Pian delle Vette alla fiera "Sapori Italiani e Alpini" di Longarone.

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Si apre venerdì 22 settembre, nel quartiere fieristico di Longarone Fiere Dolomiti (Belluno) la diciassettesima edizione di "Sapori Italiani e Alpini 2017", importante vetrina di presentazione delle principali produzioni agroalimentari tipiche italiane entrata ormai di diritto nel novero degli eventi di settore più attesi del Triveneto.

Gli espositori del Salone Sapori Alpini Italiani provengono dal Nord, Sud e Centro Italia per far conoscere al numeroso pubblico presente alla Fiera di Longarone i prodotti agroalimentari biologici e tipici della propria regione di appartenenza.

Oltre a carni di elevata qualità, gustosi salumi, pregiati vini e prodotti da forno, la rassegna presenta anche articoli di cosmesi naturale e speciali macchine all'avanguardia per la preparazione e la conservazione degli alimenti.

Sapori Italiani e Alpini ogni anno riscuote una grande affluenza di visitatori interessati ad assaggiare e degustare le diverse specialità gastronomiche proposte nelle aree dimostrative della Fiera gestite da associazioni e consorzi di tutela locali in collaborazione con Confartigianato, Confagricoltura, CIA, Ascom e Coldiretti Belluno.

A questo prestigioso evento non poteva mancare la partecipazione di Pian delle Vette Cantina di Montagna con i suoi pregiati vini di alta qualità prodotti a Pren di Feltre, un piccolo borgo immerso nella natura ancora incontaminata del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Dal 22 al 24 settembre vi aspettiamo nel nostro stand espositivo (padiglione B corsia D-F) per farvi conoscere e degustare i vini dell'Azienda Agricola Pian delle Vette che, proprio quest'anno, hanno ottenuto numerosi premi e riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale.

 

 

 

 

 

 

 

 

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"Vinum anni 2017" Medaglia d'oro al Teroldego, Cantina Pian delle Vette di Feltre.

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Sabato 22 luglio 2017 nella prestigiosa cornice del Museo Romano di Augsburg, si è svolta la prima edizione di "Vinum anni 2017" con la premiazione dei migliori vini della Via Claudia Augusta Altinate. 

L'antica strada romana collega oggi numerose ed interessanti regioni vitivinicole e luoghi d'incanto imperdibili per tutti gli appassionati del mondo del vino.

I migliori vini di ogni regione sono stati attentamente selezionati da una giuria internazionale di sommelier e premiati con medaglie d'oro e d'argento. 

Quattro sommelier, due provenienti dalle associazioni sommelier di Germania e Austria, e due da associazioni italiane, si sono riuniti nella torre del Museo Romano di Augsburg per poter degustare al meglio le diverse varietà di vini partecipanti a "Vinum anni 2017": Prosecco, vini bianchi, vini rosè, vini rossi leggeri e corposi e spumanti provenienti da cantine agricole grandi e di medie dimensioni.

Ed è proprio ad Augsburg (l'antica Augusta Vindelicorum) prestigiosa città fondata nel 15 a.C. in onore dell'imperatore Augusto, che questa giuria di esperti ha comunicato i nomi dei vincitori della medaglia d'oro, tra cui spicca il nostro GranPasso Uve Teroldego annata 2010 - carattere deciso. 

Le altre due medaglie d'oro sono state assegnate allo Spumante Extra Dry della Cantina Sorelle Bronca di Vidor (TV) e al Raboso della Cantina Castello di Roncade (TV). 

Il Granpasso Uve Teroldego annata 2010 - carattere deciso.

Il Granpasso Uve Teroldego annata 2010 è un vino di grande struttura e buona freschezza, dal profumo intenso, elegante, delicato, con piccoli frutti rossi e note speziate con vaniglia, cannella e caffè che gli conferiscono grande complessità.

In bocca è ricco, elegante, salato, morbido e sottile ed i tannini sono ben equilibrati. Il finale è sapido e persistente. 

