone di montagna, limitando sempre più l'utilizzo dei fitofarmaci sia per una questione economica, sia soprattutto per rispettare e tutelare maggiormente l'ambiente che circonda le incantevoli montagne delle Dolomiti Bellunesi, dichiarate Patrimonio dell'Umanità.

Certamente l'Azienda Agricola Pian delle Vette, situata a Vignui di Feltre, piccolo borgo immerso alle porte del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, è l'esempio di una Cantina di Montagna che, pur avendo dimensioni ridotte, ha saputo coniugare negli anni la riscoperta della viticoltura locale con le nuove tecnologie enologiche, nel pieno rispetto della tradizione e dell'ambiente circostante.

Qui la scelta varietale ha fatto ricorso a quelle selezioni che più si adattano all'ambiente di montagna e che maggiormente possono farsi portatrici dei rigidi inverni, dei sensibili sbalzi termici notte / dì e delle ristrettezze nutritive dei suoli. 

I vini prodotti da Pian delle Vette ricordano l'armonia del paesaggio, la quiete dei luoghi, il benessere dei vigneti e la ricca biodiversità che li arricchisce di profumi e aromi garantendo tipicità e unicità.

La società agricola Pian delle Vette è gestita da Egidio D'Incà e Walter Lira, due imprenditori feltrini che, dopo aver svolto varie esperienze professionali in diversi settori economici, hanno coronato il loro sogno di dedicarsi al mondo della viticoltura riuscendo a rilanciare questa Cantina sia a livello di brand, sia a livello di produzione, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti proprio per l'alta qualità dei loro vini di montagna

A Pian delle Vette ogni vigneto rappresenta una piccola nicchia studiata appositamente per ottenere prodotti unici lontani dal rispetto di mode e di tendenze del momento. 

L'estensione dei vigneti è di due ettari e mezzo su cui crescono le bacche rosse tipo Pinot Nero, Teroldego, Gamaret, Diolinoir, le bacche bianche Chardonnay, Muller Thurgau e Traminer Aromatico.

Quattro di queste varietà fanno parte dell'IGT delle Dolomiti (Pinot Nero, Teroldego, Muller Thurgau e Traminer), mentre dal 2013 il vino spumante rientra anche nella DOC Serenissima.

La coltivazione della vite viene da sempre effettuata nel pieno rispetto dell'ambiente che circonda il territorio del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Pian delle Vette rappresenta un modello di viticoltura di montagna che dimostra come anche in queste zone impervie e di non facile coltivazione del vigneto, si riesca a fare agricoltura di qualità, riuscendo a coniugare sapientemente tradizione e tecnologia, sempre nel pieno rispetto della natura e delle tradizioni locali.       

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Pian delle Vette: vini di qualità eccellente prodotti nel rispetto della sostenibilità ambientale.

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A conferma degli importanti passi in avanti compiuti in questi anni nel miglioramento della qualità dei vini prodotti, il Pinot Nero annata 2012 di Pian delle Vette Cantina di Montagna ha vinto nella categoria vini rossi la medaglia d'oro al prestigioso concorso "Dubrovnik FestiWine Tropic 2017", un importante evento internazionale dedicato al mondo del vino che ha visto la presenza di numerose delegazioni di buyers provenienti da diversi paesi europei.

Un altro successo per l'Azienda Agricola Pian delle Vette di Feltre che quest'anno è stata premiata anche al BeoWine Festival di Belgrado, la più importante fiera enologica dell'Europa sudorientale con un doppio riconoscimento: medaglia d'oro per il Pinot Nero 2012 e d'argento per il Granpasso 2010, un vino prodotto con il Teroldego, vitigno caratteristico del Trentino Alto Adige che permette così di ricavarne un prodotto di grande struttura, dal profumo intenso, elegante e delicato.

Inoltre, lo scorso luglio ad Augusta, proprio con quest'ultimo vino Pian delle Vette ha portato a casa l'ennesima medaglia d'oro al concorso "Wine of the Year 2017" organizzato dalle Associazioni "Via Claudia Augusta" di Germania, Italia e Austria.

