Botti e Barriques per l'affinamento del vino.

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L'uso del legno per la produzione, la conservazione e il trasporto del vino è una pratica molto antica che ha subito negli anni un'evoluzione storica influenzata anche in funzione della cultura e della localizzazione dei popoli di questa speciale bevanda.

I popoli mediterranei, quali Greci e Romani, utilizzavano anfore d'argilla o altri contenitori in pelle, per lo stoccaggio e il trasporto del mosto d'uva fermentato. Purtroppo la terracotta si dimostrava un materiale molto fragile nelle varie fasi di trasporto, scomoda nella movimentazione, e dal peso elevato in rapporto al volume di liquido contenuto.

Data l'abbondanza di legno nelle foreste dell'Europa settentrionale, i Galli ed i Celti iniziarono ad usare questo materiale per la costruzione dei primi fusti. Questi nuovi contenitori si rivelarono fin da subito molto resistenti, leggeri e facili nel trasporto. E fu così che una volta capita la loro potenzialità, i Romani li sostituirono alle loro anfore. 

Per molti secoli vennero utilizzate diverse essenze per la produzione di questi fusti in legno come il castagno, il ciliegio e l'acero, senza però fare molta attenzione agli scambi organolettici che avvenivano tra legno e vino, fino a quando si arrivò all'individuazione di una specie arborea particolarmente adatta, la quercia, in grado di caratterizzare molto in positivo il vino.

Presto si passò dal considerare la botte in legno un semplice contenitore per lo stoccaggio e trasporto del vino, a un mezzo capace di interagire con esso affinandolo e migliorandolo. 

Inizialmente la botte nacque come recipiente atto al trasporto, per poi trasformarsi con il passare degli anni, in un contenitore in grado di modificare il vino in positivo, crescendo anche di capacità.

Il legno rimase il materiale principale per la costruzione non solo di fusti, ma anche di torchi fino agli inizi del 1900, quando vennero introdotti nel mercato nuovi materiali con caratteristiche completamente diverse. 

Negli anni 1950 e '60 lo sviluppo di un'enologia tesa a grandi produzioni di vini standardizzati ha messo a dura prova le botti che risultavano meno pratiche e bisognose di maggiori cure ed attenzioni.

Con il rilancio della viticoltura di qualità avvenuto negli ultimi decenni, il legno ha ripreso il suo posto nelle cantine, forte delle sue proprietà uniche ed insostituibili nel processo di maturazione del vino. 

Le principali azioni e benefici del legno sul vino in esso contenuto sono molteplici: facilita la precipitazione delle sostanze colloidali, cede una parte dei suoi numerosi costituenti, andando così ad influenzare le caratteristiche organolettiche del vino e, infine, ne favorisce una lenta e graduale microssidazione.

Tra contenitore e vino si instaurano inoltre altre numerose interazioni, che determinano e comportano modifiche su entrambi. E' molto importante che l'uno e l'altro siano sani e puliti, perchè molto spesso malattie o alterazioni si trasmettono a vicenda. Gli scambi reciproci sono influenzati da diversi fattori come ad esempio il rapporto superficie volume (più la botte è grande, minore è il contatto con il vino, con attenuazione degli scambi), le caratteristiche del liquido contenuto e di quelle del legno, il tempo di contatto ecc.

Le botti tradizionali sono oggi affiancate dalla barrique molto più piccola e di durata inferiore (pochi anni contro i decenni delle vecchie botti). Questo contenitore di origine francese ha colonizzato, a partire dal 1970, le cantine degli Stati Uniti e poi di tutto il mondo enologico. Quella più diffusa in Italia è la barrique bordolese (225 litri di capacità con doghe tagliate a spacco dello spessore di 18 - 27 millimetri).

Con il passare del tempo, la barrique cominciò ad essere utilizzata anche in cantina proprio per le sue piccole dimensioni che andavano ad esaltare i processi di interazione legno /vino, permettendo così di ottenere in minor tempo vini di qualità, rotondi ed eleganti.