Il suo abbinamento ideale è con carni rosse, cacciagione e selvaggina. Si sposa molto bene anche in accompagnamento a salumi tipici e formaggi stagionati

La sua temperatura di servizio è di 16 - 18°C.

 

 

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Storia della presenza umana nei territori del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi

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I territori che oggi rientrano nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi sono stati frequentati per millenni e conservano, ancora oggi, preziose testimonianze dell'antica presenza umana. Tra le più importanti ricordiamo molti siti archeologici preistorici: il Centro Minerario di Valle Imperina, che fornì alla Repubblica di Venezia il rame necessario per la zecca e per l'arsenale, la Certosa di Vedana, le numerose chiesette della fascia pedemontana, gli antichi ospizi medioevali della Val Cordevole, le strade e le opere militari, le malghe utilizzate per l'alpeggio estivo e, infine, tutti gli altri segni minori dell'antico vivere dell'uomo in montagna: dalle calchere (fornaci per la produzione della calce), ai recinti pastorali costruiti con muri a secco, vecchi di secoli.

La presenza umana nel territorio del Parco risale ad epoche molto antiche ed è oggi documentata dal ritrovamento di reperti di grande valore storico. Le prime tracce datano al paleolitico medio: circa 40.000 anni fa gli Uomini di Neanderthal giunsero sul Monte Avena per cacciare grandi mammiferi. 

Dopo 10.000 anni l'Homo Sapiens Sapiens comparve nella zona per  estrarre e lavorare la selce. Successive frequentazioni sono testimoniate dal ritrovamento in Val Cismon di alcuni ripari sottoroccia e di una sepoltura risalente a circa 12.000 anni fa.

Nel Neolitico, l'introduzione dell'agricoltura e dell'allevamento portò l'uomo verso la graduale sedentarietà e alla costruzione dei primi villaggi. L'età del Ferro fu caratterizzata dalla presenza di più popoli di diverse culture. Influssi celtici interessarono Belluno, il Cadore e l'Alpago, mentre a Mel e a Cavarzano vi sono state importanti testimonianze storiche della presenza dei Paleoveneti. In questo periodo il Feltrino fu soggetto a influenze retiche, come documentato dagli oggetti ritrovati in città, che fu fortificata già prima della dominazione romana.

Negli ultimi decenni del II secolo a.C., inizia la penetrazione e la colonizzazione romana. La più rilevante testimonianza dal punto di vista paesaggistico risalente all'età romana è la Via Claudia Augusta Altinate, la strada che dal Mare Adriatico, portava al Danubio. Questa arteria di transito, attraversava la pedemontana feltrina e, attraverso il Tesino, si dirigeva verso l'attuale città di Borgo Valsugana da dove proseguiva verso la valle dell'Adige.

I primi secoli del Medioevo sono caratterizzati dalla progressiva cristianizzazione della quale rimangono oggi numerose testimonianze. Soggetto alle dominazioni bizantina, longobarda e franca, nel corso dell'alto medioevo il nostro territorio fa parte di quella che nel X secolo fu chiamata Marca Veronese e, successivamente, Marca Veronese Trevigiana.

Il governo delle due città montane, anche dal punto di vista politico, è in mano ai vescovi che esercitano tutti i poteri tipici delle signorie territoriali.

Nella seconda metà dello stesso secolo, le due sedi vescovili sono oggetto delle mire espansionistiche del comune trevigiano che non riesce ad alternare la loro fisionomia.

Nel corso del duecento Belluno e Feltre subiscono gli effetti dell'espansione signorile di Ezzelino da Romano prima, dei Da Camino successivamente. Nel Trecento, sono contese da Scaligeri, Carraresi, grandi cascate Tedesche e Visconti.

Sotto il dominio della Serenissima (1420 - 1797) un evento particolarmente significativo e traumatico è la distruzione subita dalla Città di Feltre nel 1510 in seguito alla sconfitta veneziana di Agnadello ad opera della lega di Cambrai.

Di conseguenza, prende avvio una grandiosa opera di ricostruzione e sul preesistente impianto medioevale della città, sorgono gli edifici rinascimentali che ancora oggi ammiriamo.

