L'enologia bellunese e il successo del Consorzio Coste del Feltrino.

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Il movimento enologico bellunese, in questi ultimi anni, sta prendendo sempre più forma e coscienza del proprio potenziale che può offrire ai tanti amanti e consumatori di vino locale. Oggi la Provincia di Belluno è un territorio vocato alla viticoltura. A confermarlo è l'Associazione Italiana Sommelier sempre più partecipe ed entusiasta nel riconoscere l'ottimo lavoro svolto dai viticoltori bellunesi, impegnati nel riprendere una tradizione vitivinicola dal passato glorioso, poi andata quasi perduta.

Proprio l'AIS di Belluno ha organizzato recentemente una serata dedicata alla presentazione delle Cantine Vitivinicole aderenti al Consorzio Coste del Feltrino confrontandosi con queste sull'ottimo lavoro che è stato svolto finora e sui prossimi obiettivi che questa neo-nata realtà vuole perseguire.

Durante l'evento, Enzo Guarnieri - attuale presidente del Consorzio - ha posto in evidenza come fin dall'ottocento il territorio della Provincia di Belluno era predisposto per la coltivazione della vite; poi la povertà, l'emigrazione, le guerre e l'avvento della fillossera hanno portato all'oblio la viticoltura bellunese

Le varietà autoctone della zona (Bianchetta, Pavana, Turca, Gata) hanno rischiato quasi di scomparire per lasciare spazio alla più resistente e facile coltivazione dell'uva americana.

Negli ultimi anni però la tendenza è cambiata soprattutto grazie al coraggio e alla caparbietà di alcuni viticoltori che hanno portato alla riscoperta alcuni vitigni autoctoni locali e, successivamente, dopo numerose sperimentazioni e prove in campo, hanno aggiunto al regolamento del Consorzio alcuni vitigni internazionali, che si sono adattati molto bene al terroir e la nostro clima dolomitico. 

Con questo regolamento, teso a restringere ancora di più l'attuale disciplinare dell'Indicazione Geografica Tipica IGT "Vigneti delle Dolomiti" che oggi caratterizza e regolamenta quest'area, i risultati ottenuti sono stati davvero sorprendenti sia per quanto riguarda la produzione, ma soprattutto la qualità del prodotto finale.

Se inizialmente il vino locale non incontrava appieno i gusti dei suoi consumatori, di anno in anno gli accorgimenti in vigna, una maggiore attenzione alle lavorazioni in cantina e nuove sperimentazioni, hanno contribuito al rilancio dell'enologia bellunese riuscendo ad incuriosire persino prestigiosi esperti del settore vitivinicolo e gastronomico.

Anche i numeri di questa escalation parlano chiaro: sono nove le aziende agricole bellunesi che sono state inserite sulla guida regionale Vinetia 2018 contro le tre del 2016 e, inoltre, c'è anche chi, come Pian delle Vette Cantina di Montagna quest'anno ha avuto l'onore di poter partecipare ad importanti eventi, concorsi e manifestazioni italiane e internazionali legate al mondo del vino, portando a casa numerosi premi e riconoscimenti ufficiali proprio per l'alta qualità dei propri vini prodotti a Vignui di Feltre, un piccolo borgo immerso nelle atmosfere incantate del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, dove il suono delle campane scandisce ancora il trascorrere del tempo arricchendo i nostri pregiati vini di note uniche che regalano emozioni e sensazioni indimenticabili. 

 

 

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I Vini Pian delle Vette protagonisti all'Antica Fiera di San Matteo.

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Gusto, artigianato e antiche tradizioni rivivono anche quest'anno nell'Antica Fiera di San Matteo, evento che si svolgerà a Feltre (BL) dal 4 al 5 novembre 2017, con un ricco e variegato programma di appuntamenti ed eventi.