Le moderne barrique sono fabbricate in rovere, un legno "forte" e ricco di lignina. Dopo l'abbattimento i tronchi vengono tagliati a spacco e poi stagionati per almeno due anni all'aperto. La successiva lavorazione prevede la sagomatura e la curvatura delle doghe (che può avvenire a vapore o a fuoco), la tostatura e l'assemblaggio finale. Particolarmente importante e delicata è l'operazione di tostatura. Le doghe in alto sono fissate con alcuni cerchi provvisori, poi si procede all'inserimento nella parte interna di un braciere; in questo modo il legno è bruciato superficialmente, con fissazione delle sostanze aromatiche ed estrattive che saranno rilasciate successivamente al vino. 

Le barrique che utilizziamo per affinare i nostri pregiati vini di qualità prodotti alle porte del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, provengono dalle Tonnellerie ORION, un'azienda che crede che la qualità di un prodotto dipenda dall'integrazione tra l'attenta scelta delle materie prime e l'esperienza di un gruppo di tecnici altamente qualificati, utilizzando sia le buone pratiche artigianali che le moderne attrezzature.

In questo loro video potete vedere il processo che porta al'ideazione e alla realizzazione di una moderna ed efficiente barrique in legno come quelle che potete trovare presso la nostra Azienda Agricola. 

https://www.youtube.com/watch?v=wgcop0Rj26s

 

 

 

 

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Gnomè Uve Gamaret annata 2013 - Ricco, morbido e rotondo

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Al naso regala note di frutta ancora croccante: mela rossa e marasca. Invitanti sentori floreali che spaziano dai fiori freschi appena sbocciati fino al balsamico. In bocca fresco e sapido. Persistente e abbastanza intenso. Rimane in chiusura un sorso deciso e di lunga pulizia.

UVE: GAMARET (vitigno svizzero).

COLORE DEL VINO: Rosso rubino intenso con lievi sfumature granate.

GRADO ALCOLICO: mediamente sui 13%.

TEMPERATURA DI SERVIZIO: 16-18°C. 

ABBINAMENTO: Si consiglia con piatti a base di carne, spiedo, salumi tipici e cacciagione. Ottimo con formaggi stagionati.

ZONA DI PRODUZIONE: Feltre, località Vignui (altitudine 580 m/slm). 

RESA PER ETTARO: 50 q/ha.

NUMERO BOTTIGLIE: 1.000 bottiglie prodotte.

VENDEMMIA: Manuale in cassetta con selezione in vigna.

AFFINAMENTO: 24 mesi in botte di rovere francese e minimo quattro mesi in bottiglia.  

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Gnomè Uve Gamaret- annata 2012 - Ricco, morbido e rotondo

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Al naso regala note di frutta ancora croccante: mela rossa e marasca. Invitanti sentori floreali che spaziano dai fiori freschi appena sbocciati fino al balsamico. In bocca fresco e sapido. Persistente e abbastanza intenso. Rimane in chiusura un sorso deciso e di lunga pulizia.

UVE: GAMARET (vitigno svizzero).

COLORE DEL VINO: Rosso rubino intenso con lievi sfumature granate.

GRADO ALCOLICO: mediamente sui 13%.

TEMPERATURA DI SERVIZIO: 16-18°C. 

ABBINAMENTO: Si consiglia con piatti a base di carne, spiedo, salumi tipici e cacciagione. Ottimo con formaggi stagionati.

ZONA DI PRODUZIONE: Feltre, località Vignui (altitudine 580 m/slm). 

RESA PER ETTARO: 50 q/ha.

NUMERO BOTTIGLIE: 1.000 bottiglie prodotte.

VENDEMMIA: Manuale in cassetta con selezione in vigna.

AFFINAMENTO: 24 mesi in botte di rovere francese e minimo quattro mesi in bottiglia. 

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Scalon Uve Diolinoir annata 2013 - Eleganza e vivacità

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Al naso esprime note floreali e fruttate che richiamano fragola, ribes nero e prugna poi una particolare nota di sottobosco, di cedro e quercia. Al palato ravviva la bocca una fresca nota acida e un tannino che regala nel finale di bocca una piacevole sensazione amaricante.

UVE: DIOLINOIR (vitigno svizzero). 

COLORE DEL VINO: Rosso rubino intenso con note granate pronunciate.

GRADO ALCOLICO: Mediamente sui 13%.

TEMPERATURA DI SERVIZIO: 16-18°C.