La caduta della Repubblica di Venezia apre un ventennio tormentato in cui si susseguono occupazioni militari, mutamenti politici e amministrativi.

Ad una prima dominazione francese, segue quella austriaca. Dopo la pace di Presburgo, il Veneto entra a far parte del regno napoleonico.

Dopo la sconfitta di Napoleone il Congresso di Vienna, un nuovo cambiamento: nei domini dell'impero asburgico a Feltre e Belluno entrano a far parte del regno Lombardo Veneto.

Nel 1866, dopo la terza guerra di indipendenza, sono annesse al Regno Sabaudo. Le loro vicende storiche, politiche ed amministrative diventano quelle dell'Italia Unita. 

Il paesaggio del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi mostra ancora oggi diverse testimonianze dei passati eventi bellici. Ben riconoscibili sono ad esempio le strade militari che risalgono alla Prima Guerra Mondiale e che si sviluppano lungo i pendii con modesta e costante pendenza, spaziosi tornanti per le manovre dei pesanti pezzi di artiglieria e con imponenti muri di pietra. 

 

 

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Alla scoperta del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi

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Istituito nel 1988, il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi si impone fin da subito come uno dei parchi nazionali più importanti d'Italia, grazie alla sua superficie di oltre 15.000 ettari, interamente compresa nella Provincia di Belluno, tra i fiumi Cismon ad Ovest e Piave ad Est, esteso a nord verso il bacino del Maè e a sud nel basso Agordino. 

I gruppi montuosi inclusi sono quelli delle Alpi Feltrine, i Monti del Sole, la Schiara, il Talvèna, il Prampèr e lo Spiz di Mezzodì. La bellezza di queste montagne hanno incantato lo scrittore, giornalista e pittore Dino Buzzati, che le ha definite "enigmatiche", intime, segrete, commoventi per le storie che raccontano, per l'aria d'altri secoli, per la solitudine paragonabile a quella dei deserti. 

Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi nasce per tutelare un territorio di straordinaria valenza storica, paesaggistica e naturalistica ed è in grado di accogliere turisti in ogni periodo dell'anno, ma è in estate la stagione in cui le Dolomiti Bellunesi riescono ad esprimere il meglio di sè. 

Per poter godere delle bellezze del Parco, vi sono diversi sentieri naturalistici: la Valle dell'Ardo, la Val Pramper, la Val del Grisol, la Caiada, la Val di Lamen e la Val di San Martino.

Per gli amanti delle camminate all'aria aperta, non c'è niente di meglio che percorrere i due sentieri naturalistici proposti. Il primo è quello della Val di Canzoi, da cui si può ammirare un paesaggio vegetale estremamente variegato, con la presenza di specie floreali anche molto rare.

Il secondo sentiero prevede, invece, un percorso ad anello nella Val Falcina, la zona del Parco in cui la natura offre la maggior rappresentazione floristica e faunistica.

Numerosi sono anche i percorsi tematici proposti all'interno del Parco, tra cui consigliamo quello delle chiesette pedemontane che racconta la storia della fascia pedemontana attraverso i luoghi di culto, anche con la visita ad affascinanti chiese di antica devozione.

Di particolare fascino e bellezza è anche il sentiero della montagna dimenticata, in cui vengono ripercorse le strade militari costruite per arrivare agli antichi siti minerari di Valle Imperina e Vallata.

Anche gli sportivi possono trascorrere una giornata indimenticabile nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Nella stagione invernale, diverse sono le infrastrutture che facilitano l'accesso alle piste innevate del Passo Croce d'Aune e dell'Alpe del Nevegal, mentre in estate è possibile percorrere in bicicletta le principali strade presenti nell'area protetta, mettendo a loro disposizione ben 13 differenti itinerari.

Numerosi sono anche i siti d'interesse da visitare, come ad esempio la Certosa di Vedana, la cui edificazione risale al 1456, oppure il Centro Minerario di Valle Imperina o ancora la Casera a Orza di Sovramonte, una stalla fienile recuperata nel 1999 dopo quasi 50 anni d'abbandono.