Accanto alle consuete bancarelle con i prodotti tipici della Provincia di Belluno, ci saranno artigiani che daranno dimostrazione delle loro abilità manuali proponendo laboratori di intrecci con salici e vimini locali, numerosi ed interessanti convegni dedicati all'approfondimento della biodiversità e dell'agricoltura biologica in Italia e degustazioni di vini bellunesi di alta qualità, abbinati a prodotti gastronomici locali a Km 0

L'Antica Fiera di San Matteo nasce diversi anni fa per celebrare la Noce di Feltre ed è stata recentemente ripristinata allo scopo di favorire e promuovere la biodiversità locale con altri prodotti agricoli della tradizione di rinomata qualità, come ad esempio i Fagioli di Lamon, il Mais Sponcio per la preparazione della polenta, i Marroni Feltrini, la Nocciola Mestega delle Dolomiti, la Mela Prussiana e la Patata di Cesiomaggiore.

La noce di Feltre.

Fino alla metà del Novecento la produzione di noci nel Feltrino era circa un terzo di quella dell'intera Regione del Veneto. Dopo decenni di quasi totale abbandono, in questi ultimi anni è iniziato un recupero e una valorizzazione di questo antico frutto. 

Nel territorio della Provincia di Belluno esistono tre tipologie di noce: Feltrina, Comune e Cocona. A differenza delle altre varietà, la Noce di Feltre ha la caratteristica della premicità, ovvero si rompe molto facilmente, solo schiacciandola tra le dita.

Questa varietà di noce presenta una forma ovoidale, con base arrotondata ed apice appuntito, con margine delle suture quasi nullo. Il peso medio varia dai 6 ai 10 grammi; il guscio è chiaro e di spessore leggermente più sottile rispetto alle medie riscontrabili per altre varietà, con un gheriglio che si rimuove facilmente dal guscio. 

L'albero della noce non fornisce solo un frutto gustoso, energetico e facile da conservare. Dall'arbusto si ricava un legno pregiato che viene impiegato per la realizzazione di arredi e complementi d'arredo. Dalle foglie, dalla corteccia, dal mallo e dai gusci vengono estratte invece delle sostanze per uso farmaceutico e cosmetico.  

Raccolta in autunno, la noce Feltrina è ampiamente utilizzata in cucina nella preparazione di antipasti, primi e secondi piatti, dolci, caramellati, gelati e liquori tipici locali come il "noccino"

La Noce di Feltre è inserita nell'albo dei prodotti agroalimentari tradizionali nazionali con la denominazione "Noce di Feltre" (P.A.T. - Ministero delle Politiche Agricole e Forestali - D.M. 350/1999), nella Strada dei Formaggi e dei Sapori delle Dolomiti Bellunesi, nonchè nella Carta Qualità del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Anche Pian delle Vette Cantina di Montagna parteciperà a questa fiera agricola con i propri vini di alta qualità che ricordano l'armonia del paesaggio e la quiete dei luoghi delle Dolomiti Bellunesi. 

Scoprite i nostri pregiati vini di montagna visitando il nostro sito web www.piandellevette.it e non perdete l'occasione di venire a degustarli dal vivo nel nostro stand all'Antica Fiera di San Matteo a Feltre. 

 

  

 

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Degustazione vini del Consorzio "Coste del Feltrino".

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Uniti per far rinascere l'antica tradizione della viticoltura feltrina è questo l'obiettivo del Consorzio "Coste del Feltrino", nato nel marzo del 2015 e che oggi conta 11 aziende agricole, tra cui Pian delle Vette Cantina di Montagna, impegnate nella viticoltura storica.

Le aziende aderenti sono di piccole - medie dimensioni e si estendono su una superficie complessiva di 20 ettari, con la speranza di arrivare a 30 già dal prossimo anno.

Il Consorzio nasce con l'idea di riunire i principali produttori di vino dell'area del Feltrino nell'ottica della piena valorizzazione e recupero delle varietà tipiche autoctone come la Pavana, la Bianchetta e la Gata, più adatte per ottenere prodotti d'eccellenza.