ABBINAMENTO: Si consiglia con piatti a base di carne rossa e selvaggina varia. Ottimo con formaggi stagionati e saporiti.

ZONA DI PRODUZIONE: Feltre, località Vignui (altitudine 540 m/slm).

RESA PER ETTARO: 40 q/ha.

NUMERO BOTTIGLIE: 800 bottiglie prodotte.

VENDEMMIA: Manuale in cassetta con selezione in vigna.

AFFINAMENTO: 24 mesi in botte di rovere francese e minimo quattro mesi in bottiglia. 

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La storia e l'origine del vino.

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Le origini del vino sono talmente antiche da affondare nella leggenda. Alcune di esse fanno risalire l'origine della vite addirittura ad Adamo ed Eva, affermando che il frutto proibito del Paradiso terrestre fosse l'uva e non la mela. 

Una delle prime e più importanti tracce di vino risale al periodo Paleolitico con il ritrovamento di uva fermentata all'interno di recipienti disposti in alcune caverne. 

La Bibbia, nella Genesi, riporta che Noè, appena uscito dall'arca piantò una vigna e ne ottenne del vino, fornendoci un chiaro quadro di come le tecniche di coltivazione e vinificazione fossero già conosciute in quell'epoca.

I primi documenti riguardanti la coltivazione della vite risalgono al 1700 a.C., ma è solo grazie alla civiltà egizia che si ha lo sviluppo delle coltivazioni e della produzione di vino.

Gli Egizi furono i maestri e i depositari delle tecniche enologiche. Con la cura e la precisione che li distingueva, tenevano accurate registrazioni di tutte le varie fasi del processo produttivo, dalla vigna alla conservazione. 

Nell'antico Egitto la pratica della vinificazione era talmente consolidata che nel corredo funebre del re Tutankamon erano incluse delle anfore contenenti vino con riportata la zona di provenienza, l'annata e il produttore e qualcuna conteneva del vino invecchiato.

Dall'Egitto la pratica della vinificazione si diffuse presso gli Ebrei, gli Arabi e i Greci. Questi ultimi dedicarono al vino una divinità: Dionisio, dio della convivialità.

 Conosciuto anche in tempi più antichi, in Asia Minore e in Mesopotamia, il vino aveva un ruolo centrale già nel VI secolo a.C.  nei riti legati al culto di Dionisio e, inoltre, era già diffuso nei simposi dove si prendevano importanti decisioni con la funzione di rischiarare la mente e donare la saggezza. 

Successivamente il "nettare degli dei" diventa un'oggetto di scambio: tra il IV e V secolo a. C. era un ricercato e costoso prodotto in tutta l'area mediterranea.

Contemporaneamente, nel cuore del mediterraneo, la vite iniziava dalla Sicilia il suo viaggio verso l'Europa, diffondendosi prima presso i Sabini e successivamente presso gli Etruschi che diventarono abili coltivatori e vinificatori e allargarono la coltivazione dell'uva dalla Campania fino alla Pianura Padana.

Presso gli antichi Romani la vinificazione assunse notevole importanza solo dopo la conquista della Grecia. L'iniziale distacco si tramutò in un grande amore al punto da inserire Bacco nel novero degli Dei e da farsi successivamente promotori della diffusione della viticoltura in tutte le provincie dell'impero.

L'impero romano contribuì a dare un ulteriore impulso alla produzione del vino, che passò dall'essere un prodotto elitario a divenire una bevanda di uso quotidiano. In quel periodo le colture della vite si diffusero su gran parte del territorio; aumentarono presto i consumi e di conseguenza la coltivazione della vite.

Ad ogni modo il vino prodotto inizialmente era molto diverso da quello che siamo abituati a bere oggi. A causa delle sue tecniche di conservazione, il vino risultava una sostanza sciropposa, dolce e molto alcolica.

Era quindi necessario allungarlo con l'acqua e aggiungere miele ed altre spezie per poterne ottenere un sapore più gradevole e delicato.

Le tecniche vitivinicole conobbero in quei secoli un notevole sviluppo: a differenza dei greci che usavano conservare il vino in anfore di terracotta, i Romani furono i primi a rivoluzionare la tecnica di conservazione utilizzando prevalentemente botti di legno e recipienti in vetro, introducendo o quantomeno enfatizzando, il concetto di "annata" e di "invecchiamento".