Ma ovviamente chi la fa da padrona nel Parco è la natura: molto numerosi sono i corsi d'acqua e la maggior parte di essi si inabissa in cavità che formano un complesso reticolo di valli che rende il paesaggio acquatico affascinante. 

Per quanto riguarda i laghi, ricordiamo quello della Stua e del Mis, molto importanti per la fauna acquatica che riesce così a riprodursi e a contribuire alla varietà del Parco.

Numerosa è anche la presenza di boschi, praterie, ambienti rocciosi e grotte che completano questo variegato habitat naturale all'interno delle Dolomiti Bellunesi, tutto da scoprire e da visitare. 

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Il Pinot Nero è in fermento.

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Pinot Nero che passione! Questo è forse l'unico vitigno internazionale che ha una schiera di fan, anche se da molti viene definito un vino al femminile ma non è così.

La capitale di questo vino è in Borgogna, con qualche appendice in Oregon, ma negli ultimi anni in Italia, persino nei luoghi più impensati, sono nate macchie di questo vitigno, non certo facile da coltivare e produrre.

All'inizio degli anni Settanta uno dei pionieri è stato Enrico Vallania (vigneto delle Terre Rosse), poi è comparso il Pinot Nero di Tenuta Bagnolo dei Marchesi Pancrazi, prodotto a seguito di un fortuito errore: il vivaista fornì, al posto del Sangiovese, le barbatelle di Pinot Nero.

Sempre a partire dagli anni Settanta nasce in Alto Adige, nel territorio di Mazzon, il fenomeno che più di ogni altro segna la storia di questo vino in Italia.

Nel tempo si sono affermati diversi produttori del territorio di Mazzon: in primis Gottardi, poi Carlotto, Brunnenhof, Maso Barthenau, Haas.  Nel territorio di Appiano Toscano, in Lunigiana, Garfagnana, Mugello e Casentino, sono fioriti diversi produttori di questo vino.

E se un nuovo squillo arrivasse anche dalle Dolomiti Bellunesi, magari a partire dal Pinot Nero dell'Azienda Agricola Pian delle Vette?

Il gastronauta Davide Paolini, colui che ha scelto di mangiare con la propria testa, capace di godere dei sapori più ruspanti non accontentandosi dei luoghi comuni culinari, conduttore radiofonico su Radio 24 con la trasmissione "il Gastronauta", nella puntata di sabato 20 maggio ha recensito il Pinot Nero annata 2012 - raffinatezza ed eleganza, medaglia d'oro al BeoWine Fire di Belgrado, prodotto dalla nostra Azienda Agricola Pian delle Vette, situata ai piedi delle Vette Feltrine nell'area del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Ascolta la sua recensione, cliccando sul seguente link:

Il Gastronauta - Trasmissione del 20 maggio 2017

http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/il-gastronauta/puntate

 

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A Pian delle Vette la coltivazione del vigneto è sostenibile.

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Prosegue a Pian delle Vette, Azienda Agricola situata ai piedi delle Vette Feltrine, nell'area del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesiil percorso verso una coltivazione più consapevole e sostenibile dei nostri vigneti con il consolidamento della salute delle viti. Dopo aver impostato la loro potatura secondo il metodo Simonit & Sirch, abbiamo interpellato l'agronomo Luca Conte per effettuare un'analisi esplorativa della fertilità del nostro suolo, che come vedremo più avanti risulta essere in buono stato di salute.

Il metodo di potatura Simonit & Sirch.

Sperimentato per la prima volta in Friuli Venezia Giulia nel 1988, questo metodo di potatura oggi è conosciuto a livello internazionale ed è applicato da oltre un centinaio di aziende europee distribuite tra Italia, Francia, Austria, Svizzera, Spagna, Germania e Portogallo.

Ad inventarlo sono stati Marco Simonith e Pierpaolo Sirch, due agronomi friulani i quali, partendo dalla constatazione che spesso le viti si ammalano e si infettano per una squilibrata impostazione delle potature, hanno studiato gli antichi vitigni italiani ed europei applicando il loro metodo alle esigenze della moderna viticoltura e ai sistemi di allevamento più intensivi, come la spalliera e il guyot.