Proprio in qualità di vincitrice di questo premio, la Cantina Pian delle Vette ha potuto partecipare recentemente alla 26^ edizione del "Merano Wine Fwstival" uno dei più prestigiosi appuntamenti annuali dedicati al mondo del vino, che si è concluso martedì 14 novembre con una grande affluenza di visitatori. 

Presenziare a questa manifestazione ha rappresentato per Egidio D'Incà Walter Lira, i due titolari di Pian delle Vette, un'occasione fondamentale per un'azienda che da anni è impegnata nel far conoscere, in Italia e nel resto del mondo, l'alta qualità dei propri vini di montagna prodotti a Vignui di Feltre, un piccolo borgo rurale immerso nelle Dolomiti Bellunesi, patrimonio dell'UNESCO.

Pian delle Vette, cosi come molte altre aziende aderenti al Consorzio Coste del Feltrino, punta ad un modello di coltivazione della vite non invasivo, legato al rispetto della sostenibilità ambientale, basti pensare che la scelta varietale ha fatto ricorso a quelle cultivar autoctone nazionali e internazionali che meglio si adattano all'ambiente di montagna e che maggiormente possono farsi portavoce dei rigidi inverni, dei sensibili sbalzi termici notte / dì e delle ristrettezze nutritive dei suoli. 

I vini prodotti da questa azienda vitivinicola ricordano l'armonia del paesaggio, la quiete dei luoghi, il benessere dei vigneti e la ricca biodiversità che li arricchisce di profumi e aromi unici, garantendo tipicità e unicità. 

Uno dei prossimi obiettivi sul quale Pian delle Vette ha ancora molto da lavorare è quello di riuscire a convincere alcuni ristoratori bellunesi dell'effettiva bontà e qualità dei propri vini, in quanto persiste ancora in Provincia di Belluno una certa diffidenza nel voler proporre e servire in tavola un vino locale (vino a chilometro zero) rispetto a quelli di altre regioni vitivinicole italiane, nonostante sia appurato che i vini bellunesi siano sempre più apprezzati, riconosciuti e premiati non solo a livello nazionale, ma anche internazionale.   

 

 

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L'enologia bellunese e il successo del Consorzio Coste del Feltrino.

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Il movimento enologico bellunese, in questi ultimi anni, sta prendendo sempre più forma e coscienza del proprio potenziale che può offrire ai tanti amanti e consumatori di vino locale. Oggi la Provincia di Belluno è un territorio vocato alla viticoltura. A confermarlo è l'Associazione Italiana Sommelier sempre più partecipe ed entusiasta nel riconoscere l'ottimo lavoro svolto dai viticoltori bellunesi, impegnati nel riprendere una tradizione vitivinicola dal passato glorioso, poi andata quasi perduta.

Proprio l'AIS di Belluno ha organizzato recentemente una serata dedicata alla presentazione delle Cantine Vitivinicole aderenti al Consorzio Coste del Feltrino confrontandosi con queste sull'ottimo lavoro che è stato svolto finora e sui prossimi obiettivi che questa neo-nata realtà vuole perseguire.

Durante l'evento, Enzo Guarnieri - attuale presidente del Consorzio - ha posto in evidenza come fin dall'ottocento il territorio della Provincia di Belluno era predisposto per la coltivazione della vite; poi la povertà, l'emigrazione, le guerre e l'avvento della fillossera hanno portato all'oblio la viticoltura bellunese

Le varietà autoctone della zona (Bianchetta, Pavana, Turca, Gata) hanno rischiato quasi di scomparire per lasciare spazio alla più resistente e facile coltivazione dell'uva americana.

Negli ultimi anni però la tendenza è cambiata soprattutto grazie al coraggio e alla caparbietà di alcuni viticoltori che hanno portato alla riscoperta alcuni vitigni autoctoni locali e, successivamente, dopo numerose sperimentazioni e prove in campo, hanno aggiunto al regolamento del Consorzio alcuni vitigni internazionali, che si sono adattati molto bene al terroir e la nostro clima dolomitico. 

Con questo regolamento, teso a restringere ancora di più l'attuale disciplinare dell'Indicazione Geografica Tipica IGT "Vigneti delle Dolomiti" che oggi caratterizza e regolamenta quest'area, i risultati ottenuti sono stati davvero sorprendenti sia per quanto riguarda la produzione, ma soprattutto la qualità del prodotto finale.