Obiettivi primari del Consorzio sono, da un lato promuovere una nuova concezione di viticoltura sana, non intensiva e pienamente sostenibile dal punto di vista paesaggistico e ambientale, che vieti l'utilizzo di prodotti fitosanitari tossici e gli interventi a calendario, limitando quanto più possibile il numero dei trattamenti, nel pieno rispetto del territorio delle Dolomiti Bellunesi e pienamente integrata con le altre attività agricole già esistenti. Dall'altro, offrire ad aziende agricole e privati un'opportunità di diversificazione e sviluppo delle proprie attività agricole, contribuendo così a evitare l'abbandono delle nostre campagne e la perdita di valenza turistica. 

Per realizzare tutto questo, nel corso degli anni è stato predisposto un disciplinare interno che ogni singolo associato deve rispettare per poter continuare a contraddistinguere le proprie bottiglie di vino con il marchio del neo nato Consorzio. Le principali regole di produzione prevedono che si possano coltivare solo alcune delle varietà ammesse per la Provincia di Belluno, insieme ad altre internazionali fortemente legate al nostro territorio montano che hanno prodotto nel tempo risultati enologici di eccellenza.

L'area del Consorzio "Coste del Feltrino" è limitata ai versanti con le migliori esposizioni, con l'esclusione dei fondovalle e delle zone umide, e coincide con un'area geografica che fino al secolo scorso era ampiamente vitata e che oggi comprende i comuni di Arsiè, Fonzaso, Feltre, Seren del Grappa, Pedavena, Sovramonte, Lamon, Cesiomaggiore, San Gregorio nelle Alpi e Santa Giustina. 

In questi ultimi anni il movimento enologico bellunese sta prendendo sempre più forma attraverso un crescendo della quantità, ma soprattutto della qualità del vino, che ha già permesso a tre cantine aderenti al Consorzio di essere presenti su Vinetia 2018, la più importante guida enologica del Veneto. 

Mercoledì 25 ottobre 2017 alle ore 20:00 al Ristorante Nogherazza di Belluno (BL) Enzo Guarnieri, attuale presidente del Consorzio, illustrerà ai presenti la sinergia che si è creata negli anni e che, tutt'oggi, si sta sviluppando tra le aziende vitivinicole bellunesi per continuare a realizzare vini che esprimano davvero le qualità delle nostre pregiate uve e del territorio di montagna.

Al termine della serata, seguirà una degustazione di vini delle Dolomiti Bellunesi prodotti da 5 aziende del Consorzio, tra cui il nostro MAT'55 Millesimo 2009 - Sublimazione dell'Attesa che è stato premiato come miglior spumante Metodo Classico alla 35^ edizione della Festa dell'Uva di Fonzaso (BL). 

 

 

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A Pian delle Vette si vendemmia!

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Quest'anno a Pian delle Vette la vendemmia è iniziata il 28 agosto 2017, in anticipo di ben 15 giorni rispetto all'anno scorso, partendo naturalmente con le basi spumanti, ovvero quelle che ci permetteranno di degustare nel 2024 uno dei nostri vini fiore all'occhiello: il MAT' 55 - Sublimazione dell'attesa.

Prima il Pinot Nero poi lo Chardonnay, questi sono i due vitigni che sicuramente ci regaleranno presto emozioni forti ed uniche.

Nel rispetto delle tradizioni vitivinicole di un tempo, la vendemmia 2017 si è svolta manualmente selezionando i migliori grappoli d'uva che sono stati raccolti in cassette di plastica e stoccati per una notte in una cella frigorifera ad una temperatura di 10°C- 12°C per evitare l'insorgere di possibili fermentazioni spontanee che avrebbero potuto compromettere la qualità finale del mosto.

Successivamente, si è svolta la pigiatura morbida dell'uva utilizzando una pressa pneumatica che ci ha consentito di prelevare il fiore mosto per garantire il massimo della qualità al nostro  futuro MAT' 55.

Infine è stato avviato il processo di fermentazione del vino che rappresenta un momento magico che determinerà il successo del nostro lavoro e, soprattutto, la qualità dei nostri vini di montagna prodotti a Vignui di Feltre, un piccolo borgo della Città di Feltre immerso nella natura ancora incontaminata del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. 

La vendemmia a Pian delle Vette Cantina di Montagna.