La chiave di volta per risolvere le problematiche del deperimento dei vigneti e della riduzione della produttività, coincide proprio con un corretto metodo di potatura, che si può applicare a tutti i sistemi di allevamento della vite. Il segreto sta nell'effettuare con un approccio individuale, pianta per pianta, una potatura ramificata con piccoli tagli sul legno giovane, poco invasivi sul sistema di conduzione della vite ed orientati sempre allo stesso lato, per separare il legno vivo da quello secco che si forma dopo un taglio di potatura.

I suoi risultati hanno dimostrato che le piante dotate di un sistema linfatico integro, mostrano maggiore omogeneità di risposta vegeto - produttiva, si sviluppano in modo conforme risultando così più longeve e costanti nella qualità del prodotto finale.

Ecco un video su questo metodo di potatura che salvaguarda il flusso linfatico della vite.

  

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Il rilancio e lo sviluppo delle aree montane marginali: il caso di Seren del Grappa.

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La scarsa attenzione data in passato alla montagna o alla gestione di tipo assistenzialistico, stenta a lasciare il passo al nuovo paradigma che pone la montagna al centro di investimenti produttivi e iniziative di carattere innovativo che ne valorizzino le sue risorse, le specificità, le sue bellezze e il suo capitale sociale.

Questo, insieme ad altri fattori quali i mutamenti socio - economici degli ultimi sessant'anni e i cambiamenti negli stili di vita, hanno favorito la concentrazione della popolazione nelle aree urbane con il conseguente abbandono di molte aree montane marginali.

Ne sono conseguite problematiche di diverso tipo: un aumento del rischio idrogeologico, la perdita di biodiversità, il quasi totale abbandono delle pratiche economiche locali, la decadenza del patrimonio architettonico, paesaggistico e culturale.

Di fronte alla complessità delle sfide da affrontare, nel corso degli ultimi anni nelle Alpi si osservano nuove dinamiche che stanno contribuendo a un'inversione di tendenza: la montagna è diventata oggetto di interesse, tema di nuovi studi e di diverse forme di intervento, dal livello locale, a quello comunitario, finalizzati a promuovere e favorire modelli di sviluppo sostenibili.

I ricercatori dello Sviluppo Regionale dell'EURAC hanno avuto l'opportunità di osservare da vicino un processo di questo tipo, contribuendo a sostenerlo. 

Si tratta di Seren del Grappa, uno dei comuni del Feltrino al confine con la Provincia di Vicenza e Treviso, situato fra la piana di Feltre, il Massiccio del Monte Grappa e le Dolomiti Bellunesi.

Il suo territorio, esteso su una superficie di poco più di 62 chilometri quadrati, è caratterizzato da una montagna verticale, che parte dai 350 metri di quota della piana e arriva agli oltre 1.500 metri delle montagne.

Seren del Grappa rientra pertanto fra i piccoli comuni completamente montani, in cui appare pianeggiante solo la parte di fondovalle dove è concentrato il nucleo urbano.

La sua posizione, al di fuori dei flussi turistici che hanno investito le Dolomiti, e la lontananza dai principali assi viari, hanno determinato negli anni un forte spopolamento e il quasi totale abbandono delle pratiche economiche locali, insieme alla decadenza del patrimonio architettonico e culturale.

Per rivitalizzare la zona dal punto di vista socio - economico la Fondazione Val di Seren ha contattato gli esperti di sviluppo regionale di Eurac Reserch incaricandoli di elaborare una strategia ad hoc.

I risultati, frutto di una interazione virtuosa tra ricercatori e comunità locale e di una proficua cooperazione interregionale, sono stati presentati sabato 08 aprile 2017 a Seren del Grappa, alla presenza dell'Assessore all'Agricoltura della Regione del Veneto, Giuseppe Pan.

Con l'occasione è stato anche inaugurato il vigneto sperimentale di Col dei Bof, uno dei primi progetti che sono stati avviati durante questo lungo percorso.