Se inizialmente il vino locale non incontrava appieno i gusti dei suoi consumatori, di anno in anno gli accorgimenti in vigna, una maggiore attenzione alle lavorazioni in cantina e nuove sperimentazioni, hanno contribuito al rilancio dell'enologia bellunese riuscendo ad incuriosire persino prestigiosi esperti del settore vitivinicolo e gastronomico.

Anche i numeri di questa escalation parlano chiaro: sono nove le aziende agricole bellunesi che sono state inserite sulla guida regionale Vinetia 2018 contro le tre del 2016 e, inoltre, c'è anche chi, come Pian delle Vette Cantina di Montagna quest'anno ha avuto l'onore di poter partecipare ad importanti eventi, concorsi e manifestazioni italiane e internazionali legate al mondo del vino, portando a casa numerosi premi e riconoscimenti ufficiali proprio per l'alta qualità dei propri vini prodotti a Vignui di Feltre, un piccolo borgo immerso nelle atmosfere incantate del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, dove il suono delle campane scandisce ancora il trascorrere del tempo arricchendo i nostri pregiati vini di note uniche che regalano emozioni e sensazioni indimenticabili. 

 

 

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"Una Montagna di vino" Storie di viticoltura eroica.

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Anche quest'anno l'Enoteca Contemporanea di Feltre promuove il territorio delle Dolomiti Bellunesi valorizzando quello che di buono e unico riescono ad offrire oggi i viticoltori della montagna bellunese

Un percorso strutturato in cinque appuntamenti dove verranno svelati i volti e le storie di otto Cantine Dolomitiche con la possibilità di degustare i loro vini di alta qualità accompagnati da ricette tipiche della cucina veneta e bellunese.

Martedì 14 novembre 2017 vi invitiamo a venire ad assaggiare alcuni dei nostri vini: il Granpasso wine of the year 2017 della Via Claudia Augusta Altinate, lo Gnomè, Scalon, Ampelusia, Traminer Aromatico, Muller Thurgau, Croda Bianca, Dumalis che saranno abbinati a prodotti tipici del territorio locale. 

Non ci saranno il Mat'55 ed il Pinot Nero che comunque potete sempre trovare all'Enoteca Contemporanea di Feltre

Oltre a questo evento Paolo Grando, titolare del locale, ha organizzato un corso - in collaborazione con la Sommelier Alessandra Dinato - per far conoscere a tutti i vini del mondo attraverso l'esplorazione di alcune tra le più significative combinazioni di luoghi e di vitigni storici

Un viaggio che partirà il 6 novembre 2017 con una prima lezione dedicata all'approfondimento dei vini dell'Australasia, per proseguire poi il 28 novembre alla scoperta dei  vini del Libano e del Sud Africa; il 13 dicembre sarà la volta dei vini americani, mentre il 24 gennaio 2018 si parlerà dei vini dell'Europa del Nord, per concludere il percorso il 21 febbraio 2018 con i vini dell'Europa Mediterranea.

E' questa la ricca e variegata proposta dell'Enoteca Contemporanea alla quale Pian delle Vette Cantina di Montagna vi invita a partecipare per scoprire non solo le nostre eccellenze vitivinicole bellunesi, ma anche l'origine e la storia dei più importanti vini provenienti da ogni parte del mondo

Per maggiori informazioni, visitate la pagina Facebook dell'Enoteca Contemporanea raggiungibile al seguente link: www.facebook.com/enotecacontemporanea/

 

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Storia della presenza umana nei territori del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi

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I territori che oggi rientrano nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi sono stati frequentati per millenni e conservano, ancora oggi, preziose testimonianze dell'antica presenza umana. Tra le più importanti ricordiamo molti siti archeologici preistorici: il Centro Minerario di Valle Imperina, che fornì alla Repubblica di Venezia il rame necessario per la zecca e per l'arsenale, la Certosa di Vedana, le numerose chiesette della fascia pedemontana, gli antichi ospizi medioevali della Val Cordevole, le strade e le opere militari, le malghe utilizzate per l'alpeggio estivo e, infine, tutti gli altri segni minori dell'antico vivere dell'uomo in montagna: dalle calchere (fornaci per la produzione della calce), ai recinti pastorali costruiti con muri a secco, vecchi di secoli.