 

 

 

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Claudia Augusta Altinate, una via con 2000 anni di storia.

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La Via Claudia Augusta Altinate è un'antica strada romana che metteva in collegamento la pianura padana all'attuale Baviera, attraversando le Alpi. Passando dal Po al Danubio, dal mondo romano a quello germanico.

Un tracciato antichissimo e in gran parte avvolto nel mistero, perchè ancora oggi non si hanno notizie certe ed attendibili relative al percorso e alla sua lunga storia.

Voluta nel 15 a.C. dal generale romano Druso Maggiore, figlio adottivo dell'imperatore Augusto, venne ideata con lo scopo di aprire un valico nelle Alpi durante lo svolgimento delle campagne militari nell'attuale Austria. Quest'immane opera viaria venne conclusa solo dopo 60 anni dal figlio di Druso, l'imperatore Claudio (41 - 54 d.C.).

Di certo, sappiamo che la Via Claudia Augusta collegava il nord Italia alla Germania, valicando le Alpi mettendo così in comunicazione l'Adriatico ed il Po con l'area danubiana.

Ma purtroppo l'itinerario preciso è molto difficile da individuare, vista la scarsità di informazioni, fonti storiche e di testimonianze attendibili. Sembra però che questa antica strada imperiale avesse due diramazioni, che si ricongiungevano entrambe a Trento per proseguire poi da lì verso il nord, con un'unica direttrice verso la Germania.

Altino, porto affacciato sulla laguna veneta, era il primo punto di partenza. Da qui, la Via Claudia Augusta raggiungeva molto probabilmente Treviso salendo poi verso la città di Feltre, percorrendo un tragitto non ancora esattamente identificato. 

Proprio a Fener è stata rinvenuta una pietra militare risalente all'epoca romana, riconducibile all'antica Via Aurelia o proprio alla Via Claudia Augusta.

Questo prezioso miliario riporta un'incisione con l'indicazione di XI miglia, pari alla distanza da Fener alla città di Feltre.

Secondo alcuni autorevoli studiosi, questo cippo segnalava l'incrocio tra la Via Claudia Augusta e l'altra direttrice viaria che collegava la città di Oderzo a Trento.

Dalla città di Feltre, la Via si immetteva nell'attuale Valsugana, dirigendosi verso le città di Borgo Valsugana e di Trento.

Il secondo punto di partenza era Ostiglia sul Po, da qui, si muoveva verso la valle dell'Adige passando per le città di Verona e poi di Trento.

Da quest'ultima città, il percorso si dirigeva verso nord, attraversando Bolzano, Merano e la Val Venosta fino a a raggiungere il Passo di Resia. Da questo passo, scendeva verso Landeck, oltrepassando Nauders e Pfunds. Successivamente risaliva al Fernpass e da lì, toccava Reutte, Fussen e Schwangau. 

Poi, il percorso puntava verso Augusta (Augsburg), città fondata dai romani e diventata capoluogo della provincia con il nome di Augusta Vindelicorum, oggi una delle più antiche città della Germania, ed infine a Donauworth, sul Danubio.

Il trasporto ed il commercio del vino lungo la Via Claudia Augusta. 

Già 2000 anni fa lungo questa Via si commerciava e si trasportava il vino. Un celebre rilievo lapideo raffigurante un commerciante di vini conservato attualmente nel Museo Romano di Augsburg ne è una delle più importanti testimonianze.

Ricollegandosi alla storia millenaria della Via Claudia Augusta, fonti storiche confermano che il commercio vinicolo riprende con grande slancio ad essere promosso lungo la prima strada romana riuscendo ad attraversare l'Europa varcando le Alpi.

L'obiettivo di questa operazione è incentivare l'offerta ed il consumo di una sempre maggiore quantità di vini provenienti dalle regioni situate lungo questa Via romana.

Ma l'interesse oggi è anche rivolto ai mercati posti al di fuori del corridoio dell'antica strada, dove le produzioni vinicole potranno, con il passare degli anni, riscuotere maggiore attenzione ed interesse presentandosi tutte assieme e, quindi, ancora con più forza sotto il marchio della Via Claudia Augusta.  