La storia di questo progetto comincia quasi per caso, con un podologo bolzanino che compra una casa in una frazione di Seren del Grappa, e si conclude con un piano di sviluppo territoriale per l'intera Valle.

Il podologo è Oskar Unterfrauner, presidente della Fondazione Val di Seren Onlus che ha tra i suoi intenti quello di sperimentare nuove modalità per tornare ad abitare la montagna.

Per tradurre in pratica i propri obiettivi la Fondazione ha richiesto la consulenza degli esperti di sviluppo regionale di Eurac che hanno elaborato un piano coinvolgendo la popolazione locale.

Attraverso workshop, tavoli di lavoro progettuali, visite guidate, tavole rotonde e serate di informazione, i ricercatori hanno raccolto proposte ed esigenze della popolazione ed elaborato un piano di medio e lungo termine per lo sviluppo socio - economico e demografico della Valle.

Per strappare superficie al bosco a favore dell'agricoltura, è nata l'idea di realizzare un vigneto sperimentale composto da ibridi resistenti al freddo e alle malattie.

Oltre al vigneto, negli anni sono state realizzate anche altre iniziative concrete come il restauro della casa che ora ospita la sede della Fondazione, un corso di Web Marketing per operatori economici e un festival della montagna che ha richiamato in Valle sia esperti, sia persone che hanno fatto del ritorno in montagna una loro scelta di vita.

Il Vigneto Sperimentale a Col dei Bof.

Le sinergie nate all'interno del piano strategico di Seren del Grappa, hanno portato all'avvio nel 2013 di un progetto sperimentale di viticoltura realizzato in località Col dei Bof, uno dei più caratteristici borghi della Valle di Seren del Grappa. Il progetto consta di due momenti diversi di realizzazione.

In una prima fase, con il contributo della Regione del Veneto, il coordinamento di Veneto Agricoltura nei terreni di proprietà della Fondazione in località Col dei Bof, ha piantato un vigneto sperimentale con barbatelle resistenti alle malattie funginee e particolarmente adatte alla viticoltura in montagna. 

In una seconda fase, la coltivazione della vite sarà estesa ad altre aree di proprietà della Fondazione e di altri proprietari della Valle intervenendo nel recupero dei terreni in forte pendenza posti nelle aree più marginali.

La tipologia di impianto scelta è quella a ritocchino, con un sesto d'impianto di 2 X 0,8. Come forma di allevamento si è preferito puntare sul Guyot. 

Il vigneto è stato messo a dimora in parte nella primavera del 2014 e in quella successiva del 2015; oggi occupa una superficie totale di poco più di un ettaro e mezzo.

L'intento della sperimentazione è trovare varietà di vite resistenti alle malattie funginee; per ogni varietà sono state messe a dimora almeno 100 - 150 barbatelle.

Gli ibridi resistenti sono varietà di vite create attraverso processi di ibridazione per risultare così più resistenti a fitopatologie, siccità, malattie e a condizioni ambientali estreme come quelle delle aree montane.

Oggi il contrasto all'oidio, la peronospora e la fillossera, avviene prevalentemente per via chimica. L'introduzione di questi ibridi resistenti permette di ridurre a 2-3 i trattamenti in campo anziché i 15 - 20 anno.

Per preservare la naturale resistenza delle viti e la biodiversità dei luoghi si è scelto di non utilizzare prodotti di sintesi per il diserbo e, inoltre, le tradizionali fasi di intervento sono condotte manualmente o con l'impiego di limitati mezzi meccanici.

Il progetto sperimentale del vigneto ad ibridi resistenti rappresenta un'iniziativa di carattere fortemente innovativo sotto vari aspetti.

Innanzitutto si pone l'obiettivo della creazione di un primo catalogo europeo sugli ibridi resistenti in aree montane, favorendo la coltivazione in aree impervie.

Inoltre, tale iniziativa si inserisce in un più articolato percorso di sviluppo socio - economico di più ampio respiro, che ha come obiettivo quello di fornire la sopravvivenza economica e una fonte di benessere per la comunità locale.