La presenza umana nel territorio del Parco risale ad epoche molto antiche ed è oggi documentata dal ritrovamento di reperti di grande valore storico. Le prime tracce datano al paleolitico medio: circa 40.000 anni fa gli Uomini di Neanderthal giunsero sul Monte Avena per cacciare grandi mammiferi. 

Dopo 10.000 anni l'Homo Sapiens Sapiens comparve nella zona per  estrarre e lavorare la selce. Successive frequentazioni sono testimoniate dal ritrovamento in Val Cismon di alcuni ripari sottoroccia e di una sepoltura risalente a circa 12.000 anni fa.

Nel Neolitico, l'introduzione dell'agricoltura e dell'allevamento portò l'uomo verso la graduale sedentarietà e alla costruzione dei primi villaggi. L'età del Ferro fu caratterizzata dalla presenza di più popoli di diverse culture. Influssi celtici interessarono Belluno, il Cadore e l'Alpago, mentre a Mel e a Cavarzano vi sono state importanti testimonianze storiche della presenza dei Paleoveneti. In questo periodo il Feltrino fu soggetto a influenze retiche, come documentato dagli oggetti ritrovati in città, che fu fortificata già prima della dominazione romana.

Negli ultimi decenni del II secolo a.C., inizia la penetrazione e la colonizzazione romana. La più rilevante testimonianza dal punto di vista paesaggistico risalente all'età romana è la Via Claudia Augusta Altinate, la strada che dal Mare Adriatico, portava al Danubio. Questa arteria di transito, attraversava la pedemontana feltrina e, attraverso il Tesino, si dirigeva verso l'attuale città di Borgo Valsugana da dove proseguiva verso la valle dell'Adige.

I primi secoli del Medioevo sono caratterizzati dalla progressiva cristianizzazione della quale rimangono oggi numerose testimonianze. Soggetto alle dominazioni bizantina, longobarda e franca, nel corso dell'alto medioevo il nostro territorio fa parte di quella che nel X secolo fu chiamata Marca Veronese e, successivamente, Marca Veronese Trevigiana.

Il governo delle due città montane, anche dal punto di vista politico, è in mano ai vescovi che esercitano tutti i poteri tipici delle signorie territoriali.

Nella seconda metà dello stesso secolo, le due sedi vescovili sono oggetto delle mire espansionistiche del comune trevigiano che non riesce ad alternare la loro fisionomia.

Nel corso del duecento Belluno e Feltre subiscono gli effetti dell'espansione signorile di Ezzelino da Romano prima, dei Da Camino successivamente. Nel Trecento, sono contese da Scaligeri, Carraresi, grandi cascate Tedesche e Visconti.

Sotto il dominio della Serenissima (1420 - 1797) un evento particolarmente significativo e traumatico è la distruzione subita dalla Città di Feltre nel 1510 in seguito alla sconfitta veneziana di Agnadello ad opera della lega di Cambrai.

Di conseguenza, prende avvio una grandiosa opera di ricostruzione e sul preesistente impianto medioevale della città, sorgono gli edifici rinascimentali che ancora oggi ammiriamo.

La caduta della Repubblica di Venezia apre un ventennio tormentato in cui si susseguono occupazioni militari, mutamenti politici e amministrativi.

Ad una prima dominazione francese, segue quella austriaca. Dopo la pace di Presburgo, il Veneto entra a far parte del regno napoleonico.

Dopo la sconfitta di Napoleone il Congresso di Vienna, un nuovo cambiamento: nei domini dell'impero asburgico a Feltre e Belluno entrano a far parte del regno Lombardo Veneto.

Nel 1866, dopo la terza guerra di indipendenza, sono annesse al Regno Sabaudo. Le loro vicende storiche, politiche ed amministrative diventano quelle dell'Italia Unita. 