 

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"Vinum anni 2017" Medaglia d'oro al Teroldego, Cantina Pian delle Vette di Feltre.

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Sabato 22 luglio 2017 nella prestigiosa cornice del Museo Romano di Augsburg, si è svolta la prima edizione di "Vinum anni 2017" con la premiazione dei migliori vini della Via Claudia Augusta Altinate. 

L'antica strada romana collega oggi numerose ed interessanti regioni vitivinicole e luoghi d'incanto imperdibili per tutti gli appassionati del mondo del vino.

I migliori vini di ogni regione sono stati attentamente selezionati da una giuria internazionale di sommelier e premiati con medaglie d'oro e d'argento. 

Quattro sommelier, due provenienti dalle associazioni sommelier di Germania e Austria, e due da associazioni italiane, si sono riuniti nella torre del Museo Romano di Augsburg per poter degustare al meglio le diverse varietà di vini partecipanti a "Vinum anni 2017": Prosecco, vini bianchi, vini rosè, vini rossi leggeri e corposi e spumanti provenienti da cantine agricole grandi e di medie dimensioni.

Ed è proprio ad Augsburg (l'antica Augusta Vindelicorum) prestigiosa città fondata nel 15 a.C. in onore dell'imperatore Augusto, che questa giuria di esperti ha comunicato i nomi dei vincitori della medaglia d'oro, tra cui spicca il nostro GranPasso Uve Teroldego annata 2010 - carattere deciso. 

Le altre due medaglie d'oro sono state assegnate allo Spumante Extra Dry della Cantina Sorelle Bronca di Vidor (TV) e al Raboso della Cantina Castello di Roncade (TV). 

Il Granpasso Uve Teroldego annata 2010 - carattere deciso.

Il Granpasso Uve Teroldego annata 2010 è un vino di grande struttura e buona freschezza, dal profumo intenso, elegante, delicato, con piccoli frutti rossi e note speziate con vaniglia, cannella e caffè che gli conferiscono grande complessità.

In bocca è ricco, elegante, salato, morbido e sottile ed i tannini sono ben equilibrati. Il finale è sapido e persistente. 

Il suo abbinamento ideale è con carni rosse, cacciagione e selvaggina. Si sposa molto bene anche in accompagnamento a salumi tipici e formaggi stagionati

La sua temperatura di servizio è di 16 - 18°C.

 

 

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Enoteca Contemporanea nella top 5 del Gambero Rosso

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Nella top 5 dei migliori bar d'Italia c'è un nome nuovo, quello dell'Enoteca Contemporanea di via XXXI Ottobre a Feltre (BL), che si è aggiudicata il posto nella guida 2018 del Gambero Rosso e, inoltre, questo mese è stata anche recensita nella rivista del più rinomato circolo dedicato all'universo enogastronomico.

Il Gambero Rosso descrive l'Enoteca Contemporanea come un minuscolo gioiellino tutto da scoprire, particolare e intrigante che ha rotto gli schemi della tranquilla scena enogastronomica feltrina.

Molto originali sono i suoi arredi in pietra e legno delle Dolomiti curati dall'artista Luca Rento, e originale è anche la sua offerta che copre tutto l'arco della giornata puntando sulla valorizzazione dei prodotti tipici locali del territorio.

Si parte dalle colazioni, con le brioche artigianali di un panettiere di fiducia o con il pane servito insieme al burro di una latteria locale (oppure di una malga nel periodo estivo) e con le marmellate di un'azienda agricola di Lentiai (BL) che fornisce anche i succhi di frutta, ma non mancano nemmeno yogurt artigianale e miele prodotto da apicoltori della zona. Una nobile miscela di pura Arabica è la base ideale per caffè dal gusto elegante, cremosi e ben fatti.