E' anche noto che i Romani furono i primi a creare dei veri e propri negozi, chiamati taberne, dove si poteva acquistare al dettaglio il vino.

La nascita del Cristianesimo e il conseguente declino dell'Impero Romano, segna l'inizio di un periodo buio per il vino, accusato di portare ebrezza e piacere effimero. A questo si aggiunse la diffusione dell'Islamismo nel Mediterraneo con la messa al bando della viticoltura in tutti i territori occupati. 

Per contro, furono proprio i monaci di quel periodo, assieme alle comunità ebraiche, a continuare, quasi in maniera clandestina, la viticoltura e la pratica della vinificazione per produrre i vini da usare nei vari riti religiosi. 

Ed è proprio in questo periodo che si delinea l'importanza della Francia nella produzione del vino, in quanto in Borgogna si diffonde presto la voglia di sperimentare nuove coltivazioni di elevata qualità che ancora oggi dominano il mercato. 

Da questo periodo in poi la storia del vino conosce periodi di grossa competizione con il caffè, the, cioccolato e con qualsiasi altre bevande che arrivano sui mercati europei cogliendo l'interesse dei consumatori che tendono a preferire queste nuove bevande. 

Ma è proprio grazie a questi nuovi stimoli che i produttori di vino iniziano ad intensificare la loro ricerca di qualità soprattutto nei metodi di conservazione, dove un grande apporto viene dato dall'introduzione delle bottiglie di vetro sigillate e da una nuova e rivoluzionaria scoperta: il sughero. 

Una data fondamentale nella storia del vino è il 1668: il monaco benedettino Dom Pierre Pèrignon, per impedire che le bottiglie esplodessero per la spinta dell'anidride carbonica, utilizzò bottiglie molto più resistenti che permettevano, sopportando la pressione, all'anidride carbonica di sciogliersi nel vino durante la fermentazione: era nata una nuova bevanda strepitosa che rivoluzionerà il mercato, lo Champagne.

Bisognerà attendere il Rinascimento per ritrovare una letteratura che restituisca al vino il suo vero ruolo di protagonista della cultura occidentale e che torni a decantarne le sue qualità.

Nel diciassettesimo secolo, si affinò ulteriormente l'arte dei bottai, divennero meno costose le bottiglie e si diffusero ulteriormente i tappi in sughero. Tutto questo contribuì alla conservazione e al trasporto del vino favorendone il suo commercio.

Siamo arrivati così al diciottesimo secolo dove la ricerca di un vino migliore e di qualità porta a produrre vini più forti e con una fermentazione più lunga. 

Anche l'affinamento riceve nuovi impulsi da questo periodo e si iniziano a ricercare nuove strade dove l'invecchiamento rivesta un'ulteriore arricchimento qualitativo. 

Ma il vero sviluppo nella produzione di vini si ha a partire dal diciannovesimo secolo, dove il vino inizia a divenire fonte di reddito e di innovazione anche per tanti viticoltori italiani. 

Questo è anche il secolo ricordato per la fillossera che si abbatte senza pietà su tutta l'Europa e, dopo il suo passaggio, non rimane che ripartire da zero innestando la vite europea sulla radice americana immune a questo afide. 

Il ventesimo secolo e l'attuale, sono i periodi in cui sono state fatte molte scelte innovative basate soprattutto sulle nuove tecnologie e tecniche di studio della vite. Sono anche anni in cui si è visto l'arrivo di vini provenienti dalle più disparate zone del mondo (soprattutto dalla California e dall'Australia), che hanno acquisito in breve tempo le tecniche di coltivazione affinate in Europa in tanti secoli di tentativi, storia e cultura.

Da parte loro, questi nuovi produttori, grazie alla mancanza di convenzioni e condizionamenti vari, hanno avuto la possibilità di presentarsi al mercato mondiale.

Per quanto riguarda l'Italia, si può dire che ci sia ancora tanto da fare in questo senso, poiché abbiamo dei vitigni eccezionali che hanno solo bisogno di spinte lungimiranti e visionarie verso qualità ancora più alte.