Il paesaggio del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi mostra ancora oggi diverse testimonianze dei passati eventi bellici. Ben riconoscibili sono ad esempio le strade militari che risalgono alla Prima Guerra Mondiale e che si sviluppano lungo i pendii con modesta e costante pendenza, spaziosi tornanti per le manovre dei pesanti pezzi di artiglieria e con imponenti muri di pietra. 

 

 

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Alla scoperta del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi

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Istituito nel 1988, il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi si impone fin da subito come uno dei parchi nazionali più importanti d'Italia, grazie alla sua superficie di oltre 15.000 ettari, interamente compresa nella Provincia di Belluno, tra i fiumi Cismon ad Ovest e Piave ad Est, esteso a nord verso il bacino del Maè e a sud nel basso Agordino. 

I gruppi montuosi inclusi sono quelli delle Alpi Feltrine, i Monti del Sole, la Schiara, il Talvèna, il Prampèr e lo Spiz di Mezzodì. La bellezza di queste montagne hanno incantato lo scrittore, giornalista e pittore Dino Buzzati, che le ha definite "enigmatiche", intime, segrete, commoventi per le storie che raccontano, per l'aria d'altri secoli, per la solitudine paragonabile a quella dei deserti. 

Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi nasce per tutelare un territorio di straordinaria valenza storica, paesaggistica e naturalistica ed è in grado di accogliere turisti in ogni periodo dell'anno, ma è in estate la stagione in cui le Dolomiti Bellunesi riescono ad esprimere il meglio di sè. 

Per poter godere delle bellezze del Parco, vi sono diversi sentieri naturalistici: la Valle dell'Ardo, la Val Pramper, la Val del Grisol, la Caiada, la Val di Lamen e la Val di San Martino.

Per gli amanti delle camminate all'aria aperta, non c'è niente di meglio che percorrere i due sentieri naturalistici proposti. Il primo è quello della Val di Canzoi, da cui si può ammirare un paesaggio vegetale estremamente variegato, con la presenza di specie floreali anche molto rare.

Il secondo sentiero prevede, invece, un percorso ad anello nella Val Falcina, la zona del Parco in cui la natura offre la maggior rappresentazione floristica e faunistica.

Numerosi sono anche i percorsi tematici proposti all'interno del Parco, tra cui consigliamo quello delle chiesette pedemontane che racconta la storia della fascia pedemontana attraverso i luoghi di culto, anche con la visita ad affascinanti chiese di antica devozione.

Di particolare fascino e bellezza è anche il sentiero della montagna dimenticata, in cui vengono ripercorse le strade militari costruite per arrivare agli antichi siti minerari di Valle Imperina e Vallata.

Anche gli sportivi possono trascorrere una giornata indimenticabile nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Nella stagione invernale, diverse sono le infrastrutture che facilitano l'accesso alle piste innevate del Passo Croce d'Aune e dell'Alpe del Nevegal, mentre in estate è possibile percorrere in bicicletta le principali strade presenti nell'area protetta, mettendo a loro disposizione ben 13 differenti itinerari.

Numerosi sono anche i siti d'interesse da visitare, come ad esempio la Certosa di Vedana, la cui edificazione risale al 1456, oppure il Centro Minerario di Valle Imperina o ancora la Casera a Orza di Sovramonte, una stalla fienile recuperata nel 1999 dopo quasi 50 anni d'abbandono.

Ma ovviamente chi la fa da padrona nel Parco è la natura: molto numerosi sono i corsi d'acqua e la maggior parte di essi si inabissa in cavità che formano un complesso reticolo di valli che rende il paesaggio acquatico affascinante. 

Per quanto riguarda i laghi, ricordiamo quello della Stua e del Mis, molto importanti per la fauna acquatica che riesce così a riprodursi e a contribuire alla varietà del Parco.

Numerosa è anche la presenza di boschi, praterie, ambienti rocciosi e grotte che completano questo variegato habitat naturale all'interno delle Dolomiti Bellunesi, tutto da scoprire e da visitare. 

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Il Pinot Nero è in fermento.

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Pinot Nero che passione! Questo è forse l'unico vitigno internazionale che ha una schiera di fan, anche se da molti viene definito un vino al femminile ma non è così.