Dall'ora dell'aperitivo, il locale diventa enoteca proponendo una vasta scelta di vini locali, tra cui anche quelli prodotti dall'Azienda Agricola Pian delle Vette, situata alle porte del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Aperitivi sempre molto ricercati con un'eccellente proposta di vini alla mescita tra rossi, bianchi, bollicine e Champagne da affiancare - oltre alle ostriche sempre presenti - a gustosi assaggi preparati al momento dallo chef al banco realizzati con salumi, formaggi e verdure, ma anche tartare e cruditè di pesce e altre delizie come ad esempio le acciughe cetaresi marinate nel latte servite con stracchino senza lattosio.

Oltre alla qualità del servizio e del locale, il successo che ha portato Paolo Grando, titolare dell'Enoteca Contemporanea, ad ottenere questo prestigioso riconoscimento sta anche nella sua mission, ovvero educare le persone al bere e al gusto del bere proponendo ai clienti un percorso enogastronomico che li conduca ad apprezzare e a conoscere meglio il vino.

 

   

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Il rilancio e lo sviluppo delle aree montane marginali: il caso di Seren del Grappa.

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La scarsa attenzione data in passato alla montagna o alla gestione di tipo assistenzialistico, stenta a lasciare il passo al nuovo paradigma che pone la montagna al centro di investimenti produttivi e iniziative di carattere innovativo che ne valorizzino le sue risorse, le specificità, le sue bellezze e il suo capitale sociale.

Questo, insieme ad altri fattori quali i mutamenti socio - economici degli ultimi sessant'anni e i cambiamenti negli stili di vita, hanno favorito la concentrazione della popolazione nelle aree urbane con il conseguente abbandono di molte aree montane marginali.

Ne sono conseguite problematiche di diverso tipo: un aumento del rischio idrogeologico, la perdita di biodiversità, il quasi totale abbandono delle pratiche economiche locali, la decadenza del patrimonio architettonico, paesaggistico e culturale.

Di fronte alla complessità delle sfide da affrontare, nel corso degli ultimi anni nelle Alpi si osservano nuove dinamiche che stanno contribuendo a un'inversione di tendenza: la montagna è diventata oggetto di interesse, tema di nuovi studi e di diverse forme di intervento, dal livello locale, a quello comunitario, finalizzati a promuovere e favorire modelli di sviluppo sostenibili.

I ricercatori dello Sviluppo Regionale dell'EURAC hanno avuto l'opportunità di osservare da vicino un processo di questo tipo, contribuendo a sostenerlo. 

Si tratta di Seren del Grappa, uno dei comuni del Feltrino al confine con la Provincia di Vicenza e Treviso, situato fra la piana di Feltre, il Massiccio del Monte Grappa e le Dolomiti Bellunesi.

Il suo territorio, esteso su una superficie di poco più di 62 chilometri quadrati, è caratterizzato da una montagna verticale, che parte dai 350 metri di quota della piana e arriva agli oltre 1.500 metri delle montagne.

Seren del Grappa rientra pertanto fra i piccoli comuni completamente montani, in cui appare pianeggiante solo la parte di fondovalle dove è concentrato il nucleo urbano.

La sua posizione, al di fuori dei flussi turistici che hanno investito le Dolomiti, e la lontananza dai principali assi viari, hanno determinato negli anni un forte spopolamento e il quasi totale abbandono delle pratiche economiche locali, insieme alla decadenza del patrimonio architettonico e culturale.

Per rivitalizzare la zona dal punto di vista socio - economico la Fondazione Val di Seren ha contattato gli esperti di sviluppo regionale di Eurac Reserch incaricandoli di elaborare una strategia ad hoc.

I risultati, frutto di una interazione virtuosa tra ricercatori e comunità locale e di una proficua cooperazione interregionale, sono stati presentati sabato 08 aprile 2017 a Seren del Grappa, alla presenza dell'Assessore all'Agricoltura della Regione del Veneto, Giuseppe Pan.

Con l'occasione è stato anche inaugurato il vigneto sperimentale di Col dei Bof, uno dei primi progetti che sono stati avviati durante questo lungo percorso.

La storia di questo progetto comincia quasi per caso, con un podologo bolzanino che compra una casa in una frazione di Seren del Grappa, e si conclude con un piano di sviluppo territoriale per l'intera Valle.