Si tratta, infine, di un progetto di sviluppo regionale che potrebbe portare alla ricostruzione di un distretto vitivinicolo feltrino valorizzando quindi le peculiarità e le risorse endogene del territorio. 

 

 

 

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I "Vini Pian delle Vette" protagonisti al FuoriSalone di Milano.

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Grazie all'occhialeria Luxol, nata nel 1969 dalla passione di una famiglia nel cuore del Distretto Industriale dell'Occhiale a Lozzo di Cadore, Pian delle Vette sarà quest'anno presente al FuoriSalone 2017, manifestazione clou che si svolge ogni anno a Milano in concomitanza al Salone del Mobile, in scena nei padiglioni di RHO Fiera nel mese di aprile.

Il FuoriSalone nasce come iniziativa autonoma da parte delle aziende che operano nel settore dell'arredamento e del design industriale nei primi anni 80.

Con il passare del tempo, l'evento si è esteso a molti altri settori affini, tra cui l'auto motive, tecnologia, arte, moda e food.

Martedì 4 aprile è iniziata ufficialmente la Design Week, 6 giorni non stop di eventi che coinvolgeranno tutta la città.

In concomitanza con lo svolgimento del Salone del Mobile le vie del centro di Milano si stanno sempre più animando di mostre, presentazioni di nuovi brand e prodotti, installazioni e allestimenti vari, ma anche tanti party ed eventi.

Proprio in questi giorni l'occhialeria Luxol è impegnata nell'esposizione a Tortona, presso COOL HUNTER Italy Temporary Space, delle collezioni del suo neonato brand di occhiali da sole denominato T(eye)M.

Le nuove creazioni rappresentano una rivisitazione creativa e di design che accosta gli stili tipici degli anni passati a materiali sempre più all'avanguardia e di ultima generazione.

Nella giornata di domenica 9 aprile alle ore 17:30, presso lo spazio dedicato al brand T-eye - M, verrà organizzato "Icons Party", un esclusivo aperitivo che svelerà al pubblico le grandi icone del passato che hanno ispirato l'ideazione e lo sviluppo delle prime collezioni T (eye)M.

Per il brindisi di benvenuto al party, l'occhialeria Luxol ha scelto di affidarsi al vino MULLER THURGAU, Frizzante a rifermentazione in bottiglia come tradizione vuole, dal profumo intenso ed aromatico che ricorda la rosa, la pesca e l'albicocca, a cui seguono note leggere di pane e lievito, prodotto dall'Azienda Agricola Pian delle Vette di Feltre, eccellenza vinicola nelle Dolomiti Bellunesi.

L'Azienda, nata all'inizio del 2000 grazie ad un finanziamento Interreg, è stata acquisita l'8 giugno 2016 dai due imprenditori feltrini Egidio D'Incà e Walter Lira, che l'hanno saputa rilanciare come produzione e marchio.

Ciò che accomuna i due imprenditori è la passione per il proprio territorio e il desiderio di creare un modello esemplare di agricoltura, puntando sulla qualità rispettando l'ambiente

Il vigneto e la cantina si trovano a Vignui, su questi terroir crescono le bacche rosse tipo Teroldego, Gamaret e Diolioner, oltre al Pinot Nero, le bacche bianche Chardonnay, Muller Thurgau e Traminer.

Quattro di queste varietà fanno parte dell'Igt Dolomiti (Pinot Nero, Teroldego, Muller e Traminer); dal 2009 viene prodotto uno spumante metodo classico (Pinot Nero / Chardonnay 50/50) millesimato che rimane a riposo sui lieviti per 72 mesi.

Due prestigiosi risultati hanno recentemente incoronato un'eredità degna del nuovo cambio di gestione: in occasione della partecipazione al BeoWine Fair di Belgrado (la più grande fiera del settore vitivinicolo del Sud Est Europa), l'Azienda Agricola Pian delle Vette si è vista consegnare una medaglia d'oro per il Pinot Nero 2012 e una d'argento per il GranPasso del 2010. 

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Via Teda, 11 32032 Pren di Feltre (BL) - ITALIA
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