La capitale di questo vino è in Borgogna, con qualche appendice in Oregon, ma negli ultimi anni in Italia, persino nei luoghi più impensati, sono nate macchie di questo vitigno, non certo facile da coltivare e produrre.

All'inizio degli anni Settanta uno dei pionieri è stato Enrico Vallania (vigneto delle Terre Rosse), poi è comparso il Pinot Nero di Tenuta Bagnolo dei Marchesi Pancrazi, prodotto a seguito di un fortuito errore: il vivaista fornì, al posto del Sangiovese, le barbatelle di Pinot Nero.

Sempre a partire dagli anni Settanta nasce in Alto Adige, nel territorio di Mazzon, il fenomeno che più di ogni altro segna la storia di questo vino in Italia.

Nel tempo si sono affermati diversi produttori del territorio di Mazzon: in primis Gottardi, poi Carlotto, Brunnenhof, Maso Barthenau, Haas.  Nel territorio di Appiano Toscano, in Lunigiana, Garfagnana, Mugello e Casentino, sono fioriti diversi produttori di questo vino.

E se un nuovo squillo arrivasse anche dalle Dolomiti Bellunesi, magari a partire dal Pinot Nero dell'Azienda Agricola Pian delle Vette?

Il gastronauta Davide Paolini, colui che ha scelto di mangiare con la propria testa, capace di godere dei sapori più ruspanti non accontentandosi dei luoghi comuni culinari, conduttore radiofonico su Radio 24 con la trasmissione "il Gastronauta", nella puntata di sabato 20 maggio ha recensito il Pinot Nero annata 2012 - raffinatezza ed eleganza, medaglia d'oro al BeoWine Fire di Belgrado, prodotto dalla nostra Azienda Agricola Pian delle Vette, situata ai piedi delle Vette Feltrine nell'area del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Ascolta la sua recensione, cliccando sul seguente link:

Il Gastronauta - Trasmissione del 20 maggio 2017

http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/il-gastronauta/puntate

 

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A Pian delle Vette la coltivazione del vigneto è sostenibile.

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Prosegue a Pian delle Vette, Azienda Agricola situata ai piedi delle Vette Feltrine, nell'area del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesiil percorso verso una coltivazione più consapevole e sostenibile dei nostri vigneti con il consolidamento della salute delle viti. Dopo aver impostato la loro potatura secondo il metodo Simonit & Sirch, abbiamo interpellato l'agronomo Luca Conte per effettuare un'analisi esplorativa della fertilità del nostro suolo, che come vedremo più avanti risulta essere in buono stato di salute.

Il metodo di potatura Simonit & Sirch.

Sperimentato per la prima volta in Friuli Venezia Giulia nel 1988, questo metodo di potatura oggi è conosciuto a livello internazionale ed è applicato da oltre un centinaio di aziende europee distribuite tra Italia, Francia, Austria, Svizzera, Spagna, Germania e Portogallo.

Ad inventarlo sono stati Marco Simonith e Pierpaolo Sirch, due agronomi friulani i quali, partendo dalla constatazione che spesso le viti si ammalano e si infettano per una squilibrata impostazione delle potature, hanno studiato gli antichi vitigni italiani ed europei applicando il loro metodo alle esigenze della moderna viticoltura e ai sistemi di allevamento più intensivi, come la spalliera e il guyot.

La chiave di volta per risolvere le problematiche del deperimento dei vigneti e della riduzione della produttività, coincide proprio con un corretto metodo di potatura, che si può applicare a tutti i sistemi di allevamento della vite. Il segreto sta nell'effettuare con un approccio individuale, pianta per pianta, una potatura ramificata con piccoli tagli sul legno giovane, poco invasivi sul sistema di conduzione della vite ed orientati sempre allo stesso lato, per separare il legno vivo da quello secco che si forma dopo un taglio di potatura.

I suoi risultati hanno dimostrato che le piante dotate di un sistema linfatico integro, mostrano maggiore omogeneità di risposta vegeto - produttiva, si sviluppano in modo conforme risultando così più longeve e costanti nella qualità del prodotto finale.

Ecco un video su questo metodo di potatura che salvaguarda il flusso linfatico della vite.

  

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Via Teda, 11 32032 Pren di Feltre (BL) - ITALIA
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