Il podologo è Oskar Unterfrauner, presidente della Fondazione Val di Seren Onlus che ha tra i suoi intenti quello di sperimentare nuove modalità per tornare ad abitare la montagna.

Per tradurre in pratica i propri obiettivi la Fondazione ha richiesto la consulenza degli esperti di sviluppo regionale di Eurac che hanno elaborato un piano coinvolgendo la popolazione locale.

Attraverso workshop, tavoli di lavoro progettuali, visite guidate, tavole rotonde e serate di informazione, i ricercatori hanno raccolto proposte ed esigenze della popolazione ed elaborato un piano di medio e lungo termine per lo sviluppo socio - economico e demografico della Valle.

Per strappare superficie al bosco a favore dell'agricoltura, è nata l'idea di realizzare un vigneto sperimentale composto da ibridi resistenti al freddo e alle malattie.

Oltre al vigneto, negli anni sono state realizzate anche altre iniziative concrete come il restauro della casa che ora ospita la sede della Fondazione, un corso di Web Marketing per operatori economici e un festival della montagna che ha richiamato in Valle sia esperti, sia persone che hanno fatto del ritorno in montagna una loro scelta di vita.

Il Vigneto Sperimentale a Col dei Bof.

Le sinergie nate all'interno del piano strategico di Seren del Grappa, hanno portato all'avvio nel 2013 di un progetto sperimentale di viticoltura realizzato in località Col dei Bof, uno dei più caratteristici borghi della Valle di Seren del Grappa. Il progetto consta di due momenti diversi di realizzazione.

In una prima fase, con il contributo della Regione del Veneto, il coordinamento di Veneto Agricoltura nei terreni di proprietà della Fondazione in località Col dei Bof, ha piantato un vigneto sperimentale con barbatelle resistenti alle malattie funginee e particolarmente adatte alla viticoltura in montagna. 

In una seconda fase, la coltivazione della vite sarà estesa ad altre aree di proprietà della Fondazione e di altri proprietari della Valle intervenendo nel recupero dei terreni in forte pendenza posti nelle aree più marginali.

La tipologia di impianto scelta è quella a ritocchino, con un sesto d'impianto di 2 X 0,8. Come forma di allevamento si è preferito puntare sul Guyot. 

Il vigneto è stato messo a dimora in parte nella primavera del 2014 e in quella successiva del 2015; oggi occupa una superficie totale di poco più di un ettaro e mezzo.

L'intento della sperimentazione è trovare varietà di vite resistenti alle malattie funginee; per ogni varietà sono state messe a dimora almeno 100 - 150 barbatelle.

Gli ibridi resistenti sono varietà di vite create attraverso processi di ibridazione per risultare così più resistenti a fitopatologie, siccità, malattie e a condizioni ambientali estreme come quelle delle aree montane.

Oggi il contrasto all'oidio, la peronospora e la fillossera, avviene prevalentemente per via chimica. L'introduzione di questi ibridi resistenti permette di ridurre a 2-3 i trattamenti in campo anziché i 15 - 20 anno.

Per preservare la naturale resistenza delle viti e la biodiversità dei luoghi si è scelto di non utilizzare prodotti di sintesi per il diserbo e, inoltre, le tradizionali fasi di intervento sono condotte manualmente o con l'impiego di limitati mezzi meccanici.

Il progetto sperimentale del vigneto ad ibridi resistenti rappresenta un'iniziativa di carattere fortemente innovativo sotto vari aspetti.

Innanzitutto si pone l'obiettivo della creazione di un primo catalogo europeo sugli ibridi resistenti in aree montane, favorendo la coltivazione in aree impervie.

Inoltre, tale iniziativa si inserisce in un più articolato percorso di sviluppo socio - economico di più ampio respiro, che ha come obiettivo quello di fornire la sopravvivenza economica e una fonte di benessere per la comunità locale.

Si tratta, infine, di un progetto di sviluppo regionale che potrebbe portare alla ricostruzione di un distretto vitivinicolo feltrino valorizzando quindi le peculiarità e le risorse endogene del territorio. 

 

 

 

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