Un grosso cambiamento si è avuto a partire dagli anni '60, introducendo nuove tecniche innovative di vinificazione e affinamento e i risultati sono stati la realizzazione di vini che hanno ottenuto importanti premi e riconoscimenti internazionali di prestigio e di conseguenza la conquista di maggiori quote di mercato.

Il vino made in Italy è sempre più un cult mondiale e per questo, in questi anni, si riscontra una forte evoluzione del nostro patrimonio vitivinicolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Scalon Uve Diolinoir annata 2012 - Eleganza e vivacità

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Al naso esprime note floreali e fruttate che richiamano fragola, ribes nero e prugna poi una particolare nota di sottobosco, di cedro e quercia. Al palato ravviva la bocca una fresca nota acida e un tannino che regala nel finale di bocca una piacevole sensazione amaricante.

UVE: DIOLINOIR (vitigno svizzero). 

COLORE DEL VINO: Rosso rubino intenso con note granate pronunciate.

GRADO ALCOLICO: Mediamente sui 13%.

TEMPERATURA DI SERVIZIO: 16-18°C.

ABBINAMENTO: Si consiglia con piatti a base di carne rossa e selvaggina varia. Ottimo con formaggi stagionati e saporiti.

ZONA DI PRODUZIONE: Feltre, località Vignui (altitudine 540 m/slm).

RESA PER ETTARO: 40 q/ha.

NUMERO BOTTIGLIE: 800 bottiglie prodotte.

VENDEMMIA: Manuale in cassetta con selezione in vigna.

AFFINAMENTO: 24 mesi in botte di rovere francese e minimo quattro mesi in bottiglia. 

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Gnomè Uve Gamaret - annata 2011 - Ricco, morbido e rotondo

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Al naso regala note di frutta ancora croccante: mela rossa e marasca. Invitanti sentori floreali che spaziano dai fiori freschi appena sbocciati fino al balsamico. In bocca fresco e sapido. Persistente e abbastanza intenso. Rimane in chiusura un sorso deciso e di lunga pulizia.

UVE: GAMARET (vitigno svizzero).

COLORE DEL VINO: Rosso rubino intenso con lievi sfumature granate.

GRADO ALCOLICO: mediamente sui 13%.

TEMPERATURA DI SERVIZIO: 16-18°C. 

ABBINAMENTO: Si consiglia con piatti a base di carne, spiedo, salumi tipici e cacciagione. Ottimo con formaggi stagionati.

ZONA DI PRODUZIONE: Feltre, località Vignui (altitudine 580 m/slm). 

RESA PER ETTARO: 50 q/ha.

NUMERO BOTTIGLIE: 1.000 bottiglie prodotte.

VENDEMMIA: Manuale in cassetta con selezione in vigna.

AFFINAMENTO: 24 mesi in botte di rovere francese e minimo quattro mesi in bottiglia. 

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Pinot Nero annata 2012 - Raffinatezza ed eleganza

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Al naso caratteristici frutti rossi, mora, lampone e ribes lasciano poi lo spazio al floreale di rosa rossa e violetta appassita. Al palato intenso e abbastanza persistente rimane adagiato su note di freschezza e sapidità. Equilibrato e fine.

CARATTERISTICHE: Si distingue per i caratteri organolettici raffinati ed eleganti. Vengono esaltati i sentori di piccoli frutti a bacca rossa. 

UVE: Pinot Nero.

COLORE DEL VINO: Rosso granato intenso, luminoso e vivace con qualche sfumatura rubino. 

GRADO ALCOLICO: Mediamente sui 14%.

TEMPERATURA DI SERVIZIO: 16-18°C

ABBINAMENTO: Si consiglia con carni arrosto, brasato con funghi,agnello al forno, e filetto alle erbe. Ottimo in accompagnamento a salumi e formaggi freschi o di media stagionatura.

ZONA DI PRODUZIONE: Feltre, località Vignui (altitudine 580 m/slm). 

RESA PER ETTARO: 35-40 q/ha.

NUMERO BOTTIGLIE: 1.200 bottiglie prodotte.

VENDEMMIA: Manuale in cassetta con selezione in vigna.

AFFINAMENTO: 24 mesi in botte di rovere francese e minimo 4 mesi in bottiglia. 

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